giovedì 11 ottobre 2007

Post Debate Round-Up

Occhi puntati su Fred Thompson, al suo debutto, durante l'ultimo dibattito televisivo in vista delle primarie repubblicane che si è tenuto ieri in Michigan (qui la trascrizione integrale).

Stephen Green, su Pajamas Media (via Nequidnimis), non si è fatto impressionare dal look tirato a lucido di Thompson: per lui Big Fred non è stato assolutamente all'altezza del Mitt & Rudy Show. Anche Roger L. Simon, su The Politico, è rimasto deluso dalla performance di Thompson, ma per lui Romney è andato molto peggio (bene, invece, Giuliani e McCain). Secondo Quin Hillyer, su Human Events, invece, Giuliani e Thompson si sono nettamente distinti dal resto dei candidati, soprattutto sui temi economici, tanto da poter essere considerati i veri vincitori del dibattito. Ed Morrisey, su Captain's Quarters, ha visto in Thompson il vincitore unico (e nel moderatore Chris Matthews il vero sconfitto). Dello stesso parere (su Thompson) Kathryn Jean Lopez su The Corner, a cui - comunque - non è dispiaciuto nessuno dei candidati. Esattamente il contrario di quello che pensa la maggioranza dei mainstream media (Steven Pearlstein sul Washington Post è soltanto un esempio).

Per sapere come il team di Thompson ha reagito al dibattito, vi consigliamo di leggere Byron York su The National Review. Mentre Jay Cost, su Real Clear Politics, non si sbilancia e vuole sentire l'opinione diretta dei simpatizzanti repubblicani che hanno assistito all'evento. Anche a Michael Goodwin, sul New York Daily News, Thompson è piaciuto. Ma nel suo articolo Goodwin sembra soprattutto interessato ad affossare Giuliani, come si conviene ad un ex del New York Times e della Columbia University. Sempre da sinistra, Noam Scheiber su The Plank (il blog di The New Republic), si è fatto un'idea piuttosto diversa: "Il dibattito (...) è andato come l'intera campagna elettorale negli ultimi mesi. Molta eccitazione per Fred Thompson, ma la vera sfida è stata tra Rudy Giuliani e Mitt Romney". Non è un caso, forse, se nell'ultimo ranking del National Journal sui candidati repubblicani Thompson è scivolato al terzo posto (davanti, nell'ordine, a McCain, Paul e Huckabee) scavalcato proprio dallo stesso Romney. Ah, già, Il numero uno è sempre Rudy.

UPDATE. Maria Luisa Rossi Hawkins, su Stelle a Strisce. Lettura obbligatoria.

martedì 9 ottobre 2007

Primarie GOP: nuovo sondaggio Gallup alla vigilia del dibattito in Michigan

Alla vigilia del dibattito televisivo tra i candidati repubbicani che si svolgerà stasera a Dearborn, in Michigan (e che per la prima volta vedrà la partecipazione di Fred Thompson), Gallup ha pubblicato i risultati del suo ultimo sondaggio sulle primarie GOP. I numeri di Gallup vedono Rudolph Giuliani consolidare il proprio status di front-runner, con il 32% dei consensi (+2% rispetto a metà settembre). Rudy aumenta il vantaggio nei confronti di Fred Thompson e John McCain, rispettivamente fermi al 20% (-2%) e al 16% (-2%). Lieve miglioramento, invece, per Mitt Romney, che passa dal 7% al 9%, senza però riuscire a sfiorare i livelli raggiunti all'inizio di agosto (14%) dopo lo straw-poll in Iowa. Mike Huckabee, infine, con il 7% (+3%) stacca definitivamente gli altri candidati "minori" e si propone come quinta forza a livello nazionale.

Le dinamiche della competizione interna al GOP sembrano essere rimaste piuttosto stabili fin dall'inizio di settembre. Con 12 e 16 punti percentuali di vantaggio sui diretti inseguitori, la posizione dell'America's Mayor sembra abbastanza tranquilla quando ormai mancano pochi mesi alle prime consultazioni elettorali: da luglio ad oggi, i consensi per Rudy sono sempre oscillati tra il 30% e il 34% (nei sondaggi Gallup).

Thompson continua ad avere una percentuale di "riconoscibilità" (63%) ancora inferiore a Giuliani (87%) e McCain (85%). E questo, nel medio periodo, potrebbe anche rappresentare un vantaggio. Big Fred, però, è distanziato nei "favorable ratings", in cui il suo svantaggio da Giuliani e McCain è, rispettivamente, del 19% e dell'8%.

Dal canto suo, McCain ha interrotto, almeno parzialmente, il trend negativo degli ultimi mesi, ma non sembra riuscire a tornare sui livelli dell'inizio 2007, quando era il front-runner del GOP insieme a Giuliani.

Malgrado un massiccio sforzo finanziario (e mediatico), la candidatura di Romney non riesce invece a decollare. E i suoi numeri sono pericolosamente vicini a quelli di un outsider puro come Huckabee. Encefalogramma piatto anche per Ron Paul, fermo al 2% malgrado una campagna elettorale molto innovativa su Internet (con ottimi risultati nel fundraising) e il fervore quasi mistico dei suoi sostenitori.

lunedì 8 ottobre 2007

Barry's Advice

"Let's grow up, conservatives. If we want to take this party back — and I think we can — let's get to work". Jennifer Harper, sul Washington Times, spiega perché le parole di Barry Goldwater - con cui il senatore dell'Arizona offrì il suo sostegno a Nixon durante la convention repubblicana del 1960 - possono essere un consiglio ancora utile, oggi, alla destra americana (e non solo).

State of Fear

E' ufficiale: i media clintoniani sono terrorizzati dalla prospettiva di uno scontro Hillary-Rudy per la Casa Bianca. E cercano in ogni modo di boicottare la candidatura di Giuliani alle primarie repubblicane, prima che sia troppo tardi. L'ultimo esempio è questo articolo di Michael Hirsh su Newsweek, che prova disperatamente ad accostare la "parolaccia del decennio" (neocon) all'America's Mayor, nel tentativo di far scattare l'equazione Bush=Neocon=Rudy=Bush. Orrore! Nel pacco regalo di Newsweek, naturalmente, non poteva mancare il solito attacco-spazzatura di Jonathan Alter, che racconta di come schiere di newyorkesi (gli stessi che hanno votato e ri-votato Giuliani) stiano tentando di spiegare ai loro sprovveduti amici redneck quanto sarebbe disastrosa la sua vittoria alle primarie.

Si tratta di letture altamente istruttive, perché ripercorrono pedissequamente i talking-points democratici su Rudy, dandoci la possibilità di intuire le traiettorie degli attacchi clintoniani nei prossimi mesi. Come scrivevamo in tempi non sospetti, il plot è già scritto: bisogna solo stabilire quali saranno le sue dinamiche nel tempo.

sabato 6 ottobre 2007

MVB

Siamo, ormai da qualche ora, alla postazione gestita da TocqueVille al primo meeting nazionale dei Circoli della Libertà. I nostri blogger stanno seguendo l'evento in diretta (i loro post li trovate qui, insieme allo streaming video in diretta). Per un'analisi politica compiuta ci sarà tempo, nei prossimi giorni, di tornare sull'argomento. Per ora ci limitiamo a fare qualche considerazione in ordine sparso.

1) Se i Circoli sono soltanto un "fenomeno mediatico", si tratta di un fenomeno particolarmente impressionante. Radunare ventimila persone di sabato pomeriggio a Roma, da tutte le parti d'Italia e di tutte le categorie sociali, non è qualcosa che riescono a fare i fantasmi. Almeno, non i fantasmi che ho conosciuto io.

2) La voglia di partecipazione dei cittadini alla politica, nel senso più nobile del termine, è ancora più impressionante. E si legge, senza troppi sforzi, sui volti delle persone,

3) La potenza di fuoco della nostra blogosfera irrompe, per la prima, in sala stampa. Gomito a gomito con i mainstream media (NextCon, Dall'Altra Parte, RDM20, The Mote in God's Eye, Il Giulivo, Upl, Valentina Meliadò, Mikereporter, Inyqua - oltre a Krillix e StarSailor in palese conflitto d'interessi). La rivoluzione parte anche da qui,

venerdì 5 ottobre 2007

Al Gore, 1992

Su Little Green Footballs (via Instapundit), un illuminante video del nuovo profeta dell'eco-pacifismo (all'epoca vicepresidente) che accusa George H. W. Bush di aver "ignorato i rapporti tra Saddam Hussein e il terrorismo internazionale" e i suoi "tentativi di entrare in possesso di armi di distruzioni di massa".

