RightNation
sabato 12 febbraio 2005
Tail-Gunner Joe va alla guerra.
Su Il Foglio in edicola oggi, la terza puntata (su 4) di un mio articolo su Joe McCarthy e l'infiltrazione di spie sovietiche nelle amministrazioni statunitensi del dopoguerra. Il pezzo è disponibile online in formato pdf (registrazione gratuita), cliccando su "inserto 3". Nella puntata di oggi: il comitato Tydings, i casi Lattimore e Jessup, la condanna per spionaggio dei coniugi Rosenberg, le elezioni di mid-term del 1950 e l'attacco di McCarthy a George C. Marshall. Sabato prossimo, 14 febbraio, l'ultima puntata.
venerdì 11 febbraio 2005
Thanks Jay!
Perdonateci questi 30 secondi di autocelebrazione, ma Jay Nordlinger, il caporedattore della National Review, ha citato nel suo ultimo Impromptus la recente visita dello staff di Ideazione agli uffici newyorkesi della rivista fondata da William F. Buckley nel 1955. Visita di cui ci occuperemo nei prossimi giorni nell'ultima puntata del nostro "diario americano". Inutile dire che nelle ultime ore i contatti di ideazione.com sono aumentati del 300%. A dimostrazione che la potenza di fuoco nel cyberspazio della National Review Online è oggettivamente impressionante. Copio&Incollo: "Not long ago, I met with a group of very impressive people in NR's offices. They were the gang from Ideazione, an Italian magazine and think tank. (They are a one-stop-shopping bunch.) These are the "American-style conservatives" of Italy, a fairly lonely group, despised by the Left, of course, and also by much of the Right, which is fascistic and vile. I urge anyone who can read Italian to avail himself of Ideazione: www.ideazione.com. And I urge everyone else to remember, somehow, this inspired and inspiring group in Italy. One more thing about them: They remind me of NR, circa 1960. Go get 'em, fellas". Thanks Jay!
Si scrive CNN, si legge CBS.
Enzo Reale, di 1972, anticipa Christian Rocca (e chiunque altro in Italia) segnalando l'ultimo scandalo dei mainstream media scoperto dai blog americani. Hugh Hewitt, in un articolo scritto per l'edizione online del Weekly Standard, spiega come il caso di Eason Jordan (chief news executive della CNN) sia molto più grave del Rathergate che ha definitivamente affossato la credibilità della CBS. Era solo questione di tempo, prima che qualcuno smascherasse la presunta imparzialità del Clinton News Network. Hewitt, conduttore radiofonico e blogger d'assalto, è anche l'autore dello straordinario libro "Blog: Understanding the Information Reformation That's Changing Your World", una lettura indispensabile per chiunque voglia orientarsi nel labirinto della nuova rivoluzione digitale. UPDATE. 1972 segnala che Jordan si è dimesso.
Diario americano/7.
American University
Washington, martedì 12 gennaio (ore 10.30). Il primo appuntamento di martedì è a Massachusetts Avenue, all'American University, dove ci aspetta la professoressa Shalini Venturelli della School of International Service. Mentre entriamo nel campus siamo perplessi, perché - a differenza della Georgetown - l'American University ha la fama di essere un ateneo molto schierato sul fronte liberal. La docente ci conferma la nostra impressione generale, ma chiarisce subito di appartenere alla rive droite del fiume. E si rivela essere uno degli incontri più interessanti di tutto il nostro viaggio americano. Straussiana di ferro, laureata all'università di Chicago (patria spirituale dei liberisti di tutto il pianeta), la Venturelli ci illustra senza giri di parole il futuro della strategia statunitense in Medio Oriente, con una forza espositiva ed una chiarezza intellettuale che ci lasciano senza parole. Poi ci racconta come, nella veste di responsabile del programma internazionale di "scambio di studenti" organizzato dalla sua università, sia rimasta molto delusa dal livello di preparazione dei laureandi italiani. "Molta ideologia e poca sostanza", ci spiega. Non siamo certamente noi a darle torto.
mercoledì 9 febbraio 2005
The Right (Italian) Nation. Parte prima.
