lunedì 31 dicembre 2007

Person of the Year

Il quotidiano britannico Daily Telegraph ha avuto il coraggio che i media americani - ad eccezione del Weekly Standard - hanno dimostrato di non possedere (meglio Vladimir Putin, per il Time) e ha scelto il Generale David Petraeus, comandante in capo delle forze statunitensi in Iraq, come personaggio dell'anno 2007. Petraeus ha battuto la concorrenza del presidente francese Nicolas Sarkozy, oltre che di molti personaggi che hanno riempito quest'anno le pagine dei giornali inglesi (Gillian Gibbons, John Smeaton, Kate e Gerry McCann, Paula Radcliffe, Lewis Hamilton). Leggete il suo ritratto, potreste scoprire cose che qualcuno ha deliberatamente cercato di tenervi nascoste.

Round-Up: Patterico's Pontifications, The Strata-Sphere, Blackfive, Power Line, Flopping Aces, Macsmind.

Bloomberg?

Secondo il New York Times, il sindaco di New York, Michael R. Bloomberg, è sempre più vicino ad accarezzare l'idea di una scommessa per la Casa Bianca nel 2008. Condizioni necessarie: la vittoria alle primarie di Mike Huckabee in campo repubblicano e quella di Barack Obama (o John Edwards) in campo democratico. La decisione finale dovrebbe arrivare intorno a febbraio.

Round-Up: The Moderate Voice, Wizbang, Liberal Values, Donklephant.

domenica 30 dicembre 2007

Misunderestimated

(...) Some of George W. Bush's critics seem to have relished the prospect of American defeat and some refuse to acknowledge the success that has been achieved. But it appears that they have misunderestimated him once again, and have misunderestimated the competence of the American military and of free peoples working from the bottom up to transform their societies for the better. It's something to be thankful for as the new year begins.

"Lessons from the Surge", Michael Barone, Real Clear Politics.

venerdì 28 dicembre 2007

Alcolista Anonimo

Una domanda. Ron Paul crede davvero che l'assassinio di Benazir Bhutto sia stato causato dalla politica interventista americana e che i terroristi di Al Qaeda siano, tutto sommato, giustificati ad essere arrabbiati con gli Stati Uniti? Ci crede davvero o si è semplicemente bevuto il cervello? Il video della CNN (via Little Green Footballs) e l'analisi di Hot Air. UPDATE. Sempre da Hot Air, i video con le reazioni (all'assassinio della Bhutto, non alle farneticazioni di Paul) di Rudy Giuliani, John McCain e Mitt Romney.

Fruitcake

giovedì 20 dicembre 2007

The Game

In a baseball game, you've got to play nine innings and whoever gets the most runs at the end of the nine innings wins. So here, you've got to play in 29 primaries. Nobody's going to win all of them, that's for sure.
Rudy Giuliani, 19 dicembre 2007

martedì 18 dicembre 2007

God Bless Gallup

Dopo un paio di settimane disastrose, un tenue raggio di sole torna a splendere sulla corsa di Rudy Giuliani verso la Casa Bianca. L'ultimo sondaggio Gallup/USA Today, infatti, è decisamente controcorrente rispetto alle ultime uscite degli altri istituti di ricerca: Giuliani sarebbe addirittura in crescita rispetto all'inizio di dicembre, con il 27% dei consensi, davanti a Mike Huckabee (16%) e alla triade Mitt Romney, John McCain e Fred Thompson, tutti al 14%. Ron Paul (che Gallup tende comunque a sottostimare, rispetto agli altri sondaggisti) è fermo al 3%.

Non siamo ancora ai livelli di novembre, insomma, quando Rudy veleggiava con oltre 15 punti percentuali di vantaggio sul secondo classificato (che era Thompson), ma la situazione sembra essere totalmente diversa da quella degli ultimi giorni, con i numeri che affondavano contemporaneamente ovunque. Anche perché, sempre secondo Gallup, Giuliani si conferma l'unico candidato repubblicano in grado di arginare Hillary Clinton a livello nazionale. Nell'ultima rilevazione, Rudy si ferma a un solo punto percentuale da Hillary (48-49), mentre gli altri repubblicani affondano inesorabilmente: Romney a -6 (46-52) e Huckabee a -9 (44-53).

lunedì 17 dicembre 2007

The Real Hillary

La foto di Hillary Rodham Clinton che campeggia sulla homepage di Drudge Report in questo momento (con il titolo "The Toll of a Campaign") è, semplicemente, agghiacciante. Secondo Immodestal Proposal, il fotografo che l'ha scattata ha scritto la parola "fine" alle speranze di Hillary di conquistare la Casa Bianca. Naturalmente, si tratta di un'esagerazione. Oppure no?

Round-Up: Althouse, Right Wing News, Little Miss Attila, Wizbang, The Volokh Conspiracy, Transterrestrial Musings, Dean's World.

The Earth is your Führer

Intervistato da una rivista specializzata nel settore del trasporto pubblico, Mayer Hillman - ricercatore britannico del Policy Studies Institute - ha dichiarato che il razionamento del carbone è l'unico metodo efficace per impedire gli effetti catastrofici del climate change. E che il problema è così serio che i governi dovrebbero introdurre il razionamento a prescidere dalla volontà dei cittadini. "Io credo - ha detto Hillman - che la democrazia sia un obiettivo meno importante della protezione del nostro pianeta (...) I cittadini devono essere costretti al razionamento, che piaccia o no".

p.s. Il titolo del post è spudoratamente copiato dal commento alla notizia scritto da Mark Steyn su The Corner.

Round-Up: Small Dead Animals, Dr. Sanity, The Sundries Shack, Blue Crab Boulevard, Silent Running, The Iconic Midwest.

Loyalty

(...) By consistently rewarding loyalty over policy, the Bush Administration made it considerably more difficult for new GOP leaders to emerge. Being a loyalist means being a follower, and voters tend to look for candidates who are leaders instead.

Orin Kerr, su The Volokh Conspiracy, parla dell'amministrazione Bush. Ma le sue parole si adattano, in modo perfetto e inquietante, anche al centrodestra italiano.

Liberal Violence [update: HOAX]

Minacciato di morte e picchiato a sangue per le sue idee controcorrente su sesso e matrimonio. Iran? No, Princeton.

UPDATE. Grazie a Ismael, scopriamo che il caso era in realtà una bufala di cattivo gusto. Ecco l'articolo scritto da Fausta Wertz (blogger che vive a Princeton Township) per Pajamas Media.

Round-Up: The Strata-Sphere, Fausta's blog, The Right Coast, Instapundit, Gateway Pundit, A Chequer-Board of Nights, RedState.

Vittoria annunciata

Per Larry J. Sabato, il problema non è capire se i democratici guadagneranno seggi alla Camera e al Senato nel 2008, ma capire quanto estesa sarà la loro vittoria. Secondo l'analista della University of Virginia, gli stati da tenere d'occhio sono dieci: Alaska, Maine, Minnesota, Mississippi, Oregon (leaning republican); Colorado, New Hampshire, Virginia (leaning democratic); Louisiana, New Mexico (toss-up).

domenica 16 dicembre 2007

Joe & John

La notizia arriva sia da fonti democratiche che da fonti repubblicane: il senatore Joe Lieberman, ex candidato alla vicepresidenza nel 2000 in ticket con Al Gore, garantirà il suo endorsement per le presidenziali 2008 a John McCain. I due dovrebbero comparire domani in una conferenza stampa in New Hampshire. Considerando la natura open delle primarie nel Granite State, Marc Ambinder di The Atlantic si chiede se questo non possa portare un buon numero di elettori indipendenti a votare John McCain a danno di Barack Obama. Anche Andrew Sullivan è d'accordo: a guadagnarci potrebbe essere soprattutto Hillary Rodham Clinton. Resta il fatto che si tratta della seconda buona notizia in 24 ore per il senatore repubblicano dell'Arizona, dopo l'inaspettato endorsement del quotidiano Des Moines Register in Iowa. In molti avevano escluso dalla gara il vecchio McCain con troppa fretta. UPDATE. Chris è al settimo cielo.

Round-Up: Power Line, Roger L. Simon, PoliPundit.com, The Daily Dish, The Politico, The Swamp, Captain's Quarters, Sister Toldjah, The Moderate Voice.

Tested. Ready. Now. America Needs a Leader

Tested. Ready. Now. America needs a leader. I am running for President of the United States because I believe that I can lead America into a new era with bold leadership, optimism, determination, and distinctly American solutions. If you’re looking for perfection, you’re not going to find it. Not in me, not in any candidate. But if you’re looking for a leader who has been tested in times of crisis; a leader who’s ready to lead right now; a leader who’s achieved results – results that some people thought were impossible –a leader who believes that there is no problem too difficult for American solutions and a free, American spirit. I believe I am that leader.

Su Italian Bloggers for Giuliani 2008, la versione integrale del discorso tenuto ieri a Tampa (Florida) da Rudy.

venerdì 14 dicembre 2007

Tested. Ready. Now.