Taxman

Ho sempre avuto il sospetto che Gordon Brown somigliasse a qualcuno che avevo già visto.

Cash on Hand

Mitt Romney ha raccolto 18.5 milioni di dollari nel terzo quadrimestre della campagna elettorale (contro 11 di Rudy Giuliani, 9.3 di Fred Thompson e 6 di John McCain). A prima vista, sembrerebbe un distacco notevole: peccato che 8.5 milioni di dollari li abbia messi Romney di tasca sua. La vera cifra da tenere sott'occhio, comunque, è la quantità di denaro che i candidati non hanno ancora speso. E in questa classifica Rudy è in vantaggio con 16 milioni di dollari (contro 9 di Romney, 7 di Thompson e 3.6 di McCain).

Jokers

Paul Krugman e il New York Times. E i pagliacci sarebbero i conservatori... UPDATE: Commenti su The Corner e Gateway Pundit.

La mamma dei cretini

Un repubblicano su quattro (secondo Rasmussen Reports, via Coast to Coast) voterebbe per un "terzo partito pro-life" piuttosto che per Rudy Giuliani, scegliendo di fatto - come fece chi votò per Ross Perot nel 1992 e nel 1996 - una presidenza Clinton.

Un democratico su cinque (secondo Fox News, via Power Line) pensa che il mondo sarebbe un posto migliore se gli Stati Uniti perdessero la guerra in Iraq.

Earth to Fred

(...) Stop coasting, sir. Start sharpening your language. Start working on your delivery of formal speeches: What works in one-minute radio commentaries and on radio talk shows does not work from behind a podium. What works from the back of a pickup truck does not work in front of people in suits eating dinner.

Can you still win this nomination? Definitely. But right now you are squandering not just your own presidential aspirations, but the faith that conservatives put in you this past spring when you assured us that you were "the one." It's called "running" for the presidency, sir, and right now all you're doing is ambling. You can do better. And you better start soon.

Lettera aperta a Fred Thompson. Quin Hillyer, su The American Spectator.

mercoledì 3 ottobre 2007

Il diciassette porta bene

Sono 17 (diciassette) i punti percentuali di vantaggio di Rudy nell'ultimo sondaggio ABC News/Washington Post. I particolari su Italian Bloggers for Giuliani 2008.

martedì 2 ottobre 2007

The Jesus-Hillary Machine

(...) Il gran capo della Jesus Machine, James Dobson, è irremovibile. Non si è mai trattenuto dal giudicare irricevibile la candidatura di Giuliani, così come quella di John McCain. I dubbi sul mormonismo di Mitt Romney e sulla sua recente, e sospetta, conversione ai temi sociali, portano a diffidare anche dell’ex governatore del Massachusetts. Non convince nemmeno Fred Thompson.
La "conferenza a porte chiuse del Council for National Policy" di cui ha scritto oggi Christian Rocca su Il Foglio (qui il link all'articolo su Camillo) sulla scia delle rivelazioni di WordNetDaily e Salon.com, fa senza dubbio riflettere chi ha a cuore le sorti della Right Nation. La destra religiosa, in sostanza, avrebbe deciso di "scomunicare" Rudolph Giuliani, minacciando addirittura la creazione di un terzo partito nel caso in cui Rudy riuscisse a conquistare la nomination per il GOP. Ora, che i social conservatives siano insoddisfatti delle candidature espresse, fino ad oggi, dal campo repubblicano è perfettamente legittimo (anche se, a nostro avviso, nel caso dell'America's Mayor si tratta di una presa di posizione ideologica poco ancorata alla realtà dei fatti). Sempre legittimo, ma assai più incomprensibile e ai limiti del masochismo, invece, è che alcuni "portavoce" di una delle fazioni che compongono la big tent del GOP si prendano la responsabilità di spianare la strada alla candidatura di Hillary-pure-evil-Rodham-Clinton alla Casa Bianca soltanto perché gli attuali front-runner repubblicani, a loro giudizio, soddisfano soltanto "due requisiti su tre" della piattaforma classica del partito.

Qualcuno dovrebbe insegnare a questi signori (e magari anche a qualche figuro di casa nostra) che la politica è sempre una "scelta del male minore". E che in un mondo perfetto potremmo avere la soddisfazione di disegnare un candidato ideale ed accompagnarlo per mano nelle sue mirabolanti e fantastiche avventure, mentre in questo mondo imperfetto in cui ci ritroviamo a vivere, l'obiettivo deve essere quello di cercare il candidato-meno-imperfetto con le maggiori chance di vittoria.

Chi scrive, sostiene ferocemente la candidatura di Giuliani alle primarie del GOP, malgrado alcuni punti di contrasto con la sua storia politica e la sua piattaforma elettorale (soprattutto sull'interpretazione del secondo emendamento e parzialmente sull'aborto). Ma, parliamoci chiaro, mi basta sentire l'odore di Hillary per iniziare a sentire l'irrefrenabile impulso di fornicare con Rudy. Alla francese.

Ray of Hope

"It's not easy being a Republican in Massachusetts". La sfida impossibile di Jim Ogonowski nella Repubblica Popolare del Massachusetts, raccontata da Reid Wilson su Real Clear Politics.

Le due Birmanie

La prima è quella reale, della violenza e dell'intimidazione, dei morti sull'asfalto, dei sequestri, dello stato-carnefice, del lamento silenzioso. Questa Birmania è destinata a scomparire presto dalle prime pagine dei giornali e dai pensieri dei molti improvvisati sostenitori della causa. La seconda è quella immaginaria, dell'ONU e dei suoi inviati, della diplomazia da salotto, del cinismo e del compromesso con gli aguzzini di un popolo stremato. Questa è la Birmania che prevarrà, tra simposi e tavole rotonde, tra inviti alla moderazione e destructive engagement. (continua)

Enzo Reale su 1972.

lunedì 1 ottobre 2007

Dick'ed!

(...) Hillary sarà comunque, molto probabilmente, il prossimo presidente. Ma c'è un solo modo per sconfiggerla: nominare un candidato le cui credenziali anti-terrorismo siano così profonde che - nel caso gli americani rinsaviscano, riacquistando consapevolezza della natura della minaccia che continuiamo a fronteggiare - possa prevalere nel novembre 2008. Ci sono solo due candidati di questo tipo: Rudy Giuliani e John McCain. Né Thompon né Romney si avvicinano a questo modello, neppure lontanamente.

Per Dick Morris (l'uomo che ha salvato la presidenza Clinton nel 1996 e che conosce Hillary come pochi altri), Fred Thompson non ha nessuna possibilità di diventare il prossimo presidente degli Stati Uniti. Lettura consigliata ai conservatori (di ogni tipo).

venerdì 28 settembre 2007

giovedì 27 settembre 2007

Operation Granite State

Secondo l'ultimo sondaggio commissionato da CNN alla New Hampshire University, Rudolph Giuliani ha praticamente recuperato tutto lo svantaggio accumulato nel Granite State in questi mesi nei confronti di Mitt Romney. Il sondaggio vede Romney al 25% e Giuliani al 24%. I due front-runner sono inseguiti da John McCain al 18% e da Fred Thompson al 13%. A luglio, il vantaggio di Romney era di 14 punti percentuali.

Electability

Secondo il Daily Telegraph (via QandO), la candidatura di Hillary potrebbe costare la Casa Bianca al partito democratico. In un memo interno arrivato misterioramente sul desk del Washington Post, infatti, un sondaggio commissionato a Lake Research (istituto di provata fede democratica) vede l'ex First Lady - e, in misura minore, anche il suo principale concorrente, Barack Obama - soccombere di almeno dieci punti percentuali in 31 swing districts. Da queste parti lo abbiamo già detto e lo ripeteremo fino alla nausea: con Rudy (e solo con Rudy) la vittoria non è impossibile.

