venerdì 30 ottobre 2009

NY-23. Do You Believe in Miracles?

Fino a quando i committenti dei sondaggi sul 23° distretto della Camera erano il Club for Growth e il Minuteman Movement - che appoggiano vigorosamente la candidatura di Doug Hoffman - si poteva anche far finta di niente. Ma quando il committente è l'ultra-sinistro Daily Kos gli indizi iniziano ad assomigliare sempre di più a una prova. Secondo Research2000, la candidatura ufficiale repubblicana di Dede Scozzafava sta sciogliendosi come i ghiacciai nei sogni di Al Gore: il democratico Bill Owens è ancora in testa (33%), ma con un solo punto percentuale di distacco nei confronti di Hoffman (32%); mentre la Scozzafava è distante terza (20%). Sarà per questo che la leadership del GOP, dopo aver tentato di difendere l'indifendibile, sembra ormai essersi arresa?

UPDATE. Sullo stesso argomento, JCF e Giova.

UPDATE/2. Il dibattito televisivo tra Hoffman, Owens e Scozzafava su NewsChannel 9.

giovedì 29 ottobre 2009

Tutti gli uomini di via Gradoli

Un direttore di giornale, un ministro, un ex ministro, un'altra importante figura apicale della politica italiana...
(Attilio Gambino, su
Notapolitica.it)

mercoledì 28 ottobre 2009

Ahhnold!

Premessa: Arnold Schwarzenegger non è il mio tipo preferito di repubblicano, con quella zavorra kennedyana che si porta appresso e i suoi sproloqui sul global warming. Il modo con cui ha mandato “a quel paese” l'assemblea legislativa californiana, però, è un capolavoro.

The Garden State Enigma

Sei nuovi sondaggi, nell'ultima settimana, per la corsa a governatore del New Jersey che vede contrapposti l'incumbent democratico Jon Corzine, lo sfidante repubblicano Christopher Christie e l'incognita indipendente (transfuga del GOP) Chris Daggett. E il caos statistico regna sovrano. Secondo metà degli istituti di ricerca, sarebbe in vantaggio Corzine: Democracy Corps (+3%); Suffolk (+9%); Quinnipiac (+5%). Secondo l'altra metà, invece, sarebbe in testa Christie: Survey USA (+2%); PPP (+4%); Rasmussen (+3%). Con i numeri di Daggett che oscillano spaventosamente tra il 7% (Suffolk) e il 19% (Survey USA). Da un punto di vista aritmetico, Corzine appare in leggero vantaggio, ma si tratta di un distacco molto lieve (0,6% secondo la media RCP), che addirittura sparirebbe se si ignorasse il sondaggio della Suffolk University, sul quale molti hanno espresso fondati dubbi (come non averli, se si utilizza uno screening dei likely voters che prevede il 93% di turnout?). Per quanto ci riguarda, continuiamo ad essere scettici su qualsiasi possibilità di vittoria repubblicana in New Jersey. Il Garden State ha già tradito il GOP troppe volte.

martedì 27 ottobre 2009

Virginia on my Mind

Intanto, dalla Virginia, tre sondaggi in doppia cifra si preparano ad accogliere il “tour della disperazione” di Obama nell'Old Dominion. Il repubblicano Bob McDonnell infila, come in un crescendo rossiniano, un +11% del Washington Post (si saranno arresi?), un +15% del pollster democratico PPP e un +17% di Survey USA. Change this!

Conservative Breakdown/3

Bill Kristol, sul Washington Post (h/t: Alessandro Tapparini) scrive che il «futuro del GOP» sarà una «conservative mind con un mood populista». E se la prende con le «élite conservatrici benpensanti e i grossi calibri repubblicani amici dell'establishment» che vorrebbero un partito «più moderato, temperato e sofisticato». Il riferimento alle elezioni per il 23° distretto di New York è esplicito. Intanto, il giorno dopo l'endorsement (un po' tardivo) del governatore del Minnesota, Tim Pawlenty, e quello che ormai può essere considerato come un goffo tentativo di suicidio politico da parte di Newt Gingrich, Doug Hoffmann è in testa nel secondo sondaggio effettuato in due giorni. Anche in questo caso si tratta di un committente “amico”, ma il candidato del Conservative Party, secondo Neighborhood Research, raccoglierebbe il 35% dei consensi: 5 punti in più del democratico Bill Owens e ben 20 in più della “repubblicana” Dede Scozzafava.

Berlusconi vs Bersani

lunedì 26 ottobre 2009

Conservative Breakdown/2

Prendetelo con il beneficio d'inventario (visto che il committente è il Club for Growth, che appoggia Doug Hoffman), ma l'ultimo sondaggio di Basswood Research su NY23 vede il candidato del Conservative Party in testa, con il 31%, inseguito dal democratico Bill Owens al 27%. Il candidato ufficiale repubblicano, Dede Scozzafava, sarebbe crollato invece al 20%, rendendo la corsa - di fatto - un testa a testa tra Hoffman e Owens. Fino a qualche giorno fa, i sondaggi disegnavano uno scenario diverso, ma non c'è dubbio che nel profondo nord, tra il Canada e Vermont, qualcosa si stia muovendo.