Rudy sceglie la Florida per chiudere a chiave le primarie. I particolari su Italian Bloggers for Giuliani 2008.

UPDATE. Sono letteralmente terrorizzato da questo sondaggio Rasmussen che vede Huckabee in vantaggio anche in Florida. Ma provate a leggere i commenti di questo post di Hot Air, scoprirete che si tratta di un terrore diffuso e generalizzato, almeno tra gli elettori repubblicani che non hanno mandato il cervello all'ammasso.

Talebani in fuga

"La bandiera afghana è stata issata, mercoledì, su quella che fino a pochi giorni fa era una delle roccaforti più resistenti dei Talebani e di al Qaeda in Afghanistan, oltre ad essere uno dei maggiori centri mondiali di produzione dell'eroina". Dal blog di ABC News, The Blotter, la testimonianza diretta di Stephen Gray sull'ultima, pesante, sconfitta dei fondamentalisti islamici in Afghanistan. Non aspettatevi di leggere la notizia, domani, sui quotidiani italiani.

Round-Up: Jules Crittenden, The Strata-Sphere, USS Neverdock, Instapundit, Ace of Spades HQ, The Corner.

Also Sprach Cartimandua

Se volete leggere l'intervista del Corriere Magazine a Deborah Bergamini, ma non avete nessuna intenzione di sovvenzionare il Partito di Via Solferino, c'è sempre Dagospia.

Deep Deep Brown

Considerando che in genere i sondaggi di Populus non sono mai teneri con i conservatori britannici, vedere il partito di David Cameron al 40% (+4) e i Laburisti al 32% (-5) dimostra quanto sia grave la crisi di leadership che sta attraversando in questi mesi Gordon Brown.

Rudy, Mitt, Mike & the Others

Ci sono almeno tre cose interessanti da leggere, oggi, sulla corsa alla nomination repubblicana per la Casa Bianca. Prima di tutto un articolo di Rich Lowry su Townhall, significamente intitolato "Huckacide", che spiega perché "i democratici stanno guardando a Huckabee nello stesso modo in cui i repubblicani guardavano a Dean nel 2004: come a un regalo di Natale troppo bello per essere vero". Paul Mirengoff su Powerline, invece, dipinge un possibile scenario favorevole alla vittoria di Mitt Romney (anche in caso di sconfitta in Iowa ed endorsement di McCain a favore di Giuliani): plausibile anche se, a nostro avviso, non troppo probabile. Hugh Hewitt, infine, aggiunge che il prossimo appuntamento da tenere d'occhio sarà l'intervista televisiva di Romney con Tim Russert, che potrebbe essere un "test eccellente per valutare la capacità di Romney nel resistere ad un massacro dei mainstream media come quello subito da Giuliani la scorsa settimana".

El Capitalismo es Malo



Il ministro degli Interni venezuelano, Pedro Carreno, cerca di spiegare come sia possibile conciliare il disprezzo per il capitalismo, le scarpe di Gucci e le cravatte di Luis Vuitton. Imperdibile.

Round-Up: Dr. Sanity, Say Anything, Fausta's blog, Blue Crab Boulevard.

God Bless Katherine

Enzo Reale, su 1972, ci ricorda cosa abbiamo rischiato nel 2000.

mercoledì 12 dicembre 2007

Endorsement

E' ufficiale: l'endorsement della National Review è andato a Mitt Romney. Vi consigliamo di leggere tutto l'articolo, ma in estrema sintesi il ragionamento è questo: Rudy Giuliani non piace ai social conservatives e Mike Huckabee non piace agli economic (and foreign-policy) conservatives, mentre Romney è in grado di pescare a piene mani da entrambe le componenti del GOP. Tutto molto vero, peccato che gli editor della National Review si siano dimenticati di dire che Romney (mormone o no) non ha alcuna chance di battere nessuno dei possibili candidati democratici alla Casa Bianca.

martedì 11 dicembre 2007

Big Fat Target (or Glass Jaw?)

Howard Kurtz, sul Washington Post, racconta gli ultimi attacchi dei mainstream media nei confronti di Mike Huckabee, sotto tiro da quando è diventato uno dei front-runner del GOP nella corsa alla nomination. Pochi minuti fa, però, la homepage del Drudge Report raccontava una storia del tutto diversa: quella di un Huckabee considerato così vulnerabile che i democratici stanno evitando qualsiasi offensiva, per sparare le loro cartucce soltanto in caso di una sua vittoria alle primarie. Tanto che l'ultimo "attacco" del Democratic National Committee risalirebbe addirittura a marzo. "Huckabee is known as the 'glass jaw' -- and they're just waiting to break it". Ora, sarà anche vero che Drudge è attendibile solo nel 50% dei casi, ma rispetto al Post si tratta di una percentuale da record.

lunedì 10 dicembre 2007

venerdì 7 dicembre 2007

Unione

Riepiloghiamo, in ordine sparso, le dichiarazioni rilasciate oggi agli organi di stampa da alcuni dei membri della coalizione che qualcuno si ostina, con raffinatissimo senso del paradosso, a chiamare Unione. La fonte, a scanso di equivoci, è la versione online di quel quotidiano reazionario di estrema destra che risponde al nome di Repubblica.

Parte Clemente Mastella (ministro): "Se non viene ritirato l'emendamento sull'omofobia sarà crisi di governo". Gli risponde Paolo Ferrero (ministro). "La norma è assolutamente corretta". Chiosa Antonio Di Pietro (ministro): "Piaccia o no, dopo il voto di fiducia di ieri al Senato la maggioranza politica non c'è più, di questo va preso atto: la maggioranza attuale che sostiene il governo non ha i numeri per avere anche una maggioranza in termini strutturali".

Vi risparmiamo il cumulo di stoccate e contro-stoccate di esponenti minori del centrosinistra, riportate sempre oggi dalle agenzie di stampa, perché basterebbe questa frase di Fausto Bertinotti (presidente della Camera) per far cadere un governo in qualsiasi democrazia occidentale: "Per fare le riforme si può anche fare un altro governo". Per fortuna, tutto questo bailamme non spaventa il nostro (nostro? vostro!) presidente del Consiglio, Romano Prodi, che non si scompone: "Non vi preoccupate, io durerò". Non se la prenda, caro Professore, ma forse è davvero ora di iniziare a preoccuparsi.

giovedì 6 dicembre 2007

Cossiga salva Prodi

Striminzito voto di fiducia, qualche minuto fa, al Senato (160-158). La maggioranza è stata tenuta a galla dal voto favorevole di Francesco Cossiga, senza il quale si sarebbe arrivati ad un pareggio che, secondo il regolamento di Palazzo Madama, equivale ad una sconfitta. Dopo il voto di fiducia, il Senato ha approvato anche il "pacchetto sicurezza" (160-156). Il morto continua, imperterrito, a far finta di camminare.

martedì 4 dicembre 2007

Flavor of the Month: Mike Huckabee

Vi avevamo avvertito in tempi non sospetti. Tramontate - almeno secondo i mainstream media - le candidature di John McCain, Fred Thompson e Mitt Romney (il mormone resta, comunque, l'unico insieme a Rudy ad avere uno scenario plausibile per la conquista della nomination), il fronte anti-Giuliani era alla disperata ricerca di un nuovo Campione dell'Ortodossia. Oggi, non fosse altro che per esclusione, è arrivato il turno di Mike Huckabee, ex governatore dell'Arkansas, che sta attraversando un periodo particolarmente felice nei sondaggi (sia nazionali che in Iowa).

Una premessa è necessaria. A noi Huckabee è simpatico. L'ex ciccione convertito al salutismo, famoso per aver perso più di 50 chili di peso in pochi mesi, è telegenico e brillante. Se non fosse per il suo fiscal record, di cui ci occuperemo più avanti, saremmo quasi tentato di consigliarlo (si fa per dire) a Rudy come possibile scelta per la vicepresidenza: viene dal Sud, piace ai social conservatives, ha fatto il governatore (un requisito quasi obbligatorio per parlare di Casa Bianca), potrebbe dare qualche fastidio alla dinastia Clinton in Arkansas. In più, Huckabee sembra aver siglato uno strano (ma neppure troppo) patto di non aggressione con Giuliani e, soprattutto, potrebbe rovinare la strategia di Romney in Iowa, distruggendo di fatto qualsiasi speranza per l'ex governatore del Massachusetts.

Tutto molto bello, insomma, se non fosse appunto per lo spiccato amore di Huckabee per le tasse. Il Club for Growth, il think-tank liberista diretto da Patrick J. Toomey, ha pubblicato una serie di paper che analizzano l'approccio alla politica economica dei candidati repubblicani alla presidenza. Degli ottimi risultati di Rudy Giuliani (e di quelli controversi di Ron Paul) ci occuperemo presto. In questa sede, invece, ci interessa sottolineare come i risultati ottenuti da Mike Huckabee nel corso della sua storia di politica e di governo siano semplicemente disastrosi. Il Club for Growth si era occupato di lui già in passato, definendolo senza mezzi termini "un liberal" e stilando un'impressionante lista di risultati negativi che trovate qui, non solo in tema di tasse, ma anche di spesa pubblica e government regulation. Ma una presidenza Huckabee rispecchierebbe maggiormente il tiepido liberismo dei primi anni della sua carriera o lo statalismo più recente?

