lunedì 7 marzo 2005

Complici e portavoce.

Dal blog (appena nato) Il Circo di Bisanzio, una delle analisi più lucide sugli ultimi, tragici sviluppi del rapimento di Giuliana Sgrena. Uno stralcio: "[...] Si è evidentemente creata una complicità di fatto fra rapiti e rapitori, fra potenziali vittime di rapimenti e potenziali sequestratori, che rappresenta una minaccia costante per gli interessi nazionali italiani e, direttamente, per la sicurezza della nostra missione in Iraq. Siamo proprio sicuri che la strategia di compromesso e finanziamento del terrorismo attraverso il pagamento di facili riscatti, scelta dal Governo Berlusconi, sia la migliore per salvaguardare i valori e gli obiettivi della presenza militare italiana in Iraq al fianco dei nostri alleati? Col bel risultato che in queste ore Giuliana Sgrena è diventata la portavoce dell’Italia sulla questione irachena". Già, siamo proprio sicuri?

sabato 5 marzo 2005

Letture per il weekend.

The Online Insurgency
Tim Dickinson, Rolling Stone
Bucking History
John Maggs, National Journal
Chávez's Agrarian Revolution
Carlos A. Ball, Tech Central Station
The Task Ahead. Now we need the media's help in Iraq
Ayad Allawi, Wall Street Journal
Revolution's on a roll in the Mideast
Charles Krauthammer, New York Daily News
The Road from Damascus
Marc Ginsberg, Weekly Standard
Eurospeak. Sorting Out the Teenage Sass
Victor Davis Hanson, National Review
Terrorist vs. Terrorist
Ralph Peters, New York Post
The Least Bad Iran Option
Jeffrey Bergner, Weekly Standard
Neoconservatism’s Liberal Legacy
Tod Lindberg, Policy Review
Bush’s Supply-Side Boom
Larry Kudlow, National Review
Pension Reform Pied Piper Loves Private Accounts
Matt Moffett, Wall Street Journal
40 Years of Character
David Brooks, New York Times
The Book Stops Here
Daniel H. Pink, Wired
Exhausting the Options
Carlo Stagnaro, Tech Central Station
Neal Stephenson’s Past, Present, and Future
Mike Godwin, Reason

Tutta colpa degli americani.

Da Informazione Corretta, quello che avremmo dovuto scrivere ieri notte, se lo sconforto non avesse avuto la meglio: "La morte di Nicola Calipari non è l'unico punto nero nella liberazione di Giuliana Sgrena. Ci chiediamo come ci si possa stupire di fronte ad un fatto che sarebbe potuto succedere in qualunque nostra città. Una macchina che procede a forte velocità e che non si ferma di fronte all'alt di una pattuglia di carabinieri avrebbe ricevuto lo stesso trattamento. Figuriamoci un'auto diretta verso l'aeroporto di Baghdad che non si ferma al check point di controllo. In un clima denso di attentati, cosa potevano pensare i responsabili della sicurezza americani? L'auto poteva essere quella di un kamikaze, piena di tritolo, pronta per far esplodere l'ennesima strage. L'inchiesta subito voluta da Bush rivelerà la dinamica dell'accaduto. Per oggi accontentiamoci delle previste dichiarazioni della Sgrena, di come è stata trattata bene dai rapitori, che brave persone sono state, quanto cattivi siano gli americani e le altre forze di liberazione dell'Iraq. La causa di tuti mali sono loro, non gli assassini che ogni giorno sgozzano e uccidono senza distinzione di appartenenza. Quelli sono innocenti, sono i "resistenti" per i quali faceva il tifo la Sgrena ed il giornale sul quale scrive, il Manifesto. Un brutto film già visto identico nel caso delle due Simone. L'unica differenza, forse, l'entità del riscatto pagato. Qualcuno si era chiesto nei giorni scorso come mai ad essere rapiti sono quasi sempre giornalisti che scrivono su giornali di sinistra, lasciando capire che dietro a molti rapimenti poteva esserci la mano brutale e interessata dell'America. Anche questo un film già visto, come quello, che ha goduto di largo credito, che dietro all'11 settembre ci fossero America e Israele. La verità e invece molto più semplice. Se ad essere rapito è qualcuno di sinistra, possibilmente italiano, si può star certi che la mobilitazione funziona, con adeisioni da tutte le provenienze. E che il governo, per apparire imparziale, è pronto a far fronte a qualunque richiesta di denaro. Che è poi quello cui mirano i "resistenti" rapitori. Grana, molta grana, per acquistare armi con le quali uccidere poi innocenti, americani, italiani, iracheni non fa differenza. La trama è sempre la stessa ed il film può essere replicato in qualsiasi momento". In più, condividiamo il commento di Enzo Reale su 1972 e l'analogia di I love America. UPDATE. Come Krillix, al 100%.

venerdì 4 marzo 2005

The Right Side of History.

Per leggere l'ultimo, splendido, pezzo di Mark Steyn sullo Spectator, vale la pena di registrarsi (gratuitamente) sul sito del settimanale britannico. Per i più pigri, invece, ecco il finale: "The other day I found myself, for the umpteenth time, driving in Vermont behind a Kerry/Edwards supporter whose vehicle also bore the slogan ‘FREE TIBET’. It must be great to be the guy with the printing contract for the ‘FREE TIBET’ stickers. Not so good to be the guy back in Tibet wondering when the freeing thereof will actually get under way. For a while, my otherwise not terribly political wife got extremely irritated by these stickers, demanding to know at a pancake breakfast at the local church what precisely some harmless hippy-dippy old neighbour of ours meant by the slogan he’d been proudly displaying decade in, decade out: ‘But what exactly are you doing to free Tibet?’ she demanded. ‘You’re not doing anything, are you?’ ‘Give the guy a break,’ I said back home. ‘He’s advertising his moral virtue, not calling for action. If Rumsfeld were to say, “Free Tibet? Jiminy, what a swell idea! The Third Infantry Division go in on Thursday”, the bumper-sticker crowd would be aghast.’
But for those of us on the arrogant unilateralist side of things, that’s not how it works. ‘FREE AFGHANISTAN’. Done. ‘FREE IRAQ’. Done. Given the paintwork I pull off every time I have to change the sticker, it might be easier for the remainder of the Bush presidency just to go around with ‘FREE [INSERT YOUR FETID TOTALITARIAN BASKET-CASE HERE]’. Not in your name? Don’t worry, it’s not".

La Casa Bianca val bene una messa.

In vista delle presidenziali del 2008, Hillary Rodham Clinton scopre la propria vocazione religiosa. Per Kristen Lombardi di The Village Voice (via No Left Turn) quello di Hillary, in realtà, è un ritorno alle origini. Perché God is a Centrist Democrat.

giovedì 3 marzo 2005

Neocon: lista definitiva (con sorpresa).

Bill Kristol, direttore del Weekly Standard (e soprattutto figlio di Irving Kristol) è a Roma per partecipare al convegno organizzato per il decennale della Fondazione Liberal. Il suo intervento di qualche ora fa alla Sala Capranica è stato un po' deludente: una mezz'oretta di neoconservatism for dummies di cui francamente non sentivamo un bisogno smisurato (ma che all'attempata platea del Capranica non può che aver fatto bene). Con Kristol a portata di mano, però, Christian Rocca è riuscito a compilare una fantastica "lista definitiva dei neocon" che, oltre a sfatare una serie infinita di luoghi comuni e a gettare luce sul movimento intellettuale più citato (e meno studiato) degli ultimi anni, ci regala anche una inaspettata sorpresa. Chiamato ad elencare i libri che più hanno contribuito alla formazione del pensiero neocon, infatti, Kristol parla di "Losing Ground" di Charles Murray, "The spirit of Liberalism" di Harvey Mansfield e "Wealth and Poverty" di George Gilder. Del libro di Mansfield sappiamo poco (a parte quello che ha ripetuto Kristol stasera durante il convegno). E di Murray, sinceramente, preferiamo il capolavoro assoluto "The Bell Curve" del 1996 (o l'ultimo "Human Accomplishment"). Ma sentir citare l'immenso George Gilder, il futurologo della destra americana più sottovalutato del secolo, ci ha fatto - sinceramente - una splendida impressione. Stai a vedere che, sotto sotto, eravamo neocon da una decina d'anni. Senza saperlo.

The Right (Italian) Nation. Qualcosa si muove.