Hillary Rodham Kerry

William Kristol, sul Weekly Standard, racconta il flip-flop di Hillary sul Generale Petraeus.

Party Crasher

(...) Contrariamente a quello che candidati di entrambi i partiti possono pensare, la linea di divisione politica in America non corre tra il GOP e le minoranze. Per la maggior parte degli americani, non corre neppure tra Repubblicani e Democratici, o in quell'invenzione dei media che è "stati-blu-contro-stati-rossi". La vera divisione è tra gli americani che pagano le tasse e lavorano duramente - di entrambi i partiti e di ogni razza - e un sistema permanentemente in trincea, quello di Washington, progettato per servire i propri bisogni e non quelli del popolo americano.
Newt Gingrich contro tutti, sulle colonne del New York Post.

venerdì 21 settembre 2007

Rudy & Maggie

Su The Mote in God's Eye e Italian Bloggers for Giuliani 2008.

25 traditori

Il Senato statunitense ha approvato - 75 a 25 - un emendamento di condanna nei confronti di MoveOn.org, che lo scorso 10 settembre ha acquistato (con i soldi di Soros) una infame pagina pubblicitaria per insultare il generale Petraeus poche ore prima della sua testimonianza di fronte al Congresso. I senatori che hanno espresso voto contrario appartengono tutti, naturalmente, al partito democratico. Via Captain's Quarters, pubblichiamo la lista dei 25 traditori. Una di loro (indovinate chi?) sarà il candidato del partito alle presidenziali del 2008. Un altro è stato il candidato nel 2004. Qualcuno ha ancora dei dubbi?

Akaka (D-HI)
Bingaman (D-NM)
Boxer (D-CA)
Brown (D-OH)
Byrd (D-WV)
Clinton (D-NY)
Dodd (D-CT)
Durbin (D-IL)
Feingold (D-WI)
Harkin (D-IA)
Inouye (D-HI)
Kennedy (D-MA)
Kerry (D-MA)
Lautenberg (D-NJ)
Levin (D-MI)
Menendez (D-NJ)
Murray (D-WA)
Reed (D-RI)
Reid (D-NV)
Rockefeller (D-WV)
Sanders (I-VT)
Schumer (D-NY)
Stabenow (D-MI)
Whitehouse (D-RI)
Wyden (D-OR)

The Bounce Is Over

Anche per Rasmussen Reports, Fred Thompson torna sulla terra (+1% su Giuliani). Mentre per Gallup (+8%), Pew Research (+11%), Fox News (+12%) e Cook/RT Strategies (+8%), il vantaggio di Rudy è ancora consistente.

lunedì 17 settembre 2007

L'autunno (caldo) di Tocqueville

Dopo la splendida esperienza di qualche giorno fa ad Atreju 07, dove i nostri blogger hanno offerto un servizio unico di informazione in tempo reale, anche nelle prossime settimane TocqueVille continuerà ad essere presente ovunque il mondo liberale e conservatore sia in grado di dare testimonianza di vitalità e capacità di aggregazione. Ecco un breve giro d'orizzonte sui prossimi appuntamenti in programma. Ma invitiamo tutti gli iscritti alla Città dei Liberi a scrivere alla nostra redazione (scrivi2[at]tocque-ville.it) per segnalarci appuntamenti locali o nazionali in cui la presenza di TocqueVille possa essere utile come strumento di informazione o di diffusione politica e culturale.

22 settembre 2007
TocqueVille aderisce alla manifestazione organizzata da Decidere.net a Roma, per dare un futuro alle pensioni e per dire "no" alla controriforma recentemente annunciata dal governo (sotto dettatura della sinistra comunista e del sindacato). Diamo appuntamento a tutti i nostri iscritti alle ore 16 in Piazza Fiume, a Roma, per una marcia che avrà come prima tappa la sede della CGIL in Corso Italia. Sono previsti, tra gli altri, gli interventi quelli di Benedetto della Vedova e Maurizio Sacconi. E hanno aderito diverse organizzazioni, da Forza Italia Giovani a think tank come l'Istituto Bruno Leoni, Menostato.it e Competere. Tutte le informazioni e il materiale da scaricare sono disponibili sul sito www.decidere.net.

6 ottobre 2007
TocqueVille sarà presente con un suo stand (con connessione internet wi-fi) alla prima convention nazionale dei Circoli della Libertà, che si svolgerà alla Fiera di Roma nel pomeriggio di sabato 6 ottobre. I blogger di TocqueVille avranno la possibilità di seguire la manifestazione in liveblogging e di esprimere in diretta la propria opinione sul "fenomeno" che sta scuotendo le fondamenta del centrodestra italiano.

crossposted at TQV

venerdì 14 settembre 2007

It Is Never Too Late

Good evening. In the life of all free nations, there come moments that decide the direction of a country and reveal the character of its people. We are now at such a moment.

In Iraq, an ally of the United States is fighting for its survival. Terrorists and extremists who are at war with us around the world are seeking to topple Iraq’s government, dominate the region, and attack us here at home. If Iraq’s young democracy can turn back these enemies, it will mean a more hopeful Middle East and a more secure America. This ally has placed its trust in the United States. And tonight, our moral and strategic imperatives are one: We must help Iraq defeat those who threaten its future and also threaten ours.

Eight months ago, we adopted a new strategy to meet that objective, including a surge in U.S. forces that reached full strength in June. This week, General David Petraeus and Ambassador Ryan Crocker testified before Congress about how that strategy is progressing. In their testimony, these men made clear that our challenge in Iraq is formidable. Yet they concluded that conditions in Iraq are improving, that we are seizing the initiative from the enemy, and that the troop surge is working.

The premise of our strategy is that securing the Iraqi population is the foundation for all other progress. For Iraqis to bridge sectarian divides, they need to feel safe in their homes and neighborhoods. For lasting reconciliation to take root, Iraqis must feel confident that they do not need sectarian gangs for security. The goal of the surge is to provide that security and to help prepare Iraqi forces to maintain it. As I will explain tonight, our success in meeting these objectives now allows us to begin bringing some of our troops home.

Since the surge was announced in January, it has moved through several phases. First was the flow of additional troops into Iraq, especially Baghdad and Anbar Province. Once these forces were in place, our commanders launched a series of offensive operations to drive terrorists and militias out of their strongholds. Finally, in areas that have been cleared, we are surging diplomatic and civilian resources to ensure that military progress is quickly followed up with real improvements in daily life.

Anbar Province is a good example of how our strategy is working. Last year, an intelligence report concluded that Anbar had been lost to Al Qaeda. Some cited this report as evidence that we had failed in Iraq and should cut our losses and pull out. Instead, we kept the pressure on the terrorists. The local people were suffering under the Taliban-like rule of Al Qaeda, and they were sick of it. So they asked us for help.

To take advantage of this opportunity, I sent an additional 4,000 marines to Anbar as part of the surge. Together, local sheiks, Iraqi forces, and coalition troops drove the terrorists from the capital of Ramadi and other population centers. Today, a city where Al Qaeda once planted its flag is beginning to return to normal. Anbar citizens who once feared beheading for talking to an American or Iraqi soldier now come forward to tell us where the terrorists are hiding. Young Sunnis who once joined the insurgency are now joining the army and police. And with the help of our provincial reconstruction teams, new jobs are being created and local governments are meeting again.

These developments do not often make the headlines, but they do make a difference. During my visit to Anbar on Labor Day, local Sunni leaders thanked me for America’s support. They pledged they would never allow Al Qaeda to return. And they told me they now see a place for their people in a democratic Iraq. The Sunni governor of Anbar Province put it this way: “Our tomorrow starts today.”

The changes in Anbar show all Iraqis what becomes possible when extremists are driven out. They show Al Qaeda that it cannot count on popular support, even in a province its leaders once declared their home base. And they show the world that ordinary people in the Middle East want the same things for their children that we want for ours — a decent life and a peaceful future.