Nation Building

(...) Our national security interest in destroying Taliban and al Qaeda exists whether Afghans are doing well or poorly economically or whether Afghan elections become more corrupt or less corrupt. These characteristics relate to military activity, but are neither prerequisites for troop increases nor the inevitable outcome of successful military operations. “Nation building” deserves our endorsement but cannot be the measure of our success, since it rests fundamentally with Afghans, not Americans. We are not in Afghanistan to spruce up its quality of life, but to protect America. Otherwise, we have no point being there. This the hard truth: neither nation building nor military action guarantees forever against Taliban’s return; there is only continuing struggle, which at the moment America and NATO are not winning in either Afghanistan or Pakistan. We need urgently to grind Taliban and al Qaeda between two military millstones: NATO in Afghanistan and stepped-up Pakistani military operations on their side of the border. That requires substantial U.S. (and European) troop increases, and soon. If Afghanistan thereby “nation builds” into a more pleasant country, so much the better, but Afghan wholesomeness is irrelevant to the strategic judgment President Obama is long overdue in making.

John R. Bolton, (in italiano) su Liberal di domani

Outside the Beltway

Lasciate stare il Washington Post che, come spiega Jim Geraghty, farebbe una figura migliore se dicesse «qui siamo in stragrande maggioranza liberal e dunque siamo inclini a preferire l'opzione più liberal in quasi tutte le elezioni», invece di arrampicarsi sugli specchi nei suoi endorsement. Oggi i giornali della Virginia che appoggiano apertamente Bob McDonnell sono arrivati a quota 14. Direttamente dalla newsletter del candidato repubblicano: Culpeper Star Exponent, Bristol Herald Courier, Waynesboro News Virginian, Fredericksburg Free Lance-Star, The Richmond Times-Dispatch, Culpeper Times, The Washington Examiner, The Washington Times, The Loudoun Times-Mirror, News and Messenger (InsideNoVa.Com), The Daily Press, The Winchester Star, The Harrisonburg Daily News Record, Northern Virginia Sun-Gazette Newspapers.

venerdì 23 ottobre 2009

Brunetta-Sacconi: continua la carica anti-Tremonti

Il documento che abbiamo anticipato qualche giorno fa, contenente indirizzi di politica economica ed elaborato probabilmente da ambienti vicini al Pdl, non sarebbe un caso isolato. Voci insistenti parlano di un altro gruppo di lavoro che avrebbe prodotto un secondo testo ricco di spunti riformatori sui temi del mercato del lavoro e del welfare...
(Attilio Gambino per
Notapolitica.it)

Conservative Breakdown

Sarah Palin ha deciso di rendere pubblico il suo endorsement a favore del candidato del Conservative Party, Doug Hoffman, alle elezioni per il 23° distretto di New York della Camera. Malgrado l'appoggio di Newt Gingrich al candidato “ufficiale” repubblicano, Dede Scozzafava, Hoffman è sostenuto con forza dalla base del partito, oltre che dalla National Review e dal Weekly Standard, che giudicano la Scozzafava troppo liberal. A trarre beneficio da questo scontro a destra, potrebbe essere il democratico Bill Owens, in testa negli ultimi sondaggi in quello che è sempre stato considerato un solido distretto repubblicano. Ma a NY23, più che un seggio, c'è il palio l'anima del GOP.

giovedì 22 ottobre 2009

Virginia on my Mind

Torniamo ad occuparci di cose serie. Mancano ormai meno di due settimane all'elezione per il governatore della Virginia e il repubblicano Robert McDonnell viaggia con un vantaggio in doppia cifra (+10,9%) sul democratico Creigh Deeds nella media dei sondaggi di Real Clear Politics. Nelle rilevazioni di ottobre, il vantaggio minimo è quello registrato da Rasmussen Reports (+7%), mentre quello massimo è stato rilevato da Survey USA con uno strabiliante +19% (59% contro 40%). Perfino il sondaggista democratico Public Policy Polling vede McDonnell davanti a Deeds di 12 punti percentuali (52% contro 40%). Malgrado la telenovela della “tesi ultra-conservatrice” scritta da McDonnell vent'anni fa, malgrado la tambureggiante campagna di stampa del Washington Post, malgrado gli endorsement a pioggia per Deeds che arrivano dai mainstream media (perfino della Pennsylvania), il popolo della Virginia sembra orientato a scegliere nuovamente il GOP dopo la parentesi obamiana del 2006. La battaglia non è ancora finita, sia chiaro - e una disperata october surprise potrebbe ancora essere dietro l'angolo - ma la sensazione che l'Old Dominion possa tornare a casa si rafforza ogni giorno che passa.