Un manifesto dei blogger liberali apre oggi la home-page del blog di Paolo della Sala, Le guerre civili. Mentre la lista dell'arcipelago delle libertà curata dal Sorvegliato Speciale raggiunge quota 300. Qualcosa si muove, nonostante la cronica disattenzione dei partiti politici del centrodestra. E' davvero arrivato il momento di "dare voce all’intelligenza e forma alle idee".

Democrazia cinematografica.

Secondo lo splendido blog californiano Cinemocracy, ultima aggiunta nei nostri link amerikani, il regista/produttore/attore hollywoodiano Rob Reiner (Alex & Emma, Misery, Harry ti presento Sally, Stand by Me) sarebbe il più accreditato tra gli sfidanti democratici di Arnold Schwarzenegger nelle prossime elezioni per il governatore della California. Cinemocracy riprende un sondaggio del San Francisco Chronicle che vede Reiner raccogliere, al momento, il consenso di un elettore democratico su cinque. Alle sue spalle: il procuratore capo Bill Lockyer (17%) e il tesoriere dello stato Phil Angelides (12%).

mercoledì 2 marzo 2005

Il bene e il male.

"Questa è una lotta tra il bene e il male. E noi siamo il bene". Così Howard Dean, nuovo leader del Democratic National Committee, ha arringato la folla che lo ha accolto qualche giorno fa ad un meeting del partito democratico in Kansas. Il principe delle tenebre, al secolo Karl Rove, non avrebbe potuto escogitatare un dirty trick migliore di Angry Howie per vincere le prossime elezioni di mid-term e le presidenziali del 2008. I commenti di Powerline e LGF (che ci ricorda anche il momento più esilarante delle primarie democratiche).

Schwarzy campione del taglio alle tasse.

E’ Arnold Schwarzenegger, secondo il Fiscal Policy Report del Cato Institute, il governatore Usa con la migliore performance fiscale degli ultimi due anni. I dettagli su Ideazione.com.

martedì 1 marzo 2005

Osama? Un "dissidente".

Alla faccia di chi si ostina a considerarlo un terrorista, Yahoo News ci spiega che il simpatico Osama bin Laden è soltanto "un dissidente". Vedere per credere (via LGF).

Wolfowitz alla World Bank?

Secondo il Financial Times (via Drudge Report), l'attuale segretario della Difesa statunitense, Paul Wolfowitz, sarebbe il favorito nella corsa alla successione di James Wolfensohn per la presidenza della World Bank. UPDATE. Camillo indaga.

lunedì 28 febbraio 2005

GOP: un leader per il 2008.

In un articolo scritto per World Magazine, Hugh Hewitt afferma che il senatore repubblicano George Allen (Virginia), reduce da un 2004 di tutto rispetto, sta scaldando i motori in vista delle elezioni di mid-term del 2006 e delle primarie GOP del 2008. Sarebbe un ipotesi come tante altre, se non fosse che Hewitt, nel suo blog, ha già previsto per filo e per segno l'andamento dell'ultima corsa alla Casa Bianca, spesso in durissima opposizione alla vulgata imperante (quella del Bush che ha perso i dibattiti 3 a 0, per dirla con Camillo). Secondo il blog Presidential Primaries 2008, invece, Allen non sarebbe nella Top 10 dei possibili candidati repubblicani (è tredicesimo), che vede ai primi posti Rudy Giuliani, John McCain, Bill Frist (senatore del Tennessee), Rick Santorum (senatore della Pennsylvania) e Bill Owens (governatore del Colorado). Si tratta, comunque, di una classifica stilata un paio di mesi fa. Prima, per esempio, della nomina di Condoleezza Rice (sesta) al Dipartimento di stato.

domenica 27 febbraio 2005

Newt Country.

Il Corriere della Sera stavolta esagera (in senso buono). E, nella sezione "documenti" pubblica addirittura un articolo dell'intoccabile Newt Gingrich, ex Speaker repubblicano della Camera, ideatore del Contract with America del 1994 e recentemente autore dello splendido libro Winning the Future (che qualcuno considera una sorta di programma elettorale in vista del 2008). Una sola perplessità. Gingrich parla diffusamente di politica estera e stati canaglia, lotta al terrorismo e armi di distruzione di massa, 11 settembre e anti-americanismo delle élite culturali, strategia elettorale repubblicana e riforma della previdenza sociale, crisi delle Nazioni Unite ed economia globale, Cina e diffusione della ricerca tecnologica. Poi, descrivendo le (cinque) minacce che insidiano il futuro dell'America, Speaker Newt mette in guardia dal rischio "che Dio venga allontanato dalla vita pubblica americana e ci riduca alla civiltà della noia che adesso caratterizza un’Europa in declino". Su 2000 parole totali, appena un centinaio (il 5% del totale) sono dedicate, in qualche modo, alla religione. Eppure i titolisti di via Solferino hanno deciso che la frase meglio in grado di catturare lo spirito dell'articolo fosse "Che terrore un mondo senza Dio". Tanto per mettere in chiaro che, in fondo in fondo, Gingrich resta sempre il solito gaglioffo bigotto ostaggio della destra religiosa. Si tratta, nel caso specifico ma anche in generale, di una forzatura inaccettabile, dettata da una diffusissima e letale miscela di ignoranza e malafede.

venerdì 25 febbraio 2005

Letture per il weekend.

American Politics In The Networking Era
Michael Barone, National Journal
The War on the War on Poverty
Myron Magnet, Wall Street Journal
Merchants of Despair
Victor Davis Hanson, National Review
Republicans, Bloggers and Gays, Oh My!
Ann Coulter, Universal Press Syndicate
A High White Note
Matt Welch, Reason
A Political Case for Social Security Reform
Gary Becker, Wall Street Journal
Intelligence Dream Team
John B. Roberts II, Washington Times
When Camels Fly
Thomas L. Friedman, New York Times
Law and Borders
Tamar Jacoby, Weekly Standard
Hillary the Chameleon
David Limbaugh, Townhall
Among the Fellow Travelers
Radley Balko, Tech Central Station
The 2005 Wired Rave Awards
Wired
L.A. Confidential
Jonathan V. Last, Weekly Standard
Symposium: The Saddam-Osama Connection
Jamie Glazov, FrontPage Magazine
How To Be a Hero of Liberty
Ramesh Ponnuru, National Review

giovedì 24 febbraio 2005

Giulietto Sprint.

Giulietto Chiesa, ex corrispondente da Mosca de L'Unità e La Stampa, attualmente editorialista del quotidiano di casa-Fiat, del Manifesto e di Avvenimenti (e non solo), in un articolo del 14 febbraio (pubblicato dal quotidiano online Megachip: democrazia nella comunicazione), riesce in sole 521 parole a sostenere che: 1) Eason Jordan è stato licenziato dalla CNN perché ha detto la verità (cioè che l'esercito statunitense in Iraq si diverte a sparare sui giornalisti non-embedded). 2) La BBC aveva detto la verità nello scandalo dell'estate 2003 che portò al suicidio del microbiologo David Kelly (e quindi Tony Blair aveva detto il falso). 3) Blair, dopo essere stato scagionato da ogni accusa dalla Commissione Hutton è riuscito a "far licenziare" il direttore della BBC, Gavyn Davies. 4) Kelly era un "poveraccio". 5) Kelly probabilmente non si è suicidato ma è stato fatto fuori (dai servizi segreti inglesi? da Blair in persona? dall'arzilla Maggie Thatcher?). 6) La Repubblica è un giornale "prevalentemente incline all’embeddedment" (e dunque schiavo della propaganda amerikana). 7) La CNN, pur schiava anch'essa, "non lo è abbastanza per i gusti prevalenti negli Stati Uniti, essendo stata sopravanzata da Fox Tv" (forse Chiesa pensava a Fox News). Per gli appassionati di statistiche, si tratta di una cazzata ogni 74 parole. Col resto di 3.

Jimmy il Fenomeno.

Un paio di durissimi post di Powerline su Jimmy Carter (come questo e questo) hanno provocato un piccolo terremoto digitale nella blogosfera. L'ex presidente democratico, dice in sostanza Powerline, "non è mal consigliato o male informato. E' semplicemente dall'altra parte della barricata". A sostegno della tesi secondo cui il premio Nobel per la pace battuto da Reagan alle presidenziali del 1980 sarebbe amico (o complice) dei nemici dell'America viene citato il libro The Real Jimmy Carter (sottotitolo: Come il nostro peggior ex-presidente sabota la politica estera americana, coccola dittatori e ha creato il partito di Clinton e Kerry), scritto da Steven F. Hayward, senior fellow al Pacific Research Institute for Public Policy e all'American Enterprise Institute (ed ex Heritage Foundation). All'uscita del libro, nel maggio dello scorso anno, Hayward aveva concesso una interessante intervista a Jamie Glazov di FrontPage Magazine. UPDATE. Un lettore ci segnala un articolo scritto nell'agosto 2004 dallo stesso Hayward, sempre per FrontPage Magazine, con un titolo che è tutto un programma: The Carter-Chavez Connection.

mercoledì 23 febbraio 2005

The Right (Italian) Nation. Parte seconda.