Finalmente online, direttamente dal numero di gennaio-febbraio di Ideazione bimestrale, la prima parte della sezione "The Right (Italian) Nation", analisi della rimonta culturale e mediatica della destra americana nei confronti della tradizionale supremazia liberal. Copio&Incollo dall'introduzione: "Con la traduzione italiana di The Right Nation: Conservative Power in America, John Micklethwait e Adrian Woolridge porteranno anche nel nostro paese il dibattito sull’emergere della destra come maggioranza strutturale nel sistema politico statunitense. Micklethwait e Woolridge sottolineano più volte l’eccezionalità del caso americano, esprimendo forti dubbi sulla possibile esportazione di questo modello. Pur condividendo molte delle perplessità degli autori, Ideazione pensa invece che la nascita e la crescita del movimento conservatore Usa possano insegnare qualcosa anche alla destra italiana, soprattutto in termini di impatto mediatico, organizzazione sul territorio e visione strategica. Con uno sforzo comparativo, proviamo a misurare le distanze che separano queste due realtà. [...] Apre la parte americana della sezione Andrea Mancia, che ricostruisce gli anni che hanno scandito la rimonta della destra nella guerra per l’egemonia culturale e mediatica contro la sinistra. Marco Respinti ci regala un ritratto di Barry Goldwater. Alessandro Gisotti intervista Brian C. Anderson, della rivista City Journal, che lo scorso anno ha raccontato la riscossa dei conservatori. Gli articoli successivi entrano nel dettaglio. Cristina Missiroli racconta l’ascesa delle piccole case editrici. Stefano Magni ci accompagna in un viaggio attraverso riviste e quotidiani. Paola Liberace analizza il fenomeno Fox News. Giuseppe De Bellis ripercorre l’ascesa della destra nelle radio. Francesca Oliva scava tra le pieghe del sistema dell’entertainment. Barbara Mennitti, infine, si occupa di Internet, tra blog e realtà editoriali consolidate". Tra un paio di settimane, sarà pubblicata su Ideazione.com anche la seconda parte della sezione, dedicata all'Italia, con gli interventi di Alessandro Campi, Eugenia Roccella, Vittorio Macioce, Stefano Caliciuri, Barbara Mennitti, Cristiana Vivenzio e Giovanni Orsina.
domenica 6 febbraio 2005
Sorvegliati speciali.
Da oggi Il sorvegliato speciale entra a far parte della lista dei nostri link. Per questo e quest'altro motivo. In più, segnaliamo in anteprima la prossima new entry nei "blog di Ideazione": si tratta di Regime Change (ex Neoliberal) di Antonio Scalari, che aveva già debuttato qualche settimana fa sulle colonne di Ideazione.com. Un altro ristretto gruppo di blog è già sotto strettissima osservazione, ma se avete segnalazioni da fare vi invitiamo a scriverci.
sabato 5 febbraio 2005
La prima mossa del senatore.
Su Il Foglio in edicola oggi, la seconda puntata (su 4) di un mio articolo su Joe McCarthy e l'infiltrazione di spie sovietiche nelle amministrazioni statunitensi del dopoguerra. Il pezzo è disponibile online in formato pdf (registrazione gratuita), cliccando su "inserto 5". Nella puntata di oggi: la "rivolta anticomunista" dei repubblicani dopo le elezioni del '46, Whittaker Chambers contro Alger Hiss, la HUAC di Richard Nixon, il discorso pronunciato a Wheeling da McCarthy con cui il senatore del Wisconsin diventa il red hunter ufficiale di Capitol Hill.
Letture per il weekend.