In Anbar, the enemy remains active and deadly. Earlier today, one of the brave tribal sheiks who helped lead the revolt against Al Qaeda was murdered. In response, a fellow Sunni leader declared: “We are determined to strike back and continue our work.” And as they do, they can count on the continued support of the United States.

Throughout Iraq, too many citizens are being killed by terrorists and death squads. And for most Iraqis, the quality of life is far from where it should be. Yet General Petraeus and Ambassador Crocker report that the success in Anbar is beginning to be replicated in other parts of the country.

One year ago, much of Baghdad was under siege. Schools were closed, markets were shuttered, and sectarian violence was spiraling out of control. Today, most of Baghdad’s neighborhoods are being patrolled by coalition and Iraqi forces who live among the people they protect. Many schools and markets are reopening. Citizens are coming forward with vital intelligence. Sectarian killings are down. And ordinary life is beginning to return.

One year ago, much of Diyala Province was a sanctuary for Al Qaeda and other extremist groups, and its capital of Baquba was emerging as an Al Qaeda stronghold. Today, Baquba is cleared. Diyala Province is the site of a growing popular uprising against the extremists. And some local tribes are working alongside coalition and Iraqi forces to clear out the enemy and reclaim their communities.

One year ago, Shia extremists and Iranian-backed militants were gaining strength and targeting Sunnis for assassination. Today, these groups are being broken up, and many of their leaders are being captured or killed.

These gains are a tribute to our military, they are a tribute to the courage of the Iraqi security forces, and they are a tribute to an Iraqi government that has decided to take on the extremists.
Now the Iraqi government must bring the same determination to achieving reconciliation. This is an enormous undertaking after more than three decades of tyranny and division. The government has not met its own legislative benchmarks — and in my meetings with Iraqi leaders, I have made it clear that they must.

Yet Iraq’s national leaders are getting some things done. For example, they have passed a budget. They are sharing oil revenues with the provinces. They are allowing former Baathists to rejoin Iraq’s military or receive government pensions. And local reconciliation is taking place. The key now is to link this progress in the provinces to progress in Baghdad. As local politics change, so will national politics.

Our troops in Iraq are performing brilliantly. Along with Iraqi forces, they have captured or killed an average of more than 1,500 enemy fighters per month since January. Yet ultimately, the way forward depends on the ability of Iraqis to maintain security gains. According to General Petraeus and a panel chaired by retired General Jim Jones, the Iraqi army is becoming more capable, although there is still a great deal of work to be done to improve the national police. Iraqi forces are receiving increased cooperation from local populations. And this is improving their ability to hold areas that have been cleared.

Because of this success, General Petraeus believes we have now reached the point where we can maintain our security gains with fewer American forces. He has recommended that we not replace about 2,200 marines scheduled to leave Anbar Province later this month. In addition, he says it will soon be possible to bring home an Army combat brigade, for a total force reduction of 5,700 troops by Christmas. And he expects that by July, we will be able to reduce our troop levels in Iraq from 20 combat brigades to 15.

General Petraeus also recommends that in December, we begin transitioning to the next phase of our strategy in Iraq. As terrorists are defeated, civil society takes root, and the Iraqis assume more control over their own security, our mission in Iraq will evolve. Over time, our troops will shift from leading operations, to partnering with Iraqi forces, and eventually to overwatching those forces. As this transition in our mission takes place, our troops will focus on a more limited set of tasks, including counterterrorism operations and training, equipping and supporting Iraqi forces.

I have consulted with the Joint Chiefs of Staff, other members of my national security team, Iraqi officials, and leaders of both parties in Congress. I have benefited from their advice, and I have accepted General Petraeus’s recommendations. I have directed General Petraeus and Ambassador Crocker to update their joint campaign plan for Iraq, so we can adjust our military and civilian resources accordingly. I have also directed them to deliver another report to Congress in March. At that time, they will provide a fresh assessment of the situation in Iraq and of the troop levels and resources we need to meet our national security objectives. The principle guiding my decisions on troop levels in Iraq is “return on success.” The more successful we are, the more American troops can return home. And in all we do, I will ensure that our commanders on the ground have the troops and flexibility they need to defeat the enemy.

Americans want our country to be safe and our troops to begin coming home from Iraq. Yet those of us who believe success in Iraq is essential to our security, and those who believe we should bring our troops home, have been at odds. Now, because of the measure of success we are seeing in Iraq, we can begin seeing troops come home.

The way forward I have described tonight makes it possible, for the first time in years, for people who have been on opposite sides of this difficult debate to come together. This vision for a reduced American presence also has the support of Iraqi leaders from all communities. At the same time, they understand that their success will require U.S. political, economic and security engagement that extends beyond my Presidency. These Iraqi leaders have asked for an enduring relationship with America. And we are ready to begin building that relationship — in a way that protects our interests in the region and requires many fewer American troops.

The success of a free Iraq is critical to the security of the United States. A free Iraq will deny Al Qaeda a safe haven. A free Iraq will counter the destructive ambitions of Iran. A free Iraq will marginalize extremists, unleash the talent of its people, and be an anchor of stability in the region. A free Iraq will set an example for people across the Middle East. A free Iraq will be our partner in the fight against terror — and that will make us safer here at home.

Realizing this vision will be difficult, but it is achievable. Our military commanders believe we can succeed. Our diplomats believe we can succeed. And for the safety of future generations of Americans, we must succeed.

If we were to be driven out of Iraq, extremists of all strains would be emboldened. Al Qaeda could gain new recruits and new sanctuaries. Iran would benefit from the chaos and would be encouraged in its efforts to gain nuclear weapons and dominate the region. Extremists could control a key part of the global energy supply. Iraq could face a humanitarian nightmare. Democracy movements would be violently reversed. We would leave our children to face a far more dangerous world. And as we saw on September the 11th, 2001, those dangers can reach our cities and kill our people.

Whatever political party you belong to, whatever your position on Iraq, we should be able to agree that America has a vital interest in preventing chaos and providing hope in the Middle East. We should be able to agree that we must defeat Al Qaeda, counter Iran, help the Afghan government, work for peace in the Holy Land, and strengthen our military so we can prevail in the struggle against terrorists and extremists.

So tonight I want to speak to members of the United States Congress: Let us come together on a policy of strength in the Middle East. I thank you for providing crucial funds and resources for our military. And I ask you to join me in supporting the recommendations General Petraeus has made and the troop levels he has asked for.

To the Iraqi people: You have voted for freedom, and now you are liberating your country from terrorists and death squads. You must demand that your leaders make the tough choices needed to achieve reconciliation. As you do, have confidence that America does not abandon our friends, and we will not abandon you.

To Iraq’s neighbors who seek peace: The violent extremists who target Iraq are also targeting you. The best way to secure your interests and protect your own people is to stand with the people of Iraq. That means using your economic and diplomatic leverage to strengthen the government in Baghdad. And it means the efforts by Iran and Syria to undermine that government must end.

To the international community: The success of a free Iraq matters to every civilized nation. We thank the 36 nations who have troops on the ground in Iraq and the many others who are helping that young democracy. We encourage all nations to help, by implementing the International Compact to revitalize Iraq’s economy, by participating in the Neighbors Conferences to boost cooperation and overcome differences in the region, and by supporting the new and expanded mission of the United Nations in Iraq.

To our military personnel, intelligence officers, diplomats, and civilians on the front lines in Iraq: You have done everything America has asked of you. And the progress I have reported tonight is in large part because of your courage and hard effort. You are serving far from home. Our nation is grateful for your sacrifices and the sacrifices of your families.

Earlier this year, I received an e-mail from the family of Army Specialist Brandon Stout of Michigan. Brandon volunteered for the National Guard and was killed while serving in Baghdad. His family has suffered greatly. Yet in their sorrow, they see larger purpose. His wife, Audrey, says that Brandon felt called to serve and knew what he was fighting for. And his parents, Tracy and Jeff, wrote me this: “We believe this is a war of good and evil and we must win ... even if it cost the life of our own son. Freedom is not free.”

This country is blessed to have Americans like Brandon Stout, who make extraordinary sacrifices to keep us safe from harm. They are doing so in a fight that is just, and right, and necessary. And now it falls to us to finish the work they have begun.