E' online su Ideazione.com, dal numero di gennaio-febbraio della rivista bimestrale, la seconda parte della sezione "The Right (Italian) Nation". Dall'introduzione: "Alessandro Campi ed Eugenia Roccella aprono la parte della sezione dedicata all’Italia, ricostruendo l’emergere dell’egemonia culturale della sinistra e smentendo il mito delle radici togliattiane di questo primato. Nata nel ’68, questa egemonia non è ineluttabile. Per questo, sostiene Vittorio Macioce, la destra deve integrare le proprie forze e connettere le realtà culturali nate negli ultimi dieci anni in una nuova rete. L’arcipelago, infatti, c’è: lo raccontano Stefano Caliciuri, Barbara Mennitti e Cristiana Vivenzio, tracciando la mappa di fondazioni, riviste e giornali che articolano oggi la Right Nation italiana. Giovanni Orsina, infine, riflette sul possibile orizzonte culturale comune alle varie anime della destra, rintracciando nella tradizione occidentale il collante necessario per tenere insieme il mondo liberale e conservatore, al di là e al di qua dell’Atlantico". Buona lettura.

martedì 22 febbraio 2005

Due libri per la Right Nation.

Due libri da ordinare su Amazon ad occhi chiusi, ancora prima dell'uscita in libreria. Il primo è South Park Conservatives di Brian C. Anderson, caporedattore del City Journal e autore, nell'autunno del 2003, dello straordinario saggio We’re Not Losing the Culture Wars Anymore (che - insieme alla serie di articoli sui South Park Republicans scritti da Stephen W. Stanton per TechCentral Station- ha dato vita a questo). Il secondo libro da acquistare al volo è The Vast Left Wing Conspiracy di Byron York, corrispondente dalla Casa Bianca della National Review. Basta leggere il sottotitolo del volume per mettere mano alla carta di credito: "The Untold Story of How Democratic Operatives, Eccentric Billionaires, Liberal Activists, and Assorted Celebrities Tried to Bring Down a President--and Why".

La politica dello struzzo.

Per il democratico newyorkese Charlie Rangel, chi crede che Hezbollah sia un gruppo di terroristi islamici è soltanto un "bigotto" (via Newsmax). Secondo Little Green Football, sarebbe ora di cambiare la mascotte del partito democratico: al posto dell'asinello, meglio uno struzzo con la testa saldamente piantata dentro la sabbia.

.

La sinistra si attacca al Gannongate.

La riva sinistra della blogosfera americana è tutta un fuoco per la bizzarra storia di Jeff Gannon, inviato da Washington di una newsletter filo-repubblicana coinvolto in uno scandalo gay-porn. La riva destra si limita, pacatamente, a prendere i deaniacs per i fondelli. Round-up da INDC Journal e Wizbang. Mentre Ace of Spades si esercita nella satira corrosiva. Intanto lo "scandalo" sbarca rapidamente sui mainstream media (gli swift-boat veterans ci hanno messo un mese per essere citati dalla CNN). E come spesso accade Howard Kurtz arriva prima (e meglio) degli altri. UPDATE. Dal blog JustOneMinute, un Gannongate for Dummies.

lunedì 21 febbraio 2005

JimMomo nei blog di Ideazione.

JimMomo esordisce sui "blog di Ideazione". E lo fa alla grande, con una splendida rassegna-stampa commentata sul viaggio di George W. Bush in Europa. Benvenuto a bordo.

Gli orribili segreti di Bush&Rove.

Little Green Footballs nota che, durante la conversazione privata con Doug Wead (registrata all'insaputa del futuro presidente nel 1998 e pubblicata ieri dal New York Times), Bush Jr. si dimostra molto meno succube della destra religiosa di quanto i suoi detrattori abbiamo sempre voluto far credere. Ancora su LGF, scopriamo che un congressman democratico di New York - Maurice Hinchey - ha dichiarato pubblicamente che i falsi documenti del Rathergate sono stati diffusi da Karl Rove per mettere nei guai la CBS e sviare l'attenzione dell'opinione pubblica dal passato di draft-dodging di Bush. Ci resta un dubbio: la vera notizia è che Rove è un "genio del male" o che i democratici sono così disperati da credere a qualsiasi teoria cospiratoria?

sabato 19 febbraio 2005

Letture per il weekend.

How to Euro-Speak.
A phrasebook for the presidential tourist

Denis Boyles, National Review
Bush's Grand Tour
Gerard Baker, Weekly Standard
Smart Intel Pick
Ralph Peters, New York Post
America's First Intelligence Czar
Peter Grier e Faye Bowers, Christian Science Monitor
The Blogs Must Be Crazy
Peggy Noonan, Wall Street Journal
Blogs Sound Death Knell
Douglas MacKinnon, Washington Times
Bloggers Will Rescue the Right
Iain Duncan Smith, The Guardian
Blogosphere Politics
Michael Barone, U.S. News and World Report
Now He Has the Power
John Nichols, The Nation
Karl Rove Hates the New York Times
Carl Limbacher, NewsMax.com
Truth and Consequences
Kathleen Parker, Townhall.com
Greenspan Backs Idea of Accounts for Retirement
Edmund L. Andrews e Richard W. Stevenson, New York Times
Grand Old Party
Deroy Murdock, National Review
Nuclear Now!
Peter Schwartz and Spencer Reiss, Wired
Waking Up to Kyoto
Carlo Stagnaro, Tech Central Station
Noam Chomsky: Academic Insider or Outsider?
Jamie Glazov, FrontPage Magazine
Making 'Right Turns' Into Conservatism
Rebecca Hagelin, Townhall.com
Iwo Jima: Its Heroes and Flag
R.C. House, World War II Magazine

Postmodern War
Victor Davis Hanson, City Journal
Come On Out to South Park
David Skinner, Weekly Standard

Joe McCarthy nella polvere.

Su Il Foglio in edicola oggi, l'ultima puntata (su 4) di un mio articolo su Joe McCarthy e l'infiltrazione di spie sovietiche nelle amministrazioni statunitensi del dopoguerra. Il pezzo è disponibile online in formato pdf (registrazione gratuita), cliccando su "inserto 5". Nella puntata di oggi: le elezioni presidenziali del 1952 e il trionfo repubblicano, McCarthy contro Casa Bianca ed esercito, il tramonto del senatore, la censura del Senato, la morte.

Psicoanalizzare la sinistra.

Stratosferico post di JimMomo sulla "pretesa superiorità morale alla base della perseveranza nell'errore della sinistra italiana". Chi non legge è un togliattino.

venerdì 18 febbraio 2005

Tales from the Left Coast.

"Tales from the Left Coast" (sottotitolo: La vera storia delle stelle di Hollywood e della loro scandalosa politica) è un libro da leggere assolutamente. L'autore è James Hirsen, che scrive per Newsmax la spassosissima rubrica "Hollywood Confidential", in cui dileggia le ossessioni sinistrorse di star e starlette cinematografiche e televisive. In "Tales from the Left Coast", Hirsen non si limita a prendere di mira i vari Sean Penn o Barbra Streisand (o Rob Reiner, Susan Sarandon, Alec Baldwin, Julia Roberts, Jane Fonda, Martin Sheen, ecc.) ma ci sommerge di aneddoti incredibili (e purtroppo veri) con una prosa irresistibilmente comica e mai pretenziosa. Se solo qualcuno avesse voglia di scrivere qualcosa del genere con Nanni Moretti e Jovanotti come protagonisti...

Rothbard in Italy.

Nicola Iannello (giornalista, saggista e studioso del pensiero libertarian) ci fa sapere che il blog del Ludwig von Mises Institute ha recentemente segnalato il convegno su Murray N. Rothbard organizzato qualche settimana fa a Roma dalla Fondazione Ideazione e dall'Istituto Bruno Leoni. Questo ci regala l'occasione di ricordare che Iannello (moderatore del convegno) è anche il curatore di una splendido volume pubblicato da Leonardo Facco Editore, dal titolo "La società senza stato. I fondatori del pensiero libertario", che raccoglie saggi di Gustave de Molinari, Herbert Spencer, Auberon Herbert, Lysander Spooner, Benjamin R. Tucker, Randolph S. Bourne, Murray N. Rothbard, Roy A. Childs Jr. e Hans-Hermann Hoppe. Un libro imperdibile per liberali, anarchici e libertari di ogni sfumatura politica.