Normal Service Resumed
Peggy Noonan, Wall Street Journal
George Bush Talks Big, and He Delivers
Max Boot, Los Angeles Times
Shut Up, al-Jazeera
William F. Buckley Jr., National Review
Symposium: The Case for Democracy
Jamie Glazonv, Frontpage Magazine
Reform at Home
Wall Street Journal
Social Security’s Fictitious Trust Fund
Brian Riedl e David John, Heritage Foundation
Take Ownership
Karl Zinsmeister, The American Enterprise
Finessing Social Security
Dick Morris, New York Post
Exit Strategy Chorus
Arnold Beichman, Washington Times
The Global Throng.
Why the World’s Elites Gnash their Teeth
Victor Davis Hanson, National Review
The Quiet Spectacle
Paul Geary, The New Editor
America the Incredible
Douglas Kern, Tech Central Station
Bias in Ivory Towers
David Cowan, Washington Times
Peggy Noonan, Wall Street Journal
George Bush Talks Big, and He Delivers
Max Boot, Los Angeles Times
Shut Up, al-Jazeera
William F. Buckley Jr., National Review
Symposium: The Case for Democracy
Jamie Glazonv, Frontpage Magazine
Reform at Home
Wall Street Journal
Social Security’s Fictitious Trust Fund
Brian Riedl e David John, Heritage Foundation
Take Ownership
Karl Zinsmeister, The American Enterprise
Finessing Social Security
Dick Morris, New York Post
Exit Strategy Chorus
Arnold Beichman, Washington Times
The Global Throng.
Why the World’s Elites Gnash their Teeth
Victor Davis Hanson, National Review
The Quiet Spectacle
Paul Geary, The New Editor
America the Incredible
Douglas Kern, Tech Central Station
Bias in Ivory Towers
David Cowan, Washington Times
venerdì 4 febbraio 2005
Suicidal Tendencies.
Secondo il New York Times, sarà Howard Dean il prossimo leader del Democratic National Committee. Dopo il ritiro dalla competizione del texano Martin Frost, "Angry Howie" sembra avere la strada spianata verso la conquista del controllo del partito democratico. Per Jonathan Chait del Los Angeles Times, che Camillo definisce un "iper liberal", si tratta di un suicidio. Per i repubblicani, è un'occasione per conservare la maggioranza al Congresso almeno fino al 2012, anno del prossimo redistricting.
giovedì 3 febbraio 2005
Diario americano/6.
Center for American Progress
Washington, martedì 11 gennaio (ore 17.00). Ancora sotto shock per l'incontro alla Brookings Institution, passeggiamo mestamente verso H Street, dove ci aspettano Dan Restrepo e Philip J. Crowley del Center for American Progress. Se la Brookings è considerato il think-tank più prestigioso del mondo liberal statunitense, il Center for American Progress - fondato e presieduto da John Podesta (chief of staff di Bill Clinton dal 1998 al 2000) - è considerato la fondazione emergente del movimento progressive. Il pensatoio della sinistra deaniana, insomma, con qualche innesto radical-clintoniano. Dopo l'esperienza precedente, abbiamo il terrore di trovarci di fronte ad una versione più estremista del partito comunista cubano. Ma anche stavolta abbiamo torto. Restrepo e Crowley sono disponibili e (quasi) simpatici. Restrepo è molto più a sinistra dei classici centristi clintoniani, è vero. Ma almeno la sconfitta elettorale non lo ha gettato nel più cupo sconforto. Anzi. Riconosce ai repubblicani di aver lavorato meglio sul territorio e di aver sconfitto i democratici sul loro terreno preferito; ci dice con onestà che il modello a cui il Center for American Progress vuole ispirarsi per il futuro è quello di Townhall.com, il portale creato nel 1995 dalla Heritage Foundation per dare un punto di riferimento su Internet alle varie anime della destra a stelle e strisce. Restrepo è battagliero, preparato e intelligente: segnatevi questo nome, perché potrebbe fare una carriera fulminante. Aiutati anche dagli splendidi locali della fondazione, insomma, nella tana del progressismo statunitense troviamo un'atmosfera distante anni-luce da quella del cimitero dell'establishment liberal che abbiamo lasciato qualche ora prima. Se al Center saranno capaci di mantenere i nervi saldi anche dopo le prossime 4 o 5 sconfitte elettorali, la sinistra americana potrebbe ancora avere un futuro.
mercoledì 2 febbraio 2005
I fantastici quattro.