Il giudizio finale del Club for Growth è spietato: "E' ormai chiaro quale percorso abbia scelto. Un percorso che somiglia sempre di più a quello di John Edwards, piuttosto che a quello di un economic conservative che crede nel governo limitato. Huckabee stesso ammette che lui è un tipo diverso di repubblicano, una frase in codice che significa più intervento dello stato, meno libertà personali e più dipendenza dalle burocrazie governative. Huckabee è orgoglioso dei suoi aumenti delle tasse, dei suoi aumenti di spesa pubblica e degli aumenti di regolamentazione che ha imposto come governatore. E non ha mai fatto intendere che governerebbe in maniera diversa se eletto presidente. Nominare Mike Huckabee alla presidenza (o alla vice-presidenza) rappresenterebbe un rifiuto totale del libero mercato, del limited-government e del conservatorismo economico che è stato il tema unificante del partito repubblicano per decenni".

Rudy è avvertito: se sta pensando a Huckabee per riavvicinarsi ai social conservatives, tenga presente che questa scelta rischierebbe di alienargli i favori dell'anima liberista del partito. La stessa anima che (a parte qualche isolato solipsista ronpauliano) fino ad oggi ha visto in lui l'unica possibile alternativa all'Impero del Male clintoniano.

p.s. Naturalmente, quando parlo di "solipsisti" non mi riferisco agli amici tocquevilliani di Italian Bloggers for Ron Paul 2008 (a cui, invece, va il mio "in bocca al lupo" per la loro iniziativa). I blogger italiani con tendenze libertarian fanno benissimo ad appoggiare Ron Paul (anche dovrebbero controllare con più attenzione il loro blogroll, visto che ci vogliono solo 2 click per approdare in siti che predicano le teorie cospiratorie più bizzarre degli ultimi decenni), perché dal loro punto di vista si tratta soprattutto di una battaglia filosofica e ideologica, nel senso migliore del termine. I veri solipsisti sono quelli che vivono e votano negli Stati Uniti, quasi tutti nella Bible Belt, e fanno finta di credere che Ron Paul potrebbe davvero avere qualche chance in un match-up con "Billary".

lunedì 3 dicembre 2007

No!

La dittatura e i brogli di Chavez non sono stati sufficienti, per una volta, ad imbavagliare il popolo venezuelano, che nel referendum di ieri ha bocciato il tentativo di "riforma costituzionale" che avrebbe definitivamente trasformato il paese in una repubblica socialista sovietica fuori tempo massimo. Per l'opposizione venezuelana, umiliata e zittita negli scorsi anni, è la prima vittoria elettorale (ufficiale, almeno) da quando il Piccolo Castro ha preso il potere. Un segnale di speranza che non deve essere sprecato.

Round-Up: QandO, Gateway Pundit, Fausta's Blog, , Patterico's Pontifications, The Strata-Sphere, TigerHawk, A Blog For All, Sadly, No!, Babalu Blog, BitsBlog, The Devil's Excrement, Michelle Malkin, Redstate, Stubborn Facts, Hot Air, Wizbang, Flopping Aces, Riehl World View, Right Voices, Pajamas Media, Scared Monkeys, Wizbang, A Newt One, AmericaBlog, Assorted Babble, JammieWearingFool.

venerdì 30 novembre 2007

Prodi è finito (parola di Bin Laden)

Nell'ultimo, delirante, messaggio trasmesso da Al Jazeera, Osama Bin Laden si scaglia contro l'Europa, schiava degli Stati Uniti. Lo sceicco wannabe ha una parolina simpatica per tutti i leader occidentali, colpevoli di cercare protezione all'ombra della Casa Bianca: Berlusconi, Sarkozy, Blair, Brown, Aznar... Manca, però, un qualsiasi gesto di cortesia nei confronti dell'attuale presidente del consiglio italiano. Evidentemente, la notizia che Mr. Prodi e il suo governo sono in coma farmacologico deve arrivata perfino nelle caverne di Tora Bora.

giovedì 29 novembre 2007

SuperHero

Krillix ispiratissima, da leggere.

Iowa On My Mind

Rebus sic stantibus, sono soltanto due i candidati repubblicani che possono conquistare la nomination del GOP per la corsa alla Casa Bianca. Perché sono soltanto due i candidati per i quali è possibile ipotizzare scenari plausibili di vittoria.

Il primo, naturalmente, è Rudy Giuliani. La sua strategia è chiara: limitare i danni in Iowa; ottenere una buona performance in New Hampshire; vincere almeno una volta (meglio due) tra Michigan, Nevada e South Carolina; spazzare via la concorrenza in Florida; trionfare nel SuperTuesday (puntando soprattutto su California, Pennsylvania e New Jersey). Difficile, ma tutt'altro che impossibile.

Il secondo candidato non è Fred Thompson, autore (almeno finora) di una delle peggiori campagne elettorali degli ultimi decenni. E non è neppure John McCain, l'unico - insieme a Rudy - che avrebbe la possibilità di giocarsi fino in fondo la partita con Hillary. Per non parlare di Mike Huckabee o Ron Paul, gli ultimi flavor of the month. L'unico candidato del GOP che - insieme a Rudy - ha una strategia potenzialmente vincente è Mitt Romney, il mormone ex governatore del Massachusetts. Un candidato che, sia detto senza alcun intento polemico, non ha nessuna chance di vincere le general elections. Anche Romney ha una strategia chiara per ottenere la nomination repubblicana: vincere in Iowa e New Hampshire; ottenere da queste due vittorie la spinta necessaria per vincere almeno 2 volte su 3 tra Michigan, Nevada e South Carolina; piazzarsi alle spalle di Giuliani in Florida; emergere, in vista del SuperTuesday come l'unica possibile alternativa "conservatrice" a Rudy.

Questa, piaccia o non piaccia, è la realtà. Una realtà, sia chiaro, estremamente fluida, che rischia di assumere contorni molto diversi al minimo mutare delle condizioni di fondo. Questo recente sondaggio di Rasmussen Reports, per esempio, che vede Mike Huckabee scavalcare Mitt Romney nei caucus dell'Iowa, è potenzialmente in grado di trasformare la two-way race repubblicana in una cavalcata trionfale per Giuliani. Se Romney non vincesse in Iowa, infatti, e nessun altro dei candidati preferiti dai conservatori (Thompson o lo stesso Huckabee) riuscisse - in tempi brevissimi - a prenderne il posto nelle dinamiche geopolitiche espresse dalla base, già nei primi giorni di gennaio potremmo avere una risposta, semplicissima ad una domanda che in troppi continuano a ritenere complicata. Una risposta di quattro lettere, che inizia con con R e finisce con Y.

UPDATE. Nell'ultimo sondaggio Rasmussen a livello nazionale, Giuliani (27%) ha 13 punti percentuali di vantaggio su Romney (14%) e McCain (14%). Al quarto posto c'è Huckabee (12%) che ha definitivamente scavalcato Thompson (10%).

mercoledì 28 novembre 2007

La Loggia P4

"Secondo l'Authority per le telecomunicazioni sia il Tg1 che l'intera informazione Rai era assai più equilibrata nel mese di aprile 2005 che nel mese di aprile 2007, con un nuovo governo in carica e il decisivo cambio al Tg1 (gli altri protagonisti sono infatti più o meno gli stessi). Se - come sostiene il direttore di Repubblica, Ezio Mauro - all'epoca operava una sorta di P2 dell'informazione che assoggettava la Rai a Berlusconi, o era composta da incapaci, o quella attuale che assoggetta la Rai a Prodi e alla sua maggioranza è assai più temibile. Se quello emerso dalle intercettazioni è tremendo scandalo, quello certificato dai dati dell'Authority dovrebbe portare alla decapitazione di tutti i responsabili".

Lettura obbligatoria per analizzare seriamente l'ultima teoria del complotto all'amatriciana: Franco Bechis su "Italia Oggi", via Dagospia, via Calamity Jane.

martedì 27 novembre 2007

Strange Bedfellows

Interessante articolo di Russell Berman del New York Sun sullo strano (ma neppure troppo) patto di non aggressione tra Rudy Giuliani e Mike Huckabee.

Trasmutazioni/2

Restyling dell'Orso di Pietra per Arturo Diaconale.

Trasmutazioni/1

Da Regina dei Celti a Guerriera. Il nuovo blog di Deborah Bergamini.