Some say the gains we are making in Iraq come too late. They are mistaken. It is never too late to deal a blow to Al Qaeda. It is never too late to advance freedom. And it is never too late to support our troops in a fight they can win. Good night, and God bless America.

George W. Bush - 14/09/2007

mercoledì 12 settembre 2007

Atreju '07

Siamo arrivati allo stand di Tocqueville ad Atreju 07, la festa nazionale di Azione Giovani. Ottima atmosfera, come lo scorso anno. Sulla home page di TQV (in temporanea sostituzione della sezione "International") troverete tutti i post relativi alla festa, compresi quelli di liveblogging e videoblogging (che probabilmente partiranno domani).

Invitiamo tutti i cittadini e i lettori di Tocqueville a venirci a trovare, se passano da queste parti. Ci troveranno in compagnia dei nostri amici de La Testata, organo di stampa ufficiale di AG iscritto da tempo al nostro aggregatore.

Le vittime

“Ah, se la sinistra italiana fosse come quella americana…”. Quante volte avete sentito pronunciare una frase simile, negli ambienti vicini al centrodestra nostrano? La sensazione diffusa tra chi è immune al virus dell’anti-americanismo, infatti, è che in una nazione come quella statunitense, mai sfiorata dall’ideologia e dalla prassi comunista, la sinistra sia più digeribile di quella costruita, decennio dopo decennio, dagli orfani di Stalin e Togliatti. Una sinistra meno reazionaria e meno legata a pregiudizi anti-liberali ed anti-capitalistici. Una sinistra quasi normale, insomma. Forse è arrivato il momento di affermare che questa teoria - anche se suggestiva, non priva di qualche brandello di verità e, di questi tempi, perfino confortante - è stata falsificata dai fatti. E i fatti sono sostanzialmente due: il recount in Florida nelle elezioni presidenziali del 2000 e gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001. (continua su L'Occidentale)

giovedì 6 settembre 2007

Giavazzate editoriali

L'ingegner Giavazzi non se ne fa una ragione. Noi ci eravamo occupati della sua bizzarra fissazione qualche mese fa. Adesso, con l'uscita di un libro che ha già vinto il premio per il titolo più idiota del decennio ("Il liberismo è di sinistra"), tocca a La Voce del Padrone e Camelot Destra Ideale l'ingrato compito di analizzare le turbe mentali del guru del Corrierino. Due post da leggere.

mercoledì 5 settembre 2007

Primarie USA: il punto della situazione

Anche se qualcuno (come noi) ha preferito dedicare agosto all'ozio, la corsa verso la Casa Bianca non si è certo fermata per il caldo. E i sondaggi in vista delle primarie sono continuati ad uscire per tutta l'estate, regalando agli osservatori qualche elemento interessante d'analisi. Facciamo il punto della situazione a pochi mesi dalle prime tornate elettorali.

Il bluff Obama
Poche novità in campo democratico. Nei sondaggi usciti dalla fine di luglio in poi, Hillary Rodham Clinton è sempre in vantaggio su Barack Obama con un distacco superiore al 15%, dimostrando - se ce ne fosse stato ancora bisogno - come il fenomeno Obama sia soprattutto un caso di innamoramento collettivo da parte dei mainstream media, piuttosto che un fenomeno con solide radici nell'elettorato statunitense. Secondo Rasmussen Reports (che però non misura il grado di consenso per Al Gore), Obama sta addirittura per essere raggiunto da John Edwards. Negli ultimi sei sondaggi, Hillary ha un vantaggio che oscilla tra il +15% di American Research Group e il +21% di Gallup.

Media RCP: Clinton 37.4% Obama 21.4% Gore 13.3%, Edwards 11.6%.

Rudy davanti a tutti
Il candidato-che-non-può-vincere-le-primarie-repubblicane continua a dominare il campo repubblicano. Prima di agosto, soltanto Rasmussen vedeva in vantaggio Fred Thompson (che a giorni, finalmente, dovrebbe annunciare la sua candidatura) sull'ex sindaco di New York, mentre Hotline/FD registrava un sostanziale pareggio tra i due candidati. Secondo tutti gli altri sondaggisti Giuliani godeva di un vantaggio piuttosto netto. Oggi anche Rasmussen (+5%) e Hotline (+10%) sembrano essersi arresi all'evidenza. Alle spalle dei due front-runner, sta lentamente acquistando peso la candidatura di Mitt Romney (un potenziale suicidio per il GOP), che secondo Quinnipiac avrebbe addirittura scavalcato Thompson, mentre John McCain non sembra poter riuscire ad invertire la tendenza che lo vede in caduta libera da qualche mese. Negli ultimi sei sondaggi, il vantaggio di Giuliani oscilla tra il 5% di Rasmussen e il 15% di Fox News.

Media RCP: Giuliani 28.0% Thompson 16.3% Romney 14.0% McCain 10.8%.

Match-Up
Nei sondaggi sui potenziali scontri tra candidati repubblicani e democratici, il difficile stato di salute del GOP emerge vistosamente. I repubblicani perdono sistematicamente ogni testa-a-testa, con una sola - notevolissima - eccezione: Rudy Giuliani. L'America's Mayor, a differenza dei suoi colleghi di partito, riesce a contenere lo svantaggio entro i limiti del margine d'errore statistico con tutti i concorrenti democratici e si comporta particolarmente bene contro Hillary, con la quale è addirittura in vantaggio secondo Rasmussen, Battleground e Gallup.

Why the Conservatives Like Rudy

Perché Rudy Giuliani piace ai conservatori. Su Italian Bloggers for Giuliani 2008.

mercoledì 29 agosto 2007

Zuppa di Porro

Sulla scia di Krillix, diamo il benvenuto nella Città dei Liberi all'ultimo nato dei blog de Il Giornale. Parliamo di Zuppa di Porro, curato dal capo della redazione economica del quotidiano milanese, Nicola Porro, liberale e liberista puro e - soprattutto - nostro amico e collega fin dai tempi de L'opinione (quando ancora era un settimanale). Welcome to the jungle.

lunedì 27 agosto 2007

La lezione del Vietnam

"Vietnam" is not a "tragedy" but a betrayal. The final image of the drama – the U.S. helicopters lifting off from the Embassy roof with desperate locals clinging to the undercarriage – is an image not just of defeat but of the shabby sell-outs necessary to accomplish it. At least in Indochina, those who got it so horribly wrong – the Kerrys and Fondas and all the rest – could claim they had no idea of what would follow.

To do it all over again in the full knowledge of what followed would turn an aberration into a pattern of behavior. And as the Sirik Mataks of Baghdad face the choice between staying and dying or exile and embittered evenings in the new Iraqi émigré restaurants of London and Los Angeles, who will be America's allies in the years ahead? Professor Bernard Lewis' dictum would be self-evident: "America is harmless as an enemy and treacherous as a friend."

They wait for us to run again: Mark Steyn sull'Orange County Register.

lunedì 6 agosto 2007

Double Standard

Quando ci provano i democratici in North Carolina, sono "great news". Quando ci provano i repubblicani in California, è una "crackpot initiative".

Surge Shift

Secondo Michael Barone, la percezione dell'opinione pubblica americana sulla guerra in Iraq sta iniziando a cambiare: "Wars don't stand still".

sabato 4 agosto 2007

Freedom of Speech

Su Little Green Footballs, il video in cui - durante il raduno annuale dei Kossacks (sì, quello a cui parteciperà anche Hillary Rodham Clinton) - viene impedito ad un soldato in uniforme di esprimere un'opinione diversa da quella della marmaglia pacifista. Freedom of speech.

Debunked

Anche se il direttore di The New Republic, Franklin Foer, continua ad arrampicarsi sugli specchi (ammettendo, però, almeno un errore sostanziale), le perverse fantasie di "guerra" del soldato/scrittore Scott Thomas Beauchamp sono state ufficialmente smentite dall'inchiesta ufficiale dell'esercito. Un'altra vittoria della blogosfera (di destra) contro le sinistre menzogne dei mainstream media.