Quattro segnalazioni quattro, da Ideazione.com. Partiamo con lo splendido articolo di Paola Liberace (una nostra collaboratrice storica dai tempi di Interazione) sul futuro, e il presente, del mezzo televisivo. Da non perdere assolutamente. Chi abita nei dintorni di Reggiolo (in provincia di Reggio Emilia), poi, non può mancare all'incontro organizzato sabato (alle 18.00) dai nostri amici de Il Federalista con il giornalista dell'Avvenire, Alberto Simoni (autore del libro"George W. Bush e i falchi della democrazia"). Un'iniziativa del genere, nella più rossa delle regioni rosse, va sostenuta ad ogni costo. Enzo Reale - del blog 1972 - ci racconta invece che forse sta "davvero succedendo qualcosa all'interno del regime più isolato e repressivo del pianeta: la Corea del Nord". E Stefano Magni apre un piccolo "speciale" di Ideazione.com dedicato ad Ayn Rand nel giorno del centesimo anniversario della sua nascita, in cui compaiono anche gli articoli scritti da Nicola Iannello e Marco Faraci per la rivista bimestrale di novembre-dicembre 2004. Chiude lo speciale un'intervista rilasciata dalla fondatrice della filosofia oggettivista a Playboy, nel 1964. Intervistatore d'eccezione: il futurologo statunitense Alvin Toffler, teorico della "Third Wave".
martedì 1 febbraio 2005
Servizio pubblico.
Su La7, a "Otto e Mezzo", parlano di elezioni in Iraq con David Frum, Maurizio Molinari, Lorenzo Cremonesi e Khaled Fouad Allam. Su Rai3, a "Ballarò", parlano del gioco del lotto.
lunedì 31 gennaio 2005
domenica 30 gennaio 2005
Letture per la domenica.
The Courage to Vote
Kathleen Parker, Townhall.com
Hugh Hewitt's 95 Theses
Edward B. Driscoll, Jr., Tech Central Station
Where's That Religious Fanatic We Elected?
Ann Coulter, Frontpage Magazine
Safe, Legal, and Never. Hillary's anti-abortion strategy
William Saletan, Slate
The Bushies' New Groove
David Brooks, New York Times*
A Sourpuss? Moi? Further thoughts on the inaugural
Peggy Noonan, Wall Street Journal
Freedom over Cynicism. Bush and the Iraqis get it.
Peggy Noonan doesn’t
Larry Kudlow, National Review
Our Blindness. We have ample forewarning.
But will we ever act?
Mark Helprin, Wall Street Journal
Strange Politics. The Rise of the Not-So-Conservative Conservatives
Victor Davis Hanson, National Review
Old Media Failing the American People Badly
Tom Bevan, RealClear Politics
On Campus, Conservatives Talk Back
Brian C. Anderson, City Journal
Kathleen Parker, Townhall.com
Hugh Hewitt's 95 Theses
Edward B. Driscoll, Jr., Tech Central Station
Where's That Religious Fanatic We Elected?
Ann Coulter, Frontpage Magazine
Safe, Legal, and Never. Hillary's anti-abortion strategy
William Saletan, Slate
The Bushies' New Groove
David Brooks, New York Times*
A Sourpuss? Moi? Further thoughts on the inaugural
Peggy Noonan, Wall Street Journal
Freedom over Cynicism. Bush and the Iraqis get it.
Peggy Noonan doesn’t
Larry Kudlow, National Review
Our Blindness. We have ample forewarning.
But will we ever act?