Il Polo diviso fa pace su Internet (da Libero)

Francesco Specchia, su Libero del 27 novembre

Dio benedica i bloggers: hanno il futuro della politica sulla punta del mouse, e ancora non lo sanno. Accade che, mentre nel mondo reale il centrodestra si sfalda, s'intruglia e si coagula vischiosamente come una macchia di Rorschach, in quello del web (la Blogosfera ispirata al modello francese di Sarkozy, assai à la page) le idee e il concetto di partito unico sono già una certezza. Certo, è Internet ma è un buon inizio. Accade che sotto l'"ombrello" di Tocqueville, la cittadella-piattaforma che raduna 1300 blog per 15/18mila utenti unici di media al giorno, si organizzino le masse critiche di laici, cattolici, liberali, radicali, finiani di An, e destri storaciani («La Santanchè li ha resi presentabili, anche se diciamo che non rientrano nel concetto di destra liberale e conservatrice»). Perfino leghisti e liberal un po' di sinistra. Tutti uniti in quadrata falange per un unico scopo: far cadere Prodi, dare una rassettata alla democrazia, e convergere - per una volta - più sugl'ideali che sulle poltrone.

Tocqueville è la città dei liberi, in cui 20 volontari, per 3-4 ore al giorno, filtrano articoli, opinioni, disamine, strategie elettorali dalla Sicilia alla Lombardia, dalla Spagna alla Germania. E soprattutto non censura le opinioni-contro, come spesso fanno i Grillo o i Luttazzi...», afferma Andrea Mancia, vicedirettore di Liberal e co-fondatore di Tocqueville. Mancia è uno che ha visto lungo. Anche se in Internet Silvio Berlusconi ci crede poco (e il responsabile di Forza Italia Antonio Palmieri si batte come un leone per far passare il messaggio), il web potrebbe davvero fare la differenza. Potrebbe davvero avere la funzione aggregatrice della piazza che fu la risorsa inaspettata del Polo nel '94. Grillo insegna: mai sottovalutare un blogger, specie se incazzato. Perché ci sono 150 milioni di bloggers al mondo: quattro solo in Francia e più di quindici negli Usa, dove con un'azione straordinaria di giornalismo d'inchiesta fecero dimettere il decano dei cronisti Dan Rather, beccato su una bufala. Il ritmo mondiale della loro attività cresce di sei post al secondo «ma durante le elezioni, coi live blogging, le dirette dei dibattiti politici si toccano, solo da noi, i 100mila utenti al giorno», ricorda sempre Mancia.

«Tocqueville nacque tre anni fa; eravamo tre amici al bar che se la raccontavano tra loro. Finché un giorno un blogger ci fece notare che il monopolio del web non era della sinistra; che c'erano almeno 150 utenti da questa parte della barricata che necessitavano solo di un punto di riferimento» ricorda Cristina Missiroli, l'altra giovane fondatrice oggi responsabile della parte web della brambillesca tv delle Libertà, «così pubblicammo i loro nomi. E si unirono in centinaia. Tocqueville divenne un formidabile rilanciatore di visite. Un fenomeno esponenziale. Se ne accorse anche Google che oggi ha intuito le potenzialità dell'inserimento di pubblicità nei diari condivisi...». Si chiama in gergo "il potenziale della coda": puntare sui piccoli gruppi di fedelissimi, le minoranze delle minoranze, praticamente un porta-a-porta al silicio. Ed è per questo - per l'effetto negromantico della "democrazia dal basso" - che alcuni politici e giornalisti lungimiranti, oggi, fondano e affondano blog con forsennata frequenza.

Benedetto Della Vedova e Marco Taradash, che coi suoi riformatori-liberali insiste sul concetto di"lobby trasversale"; il friulano Renzo Tondo e l'ex presidente del Senato Marcello Pera, a dire il vero oggi un po' loffio dopo i primi entusiasmi; il radicale libero David Parenzo che sfrutta la grancassa del circuito di Telelombardia e la coppia Loquenzi-Quagliariello perno dell"Occidentale"; Antonio Galdo e la redazione dell'Indipendente; Fausto Carioti di Libero con "A Conservative Mind" e Giorgia Meloni, giovanissima vicepresidente della Camera che sguinzaglia con ammirato zelo i suoi bloggers del circolo della Garbatella di Azione Giovani sulle tracce capitoline degli sfasci veltroniani. Poi c'è la novità del blog di Paolo Liguori, "Fatti e misfatti" con l'appendice di selezione video di "Presa diretta", un sistema integrato al TgCom dicui Liguori stesso è direttore. «Siamo nati solo da tre giorni e il successo è sorprendente. Liguori butta lì un argomento provocazione, che magari non può o non vuole approfondire nei canali istituzionali Mediaset; e la risposta è immediata. «Sul caso delle staminali e dei vigili dalla multa selvaggia si è scatenato l'inferno», commenta Stefano Ventura del TgCom. Per fare la rivoluzione - diceva Woody Allen- ci vogliono due cose: qualcuno contro cui rivoltarsi, e qualcuno che si presenti e faccia la rivoluzione. Prodi - si diceva - è per tutti la minaccia comune, il male da estirpare. E i rivoluzionari, i bloggers di centrodestra, ora continuano a presentarsi come alla visita di leva. Strani animali, i bloggers. Li osservammo un anno fa al loro primo convegno nazionale che aveva per pretesto il destino dell'informazione; ma, in realtà, era un incontro tra compagni di mouse che volevano vedersi finalmente in faccia.

I bloggers sono, in genere, studenti o giovani insegnanti a contratto, o impiegati d'azienda, che si mettono in ferie per inseguire un ideale. Parti osservandoli come nerds dalle polo lise, volti occhialuti alla Alain Finkielkraut, il sociologo che guardava il passato con nostalgia proustiana; poi ne diffidi quando, da matti, si chiamano tra loro solo coi nickname, gli pseudonimi usati in Rete («Ciao sono Right Nation», «Piacere mio io sono "Guerrecivili", ti presento "Starsailor"»); al massimo li rivaluti come tarli famelici delle e-mail, le meningi spremute, il lavorìo sulla tastiera. Ma, infondo, a sfruculiarli bene, li riscopri anime belle, futuristi del podcast, coi fumetti di Dylan Dog e i libri di Fukuyama sotto braccio, e con la fissa d'esportare la democrazia. «Sono quelli che ci credono veramente» commenta - voce dissonante - Marco Masieri, amministratore con Marco Montemagno di Blogosfere, la più grande piattaforma di blog (non solo politici) italiana «perché in Italia, in verità, i politici non hanno un gran concetto della politica web. Se ne accorgono solo con l'approssimarsi delle elezioni. Alla conferenza stampa di DiPietro su Second Life ci contavamo sulle dita. Di testate giornalistiche, poi, c'era solo il Corriere della sera». Eppure, se c'è ancora una speranza, oggi ha il suono secco d'un clic.

© Libero. Pubblicato il 27 novembre 2007.

TocqueVille Party/2

L'Anarca si interroga, Krillix non ha dubbi.

lunedì 26 novembre 2007

TocqueVille Party/1

Su Radio Radicale e su Radio We Blog, l'audio (e il video) integrale della tavola rotonda organizzata a Roma prima del TocqueVille Party. Per un resoconto integrale del "piatto forte" della giornata (la cena)... peggio per chi non c'era! :)

p.s. Leggi anche Mondopiccolo, Brugnols e Creonte. UPDATE. Ci erano sfuggiti Mithrandir e A Look to the Right.

venerdì 23 novembre 2007

Berlusconi vs. Fini

Berlusconi, perché sembrava con le spalle al muro e invece ha stupito tutti, inventandosi una piroetta memorabile.

Fini, perché io al bipolarismo (meglio all'italiana che niente) non ci rinuncio.

Berlusconi, perché ha promesso di rendere democratico il processo di selezione della classe dirigente. Il mio capo non ci crede troppo, ma io sono ingenuo.

Fini, perché se davvero vuole dimostrare di poter fare il leader del centrodestra, questo è il momento giusto per dimostrarlo. Le leadership non si ereditano, si conquistano.

Berlusconi, perché riesce ancora - meglio di chiunque altro - ad essere in sintonia con la pancia delle persone normali.

Fini, perché l'ho sentito promettere che non si vendicherà dello strappo nelle trattative per le coalizioni locali. Che dite, sono ingenuo anche stavolta?

Berlusconi, perché ogni volta riesce a smuovere le acque stagnanti della politica italiana. Terrorizzando la sinistra.

Fini, perché ha trascinato una parte importante della destra italiana verso un modello moderno e spendibile (a volte perfino troppo), anche a costo di perdere qualche rottame del passato.

Berlusconi, perché ha strappato la parola popolo alla sinistra. Il fatto che per me il popolo, in quanto tale, non esista, è del tutto irrilevante.

Fini, perché sono sicuro che, passato lo shock, si renderà conto degli errori commessi.

Berlusconi, perché ha il coraggio di rischiare il tutto per tutto.