Round-Up: Confederate Yankee, Matt Sanchez, The Jawa Report, Hot Air, Weekly Standard, Townhall.com, Protein Wisdom, Wake up America.

venerdì 3 agosto 2007

Cheaters

Chi è ancora convinto che la sinistra americana sia meglio di quella europea farebbe bene a informarsi. Quello che è accaduto ieri notte al Congresso, non ha precedenti nella storia della democrazia a stelle e strisce. UPDATE. E fuori dal Congresso sono ancora peggio.

Round-Up: The Corner (NRO), Captain's Quarters, Power Line, Flopping Aces, Outside The Beltway, Blogs of War, Donklephant, Hot Air, Macsmind, Say Anything, The Sundries Shack, Iowa Voice, Eric Cantor.

Flying Saucers

Quando, tra pochi giorni, arriverà il mio compleanno, sapete cosa regalarmi. UPDATE. Il video qui (via Hit&Run).

martedì 31 luglio 2007

Traveggole

Forse abbiamo le traveggole. Nell'ultimo sondaggio dell'American Research Group, Rudolph Giuliani è in testa (per un soffio) sia in Iowa che in New Hampshire, recuperando in meno di un mese il 7-8% in entrambi gli stati a Mitt Romney e attirando quasi tutti i consensi degli elettori in fuga da John McCain (cosa che Fred Thompson riesce a fare soltanto in minima parte). Va ricordato, ai più distratti, che Rudy sta totalmente ignorando l'Iowa nella sua campagna elettorale e che soltanto negli ultimi giorni ha iniziato a fare capolino in New Hampshire. Niente male per l'uomo-che-non-può-vincere-le-primarie-repubblicane.

UPDATE. John Podhoretz su The Corner (il blog della National Review): "If he wins one of those two states, he will probably win the nomination."

Scary Story

Mission Accomplished

Il mondo è tornato ad essere un posto normale. Ricordate, qualche settimana fa, l'editoriale del New York Times (la password per leggerlo cercatela qui) che invocava il ritiro statunitense dall'Iraq? Il giorno dopo, giornali e telegiornali italiani avevano ripreso la "notizia" come se si fosse trattato di un annuncio ufficiale da parte della Casa Bianca. Analisti, commentatori e semplici passanti avevano detto la loro sull'argomento (provate a fare una ricerca veloce su google). E un solo concetto emergeva, solido come la roccia: se l'ha scritto il New York Times, ci deve essere qualcosa di vero; la guerra in Iraq è persa, il ritiro è vicino.

Ieri, lo stesso giornale ha pubblicato un editoriale molto più serio: frutto di una ricerca compiuta sul campo, direttamente nel triangolo sunnita iracheno, e non di elucubrazioni estive partorite nella calda estate di Manhattan; scritto da due analisti di un think-tank rispettabile, anche se un po' sinistrorso, e non da un esponente di quella gerontocrazia mediale che sta uccidendo la carta stampata indipendente. Questo editoriale, però, aveva un problemino di non poco conto, perché sosteneva una tesi diametralmente opposta a quella imperante nei bunker disfattisti dei mainstream media occidentali: la nuova strategia dell'amministrazione Bush in Iraq sta funzionando; la guerra si può vincere.

Osservare il diverso modo con cui questi due diversi editoriali - pubblicati dallo stesso quotidiano a distanza di appena qualche giorno - sono stati recepiti dal resto dei media è estremamente significativo per rendersi conto del grado, forse irreversibile (e spesso inconsapevole), di deviazione sinistra raggiunta dal mondo dell'informazione al di qua e al di là dell'Atlantico. In Italia, l'articolo di Michael E. O'Hanlon e Kenneth M. Pollack è stato semplicemente ignorato da giornali e telegiornali. Quando il NYT ha indicato the road home, al contrario, lo straordinario evento ha fatto bella mostra di sé per ore come "ultimora" di SkyTg24 e come titolo d'apertura di telegiornali, radiogiornali, giornali, testate online, blog più o meno autorevoli e bollettini parrochiali ciclostilati.

Negli Stati Uniti, i due analisti (che si dichiarano "duramente critici con l'amministrazione Bush"), sono stati invece trattati come due sfacciate cheerleader della Casa Bianca, pronti a vendere la propria integrità professionale per raccogliere le briciole del solito complotto pluto-giudaico-massonico di Cheney-Halliburton-CocaCola-McDonald's-Topolino. I toni di disprezzo raggiunti, in particolare, su alcuni blog della sinistra americana (ma non solo sui blog, provate a leggere Glenn Greenwald su Salon per esempio), è raccapricciante. Soprattutto se si considera che, effettivamente, O'Hanlon e Pollack non hanno in passato risparmiato giudizi assai pesanti nei confronti della Casa Bianca e della sua strategia in Iraq (McQ su QandO ha raccolto alcune "perle" molto interessanti).

Insomma, siamo alle solite: i mainstream media hanno faticosamente costruito dal nulla una rappresentazione della "realtà" (che stranamente coincide con quella delle fazioni più radicali della sinistra mondiale) modellata secondo le proprie sensibilità culturali e ideologiche. E cercano, con metodi che conoscono da decenni, di diffondere questo complesso intreccio di mezze verità, schiette bugie e giochi di specchi per alterare la percezione dell'opinione pubblica. Anzi, di un insieme di individui che si ostinano a chiamare opinione pubblica. Tutto quello che contribuisce a corroborare questa falsa rappresentazione della realtà è amplificato, diffuso, analizzato, lodato, vezzeggiato e benedetto. Tutto quello che, per un motivo qualsiasi, potrebbe contribuire a falsificare la Teoria è distrutto, vilipeso, azzannato, deriso, disprezzato o, molto più semplicemente, ignorato. Il coraggioso editoriale scritto dagli analisti della Brookings Institutions appartiene a questa seconda categoria. E come tale è stato trattato. Missione compiuta: il mondo, il loro mondo, è tornato ad essere un posto normale.

Bipartisan Round-Up (via memeorandum): The Newshoggers, Election Central, Power Line, Times of London, Althouse, Townhall.com, Reuters, The Atlantic Online, Winds of Change, The Belmont Club, NewsBusters.org, Right Wing Nut House, Liberty Street, Political Punch, The Carpetbagger Report, Villainous Company, Eschaton, No More Mister Nice Blog, rubber hose, Hot Air, TigerHawk, Wake up America, Commentary, BBC, Time, Lawyers, Guns and Money, Thomas P.M. Barnett, USS Neverdock, Taylor Marsh, Blackfive, The Strata-Sphere, Informed Comment, Gateway Pundit, National Review, Donklephant, Connecting.the.Dots, The Sundries Shack, Balloon Juice, JustOneMinute, Weekly Standard, Neptunus Lex, Clayton Cramer's Blog, Captain's Quarters, Flopping Aces, WILLisms.com, Jules Crittenden, UrbanGrounds, Blue Crab Boulevard, Betsy's Page, Right Wing News, QandO, PrairiePundit, Dr. Sanity, Macsmind, Dean's World, Transterrestrial Musings, Comments From Left Field, The Moderate Voice, TIME, The Young Turks, Sister Toldjah, INDCJournal, Telegraph, Salon, Norwegianity, NewsBusters.org, Open Left, Blackfive, PoliBlog, Grasping Reality.

lunedì 30 luglio 2007

Iraq: la disfatta dei disfattisti

Il mondo è davvero un posto strano. E adesso ci si mettono anche gli analisti della Brooking Institutions a confondere le idee a noi comuni mortali. Sì, perché alcuni esperti del think-tank americano (che non è certo un covo di neocon, anzi...) - come Peter W. Rodman, Michael E. O'Hanlon e Kenneth M. Pollack - si sono messi a scrivere editoriali, il primo per il Washington Post e i secondi due sul New York Times (sì, proprio il NYT), per spiegarci che la nuova strategia dell'amministrazione Bush in Iraq sta finalmente ottenendo risultati. Ma il giornale che ha deciso di pubblicare questa analisi non era per caso l'organo ufficiale dei disfattisti di tutto il pianeta?

UPDATE. Sullo stesso argomento (ma da fonte più affidabile del NYT), questo articolo di J.R. Dunn su The American Thinker è da leggere assolutamente.