Negroponte, chi era costui?

Da Camillo, i retroscena della nomina di John Negroponte alla testa dell'intelligence americana (dopo la riforma chiesta dalla commissione sull'11 settembre). Aggiungiamo soltanto che John è il fratello di Nicholas Negroponte, fondatore del Media Lab del Massachusetts Institute of Technology e autore, tra l'altro, di "Being Digital", bibbia indiscussa della rivoluzione digitale negli anni Novanta. A chi volesse saperne di più, consigliamo la lettura di questa fantastica intervista concessa da Negroponte (Nicholas) al mensile Wired nel 1995.

The (European) Right Nation.

La caccia di Brain Wash nella blogosfera tedesca ha già prodotto una lista di 39 blog della Right Nation. New Europe is on the march.

giovedì 17 febbraio 2005

La mappa del voto in Iraq.

La mappa di Patrick Ruffini sul voto in Iraq, realizzata con dati Wikipedia, è letteramente straordinaria.

I nuovi blog di Ideazione.

Tre new entry tra i blog di Ideazione. Si tratta di Krillix (le provocazioni a 360° di una Homicidal Psycho Jungle Cat, piccola ma feroce), Regime Change (le analisi di politica estera di un neocon duro e puro, anche se una volta si firmava Neoliberal) e Il Mattinale (cronaca nera, bianca e multicolore, dall'Italia ma non solo, a cura di Elzeviro). Malgrado tutta la redazione di Ideazione sia impegnata nella chiusura del prossimo numero del bimestrale, stiamo studiando il modo migliore per segnalare e potenziare l'arcipelago digitale della Right (Italian) Nation. Soltanto la lista di blog neocon (o "neoprogress"?) su cui sta lavorando il Sorvegliato Speciale è già arrivata a quota 214! E Brainwash è partito alla ricerca della Right (European) Nation. Qualcosa si muove, sul fronte occidentale.

mercoledì 16 febbraio 2005

Sweet Banana Republican.

La washingtoniana Rachel, titolare del blog Banana Republican (un nome davvero irresistibile), segnala ai suoi lettori il sito di Ideazione. E, dopo averci lusingato con splendide parole, si lamenta di non riuscire a trovare la rivista nelle edicole del District of Columbia. E' il colmo: adesso ci tocca anche spedire abbonamenti omaggio nei blue states! Thanks Rachel.

Quel sottile retrogusto di Onu.

"E' un buon assioma di base che, se si prende un po' di di gelato ed un po' di cacca di cane e si mischiano insieme, il risultato avrà più il sapore della cacca che quello del gelato. Questo è il problema delle Nazioni Unite". Inizia così l'ultimo (stratosferico) pezzo di Mark Steyn sull'Onu, pubblicato dal Daily Telegraph. Chi non legge è un Kojo.

CBS ancora nella bufera.

I "capri espiatori" scelti dai vertici della CBS per placare le acque del Rathergate, non ci stanno. E minacciano azioni legali contro il network. I particolari da New York Observer, Powerline e RatherBiased.com.

The Left Side of Google News.

Due inquietanti post, di Little Green Footballs e JackLewis.net, sollevano dubbi sulla "neutralità politica" degli algoritmi di ricerca alla base di Google News. Sarà soltanto paranoia, ma abbiamo notato che anche la versione italiana di Google News tende a segnalare con maggiore frequenza le notizie diffuse da giornali e blog di sinistra.

martedì 15 febbraio 2005

Altrimenti ci arrabbiamo.

Un lettore ci scrive per invitarci a segnalare la candidatura di Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, alle prossime elezioni regionali nelle liste di Forza Italia. Raccogliamo volentieri il suo invito di fare un po' di pubblicità al "nostro Terminator". E ricordiamo che, prima di iniziare la sua carriera di attore, Pedersoli era un nuotatore straordinario, oro olimpico ad Helsinki nel '52 e primo italiano a scendere sotto la barriera del minuto nei 100 stile libero. Poi, come gli angeli nel suo celebre film del '73, ha iniziato a mangiare fagioli.

Da Beirut ad Ascoli Piceno.

Due segnalazioni. La prima è per lo splendido post (ma sarebbe meglio definirlo articolo) di Federico Punzi su JimMomo che analizza le conseguenze dell'attentato in cui ha perso la vita l'ex primo ministro libanese Rafiq Hariri (ripreso anche da Ideazione.com). La seconda, invece, riguarda un gruppo di "ascolani assaliti dalla realtà" che hanno dato vita, sotto la guida di Fabrizio Zigurrat, ai Neoconservatori ascolani. Non sappiamo se Fabrizio abbia ricevuto qualche decina di milioni di dollari dai finanziatori occulti dall'American Enterprise Institute (se è così, anche The Right Nation pretende la sua parte del bottino), ma una cosa è certa: il logo dei neocon ascolani, con quell'elefantino sghignazzante su sfondo blu e arancio, è semplicemente fantastico.

lunedì 14 febbraio 2005

Easongate: la storia vera.

Michelle Malkin, sul suo blog, ci regala la migliore ricostruzione dello scandalo che ha portato alle dimissioni di Eason Jordan dalla carica di chief news executive della CNN.

domenica 13 febbraio 2005

Resa dei conti a Washington State.

Nel numero della scorsa settimana di National Review (la versione integrale dell'articolo è disponibile anche online agli abbonati di NR Digital, al ridicolo prezzo di 22 dollari all'anno), Byron York ha raccontato in modo esemplare l'estenuante battaglia legale tra repubblicani e democratici per la poltrona di governatore nello stato di Washington. A più di tre mesi dalle elezioni, e dopo tre "recount" (i primi due vinti dal repubblicano Dino Rossi e l'ultimo vinto dalla democratica Christine Gregoire), adesso è tutto nelle mani di John Bridges, il giudice della superior court a cui Rossi e il GOP si sono rivolti per ottenere giustizia dopo lo scippo democratico organizzato a King County. Gli ultimi sviluppi del caso da Soundpolitics, un blog filo-repubblicano di Seattle che segue la vicenda come nessun altro.

Iraq: cresce il sostegno degli italiani.

La maggioranza dei cittadini italiani è favorevole alla permanenza delle nostre truppe in Iraq. Secondo un sondaggio Ispo per il Corriere della Sera (pubblicato dal quotidiano di via Solferino lo scorso 7 febbraio), il 54% degli italiani vede con favore la partecipazione delle nostre forze militari alla ricostruzione irachena. Mentre il 40% vorrebbe che i soldati italiani tornassero a casa subito. Di questa maggioranza favorevole alla permanenza italiana in Iraq fanno parte anche il 44% dell'elettorato diessino e il 39% di quello totale del centrosinistra. Un sondaggio analogo, effettuato lo scorso settembre da SWG per l'Unità, registrava un orientamento opposto, con il 36% degli intervistati che si dichiarava favorevole alla missione e il 51% contrario. Questo deciso cambiamento di tendenza all'interno dell'opinione pubblica italiana, naturalmente, è stato accuratamente occultato dalla quasi totalità dei mezzi d'informazione.

sabato 12 febbraio 2005

Tail-Gunner Joe va alla guerra.

Su Il Foglio in edicola oggi, la terza puntata (su 4) di un mio articolo su Joe McCarthy e l'infiltrazione di spie sovietiche nelle amministrazioni statunitensi del dopoguerra. Il pezzo è disponibile online in formato pdf (registrazione gratuita), cliccando su "inserto 3". Nella puntata di oggi: il comitato Tydings, i casi Lattimore e Jessup, la condanna per spionaggio dei coniugi Rosenberg, le elezioni di mid-term del 1950 e l'attacco di McCarthy a George C. Marshall. Sabato prossimo, 14 febbraio, l'ultima puntata.

venerdì 11 febbraio 2005

Thanks Jay!