Fini, se avrà il coraggio di non rischiare di perdere tutto.

giovedì 22 novembre 2007

Fateli scendere

Pino Corrias, sul blog "Voglio Scendere" scritto in collaborazione con Peter Gomez e Marco Travaglio (un concentrato estremo di simpatia, insomma), si chiede - retoricamente, s'intende - se in Forza Italia "abiti almeno una persona, un uomo o una donna, un giovane, un anziano, un leader o un funzionario, un militante, un onorevole deputato, un senatore, un capo area, un capoufficio, un direttore marketing, un segretario di Circolo non rosso di capelli o addirittura un semplice adornato, che possegga una sua personale (indivisibile, eccentrica, discutibile, diversa) opinione sulle opinioni del Capo. I desideri del Capo. I capricci del Capo". Simpatici, ma soprattutto informati.

mercoledì 21 novembre 2007

Ppl

Il Cav. riesce sempre a stupirmi. E a divertirmi come nessun altro. Nel mio piccolo, però, vorrei regalargli un consiglio per affrontare quella che si annuncia come una lunga guerra di trincea con gli (ex?) alleati di AN. Si tratta un aforisma, molto conosciuto, di Winston Churchill. "Nella guerra, determinazione; nella sconfitta resistenza; nella vittoria, magnanimità".

giovedì 15 novembre 2007

Arrogance

Non credo, sinceramente, di aver mai assistito ad una esibizione di arroganza più sfacciata di quella che ci ha regalato, stasera al Senato, il capogruppo dell'Ulivo, Anna Finocchiaro. Non è tanto una questione di sostanza politica, anche se accusare il centrodestra di aver tentato di corrompere alcuni senatori della maggioranza, dopo il mercato delle vacche notturno di queste ultime ore, ci sembra francamente ridicolo. Si tratta, piuttosto, di un'arroganza "formale" insopportabile, che arriva al culmine di una stagione politica in cui proprio la mancanza di rispetto per gli avversari politici, insieme ad un malinteso senso di superiorità morale, intellettuale e culturale, hanno impedito al centrosinistra di rendersi conto del reale risultato delle elezioni del 2006.

Adesso la Finanziaria è passata, scongiurando qualsiasi rischio di spallata, sgambetto o calcio nel sedere. Ma da qui a pensare che, passata più o meno indenne dalle forche caudine del Senato, la maggioranza guidata da Romano Prodi possa imboccare la gloriosa strada delle riforme e del risanamento, ce ne passa. Dini e Bordon hanno esplicitamente dichiarato di aver votato la Finanziaria per "senso di responsabilità", ma considerano chiusa questa esperienza di governo, almeno con la maggioranza attuale. Fingere di non vedere quello che sta succedendo - nel sistema politico ma ancora di più nel paese reale - è, per l'ennesima volta, una dimostrazione di arroganza che risulterà fatale al centrosinistra. Prima, molto prima, di quanto non creda la senatrice Finocchiaro.

p.s. Sul futuro del governo Prodi, leggi anche Liber.t@'.

martedì 13 novembre 2007

A occhio nudo

Non servono grandi analisti per rendersi conto di come stia procedendo la corsa per la nomination repubblicana alla Casa Bianca. Soprattutto se i grandi analisti sono gli stessi che avevano previsto la rapida implosione del candidato-che-non-può-vincere-le-primarie-repubblicane. Basta dare un'occhiata, anche rapida, anche superficiale, al grafico pubblicato da Pollster.com, che tiene conto di tutti i sondaggi pubblicati negli ultimi tre anni. E basta leggere Tom Bevan su Real Clear Politics, per capire quale sia la strategia di Rudy Giuliani. Oppure Rich Lowry sulla National Review, per capire perché questa strategia ha buone probabilità di successo. La verità, quasi sempre, non è complicata come qualcuno cerca di farci credere. E il più delle volte si vede a occhio nudo.

domenica 11 novembre 2007

Montecatini '07: liveblogging

13:39. Concludiamo qui il liveblogging, in lieve anticipo, con una piccola considerazione. Berlusconi è uno splendido comunicatore e ascoltarlo è sempre un piacere (anche se tende spesso a ripetere cose già dette), ma gli aneddoti e le battute dovrebbero essere un ottimo metodo per impreziosire un discorso politico, non per sostituire del tutto un discorso politico. Il rischio è quello di confondere il contorno con il piatto principale della portata. Sappiamo, ormai da anni, che il contorno è ottimo e abbondante. Adesso è arrivato il momento di pretendere un po' di sostanza.

13:38. Sono tornato. Pare che adesso Berlusconi stia parlando del presente. Niente futuro, ma sempre meglio che il passato.

13:21. Berlusconi parla male delle sigarette. Ne vado a fumare un'altra.

13:16. Aneddoto sulla mamma.

13:11. Berlusconi annuncia la nascita dell'Alta scuola della libertà e del pensiero liberale. Tra i docenti, Tony Blair (sic).

13:06. No, Yalta no!

13:04. Ancora passato. Interessante, ma passato.

12:58. Berlusconi racconta i mesi precedenti alla nascita di Forza Italia. Fino ad ora, molto amarcord e poco sguardo verso il futuro.

12:54. Berlusconi passa in rassegna gli eletti dei Circoli. Se vi capita l'occasione di vedere il video, non perdetelo.

12:51. Berlusconi si spende molto. Probabilmente Simone non ha torto.

12:46. Da qualche minuto, Berlusconi sta parlando con un braccio stretto sulla spalla di Dell'Utri. Secondo Simone, è un segnale politico.

12:39. "Mi fa sempre piacere incontrare i giovani dei Circoli, perché mi piace stare con i miei coetanei".

12:37. Berlusconi sale sul palco e ironizza sul proprio stato di salute (lo scorso anno ebbe un malore proprio alla convention di Montecatini).

12:32. Dell'Ultri spiega la strategia dei Circoli per il prossimo futuro e chiama sul palco gli eletti al direttivo nazionale.

12:20. Dell'Utri racconta le prime fasi della nascita di Forza Italia nel 1993.

12:14. Dell'Ultri: "Silvio, ti volevo scrivere una lettera...". Berlusconi: "Lascia stare, mi bastano quelle di mia moglie".

12:13. Atmosfera suggestiva. Anche il nuovo spot del Circolo è molto bello.

12:11. Si spengono le luci.

12:07. Il Palamadigan esplode. Sta arrivando Berlusconi. (Gli altoparlanti diffondo una splendida canzone dei Coldplay).

11:59. Dell'Utri: "Io sto cazzeggiando in attesa che arrivi il presidente".

11:49. Schifani: "Che stile ha una coalizione che si fa sostenere da parlamentari che gridano 10, 100, 1000 Nassirya?".

11:38. Dell'Utri chiama sul palco Renato Schifani, presidente dei senatori di Forza Italia. Io mi vado a fumare una sigaretta.

11:37. Bondi: "Forza Italia avrà molti difetti, ma senza Forza Italia non c'è nel nostro paese alcuna speranza di cambiamento per il futuro".

11:29. Bondi: "Il vantaggio nei sondaggi nasce da una luce diversa con cui i cittadini italiani guardano l'esperienza di governo di Berlusconi".

11:27. Bondi: "Gli elettori della sinistra sono stati ingannati dal governo in carica".

11:20. Bondi sale sul palco.

11:19. Dell'Utri presenta Sandro Bondi.

11:15. Dell'Utri: "Churchill diceva che ci sono 9 parole molto potenti: mai mai mai mai mai mai darsi per vinti. Dedico questa frase al mio amico Cesare Previti". Breve intervento di Previti.

11:13. Liveblogging anche da Freedomland e Mondopiccolo.

11:12. Ancora ping-pong...

11:10. Due cinesi con maglietta rosa giocano a ping-pong sul palco. Simone imita Tremonti che chiede dazi.

11:07. Il senatore Marcello Dell'Utri ha appena annunciato gli eletti al direttivo nazionale del Circolo, bacchettando l'organizzazione per alcuni "piccoli brogli". Poi parla a lungo di ping-pong.

Montecatini '07: pillole di Martino

Montecatini, 10 novembre 2007

- I paesi europei sono scrocconi a spese della NATO.

- E' ammissibile che l'UE dedichi alla difesa meno della metà di quello che spendono gli USA?

- Come diceva Alexander Haig, in politica estera ci sono due livelli: ideazione ed esecuzione. Per l'esecuzione ci vogliono funzionari di carriera. Per l'ideazione, però, le linee fondamentali della politica estera devono essere bipartisan. L'italia ha avuto più di 50 governi. Malgrado questi cambiamenti, i fondamenti della politica estera italiana sono rimasti sempre gli stessi. Tranne che negli ultimi 16 mesi, quando alla Farnesina si è insediato Massimo Dio-lo-strafulmini D'Alema.

- D'Alema va a Teheran e dichiara che il diritto dell'Iran al nucleare è inalienabile. Negli anni Trenta avrebbe detto che il diritto di Hitler ai forni nucleari è inalienabile.

- Per non scontentare la sinistra comunista e ultracomunista, D'Alema ha deciso di tradire l'ONU. Per non perdere la faccia, poi, ha deciso di inventarsi qualcos'altro e, storcendo il braccio a Chirac, ha mandato 3000 soldati italiani in Libano. Che non fanno niente. Se Hezbollah decide di riprendere gli attacchi contro Israele, e Israele reagisce, i nostri soldati si troveranno in mezzo ai due fuochi senza poter fare niente.