Round-Up: TigerHawk, JustOneMinute, The Moderate Voice, Captain's Quarters, The Belmont Club, USS Neverdock, Townhall, Flopping Aces, Jules Crittenden, NewsBusters.org, WILLisms.com, QandO, Hot Air, Macsmind, Blue Crab Boulevard, Althouse, Sister Toldjah.

GOP YouTube Debate/ 2

Ed Morrisey, su Captain's Quarters, ha un'idea per uscire dallo stallo in cui si è infilata la discussione. Dan Riehl, poi, si chiede se è davvero necessario il filtro dei mainstream media per organizzare un video-dibattito online. E Jimmie, su Sundries Shack, fa un ulteriore passo in avanti. Sono tutte soluzioni praticabili, ma adesso è arrivato il momento di scegliere.

UPDATE. Su Future Shock, il video di Hot Air: "Don’t run away from the CNN/YouTube debate".

Round-Up: Mark Steyn, Patrick Ruffini, Hugh Hewitt, John Podhoretz, Michelle Malkin, Bryan Preston, Sister Toldjah, Kathryn Jean Lopez, Don Surber, Patterico's Pontifications, Hot Air, The Sundries Shack, Riehl World View, Balloon Juice, Heading Right, Roger Ailes.

Spirit of Iraq

Il semi-liveblogging di Iraq the Model sulla vittoria irachena nella Coppa d'Asia di calcio è, semplicemente, commovente.

Round-Up: Townhall.com, TBogg, SCSUScholars, Hot Air, Jules Crittenden, Wake up America, Michelle Malkin.

venerdì 27 luglio 2007

GOP YouTube Debate

Corre voce, sulla riva destra della blogosfera americana, che i front-runner delle primarie repubblicane - Rudolph Giuliani, Fred Thompson e Mitt Romney - non siano affatto intenzionati a partecipare al dibattito organizzato da CNN e YouTube che dovrebbe replicare, in campo repubblicano, l'esperimento già condotto con i candidati democratici.

Dopo aver visto qualche spezzone del dibattito democratico (domande stupide scelte in modo stupido, con una pacchiana sovra-rappresentazione dei temi preferiti dall'estrema sinistra), la nostra prima reazione è stata simile a quella di Hugh Hewitt (thumbs down). Sempre sul blog di Hewitt, però, Patrick Ruffini sostiene una posizione diametralmente opposta. E mette in guardia il GOP dal rischio di "perdere un'intera generazione di elettori".

Si tratta di un dilemma di non facile risoluzione, che presuppone una riflessione adeguata sul ruolo e le potenzialità dello strumento Internet nel campo della comunicazione e dell'informazione politica. Chi ha davvero a cuore le sorti della Right Nation, non solo negli Stati Uniti, dovrebbe iniziare ad interrogarsi su questioni del genere, che prima o poi, inevitabilmente, diventeranno di pressante attualità anche da noi. L'alternativa è ridursi a raccogliere le briciole mediatiche cadute dal piatto di qualcuno che, a sua volta, sta raccogliendo le briciole di un banchetto a cui non è stato invitato.

Robert A. Heinlein, un secolo dopo

Lo scorso 7 luglio, Robert A. Heinlein - padre della fantascienza classica e right-wing libertarian duro e puro - avrebbe compiuto un secolo di vita. Taylor Dinerman, nella pagina degli editoriali del Wall Street Journal, ricorda la sua eredità letteraria e politica. Come dicono sulla Luna: "There ain't no such thing as a free lunch!".

Su Future Shock, un tributo video.

TheNewRepublicGate

Se volete seguire da vicono l'ultimo blogswarm che sta travolgendo i media tradizionali (e in questo caso ultra-liberal, come The New Republic), vi consigliamo di partire dal round-up di Michelle Malkin. E date anche un'occhiata ad Ace of Spades HQ.

mercoledì 25 luglio 2007

Rudy, sempre lui

Ogni volta che la sua candidatura viene data per morta, Rudy Giuliani trova sempre il modo di smentire gli uccelli del malaugurio. Nell'ultimo sondaggio di Rasmussen Reports, l'unico istituto di ricerca che nei sondaggi sulle primarie repubblicane vedeva in vantaggio Fred Thompson nei confronti dell'ex sindaco di New York, Giuliani è riuscito a recuperare lo svantaggio che lo separava dal rivale. Secondo Rasmussen, Thompson e Giuliani sono oggi appaiati al 25% dei consensi, con un discreto margine su John McCain (12%) e Mitt Romney (11%). Soltanto una settimana fa, Thompson (27%) aveva 5 punti percentuali di vantaggio su Giuliani (22%).

Se Rasmussen fotografa una situazione di parità estremamente fluida, però, tutti gli altri istituti di ricerca continuano a registrare un vantaggio piuttosto consistente a favore di Rudy. Secondo il sondaggio di ABC/Washington Post pubblicato oggi, per esempio, Giuliani (34%) avrebbe addirittura un vantaggio di 18 punti su McCain (16%) e di 20 su Thompson (14%). Un distacco in crescita rispetto a un mese fa (32-19). Mentre secondo Fox News il distacco, anche se minore, resta comunque in doppia cifra, con Giuliani al 27% davanti a McCain e Thompson appaiati al 16%. Dieci punti di vantaggio per Giuliani (30%) su Thompson (20%), infine, secondo Gallup, con McCain (in calo) al 16%.

Molto buona, per Giuliani, anche la situazione nei singoli stati (ad eccezione di Iowa e New Hampshire, esclusi deliberatamente dalla campagna con una scelta strategica quasi inedita). Giuliani è in vantaggio in Florida secondo Rasmussen (+1%), American Research Group (+6%), Strategic Vision (+6%) e Quinnipiac (+12%). Secondo la CNN, poi, Giuliani sarebbe favorito (+8%) anche in South Carolina, stato in cui soprattutto Romney sta puntanto molte delle sue carte e che per lungo tempo ha rappresentato uno dei punti di forza di McCain. Se poi qualcuno avesse ancora dei dubbi sulle reali possibilità di Rudy nelle primarie del GOP, ricordiamo che ci sono stati - come il New Jersey - in cui il vantaggio di Giuliani oscilla tra il 30 e il 35%. Niente male per un candidato che, secondo molti autorevoli analisti, non aveva nessuna possibilità di conquistare i cuori degli elettori repubblicani.

sabato 21 luglio 2007

President Cheney

Oggi Dick Cheney sarà presidente degli Stati Uniti per almeno due ore, mentre George W. Bush si sottoporrà ad un intervento chirurgico di routine (una colonoscopia). Gateway Pundit avrebbe un paio di (buone) idee su come sfruttare questa opportunità.

Good News, Bad News

Questo è un cattivo segnale. Questo è meglio.

mercoledì 18 luglio 2007

Troppo poco, troppo tardi

No, ministro Bonino, non pensi di cavarsela così. Questa volta non le basterà certo la solita sceneggiata per farci dimenticare il passato. Il suo aut aut - vero o presunto - a Prodi sulle pensioni arriva troppo tardi. Dopo Capezzone, che già era abbondantemente fuori tempo massimo, e perfino dopo Rutelli, ormai campione conclamato del riformismo all'amatriciana. Una medaglia di bronzo che non le servirà a nulla, neppure a ritardare l'estinzione elettorale (e finanziaria) dei Radicali italiani.

Insieme a Pannella, durante la campagna elettorale del 2006, aveva giurato che i compagni della Rosa nel Pugno (a proposito, che fine hanno fatto?) sarebbero stati gli "ultimi giapponesi dell'utopia prodiana". In nome della fedeltà alla coalizione, insomma, la RnP si sarebbe dovuta scordare le battaglie liberiste contro la mafia dei sindacati, che pure avevano attirato tanti potenziali sostenitori negli anni Novanta. Per favorire l'alternanza per l'alternativa, secondo una delle formule pannelliane più incomprensibili del dopoguerra, i radicali italiani avrebbero dovuto scendere a patti (e che patti!) con comunisti, post-comunisti, teodem, pasdaran ambientalisti, mastini giustizialisti, statalisti in ordine sparso e vassalli della triplice. E così è stato, almeno per questi primi mesi di utopia prodiana.