Perdonateci questi 30 secondi di autocelebrazione, ma Jay Nordlinger, il caporedattore della National Review, ha citato nel suo ultimo Impromptus la recente visita dello staff di Ideazione agli uffici newyorkesi della rivista fondata da William F. Buckley nel 1955. Visita di cui ci occuperemo nei prossimi giorni nell'ultima puntata del nostro "diario americano". Inutile dire che nelle ultime ore i contatti di ideazione.com sono aumentati del 300%. A dimostrazione che la potenza di fuoco nel cyberspazio della National Review Online è oggettivamente impressionante. Copio&Incollo: "Not long ago, I met with a group of very impressive people in NR's offices. They were the gang from Ideazione, an Italian magazine and think tank. (They are a one-stop-shopping bunch.) These are the "American-style conservatives" of Italy, a fairly lonely group, despised by the Left, of course, and also by much of the Right, which is fascistic and vile. I urge anyone who can read Italian to avail himself of Ideazione: www.ideazione.com. And I urge everyone else to remember, somehow, this inspired and inspiring group in Italy. One more thing about them: They remind me of NR, circa 1960. Go get 'em, fellas". Thanks Jay!

Si scrive CNN, si legge CBS.

Enzo Reale, di 1972, anticipa Christian Rocca (e chiunque altro in Italia) segnalando l'ultimo scandalo dei mainstream media scoperto dai blog americani. Hugh Hewitt, in un articolo scritto per l'edizione online del Weekly Standard, spiega come il caso di Eason Jordan (chief news executive della CNN) sia molto più grave del Rathergate che ha definitivamente affossato la credibilità della CBS. Era solo questione di tempo, prima che qualcuno smascherasse la presunta imparzialità del Clinton News Network. Hewitt, conduttore radiofonico e blogger d'assalto, è anche l'autore dello straordinario libro "Blog: Understanding the Information Reformation That's Changing Your World", una lettura indispensabile per chiunque voglia orientarsi nel labirinto della nuova rivoluzione digitale. UPDATE. 1972 segnala che Jordan si è dimesso.

Diario americano/7.
American University

Washington, martedì 12 gennaio (ore 10.30). Il primo appuntamento di martedì è a Massachusetts Avenue, all'American University, dove ci aspetta la professoressa Shalini Venturelli della School of International Service. Mentre entriamo nel campus siamo perplessi, perché - a differenza della Georgetown - l'American University ha la fama di essere un ateneo molto schierato sul fronte liberal. La docente ci conferma la nostra impressione generale, ma chiarisce subito di appartenere alla rive droite del fiume. E si rivela essere uno degli incontri più interessanti di tutto il nostro viaggio americano. Straussiana di ferro, laureata all'università di Chicago (patria spirituale dei liberisti di tutto il pianeta), la Venturelli ci illustra senza giri di parole il futuro della strategia statunitense in Medio Oriente, con una forza espositiva ed una chiarezza intellettuale che ci lasciano senza parole. Poi ci racconta come, nella veste di responsabile del programma internazionale di "scambio di studenti" organizzato dalla sua università, sia rimasta molto delusa dal livello di preparazione dei laureandi italiani. "Molta ideologia e poca sostanza", ci spiega. Non siamo certamente noi a darle torto.

mercoledì 9 febbraio 2005

The Right (Italian) Nation. Parte prima.



Finalmente online, direttamente dal numero di gennaio-febbraio di Ideazione bimestrale, la prima parte della sezione "The Right (Italian) Nation", analisi della rimonta culturale e mediatica della destra americana nei confronti della tradizionale supremazia liberal. Copio&Incollo dall'introduzione: "Con la traduzione italiana di The Right Nation: Conservative Power in America, John Micklethwait e Adrian Woolridge porteranno anche nel nostro paese il dibattito sull’emergere della destra come maggioranza strutturale nel sistema politico statunitense. Micklethwait e Woolridge sottolineano più volte l’eccezionalità del caso americano, esprimendo forti dubbi sulla possibile esportazione di questo modello. Pur condividendo molte delle perplessità degli autori, Ideazione pensa invece che la nascita e la crescita del movimento conservatore Usa possano insegnare qualcosa anche alla destra italiana, soprattutto in termini di impatto mediatico, organizzazione sul territorio e visione strategica. Con uno sforzo comparativo, proviamo a misurare le distanze che separano queste due realtà. [...] Apre la parte americana della sezione Andrea Mancia, che ricostruisce gli anni che hanno scandito la rimonta della destra nella guerra per l’egemonia culturale e mediatica contro la sinistra. Marco Respinti ci regala un ritratto di Barry Goldwater. Alessandro Gisotti intervista Brian C. Anderson, della rivista City Journal, che lo scorso anno ha raccontato la riscossa dei conservatori. Gli articoli successivi entrano nel dettaglio. Cristina Missiroli racconta l’ascesa delle piccole case editrici. Stefano Magni ci accompagna in un viaggio attraverso riviste e quotidiani. Paola Liberace analizza il fenomeno Fox News. Giuseppe De Bellis ripercorre l’ascesa della destra nelle radio. Francesca Oliva scava tra le pieghe del sistema dell’entertainment. Barbara Mennitti, infine, si occupa di Internet, tra blog e realtà editoriali consolidate". Tra un paio di settimane, sarà pubblicata su Ideazione.com anche la seconda parte della sezione, dedicata all'Italia, con gli interventi di Alessandro Campi, Eugenia Roccella, Vittorio Macioce, Stefano Caliciuri, Barbara Mennitti, Cristiana Vivenzio e Giovanni Orsina.

domenica 6 febbraio 2005

Analyze This.


Sorvegliati speciali.

Da oggi Il sorvegliato speciale entra a far parte della lista dei nostri link. Per questo e quest'altro motivo. In più, segnaliamo in anteprima la prossima new entry nei "blog di Ideazione": si tratta di Regime Change (ex Neoliberal) di Antonio Scalari, che aveva già debuttato qualche settimana fa sulle colonne di Ideazione.com. Un altro ristretto gruppo di blog è già sotto strettissima osservazione, ma se avete segnalazioni da fare vi invitiamo a scriverci.

sabato 5 febbraio 2005

La prima mossa del senatore.

Su Il Foglio in edicola oggi, la seconda puntata (su 4) di un mio articolo su Joe McCarthy e l'infiltrazione di spie sovietiche nelle amministrazioni statunitensi del dopoguerra. Il pezzo è disponibile online in formato pdf (registrazione gratuita), cliccando su "inserto 5". Nella puntata di oggi: la "rivolta anticomunista" dei repubblicani dopo le elezioni del '46, Whittaker Chambers contro Alger Hiss, la HUAC di Richard Nixon, il discorso pronunciato a Wheeling da McCarthy con cui il senatore del Wisconsin diventa il red hunter ufficiale di Capitol Hill.

Letture per il weekend.

Normal Service Resumed
Peggy Noonan, Wall Street Journal
George Bush Talks Big, and He Delivers
Max Boot, Los Angeles Times
Shut Up, al-Jazeera
William F. Buckley Jr., National Review
Symposium: The Case for Democracy
Jamie Glazonv, Frontpage Magazine
Reform at Home
Wall Street Journal
Social Security’s Fictitious Trust Fund
Brian Riedl e David John, Heritage Foundation
Take Ownership
Karl Zinsmeister, The American Enterprise
Finessing Social Security
Dick Morris, New York Post
Exit Strategy Chorus
Arnold Beichman, Washington Times
The Global Throng.
Why the World’s Elites Gnash their Teeth

Victor Davis Hanson, National Review
The Quiet Spectacle
Paul Geary, The New Editor
America the Incredible
Douglas Kern, Tech Central Station
Bias in Ivory Towers
David Cowan, Washington Times

venerdì 4 febbraio 2005

Suicidal Tendencies.