- Questi sedicenti democratici (che hanno fondato un partito con questo nome, con scarso senso del ridicolo), quando si tratta di scegliere tra democrazie e terrorismo, esitano. E quasi quasi scelgono il fronte terrorista.

- Il XX secolo ci ha lasciato in eredità due lezioni. Non sottovalutiamo in nessun caso le minacce dei fanatici. Occorre prepararsi per tempo. Noi abbiamo un fanatico che si è dotato di capacità militari e ha lo stesso disprezzo della comunità internazionale che aveva Hitler. Con i missili a lungo raggio nordcoreani, sotto tiro ci saranno anche Roma, Londra e Parigi.

- No alla guerra preventiva? E cosa vogliono, la guerra successiva? Aspettano che ci arrivino i missili addosso prima di reagire?

- Questi sono gli orfanelli di Stalin. L'America è sempre stata il loro nemico naturale. Loro non sono contro questo o quel presidente, loro sono contro l'America.

- Helmut Schmidt diceva "Gli americani sono quelli che sono. Ma sono gli unici americani che abbiamo".

- Sarkozy lo considero un enigma. Non c’è dubbio che Sarkozy abbia abbandonato la isterica politica antiamericana del suo predecessore. E non c'è dubbio che sia stato bravissimo, prima durante e dopo le elezioni. Ma il concetto di bravura non è univoco: se io da cento metri sparo e ammazzo mia moglie, sono un bravo tiratore ma non un bravo marito. Comunque ha certamente un grande vantaggio: è ungherese, non francese.

- L'idealista è uno che, partendo dal corretto presupposto che le rose hanno un profumo migliore dei cavoli, usa le rose per fare la zuppe.

Shut Up!

Viva il Re.

venerdì 9 novembre 2007

Popper e la sinistra: la storia vera

"È da tredici anni che a sinistra va di moda riempirsi la bocca con Karl Popper. Il merito (o la colpa) è di “Cattiva maestra televisione”: un fortunato libricino scritto da Giancarlo Bosetti, all’epoca vicedirettore dell’Unità, nel 1994. Guarda caso, in coincidenza con l’entrata in politica di Silvio Berlusconi. Poco importa che le preoccupazioni di Popper fossero rivolte innanzitutto ai bambini e ai rischi che corrono davanti al piccolo schermo. Di Popper si volle capire solo che, per lui, chi possiede le televisioni è un potenziale dittatore. Nell’immaginario di buona parte della sinistra italiana il filosofo austriaco divenne così un nemico del loro peggior nemico, insomma un compagno di strada, subito adottato con l’entusiasmo dei neofiti (...)."

Fausto Carioti, su Libero. Leggi tutto l'articolo su A Conservative Mind.

giovedì 8 novembre 2007

The Greatest Scam in History

Fatto: il fondatore del Weather Channel, John Coleman, scrive un articolo in cui denuncia la psicosi del global warming come "la più grande truffa della storia".

Ipotesi 1: la notizia, clamorosa, viene rilanciata dai maggiori organi di stampa.

Ipotesi 2: poveri illusi.

"E' la più grande truffa della storia. Sono stupefatto, disgustato e fortemente offeso. Il global warming è una truffa. Qualche scienziato senza scrupoli con ambizioni politiche ha manipolato dati scientifici raccolti nel lungo periodo per creare l'illusione di un riscaldamento globale rapido. Altri scienziati, dello stesso genere di environmental whacko sono arrivati a supportare ed estendere la "ricerca" per potenziare ulteriormente questi allarmi totalmente infondati. I loro amici nel governo hanno indirizzato dalla loro parte una quantità gigantesca di fondi per mantenere in vita il movimento. Poi hanno preteso di aver raggiunto un consenso generalizzato.

Estremisti ambientalisti e noti esponenti politici hanno fatto squadra con registi cinematografici e giornalisti liberal per creare questo selvaggio scenario "scientifico" che descrive una civiltà minacciata dalle conseguenze ambientali del global warming, a meno che non si aderisca alla loro agenda radicale. Oggi la loro scienza, ridicola e manipolata, è stata accettata come un fatto ed è diventata la pietra angolare di CNN, CBS, NBC, partito democratico, governatore della California, maestri di scuola e, in molti casi, coscienziosi cittadini ben informati ma molto ingenui. Soltanto ad un reporter della ABC è stato permesso di contrastare la frenesia sul global warming con un documentario di 15 minuti.

Io non mi oppongo all'ambientalismo. Non mi oppongo alle posizioni politiche di alcun partito. Ma il global warming (o climate change) non è ambientalismo o politica. E non è una religione. Non qualcosa in cui si "crede". E' scienza: la scienza della meterologia. Questo è il settore di cui mi sono occupato per tutta la vita. E vi dico che il global warming è un non-evento, una crisi costruita a tavolino, una truffa colossale (...).

Ho letto dozzine di ricerche scientifiche. Ho parlato con numerosi scienziati. Ho studiato. Ho riflettuto sul problema e sono consapevole di avere ragione. Non c'è nessun pericolo reale causato dal climate change. L'impatto umano sul clima non è catastrofico. Il nostro pianeta non è a rischio. Sono sbigottito dal glamour dei media, dalle sciocchezze politically correct e dal rude rifiuto di ascoltare qualsiasi argomento contrario da parte del Grande Sacerdote del global warming. Nel tempo, tra un decennio o due, questa oltraggiosa truffa sarà ovvia per tutti.

Leggi la versione integrale dell'articolo (in inglese) su Icecap.

h/t: Newsbusters.org, Il Mango di Treviso.

mercoledì 7 novembre 2007

Giuliani: arriva l'endorsement di Pat Robertson

Pat Robertson, una delle più influenti figure del mondo evangelico statunitense e del movimento social conservative, ha annunciato pubblicamente il proprio endorsement a favore di Rudolph Giuliani. Si tratta di una svolta clamorosa nella corsa per le primarie repubblicane, destinata a sconvolgere le ferme certezze di chi continua a credere che il GOP sia diviso, con chirurgica precisione, tra destra religiosa e moderati "laicisti". Le cose, naturalmente, non stanno così. E l'endorsement di Robertson, proprio come quello - ormai scontato - di Sam Brownback a favore di John McCain, è soltanto l'ennesima dimostrazione di quanto siano limitate ed imprecise le categorie utilizzate dagli analisti italiani (ed europei, in genere) per descrivere le dinamiche della politica statunitense.

Aspettiamoci, ora, un'ondata di commenti che descriveranno Giuliani come "servo sciocco della destra religiosa" o come "agente prezzolato della reazione". Gli autori di queste invettive saranno, molto probabilmente, gli stessi personaggi che fino a ieri consideravano Rudy come un "maniaco filo-abortista" o come un "travestito amico degli omosessuali".

Round-Up: Captain's Quarters, Power Line, Michelle Malkin, The Jawa Report, Sister Toldjah, National Review, Hot Air, Spin Cycle, QandO, The Astute Blogger, JammieWearingFool, Outside the Beltway.

martedì 6 novembre 2007

Ron the Fundraiser

Sarà anche molto staccato nei sondaggi (almeno per ora), ma non c'è dubbio che Ron Paul stia insegnando a molti candidati repubblicani come si fa fundraising, soprattutto su Internet. Ieri, sull'onda del Guy Fawkes Day (avete visto il film "V for Vendetta"?), Paul ha raccolto 4,2 milioni di dollari in un solo giorno, sfiorando le performance di Hillary Clinton e Barack Obama nei mesi scorsi. Comunque la si pensi sul congressman texano (e qui lo consideriamo il migliore in politica interna e il peggiore in politica estera), si tratta di un dato oggettivamente impressionante. UPDATE. Sullo stesso argomento (in italiano): Creez Dogg in tha Houze.

Round-Up: QandO, Reason Magazine, Flopping Aces, RealClearPolitics, Eunomia, The American Mind, The Politico. UPDATE: Patrick Ruffini, Outside The Beltway, National Review, PoliBlog, The Corner, Ankle Biting Pundits, Vox Popoli.

lunedì 5 novembre 2007

Le vittime di Che Guevara

Un poster. Un semplice poster in cui l'immagine dello schiavetto castrista più famoso del pianeta è composta con le immagini, più piccole, delle sue vittime. Le vittime di Che Guevara, appunto. Il Washington Times anticipa l'ultima - splendida - iniziativa della Young America's Foundation che sarà presentata in occasione della Freedom Week, la commemorazione annuale del crollo del muro di Berlino organizzata dalla YAF il 9 novembre. Il poster, ideato dal presidente della YAF, Ron Robinson e disegnato da Jonathan Briggs, verrà distribuito negli oltre cento college e campus che daranno vita ad eventi collegati alla Freedom Week. Le immagini delle vittime della popstar comunista sono state raccolte dalla YAF grazie all'aiuto di Humberto Fontova, autore di "Exposing the Real Che Guevara and the Useful Idiots Who Idolize Him".