Mark Helprin, Wall Street Journal
Strange Politics. The Rise of the Not-So-Conservative Conservatives
Victor Davis Hanson, National Review
Old Media Failing the American People Badly
Tom Bevan, RealClear Politics
On Campus, Conservatives Talk Back
Brian C. Anderson, City Journal
sabato 29 gennaio 2005
Il senatore più odiato d'America.
Su Il Foglio in edicola oggi, la prima puntata (su 4) di un lungo articolo sulla vita di Joe McCarthy (e non solo) realizzato dal sottoscritto. Il pezzo è disponibile online in formato pdf (registrazione gratuita), cliccando su "inserto 2" (in realtà, su carta, è a pagina III). Per chi vuole approfondire l'argomento, consigliamo: Joseph McCarthy: Reexamining the Life and Legacy of America's Most Hated Senator di Arthur Herman, Venona: Decoding Soviet Espionage in America di John Earl Haynes e Harvey Klehr, McCarthy and His Enemies: The Record and Its Meaning di William F. Buckley, L. Brent Bozell, Peter Robinson e, naturalmente, lo straordinario Treason: Liberal Treachery from the Cold War to the War on Terrorism di Ann Coulter (di Treason ci sarebbe anche l'edizione italiana di Rizzoli, ma non me la sento di raccomandare un libro in cui "liberal" viene tradotto in "liberale").
Diario americano/5.
Brookings Institution
Washington, martedì 11 gennaio (ore 15.00). Dopo un pranzo veloce nei dintorni di Dupont Circle, torniamo verso Massachussetts Avenue per l'incontro con la Brookings Institution. Ad accoglierci ci sono Jeremy Shapiro (direttore del centro studi sui rapporti tra Stati Uniti ed Europa) e Michael Calingaert (visiting scholar nello stesso centro ed ex-diplomatico di lungo corso). Il nostro amico John Hulsman della Heritage Foundation ci aveva avvertito: "troverete musi lunghi alla Brookings, ancora non si sono ripresi dalla sconfitta elettorale". Noi pensavamo che John stesse scherzando, ma non era così. Se Calingaert, infatti, riesce a nascondere il proprio disappunto sotto l'aplomb di un perfetto gentleman wasp, Shapiro sembra appena uscito da una rissa con una banda di motociclisti. E non c'è dubbio che i motociclisti abbiano avuto la meglio. Parla sottovoce, ha lo sguardo affranto e ogni volta che la discussione scivola verso Bush (o i repubblicani in genere) sembra sull'orlo delle lacrime. La nostra delegazione è sorpresa e perplessa. Io e Krillix, che ci conosciamo da decenni, cerchiamo di non incrociare gli sguardi, per evitare di scoppiare a ridere (sarebbe scortese almeno quanto Shapiro che piange). Il problema è che sono passati più di due mesi dalle elezioni e ci sembra impossibile che studiosi nel libro-paga di una fondazione del calibro della Brookings siano così poco abituati alle alterne fortune del metodo democratico. Ma le vicende di George W. Bush, il presidente più misunderstimated della storia, ci hanno insegnato a non dare nulla per scontato. Così, facendo leva sui nostri istinti zen, restiamo (seriamente) in silenzio ad ascoltare la lezioncina di Shapiro sulle magnifiche sorti progressive della politica estera francese, salutiamo e ce ne andiamo. Una volta scesi in strada, ridere a crepapelle non è più maleducazione.
giovedì 27 gennaio 2005
Libertà totale.
Oggi la Right Nation sonnecchia. Perché siamo pigri, naturalmente, ma soprattutto perché abbiamo lavorato fino a tardi al convegno su Murray N. Rothbard organizzato da Ideazione e dall'Istituto Bruno Leoni. Dopo l'introduzione di Nicola Iannello, Raimondo Cubeddu (Filosofia politica all’Università di Pisa) e Luigi Marco Bassani (Storia delle dottrine politiche all’Università di Milano) hanno discusso l'impatto delle idee del filosofo libertarian newyorkese a dieci anni dalla sua scomparsa. E grazie all'ottimo Cubeddu (chi non ha letto il suo Atlante del liberalismo si è perso qualcosa) ci siamo ricordati perché ci è sempre piaciuto Rothbard ma abbiamo sempre preferito Hayek.
mercoledì 26 gennaio 2005
Diario americano/4.