Secondo il New York Times, sarà Howard Dean il prossimo leader del Democratic National Committee. Dopo il ritiro dalla competizione del texano Martin Frost, "Angry Howie" sembra avere la strada spianata verso la conquista del controllo del partito democratico. Per Jonathan Chait del Los Angeles Times, che Camillo definisce un "iper liberal", si tratta di un suicidio. Per i repubblicani, è un'occasione per conservare la maggioranza al Congresso almeno fino al 2012, anno del prossimo redistricting.


giovedì 3 febbraio 2005

Diario americano/6.
Center for American Progress

Washington, martedì 11 gennaio (ore 17.00). Ancora sotto shock per l'incontro alla Brookings Institution, passeggiamo mestamente verso H Street, dove ci aspettano Dan Restrepo e Philip J. Crowley del Center for American Progress. Se la Brookings è considerato il think-tank più prestigioso del mondo liberal statunitense, il Center for American Progress - fondato e presieduto da John Podesta (chief of staff di Bill Clinton dal 1998 al 2000) - è considerato la fondazione emergente del movimento progressive. Il pensatoio della sinistra deaniana, insomma, con qualche innesto radical-clintoniano. Dopo l'esperienza precedente, abbiamo il terrore di trovarci di fronte ad una versione più estremista del partito comunista cubano. Ma anche stavolta abbiamo torto. Restrepo e Crowley sono disponibili e (quasi) simpatici. Restrepo è molto più a sinistra dei classici centristi clintoniani, è vero. Ma almeno la sconfitta elettorale non lo ha gettato nel più cupo sconforto. Anzi. Riconosce ai repubblicani di aver lavorato meglio sul territorio e di aver sconfitto i democratici sul loro terreno preferito; ci dice con onestà che il modello a cui il Center for American Progress vuole ispirarsi per il futuro è quello di Townhall.com, il portale creato nel 1995 dalla Heritage Foundation per dare un punto di riferimento su Internet alle varie anime della destra a stelle e strisce. Restrepo è battagliero, preparato e intelligente: segnatevi questo nome, perché potrebbe fare una carriera fulminante. Aiutati anche dagli splendidi locali della fondazione, insomma, nella tana del progressismo statunitense troviamo un'atmosfera distante anni-luce da quella del cimitero dell'establishment liberal che abbiamo lasciato qualche ora prima. Se al Center saranno capaci di mantenere i nervi saldi anche dopo le prossime 4 o 5 sconfitte elettorali, la sinistra americana potrebbe ancora avere un futuro.

mercoledì 2 febbraio 2005

I fantastici quattro.

Quattro segnalazioni quattro, da Ideazione.com. Partiamo con lo splendido articolo di Paola Liberace (una nostra collaboratrice storica dai tempi di Interazione) sul futuro, e il presente, del mezzo televisivo. Da non perdere assolutamente. Chi abita nei dintorni di Reggiolo (in provincia di Reggio Emilia), poi, non può mancare all'incontro organizzato sabato (alle 18.00) dai nostri amici de Il Federalista con il giornalista dell'Avvenire, Alberto Simoni (autore del libro"George W. Bush e i falchi della democrazia"). Un'iniziativa del genere, nella più rossa delle regioni rosse, va sostenuta ad ogni costo. Enzo Reale - del blog 1972 - ci racconta invece che forse sta "davvero succedendo qualcosa all'interno del regime più isolato e repressivo del pianeta: la Corea del Nord". E Stefano Magni apre un piccolo "speciale" di Ideazione.com dedicato ad Ayn Rand nel giorno del centesimo anniversario della sua nascita, in cui compaiono anche gli articoli scritti da Nicola Iannello e Marco Faraci per la rivista bimestrale di novembre-dicembre 2004. Chiude lo speciale un'intervista rilasciata dalla fondatrice della filosofia oggettivista a Playboy, nel 1964. Intervistatore d'eccezione: il futurologo statunitense Alvin Toffler, teorico della "Third Wave".

martedì 1 febbraio 2005

Servizio pubblico.

Su La7, a "Otto e Mezzo", parlano di elezioni in Iraq con David Frum, Maurizio Molinari, Lorenzo Cremonesi e Khaled Fouad Allam. Su Rai3, a "Ballarò", parlano del gioco del lotto.

sabato 29 gennaio 2005

Il senatore più odiato d'America.

Su Il Foglio in edicola oggi, la prima puntata (su 4) di un lungo articolo sulla vita di Joe McCarthy (e non solo) realizzato dal sottoscritto. Il pezzo è disponibile online in formato pdf (registrazione gratuita), cliccando su "inserto 2" (in realtà, su carta, è a pagina III). Per chi vuole approfondire l'argomento, consigliamo: Joseph McCarthy: Reexamining the Life and Legacy of America's Most Hated Senator di Arthur Herman, Venona: Decoding Soviet Espionage in America di John Earl Haynes e Harvey Klehr, McCarthy and His Enemies: The Record and Its Meaning di William F. Buckley, L. Brent Bozell, Peter Robinson e, naturalmente, lo straordinario Treason: Liberal Treachery from the Cold War to the War on Terrorism di Ann Coulter (di Treason ci sarebbe anche l'edizione italiana di Rizzoli, ma non me la sento di raccomandare un libro in cui "liberal" viene tradotto in "liberale").

Diario americano/5.
Brookings Institution

Washington, martedì 11 gennaio (ore 15.00). Dopo un pranzo veloce nei dintorni di Dupont Circle, torniamo verso Massachussetts Avenue per l'incontro con la Brookings Institution. Ad accoglierci ci sono Jeremy Shapiro (direttore del centro studi sui rapporti tra Stati Uniti ed Europa) e Michael Calingaert (visiting scholar nello stesso centro ed ex-diplomatico di lungo corso). Il nostro amico John Hulsman della Heritage Foundation ci aveva avvertito: "troverete musi lunghi alla Brookings, ancora non si sono ripresi dalla sconfitta elettorale". Noi pensavamo che John stesse scherzando, ma non era così. Se Calingaert, infatti, riesce a nascondere il proprio disappunto sotto l'aplomb di un perfetto gentleman wasp, Shapiro sembra appena uscito da una rissa con una banda di motociclisti. E non c'è dubbio che i motociclisti abbiano avuto la meglio. Parla sottovoce, ha lo sguardo affranto e ogni volta che la discussione scivola verso Bush (o i repubblicani in genere) sembra sull'orlo delle lacrime. La nostra delegazione è sorpresa e perplessa. Io e Krillix, che ci conosciamo da decenni, cerchiamo di non incrociare gli sguardi, per evitare di scoppiare a ridere (sarebbe scortese almeno quanto Shapiro che piange). Il problema è che sono passati più di due mesi dalle elezioni e ci sembra impossibile che studiosi nel libro-paga di una fondazione del calibro della Brookings siano così poco abituati alle alterne fortune del metodo democratico. Ma le vicende di George W. Bush, il presidente più misunderstimated della storia, ci hanno insegnato a non dare nulla per scontato. Così, facendo leva sui nostri istinti zen, restiamo (seriamente) in silenzio ad ascoltare la lezioncina di Shapiro sulle magnifiche sorti progressive della politica estera francese, salutiamo e ce ne andiamo. Una volta scesi in strada, ridere a crepapelle non è più maleducazione.

giovedì 27 gennaio 2005

Libertà totale.

Oggi la Right Nation sonnecchia. Perché siamo pigri, naturalmente, ma soprattutto perché abbiamo lavorato fino a tardi al convegno su Murray N. Rothbard organizzato da Ideazione e dall'Istituto Bruno Leoni. Dopo l'introduzione di Nicola Iannello, Raimondo Cubeddu (Filosofia politica all’Università di Pisa) e Luigi Marco Bassani (Storia delle dottrine politiche all’Università di Milano) hanno discusso l'impatto delle idee del filosofo libertarian newyorkese a dieci anni dalla sua scomparsa. E grazie all'ottimo Cubeddu (chi non ha letto il suo Atlante del liberalismo si è perso qualcosa) ci siamo ricordati perché ci è sempre piaciuto Rothbard ma abbiamo sempre preferito Hayek.

mercoledì 26 gennaio 2005

Diario americano/4.
The Weekly Standard

Washington, martedì 11 gennaio (ore 11.30). Washington, 11 gennaio (ore 11.30). Dopo la visita al NED, ci spostiamo all’angolo tra la M e la 17a strada, nel palazzo dell’American Enterprise Institute, dove ci aspetta Victorino Matus, vice-caporedattore del Weekly Standard, il settimanale che il New York Times ha definito “la voce fondamentale dei neoconservatori repubblicani” e “una delle più influenti pubblicazioni di Washington”. Prima di entrare nella redazione dello Standard passiamo davanti ad una porta in penombra, quella degli uffici del Project for the New American Century, che secondo gli adepti sinistrorsi delle più disparate teorie cospirativiste è praticamente il punto d’incrocio di tutte le energie negative del pianeta. Non abbiamo, naturalmente, il coraggio di entrare. Ma se il male assoluto si nasconde lì dentro, non c’è dubbio che si stia nascondendo davvero bene. Matus, di origine filippina, è molto simpatico e ci mette subito a nostro agio. "Da quando Murdoch ha comprato il Weekly Standard - dice - ci possiamo perfino permettere di offrire caffè e bibite ai nostri visitatori". Ringraziando zio Rupert, ne approfittiamo volentieri. La discussione con Matus è piuttosto tecnica: gli chiediamo dettagli sul confezionamento della rivista, sul ritmo delle riunioni di redazione, sulla circolazione nelle edicole. Poi, inevitabilmente, il discorso scivola sull'Iraq. Matus è molto confident sull'esito delle prossime elezioni e si dice convinto che, nel lungo pediodo, la storia vendicherà lo sforzo dell'amministrazione Bush di esportare la democrazia in Medio Oriente. Sull'Iran, invece, è molto più cauto. L'ultima domanda è sulla percezione dell'Italia nella stampa della destra americana. E in questo caso Matus ammette che, nonostante le simpatie provocate dal filo-americanismo del governo Berlusconi, i giornali della Right Nation non seguono come dovrebbero le vicende politiche del Belpaese. Promettendoci una maggiore attenzione reciproca, salutiamo e ci prepariamo per il penultimo appuntamento della giornata. Ancora non abbiamo idea di quello che ci sta aspettando alla Brookings Institution.

martedì 25 gennaio 2005

Chi ha ucciso Irving Kristol?