Adesso, però, caro ministro Bonino, lei vorrebbe scendere in corsa dall'automobile lanciata contro il muro - solidissimo - dell'opinione pubblica. Troppo semplice. E troppo tardi. Decenza vorrebbe che lei, insieme al suo deus ex machina, si assumesse le responsabilità (gravissime) della scelta di campo compiuta. Dall'alto del ridicolo risultato elettorale ottenuto con la RnP, i radicali hanno di fatto consegnato il paese alla maggioranza (?) di sinistra-centro guidata da Prodi. Ed è proprio lì che dovrebbero restare, ben nascosti nella giungla, a fare - seriamente - gli "ultimi giapponesi" dell'ex presidente dell'Iri. Fino ad estinzione completa.

Da leggere:
Phastidio.net - Teneteli, o si dimettono
Perla - Bonino? Senza offesa: ma vaffà
Carlo Panella - Doroteismo radicale
RDM20 - Affanni radicali
Nequidnimis - E il treno va...

martedì 17 luglio 2007

Primarie USA: sondaggio Gallup

Molto interessante, malgrado le apparenze, l'ultimo sondaggio Gallup sulle primarie repubblicane e democratiche. Dietro al titolo molto neutrale scelto per la pubblicazione online ("2008 Nomination Contests Holding Steady With Clinton and Giuliani on Top"), infatti, i numeri del celebre istituto di ricerca statunitense offrono più di uno spunto di riflessione.

1) Dopo mesi di dominio incontrastato in campo democratico, l'appeal di Hillary Rodham Clinton sembra essere in lieve flessione. L'ex First Lady, infatti, vede scendere il suo vantaggio su Barack Obama dal 16% (37-21) al 9% (34-25). Questa variazione, per Gallup, è "statisticamente insignificante". E, tecnicamente, è proprio così, visto che si tratta uno spostamento inferiore al margine d'errore statistico. Non può non colpire, però, il fatto che - per la prima volta in molte settimane - il distacco tra i due front-runner democratici sia sceso al di sotto del 10% (nella media nazionale RCP Hillary è ancora davanti di 14 punti percentuali).

2) Il candidato-che-non-potrà-mai-vincere-le-primarie-repubblicane, Rudolph Giuliani (30%), conserva un margine piuttosto rilevante (+10%) di vantaggio sul suo diretto concorrente, Fred Thompson (20%), che sembra ormai avere scavalcato definitivamente John McCain (16%).

3) Se si toglie l'ex Speaker repubblicano della Camera, Newt Gingrich (7%), dalle opzioni del sondaggio, McCain e Romney non si muovono, Thompson guadagna l'1% e Giuliani sale del 3%. Alla faccia di chi crede che tra i potenziali sostenitori di Rudy non ci sia neppure un conservatore.

4) Se si toglie Al Gore (16%) dal campo democratico, invece, Hillary cresce del 7%, Obama del 3% e John Edwards passa dal 9% al 13%.

5) In caso di testa-a-testa tra Giuliani e Thompson, il vantaggio di Rudy in campo repubblicano diventa addirittura incolmabile (+20%). Riducendo la scelta degli elettori del GOP ai soli due front-runner, infatti, il 54% sceglierebbe Giuliani e il 34% darebbe il suo voto a Thompson. Un mese fa, lo scarto era molto più ridotto (53-41).

Libertarians and the War

"Essere un libertarian obbliga ad avere una particolare posizione a proposito della guerra in Iraq? La risposta, semplice, è no". Randy E. Barnett sul Wall Street Journal. Ron Paul doesn't speak for all of us.

giovedì 12 luglio 2007

Rudy non si ferma

Tre nuovi sondaggi di Strategic Vision e Quinnipiac sono stati pubblicati oggi sulle primarie repubblicane in Michigan, Pennsylvania e Ohio. In tutti e tre gli stati, che da soli eleggeranno quasi il 10% dei delegati alla convention repubblicana (223 su 2458), l'ex sindaco di New York - Rudy Giuliani - è in vantaggio sui suoi diretti concorrenti.

In Michigan, Giuliani (20%) è leggermente davanti a Mitt Romney (15%), John McCain (14%) e Fred Thompson (14%). In Ohio, invece, dietro a Rudy (24%) resiste solo Thompson (18%), mentre McCain (14%) e Romney (8%) sono molto distanziati. Abissale, infine, è il vantaggio di Giuliani (42%) in Pennsylvania su Thompson (16%), McCain (10%) e Romney (6%).

mercoledì 11 luglio 2007

Oriana [da www.liberalmedia.it]



Dal sito www.liberalmedia.it, il video di presentazione - realizzato da Andrea Pamparana - del Premio Fallaci 2007 per i diritti dell'uomo, assegnato durante la prima edizione di Liberalmedia alla rivista "Novaya Gazeta", il giornale di Anna Politkovskaja.

martedì 10 luglio 2007

Il partito degli onesti


Guardate questo video (da Repubblica Tv). Ecco la sinistra italiana che vuole darci lezioni di moralità ed etica pubblica. Soltanto una parola: Ricontiamo.com.

giovedì 5 luglio 2007

Cambiamo pagina/2

E' online il sito di LiberalMedia. Degli articoli pubblicati in questa prima uscita, oltre al documento integrale in formato pdf, vi consiglio soprattutto di leggere l'analisi di Giampaolo Rossi sull'impatto dei nuovi media nel mondo dell'informazione.

Domani mattina, su TocqueVille, partirà il liveblogging (video e tradizionale) del convegno "Cambiamo pagina. Prima assemblea nazionale dei giornalisti di area liberale". Verso le 11.30, problemi tecnici permettendo, dovrebbe essere online il video della relazione introduttiva di Mauro Mazza, direttore del Tg2. A seguire, gli altri interventi e le interviste realizzate dai blogger di TocqueVille in collaborazione con il Centro Studi Elettricità. Stay tuned!

lunedì 2 luglio 2007

Cambiamo pagina

Il 5 e il 6 luglio, allo Spazio Etoile di Roma, LiberalMedia (il dipartimento media della Fondazione Liberal coordinato dal direttore del Tg2, Mauro Mazza) organizza "Cambiamo Pagina", la prima assemblea nazionale dei giornalisti di area liberale. Questo esperimento, che ha l'ambizione di diventare un appuntamento fisso ogni anno, rappresenta il primo passo verso la costruzione di un network capace di mettere in rete tutti gli operatori dell'informazione che non si riconoscono nell'egemonia esercitata dalla sinistra (anzi, dalle sinistre) nel mondo dei media. Come si legge nell'invito, insomma, "LiberalMedia intende rappresentare un nuovo punto di riferimento, di elaborazione e di iniziativa per tutti coloro che operano nella comunicazione e si battono per affermare i valori della cultura liberale".

Ogni anno, LiberalMedia presenterà un documento sull'informazione (il primo, quello del 2007, è disponibile online in formato pdf a questo indirizzo), riunirà un'assemblea nazionale pubblica per stimolare la discussione e assegnerà due premi giornalistici: il Premio Oriana Fallaci per i diritti dell'uomo e il Premio Walter Tobagi per l'anticonformismo. Giovedì 5 luglio, poi, verrà anche presentato il sito www.liberalmedia.it, che rappresenterà uno degli strumenti concreti per lo sviluppo del network.

TocqueVille, in collaborazione con il Centro Studi Elettricità, seguirà i lavori dell'assemblea in diretta - con una postazione fissa all'interno dello Spazio Etoile di Roma e una serie di videocamere mobili - sperimentando, per la prima volta, una sinergia tra liveblogging tradizionale e videoblogging che sarà ripetuta in futuro in occasione di altri eventi. Durante i giorni del convegno, in uno spazio speciale pubblicato sulla homepage di TocqueVille, sarà possibile leggere i post scritti dai blogger presenti all'assemblea e vedere le video-interviste da loro realizzate. Per i blogger interessati al mondo dell'informazione, insomma, potrebbe essere un'occasione irripetibile di crescita. Se siete interessati a far parte della squadra di TocqueVille che sarà presente a "Cambiamo Pagina", scrivete a questo indirizzo email.