The Weekly Standard
Washington, martedì 11 gennaio (ore 11.30). Washington, 11 gennaio (ore 11.30). Dopo la visita al NED, ci spostiamo all’angolo tra la M e la 17a strada, nel palazzo dell’American Enterprise Institute, dove ci aspetta Victorino Matus, vice-caporedattore del Weekly Standard, il settimanale che il New York Times ha definito “la voce fondamentale dei neoconservatori repubblicani” e “una delle più influenti pubblicazioni di Washington”. Prima di entrare nella redazione dello Standard passiamo davanti ad una porta in penombra, quella degli uffici del Project for the New American Century, che secondo gli adepti sinistrorsi delle più disparate teorie cospirativiste è praticamente il punto d’incrocio di tutte le energie negative del pianeta. Non abbiamo, naturalmente, il coraggio di entrare. Ma se il male assoluto si nasconde lì dentro, non c’è dubbio che si stia nascondendo davvero bene. Matus, di origine filippina, è molto simpatico e ci mette subito a nostro agio. "Da quando Murdoch ha comprato il Weekly Standard - dice - ci possiamo perfino permettere di offrire caffè e bibite ai nostri visitatori". Ringraziando zio Rupert, ne approfittiamo volentieri. La discussione con Matus è piuttosto tecnica: gli chiediamo dettagli sul confezionamento della rivista, sul ritmo delle riunioni di redazione, sulla circolazione nelle edicole. Poi, inevitabilmente, il discorso scivola sull'Iraq. Matus è molto confident sull'esito delle prossime elezioni e si dice convinto che, nel lungo pediodo, la storia vendicherà lo sforzo dell'amministrazione Bush di esportare la democrazia in Medio Oriente. Sull'Iran, invece, è molto più cauto. L'ultima domanda è sulla percezione dell'Italia nella stampa della destra americana. E in questo caso Matus ammette che, nonostante le simpatie provocate dal filo-americanismo del governo Berlusconi, i giornali della Right Nation non seguono come dovrebbero le vicende politiche del Belpaese. Promettendoci una maggiore attenzione reciproca, salutiamo e ci prepariamo per il penultimo appuntamento della giornata. Ancora non abbiamo idea di quello che ci sta aspettando alla Brookings Institution.
martedì 25 gennaio 2005
Chi ha ucciso Irving Kristol?
Un orrendo misfatto si è compiuto nell'ultimo numero di Ideazione in edicola. Nell'enfasi di descrivere l'ascesa culturale, mediatica e politica della Right Nation da Barry Goldwater ai giorni nostri, chi scrive ha dato per morto (nel 1980, nientemeno!) il buon Irving Kristol, icona del neoconservatorismo statunitense, confondendolo con il suo capo (all'epoca) all'American Enterprise Institute, William Baroody Sr., già consigliere di Goldwater nel '64 e artefice della riscossa dell'AEI negli anni Settanta. A parte la militanza nell'AEI, l'unica cosa che accomuna Kristol e Baroody è stata quella di aver avuto due figli maschi di nome Bill (rispettivamente: il capo dell'AEI dal 1978 al 1986 e il fondatore-direttore del Weekly Standard). Considerando la spaventosa potenza della cospirazione mondiale neocon, ci aspettiamo gravi ripercussioni sulla nostra salute personale. In attesa del nostro destino, ringraziamo Christian Rocca (Camillo) che ci ha segnalato la svista e assicuriamo a tutti i nostri lettori che Irving Kristol è vivo e vegeto. Finalmente anche la destra italiana ha il suo zuccopycat*!
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