Un orrendo misfatto si è compiuto nell'ultimo numero di Ideazione in edicola. Nell'enfasi di descrivere l'ascesa culturale, mediatica e politica della Right Nation da Barry Goldwater ai giorni nostri, chi scrive ha dato per morto (nel 1980, nientemeno!) il buon Irving Kristol, icona del neoconservatorismo statunitense, confondendolo con il suo capo (all'epoca) all'American Enterprise Institute, William Baroody Sr., già consigliere di Goldwater nel '64 e artefice della riscossa dell'AEI negli anni Settanta. A parte la militanza nell'AEI, l'unica cosa che accomuna Kristol e Baroody è stata quella di aver avuto due figli maschi di nome Bill (rispettivamente: il capo dell'AEI dal 1978 al 1986 e il fondatore-direttore del Weekly Standard). Considerando la spaventosa potenza della cospirazione mondiale neocon, ci aspettiamo gravi ripercussioni sulla nostra salute personale. In attesa del nostro destino, ringraziamo Christian Rocca (Camillo) che ci ha segnalato la svista e assicuriamo a tutti i nostri lettori che Irving Kristol è vivo e vegeto. Finalmente anche la destra italiana ha il suo zuccopycat*!

I blogger di Ideazione.com.

Uno dopo l'altro, tutti gli autori dei "blog di Ideazione" hanno fatto il loro esordio sulla versione online della rivista. Ha iniziato, giusto un mese fa, Antonio Scalari di Neoliberal con un articolo sulla supremazia dei repubblicani nel Sud degli Stati Uniti. Poi Paolo Bonafini di I love America ha sfatato una lunga serie di luoghi comuni sul "mito del deficit americano". Una settimana fa, Enzo Reale di 1972 ha analizzato i rischi di balcanizzazione nella Spagna zapateriana. Oggi, infine, Paolo Della Sala di Le guerre civili prende di mira Chirac e Putin (tra gli altri), interpreti principali di un nuovo modello di "intreccio tra capitalismo e stati nazionali". E Christian Rocca, inviato de Il Foglio e papà di Camillo, sbarca per la prima volta su Ideazione.com - direttamente dalle pagine della rivista bimestrale - con il suo editoriale su "George W. Bush il rivoluzionario". Chi non legge è un Michael Moore.

Diario americano/3.
National Endowment for Democracy

Washington, martedì 11 gennaio (ore 9.00). Dopo la sveglia all'alba, comincia uno dei giorni più stressanti della nostra trasferta americana. La prima tappa del tour è nella 15a strada, dove ci aspetta Laith Kubba, senior program officer per il Medio Oriente e il Nord Africa del National Endowment for Democracy. Secondo Kubba, che è nato in Iraq ma ha studiato a Londra, nella strategia post-bellica dell'amministrazione Bush sono stati commessi almeno due errori. Del primo, cioè smantellare l'esercito e il partito baathista subito dopo la liberazione del paese, si è letto e scritto molto. Il secondo rilievo, invece, ci colpisce di più: invece di iniziare a preparare le elezioni politiche nazionali, le forze della coalizione avrebbero dovuto spingere per organizzare una tornata di elezioni locali il prima possibile; per dare un assaggio di democrazia "reale" al popolo iracheno e creare un rapporto fiduciario diretto tra i cittadini e il governo provvisorio. Per Kubba, immediatamente dopo la caduta del regime di Saddam c'erano le condizioni politiche e strategiche sufficienti per tentare questa strada. Mentre ora la situazione si è complicata terribilmente. Tra le tante critiche ex-post rivolte alla strategia Usa in Iraq, questa è probabilmente una delle più sensate.

lunedì 24 gennaio 2005

Diario americano/2.
Meridian International Center

Washington, lunedì 10 gennaio (ore 15.00). Ancora eccitati dalla visita alla Heritage Foundation, un modello organizzativo per tutti i think-tank del pianeta (di qualsiasi colore politico), ci spostiamo in Crescent Place per il nostro appuntamento del pomeriggio. I locali del Meridian International Center sono molto belli, soprattutto il grande giardino dove i fumatori-ribelli (come chi scrive) si ostinano ad esercitare la propria libertà di auto-distruzione. La conferenza sul "federalismo americano" del professor Clyde Wilcox, della Georgetown University, è però una mezza delusione. Non è tanto colpa di Wilcox, quanto del format stesso dell'incontro a cui, oltre a noi di Ideazione, partecipano anche funzionari del parlamento turco, lo staff di un non meglio precisato partito politico indiano ed altri osservatori di nazionalità incerta. L'incessante brusio degli interpreti non riesce comunque a nascondere la realtà, visto che la conferenza si rivela una sorta di federalism for dummies che non ci regala emozioni o sorprese. All'ennesima frecciatina anti-Bush del relatore, il nostro pacchetto di Marlboro prende improvvisamente vita e ci costringe, ancora una volta, ad uscire in giardino. Il capo della delegazione turca, naturalmente, stava già fumando.

domenica 23 gennaio 2005

Diario americano/1.
Heritage Foundation

Washington, lunedì 10 gennaio (ore 11.00). Dopo una breve visita al Dipartimento di Stato, dove la gentilissima Janet Donaghy ci illustra i dettagli del programma della nostra visita negli Stati Uniti, partiamo per Massachussetts Avenue, dove ci aspetta John C. Hulsman, senior research fellow della Heritage Foundation, il think-tank più autorevole ed influente della destra a stelle e strisce. I locali della fondazione sono splendidi: l'arredamento è conservative ma funzionale e moderno. Scattiamo un paio di foto, posando con sguardo severo sotto i ritratti di Friedrich August von Hayek ed Edwin J. Feulner. Dopo un caffè e qualche chiacchiera di circostanza, Hulsman si scioglie e si trasforma in un fiume in piena. L'eccitazione per la rielezione di George W. Bush alla Casa Bianca è ancora palpabile. Ed è subito chiaro che il secondo mandato del presidente è visto dalla Heritage come un'occasione irripetibile per rendere il movimento conservatore maggioranza "permanente" nel paese e lasciare un'impronta indelebile nella storia degli Stati Uniti d'America. Secondo Hulsman - a parte Iraq e Iran - il 2005 di Bush e dei repubblicani sarà scandito da due semplici parole, pesanti come pietre: Social Security. La riforma in senso liberista del sistema di sicurezza sociale non sarà facile né indolore, tanto che qualche segnale di incertezza è già cominciato ad arrivare dall'interno del GOP, ma Bush e la sua amministrazione (con l'appoggio incondizionato della Heritage Foundation) hanno intenzione di investire in questo progetto una parte non irrisoria del capitale politico guadagnato dal presidente alle elezioni dello scorso novembre. Hulsman ci conferma anche la sensazione che tra conservatori "classici" e neo-conservatori si stia avvicinando, sui temi della politica estera, il momento della "resa dei conti". E non sarà facile, per Bush, rappresentare un punto di incontro equilibrato tra l'idealismo neocon e il realismo tradizionale della destra Usa. Se i conservatori potrebbero trovarsi presto a litigare sulla strategia da seguire in Medio Oriente, però, si tratta di bazzecole rispetto alle squassanti divisioni che stanno lacerando la sinistra americana. Sempre più distanti dalla gestione del potere, dopo decenni di vacche grasse, i democratici sono sull'orlo di una guerra civile tra loro anima centrista e una sempre più accentuata deriva mooriana. Anche per questo, ci spiega, Hulsman, "i miei amici-avversari della Brookings Institution continuano ad avere la faccia lunga anche a più di due mesi dalle elezioni". Quanto il nostro John avesse ragione, però, lo avremmo scoperto soltanto il giorno dopo.

domenica 16 gennaio 2005

New York, New York.