Round-Up: The Jawa Report, Gateway Pundit, Hot Air, JammieWearingFool, Michelle Malkin.

martedì 30 ottobre 2007

Self-Obsessed

"Quando si parla di riflessione su se stessi, Obama è un overachiever. A 46 anni ha già scritto due libri di memorie, quando la maggior parte degli uomini pubblici, alla fine della carriera, sono fortunati ad averne scritto uno".
Uno stratosferico Rich Lowry, sulla National Review Online, scrive finalmente la verità, tutta la verità, sull'uomo politico più sopravvalutato della storia dell'umanità. E sulla sua insular, self-obsessed campaign.

The Two-Man Race

Molto interessante l'analisi di Fred Barnes sulle primarie repubblicane, pubblicata nell'ultimo numero del Weekly Standard. In estrema sintesi, la tesi di Barnes è che soltanto Rudy Giuliani e Mitt Romney abbiano "scenari credibili" per la conquista della nomination. Romney punta tutto su Iowa e New Hampshire, nella speranza di ricevere dagli early states la spinta necessaria per affrontare South Carolina, Florida e SuperTuesday con una qualche chance di restare in piedi. La strategia di Rudy, invece, è opposta: non naufragare in Iowa e New Hampshire, sparare qualche cartuccia in South Carolina e puntare tutto su Florida e SuperTuesday (soprattutto in California, Illinois, New York e New Jersey).

Sono due strategie sensate (anche se a noi continua a sembrare molto più convincente quella di Giuliani), ma soprattutto si tratta degli unici due scenari con una qualche probabilità di avverarsi. E questo, in soldoni, rappresenta una pessima notizia sia per Fred Thompson che per John McCain.

venerdì 26 ottobre 2007

Rudy's Gurus

Norman Podhoretz, John R. Bolton, R. James Woolsey Jr., Anthony C. Zinni, Charles Hill, Michael Boskin, Shelby Steele, Thomas Sowell, Jack Keane, Frederick W. Kagan... Benjamin Wallace-Wells, sul Washington Post, traccia una mappa dettagliata del Rudy's think-tank. Da leggere con attenzione (tenendo sempre conto che si tratta del Post).

Comfortable

Se ci riesce Sam Brownback, ci possono riuscire tutti.

giovedì 25 ottobre 2007

The Only One

Ultimo sondaggio Quinnipiac sulla Florida. Tutti i dettagli su Italian Bloggers for Giuliani 2008.

Debunked. Again

Ricordate lo "scoop" di questa estate pubblicato da The New Republic? Quello in cui Scott Thomas Beauchamp, un soldato/scrittore di stanza in Iraq (sposato con una redattrice di TRN) raccontava in prima persona le peggiori nefandezze compiute dai militari statunitensi a Baghdad? Un'inchiesta interna dell'esercito aveva già demolito tutta la storia. Ma ieri c'è stato l'ennesimo colpo di scena: il Drudge Report ha pubblicato (solo per qualche ora, ma su The Corner hanno fatto in tempo a salvare tutto) la trascrizione di una inquietante telefonata tra Beauchamp e Franklin Foer (il direttore della rivista). Forse non si tratta di una vera e propria confessione, come hanno scritto molti blogger della destra americana (sempre su The Corner, però, le argomentazioni di Mark Steyn sono particolarmente convincenti), ma di sicuro né il fantasioso reporter né, soprattutto, Foer fanno una splendida figura davanti all'opinione pubblica. Chissà perché, ma non siamo affatto sconvolti dalla notizia.

Round-Up: The Corner, The Van Der Galiën Gazette, Gates of Vienna, Patterico's Pontifications, The Jawa Report, Blogs for Bush, A Blog For All, Power Line, The American Mind, Redstate, QandO, Neocon News, Wizbang, Macsmind, Riehl World View, Sister Toldjah, Hot Air, Ace of Spades HQ, Obsidian Wings, Flopping Aces, Confederate Yankee, BlackFive, Protein Wisdom, Blue Crab Boulevard, Mediabistro, Little Green Footballs, Michelle Malkin, Captain's Quarters.

Adulthood

Alessandro Gisotti, su L'Occidentale, è sostanzialmente pessimista sul futuro immediato del Grand Old Party. Ma Daniel Henninger, nella pagina degli editoriali del Wall Street Journal, indica una possibile via d'uscita. A patto che "Mr. Giuliani and the religious right can reach some shared understanding of political and personal adulthood". Difficile, ma tutt'altro che impossibile.

UPDATE. Da XXI Century Blog, un buon round-up (in italiano) sulle primarie. Su RDM20, la traduzione di un articolo su Rudy, Bush e i neocon scritto da Daniel Pipes per il Jerusalem Post.

mercoledì 24 ottobre 2007

Shades of Gray

"Sebbene gli attivisti tentino di incasellare i candidati alla presidenza, come Rudy Giuliani, in una specifica fazione, oggi le convinzioni sono molto più sfumate. Non è più un dibattito in bianco e nero". Rudy e l'aborto: quello che non vogliono farvi sapere. Michael Medved su USA Today.

Global Flip-Flopper

Harry Reid, leader della maggioranza democratica al Senato (e utterly buffoon, come lo chiama Hugh Hewitt), ha dichiarato - durante un'improvvisata conferenza stampa - che il global warming è la causa principale degli incendi che stanno sconvolgendo in queste ore la California. Sei domande più tardi, lo stesso Reid ha negato che il global warming sia in qualche modo collegato con gli incendi. Dal blog di Hugh Hewitt su Townhall, la registrazione audio.

Round-Up: Sister Toldjah, Take Our Country Back, Blue Crab Boulevard, FreeSpeech.com, Betsy's Page, Say Anything.

Skeptical Elephants

Titolo del Los Angeles Times: "Giuliani non convince i repubblicani". Sondaggio del Los Angeles Times: Giuliani 32%, Thompson 15%, McCain 13%, Romney 11%, Huckabee 7%. E meno male che non sono convinti...

UPDATE. Le ultime quote dai bookmaker di InTrade: Giuliani 44.0%, Romney 23.6%, Thompson 11.7%, McCain 7.0%, Paul 6.5%, Huckabee 5.0%.

crossposted @ Italian Bloggers for Giuliani 2008

San Diego is Burning

San Diego brucia. Gli ultimi sviluppi da un blogger californiano di TocqueVille, Dumb Ox News. La mappa degli incendi sul sito del Los Angeles Times.

Arrestate il vandalo!

Il blog dell'Anarca, da leggere fino in fondo.

martedì 23 ottobre 2007

Avanti il prossimo

In principio, John McCain avrebbe dovuto fare un solo boccone di Rudolph Giuliani, l'uomo-che-non-potrà-mai-vincere-le-primarie-repubblicane. Ed è durato lo spazio di qualche mese.

Poi, crollata la candidatura di McCain, è stato il turno di Mitt Romney, il mormone che piace tanto ai cristiani che non sopportano i mormoni. Mitt è un bell'uomo, assomiglia ai presidenti che si vedono nei film, piaceva all'establishment del GOP e raccoglieva un sacco di soldi in giro. Rudy era spacciato. Ed è durato lo spazio di qualche settimana.

Svanito Romney dai radar dei sondaggisti, è stato scoperto Fred Thompson. Un attore (come Reagan!), un vero conservatore (come Reagan!), un anti-abortista che finanzia le lobby abortiste (come Reagan?), un ex senatore (come Reagan?) annoiato da Washington: Rudy non aveva scampo. Ed è durato lo spazio di qualche giorno: il tempo di accendere la tv, vedere Big Fred senza Law&Order e archiviare la pratica.

Adesso, con Rudy in testa nei sondaggi fin dalla notte dei tempi, è arrivato il momento dell'ultimo sfidante: Mike Huckabee. Si dice, si mormora, si sussurra che sia lui il candidato-preferito-dai-conservatori. Altro che quel transessuale dell'America's Mayor! Durerà lo spazio di qualche secondo.

Scomparso il buon Mike (che è un ottimo candidato, per carità), sarà il caso di concedere qualche nanosecondo anche a Ron Paul, se non altro per par condicio. Ma poi fateci una cortesia: aprite gli occhi, mandate giù il rospo (dovremmo essere abituati a ben altro) e iniziamo ad esorcizzare il male assoluto.

lunedì 22 ottobre 2007

Louisiana On My Mind

Gli elettori della Louisiana cacciano a pedate i democratici nell'elezione per il governatore. Contro molte delle previsioni, il 36enne repubblicano Bobby Jindal evita il ballottaggio e, con il 53% dei voti, sbaraglia una concorrenza guidata dal democratico Walter J. Boasso (18%). Alla faccia di chi, anche in Italia, continuava a ripetere che i cittadini dello stato ce l'avevano a morte con Bush (e il GOP) per il disastro di Katrina. Adesso, andateglielo a spiegare all'ex governatore (democratico) Kathleen Blanco. E ora l'obiettivo è lei. Realignment is here, baby...