Dopo cinque intensi giorni nella capitale, lo staff di Ideazione si è spostato a New York per l'ultima parte di questo viaggio di lavoro negli Stati Uniti. Dopo un weekend di libertà, ci aspettano gli incontri con i responsabili di Fox News, Newsweek e National Review. A Washington, invece, abbiamo finalmente incontrato di persona gli uomini della Heritage Foundation (ancora eccitati per la vittoria elettorale e determinatissimi in vista dei prossimi quattro anni di amministrazione Bush), dell'American Enterprise Institute (un po' preoccupati per la situazione in Iraq) e della Brookings Institution (se pensavate che John F. Kerry avesse una "long face" non avete ancora visto niente). I dettagli, il gossip e tutti i retroscena, al nostro ritorno, sui blog di Ideazione.com.


sabato 8 gennaio 2005

Ideazione Goes to Washington.

La redazione di Ideazione, o almeno una buona parte di essa, parte per gli States. Staremo via una decina di giorni, divisi tra Washington e New York, per incontrare le fondazioni, le riviste e gli uomini che hanno costruito la Right Nation. Quella vera. In questo periodo di tempo, naturalmente, i blog interni alla rivista (questo che state leggendo e Walking Class) resteranno in animazione sospesa (a meno di clamorose sorprese). Proseguono, invece, più in forma che mai, Le guerre civili, 1972 e I love America. Verso la metà della prossima settimana uscirà nelle edicole e nelle librerie la rivista bimestrale, dedicata in larga parte alla riscossa mediatica e culturale della destra a stelle strisce contro il monopolio della sinistra liberal e politically correct. Un numero da non perdere. [Link]


Chi ha bisogno del New York Times?

Il New York Times sta meditando di abbandonare la versione online (e gratuita) del quotidiano per introdurre un servizio a pagamento. [Link] Dollaro per dollaro, a questo punto è meglio comprarsi l'illuminante "Journalistic Frauds" di Bob Kohn. Sottotitolo: "Come il NYT distorce le notizie e perché non è più affidabile". [Link] Poi, magari, si può provare con "Bias" e "Arrogance" di Bernard Goldberg, l'ex giornalista della CBS che racconta dall'interno i pregiudizi e le ipocrisie politically correct dei media americani. [Link] In fin dei conti... Bill Safire è andato in pensione, David Brooks si può leggere sul Weekly Standard e se avete bisogno di Maureen Dowd e Paul Krugman, potete sempre provare con il crack. E' meno dannoso. [Link]

giovedì 6 gennaio 2005

Il saluto di Kerry alle truppe.

Da Newsmax.com (via LGF): "Giovedì, durante una visita alle truppe statunitensi a Baghdad, il candidato sconfitto alle elezioni presidenziali John Kerry ha criticato duramente il Commander-in-chief George Bush per le 'orrende scelte' e gli 'incredibili errori' che hanno minato lo sforzo bellico". Dedicato a chi è ancora convinto che la vittoria di Kerry non avrebbe significato un cambio di rotta per la politica estera americana. E a chi si è dimenticato il "compagno Kerry" degli anni Settanta. [Link] P.S. Da oggi The Right Nation si apre ai commenti dei suoi lettori. Libertà assoluta, nei limiti della civiltà e del buon gusto.


RadioRai a stelle e strisce.

Da Le guerre civili: “Il 3 gennaio è iniziato un ciclo di venti interventi di Massimo Teodori su Rai Radio 3, dalle 18 alle 18,45 per 'Il terzo anello'. Altri dati su New Blog New Blog. E' bene augurante che Radio Tre, di solito completamente unilaterale in politica estera, si apra all'americanista Massimo Teodori”. Speriamo che l'ottimismo dell'amico Paolo sulla linea editoriale di RadioRai 3 sia giustificato. In ogni caso, è sempre un piacere ascoltare Teodori che parla degli Stati Uniti. [Link]

Ann Coulter for President.

Christian Rocca, su Camillo, segnala una "stre-pi-to-sa" intervista del New York Observer ad Ann Coulter. Rocca dice di non essere in grado di riassumerla. Figuriamoci noi. Ma leggete la risposta della Coulter all'apparentemente innocua domanda "come ha passato il Natale a New York?". "Oh, mi sono divertita tantissimo quest'anno - replica l'autrice di Slander, Treason e How to talk to a liberal (if you must) - perché dire 'Buon Natale' è come dire 'Fuck You!' E l'io l'ho detto a tutti quanti. Tassisti, passanti incrociati per strada. A chiunque. E tutti mi rispondevano 'Buone Feste'. Perché vede, a New York dire a qualcuno 'Buon Natale' è davvero un comportamento aggressivo". Ann Coulter for President! [Link] P.S. Un grazie di cuore a Rocca per aver segnalato la recente "campagna acquisti" di Ideazione.com nella blogosphere. E per aver speso parole tanto gentili (da essere quasi imbarazzanti) su questo blog e su "South Park. Un manuale politico", pubblicato sul numero di settembre-ottobre di Ideazione e disponibile on-line da qualche settimana su Ideazione.com. Siamo onorati. [Link]

martedì 4 gennaio 2005

Mezzo secolo di National Review!

Neoliberal ci ricorda che quest'anno National Review festeggia il mezzo secolo di vita. E segnala che per l'occasione è disponibile su NROnline "Standing Athwart History, Yelling Stop", l'articolo-manifesto scritto da William F. Buckley Jr. il 19 novembre del 1955 sul primo numero della rivista che, nel corso dei decenni, ha saputo trasformare il conservatorismo statunitense da un coacervo di dottrine locali (del Sud, del Midwest, dell’Ovest) a un vero movimento culturale nazionale. [Link]

Salvate il segretario Kofi.

L'America dei "buoni" si mobilità per salvare la poltrona del segretario generale dell'Onu, Kofi Annan. Speriamo che Bush, anche nel 2005, sia rimasto dalla parte dei "cattivi". [Link]


lunedì 3 gennaio 2005

"I love America" & "1972": benvenuti a bordo.

Grande "campagna acquisti" di inizio anno per Ideazione. Due dei migliori blog politici italiani, I love America e 1972, entrano a far parte ufficialmente della famiglia dei blog di Ideazione.com, insieme a The Right Nation, Walking Class e Le guerre civili. Benvenuti a bordo.

La Right Nation non abita a Segrate.

Da Walking Class, il nostro blog gemello, copiamo & incolliamo: "Il fenomeno della Right Nation anima i commenti politici sull'America di Bush. Noi di Ideazione abbiamo preparato un numero coi fiocchi che uscirà in edicola fra qualche giorno. Il nostro blog americano si chiama proprio The Right Nation. Tutto nasce da un bel libro scritto da John Micklethwait e Adrian Wooldridge, due giornalisti inglesi dell'Economist, corrispondenti dagli Usa, un po' liberal anzichenò, i quali raccontano come l'America conservatrice abbia saputo interpretare in questi ultimi anni il sentimento prevalente della società statunitense. Un'analisi sociologica e politica assai approfondita, che ha entusiasmato gli esperti di Usa nostrani che hanno avuto modo di leggerla in inglese. I due autori spiegano anche perché George Bush ha vinto e perché John Kerry non avrebbe potuto vincere. Insomma, un libro da stampare subito, approfittando del battage pubblicitario che fanno giornali come Il Foglio e riviste come Ideazione. I diritti per l'Italia sono stati acquistati da Mondadori. Era trapelata la notizia che a Segrate s'erano messi febbrilmente al lavoro per tradurre il volume e presentarlo in libreria tra la fine di dicembre e l'inizio di gennaio. E invece, adesso, la gentile impiegata dell'ufficio stampa ci comunica che il libro uscirà tra aprile e maggio. Il titolo provvisorio è: "O con noi o contro di noi" (aaaaaaaaaargh!!!). In attesa di gradite smentite, pensiamo che alla Mondadori, "o sono scemi o ci fanno". Il libro compratevelo da Amazon, che fate prima". [Link] Sempre Walking Class ci segnala un articolo di Terry Eastland per il Weekly Standard su una conferenza organizzata dall'Ethics and Public Policy Center di Washington in cui Michael Gerson, uno degli speechwriter principali di George W. Bush, ha analizzato l'impatto delle tematiche religiose nei discorsi del presidente. [Link]