No Logo, No Brain

In questi minuti, sul sito del Corrierino, è in corso una videochat con Naomi Klein - autrice di No Logo (la bibbia dei no-global) e del più recente Shock Economy (libruccio anti-liberista di cui ci occuperemo nei prossimi giorni). Noi non abbiamo tempo per partecipare a questa carnevalata (qualcuno deve pur lavorare per ingrassare gli sfruttatori neoliberisti del capitalismo schiavista). Fateci un salto, se oggi avete molto tempo da perdere. Per invogliarvi a partecipare, ecco qualche estratto dall'elenco di intelligentissime domande fatte all'esponente neocomunista dai lettori del Corrierino.it.

- Quale tipo di democrazia sarebbe ideale per evitare i disastri del liberarismo economico? Graziano, Londra

- Lei pensa veramente che il neo-liberismo sia solo una forma politica? Non crede che sia la stessa natura strutturale del capitalismo quella di essere basata aul neo-liberismo? Manuel, Milano

- La ringrazio per ricordarci che il capitalismo ottocentesco, tanto in voga dopo la caduta del campo socialista, il cosiddetto libero mercato lungi dal risolvere i problemi globali li aggrava notevolmente. Non sarebbe meglio consumare meglio e consumare tutti? Saremmo anche più felici. Marco, Roma

- Beautiful. Sei una bellissima donna oltre a essere una bravissima professionista. Complimenti. Donato, Bari

- Volevo chiedere, secondo lei, e' possibilie creare una societa' dove la proprieta' privata non esiste, tipo quella anarchica? Un modello tipo che quello russo centralizzato, ma che non permetteva la proprieta' privata in una situazione di democrazia ( a differenza di quello russo ) e' attuabile? Mario, Milano

- Il capitalismo delle donne è diverso da quello dei maschi? Davide, Milano

- Dittatura capitalista. Dopo aver tenuto a precisare che non sono un'estremista di sinistra... Mi sembra che dopo il periodo storico delle dittature comuniste ci avviciniamo sempre piu` ad una dittatura del sistema capitalistico che punta a controllare la società in nome del solo profitto. Che ne pensa? Marco, Milano

- Il capitalismo si basa sull'egoismo, il comunismo sull'altruismo. Massimo Lanzilli, Napoli

- Dott. Kleine, come si può contrastare l'intervento di un Bush o di altri Presidenti di Nazioni democratiche, i quali dopo aver subito eventi disastrosi, fanno approvare dai loro Parlamenti e digerire ai propri concittadini, leggi che prima dell'evento disastroso erano improponibili? Antonio, Agrigento

The Right Poland

Il suo modello è Margaret Thatcher. Vuole introdurre la flat tax. E' contrario all'eutanasia, all'aborto, ai matrimoni gay. E' cattolico, anche se non praticante. Questo, in estrema sintesi, il ritratto di Donald Tusk fatto dal Corriere della Sera. Eppure la vittoria alle elezioni polacche del leader di Piattaforma Civica è stata interpretata come una sconfitta della destra. Ma se quella di Tusk non è destra, la destra cos'è?

giovedì 18 ottobre 2007

Black VeePee?

In un interessante articolo scritto un paio di giorni fa per The Politico, Jeremy D. Mayer analizza le possibili scelte per la candidatura repubblicana alla vicepresidenza. Un ottimo veepee, secondo Mayer, sarebbe Rudy Giuliani, se dovesse perdere le primarie e - soprattutto - se riuscisse ad adattare il suo ego a diventare il numero 2 del ticket. Parere positivo anche per Mike Huckabee. L'ex governatore dell'Arkansas avrebbe la capacità di rassicurare la destra religiosa senza però spaventare l'ala moderata del partito. "Né Mitt Romney, né John McCain - scrive Mayer - offrirebbero altrettanto come candidati alla vicepresidenza". Pollice verso, invece, per Fred Thompson, a causa della "pigrizia" dimostrata nei primi mesi della campagna elettorale.

La lista di Mayer è molto dettagliata: i senatori Dick Lugar (Indiana), John Cornyn (Texas), John Thune (South Dakota) e Lamar Alexander (Tennessee); i governatori Mark Sanford (South Carolina), Matt Blunt (Missouri) e Tim Pawlenty (Minnesota). Tutti maschi/bianchi, però, e questo potrebbe rappresentare un problema se Hillary Rodham Clinton o Barack Obama riuscissero - come sembra ormai molto probabile - ad imporsi in campo democratico. E qui le ipotesi si fanno più interessanti.

La senatrice Olympia Snow (Maine) potrebbe rappresentare un buon asset nel New England, ma è davvero troppo liberal per essere digerita dalla base del GOP. Luci ed ombre anche per la senatrice Kay Bailey Hutchison (Texas), per il governatore delle Hawaii Linda Lingle (divorziata, moderata, ebrea) e per la senatrice Lisa Murkowski (Alaska). A nostro avviso, poi, Mayer scarta con troppa fretta l'ipotesi Condoleezza Rice, le cui chance sarebbero state travolte dal "disastroso destino del gabinetto Bush".

Sono gli ultimi due nomi, però, a scatenare la fantasia facendo immaginare scenari imprevedibili. Il primo è Joseph I. Lieberman, senatore ex democratico (attualmente indipendente) del Connecticut, già candidato alla vicepresidenza nel 2000 in ticket con Al Gore. Lieberman è un "falco" (ebreo del nord-est) che ha rotto con i democratici sull'Iraq e sulla guerra al terrorismo. Secondo Mayer potrebbe aiutare il GOP in Florida, nel New Jersey e forse anche in Connecticut e a New York, diventando il primo candidato alla vicepresidenza nominato da due partiti diversi.

Escludendo Newt Gingrich (che in caso di vittoria di Giuliani rappresenterebbe la nostra prima scelta assoluta), di cui Mayer non parla affatto, l'ultimo nome della lista è quello più eccitante. Si tratta di Clarence Thomas, giudice (nero) della Corte Suprema la cui raccolta di memorie ("My Grandfather's Son") è uscita da qualche settimana nelle librerie americane. Intorno a questo libro - e intorno alla controversa figura di Thomas - si sta sviluppando un dibattito interessante sui cui sarà il caso di tornare in futuro. Per ora, è interessante notare come le voci su una sua possibile candidatura si stiano moltiplicando in questi giorni. E sarebbe la prima volta dal 1916 (Charles Evans Hughes, un altro repubblicano) che un giudice della Corte Suprema si dimette per puntare alla vicepresidenza. Secondo Mayer, "Thomas garantirebbe instant balance a qualsiasi ragazzotto bianco del GOP e costringerebbe i democratici a lottare per mantenere il 90% del voto nero, che ormai considerano come loro proprietà privata". Se Clarence Thomas riuscisse a conquistare appena il 25% di questo segmento elettorale, insomma, le speranze democratiche di conquistare la Casa Bianca nel 2008 sarebbero notevolmente ridimensionate. Purtoppo, per ora si tratta di fantapolitica.

martedì 16 ottobre 2007

Ridiculous

"Ridicolous". E' questo il termine usato da William M. Gray, uno dei più celebri studiosi internazionali di meterologia (e pioniere dei metodi di previsione per la formazione degli uragani), nel descrivere la teoria che ha aiutato Albert Arnold Gore Jr., detto Al, a vincere il Nobel per la pace. Proprio mentre il Comitato per il Nobel assegnava il premio all'ex vicepresidente americano, scrive il quotidiano australiano Sydney Morning Herald (via Jules Crittenden), il settantottenne professor Gray stava dando vita ad una infuocata conferenza alla University of North Carolina, nella quale - tra le altre cose - ha affermato che "gli essere umani non sono responsabili per il global warming" e che "queste ridicole teorie sono il frutto del lavoro di persone che non capiscono come funziona l'atmosfera".

"Stiamo facendo il lavaggio del cervello ai nostri bambini, che vanno a vedere il film di Gore e vengono riempiti di sciocchezze. E' ridicolo. Tra dieci o quindici anni ci renderemo conto della stupidità di tutto ciò: l'impatto umano sull'atmosfera è semplicemente troppo ridotto per avere effetti rilevanti sulla temperatura terrestre", ha dichiarato il professore di fronte ad una platea di circa 300 persone, in maggior parte professionisti del campo meterologico. "Quello che mi preoccupa maggiormente", ha concluso Gray, "è che i miei colleghi scienziati non facciano sentire la propria voce contro qualcosa che sanno essere sbagliato. Ma è vero che, se parlassero, perderebbero tutti i contributi che circolano oggi. A me questi contributi non interessano".

Un nesso tra esseri umani (o meglio, tra debolezze umane) e global warming, dunque, potrebbe esserci. Ma non è certo quello che cercano di contrabbandare Gore e i suoi pasdaran ambientalisti.

P.S. A proposito di Nobel "veri", invece, Epistemes.org ci spiega chi sono Hurwicz, Maskin e Myerson.