Smentite e riflessioni

Attilio Gambino per Notapolitica.it

C'è la smentita ufficiale del PdL sul presunto documento anti-Tremonti. Ed è giusto prenderne atto e registrarla. Quel documento non esiste, o forse esiste ma non è così importante. Non siamo stati, però, gli unici a parlarne se è vero come è vero che Mario Sechi in questi giorni su “Libero” sta scrivendo pagine e pagine su questa questione. Oggi che il dibattito è finito su tutti i giornali, “Libero” garantisce che "il manifesto è farina del sacco del partito" e rilancia analizzando punto per punto i temi messi sul tavolo dal presunto documento. Che ci sia o meno un documento scritto con quei contenuti, quel che conta è la questione politica che ci sta dietro. Nicola Porro in un editoriale su “Il Giornale” chiede al governo di abbassare le tasse. E il quotidiano della famiglia Berlusconi quando parla, non lo fa certo a vanvera.

Sempre di tasse da abbassare parla Caludio Scajola su “La Stampa” e uguale appello arriva dal direttore di Libero Maurizio Belpietro. Non c'è il documento, forse. Ma c'è il dibattito. E c'è una visione diversa sulla politica economica di questo paese. Da un lato Tremonti e i suoi fedelissimi, dall'altro il PdL un po' più liberale e legato al mito berlusconiano delle due aliquote. Nel mezzo, Silvio Berlusconi. Che prende le difese del superministro ma non è certo insensibile agli appelli dei "dissidenti". I partiti, su temi come questo, dovrebbero confrontarsi anche al proprio interno. Dovrebbero proporre, emendare, correggere, stimolare il dibattito. Quel che è successo nel nostro paese, invece, è l'esatto contrario: si è spostata ogni discussione sulla figura del Premier con acuti persino morbosi e si è letteralmente anestetizzato ogni dibattito interno ai partiti.

La storia di questo documento, o presunto tale, rilancia l'idea che nei partiti si possa e si debba parlare, contrapporre idee diverse su alcuni temi, proporre percorsi nuovi. Non partiti, quindi, in cui i documenti e le proposte programmatiche vengono tenuti sapientemente nei cassetti, ma movimenti che non reagiscono offesi, quasi vi fosse un delitto di lesa maestà, se quei documenti vengono divulgati e diventano parte del dibattito politico del Paese.

(crosspost su Freedomland)

mercoledì 21 ottobre 2009

Notapolitica.it - Auto-rassegna stampa

GIALLO SU DOCUMENTO 'ANTI-TREMONTI'; PDL, NON E' NOSTRO/ANSA
RUMORS,POI PIOGGIA DI SMENTITE DAI BIG;E IL TESTO RESTA APOCRIFO (di Chiara Scalise) (ANSA) - ROMA, 21 OTT - Nessun documento del Pdl per mettere in campo una politica economica alternativa alla linea dettata dal superministro Giulio Tremonti: il partito smentisce ufficialmente la paternita' di qualsiasi iniziativa, cercando di chiudere cosi' un nuovo potenziale fronte di scontro all'interno della maggioranza e del governo.Prima le indiscrezioni pubblicate sulle pagine del quotidiano 'Libero', poi il tam tam crescente nei corridoi della politica; infine, nel tardo pomeriggio, la pubblicazione di un vero e proprio decalogo sul sito 'notapolitica.it' (che i ben informati riconducono all'area del centrodestra) fanno dunque scoppiare un altro caso dando cosi' spazio ai rumors che raccontano di diffusi maldipancia nei confronti del titolare del Tesoro.La smentita cha arriva da via dell'Umilta' definisce il testo pero' 'fantomatico', spiegando come le firme non siano certo quelle dei vertici del partito e tantomeno quelle dei ministri (Denis Verdini, Fabrizio Cicchitto, Claudio Scajola, Stefania Prestigiacomo e Raffaele Fitto sono citati dal sito). Al massimo, si concede, si puo' essere trattato di un contributo di 'singoli parlamentari o gruppi di lavoro'.'Quel documento c'e' - spiega il ministro e coordinatore del Pdl Ignazio La Russa all'ANSA - ma e' uno come centinaia di altri che ogni giorno ci arrivano. Non so chi l'abbia scritto, so per certo chi non l'ha scritto: ne' ministri ne' organi interni di partito ne' gruppi di lavoro di qualsiasi genere riconducibili al Pdl'. Lui comunque lo ha avuto tra le mani piu' di 10 giorni fa e dice di non averci 'fatto grande attenzione'. E quindi l'idea del ministro e' che 'si voglia utilizzare un documento come tantissimi altri per creare un clima che danneggia i rapporti nel partito e nel governo Berlusconi'.Che sia uno solo o meno, nessuno comunque si assume la paternita' del testo. Fioccano invece le prese di distanza. Il presidente del gruppo alla Camera Cicchitto, il ministro dello Sviluppo Economico Scajola mettono nero su bianco la loro 'innocenza': 'Voci completamente destituite di fondamento', dice il primo; 'Non ho partecipato alla stesura di alcun contro-documento', aggiunge il secondo. E proprio perche' nessuno rivendica il testo, per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti, occorrerebbe mantenere il sangue freddo e evitare 'di dare corpo alle ombre'. L'unico commento ironico arriva ovviamente dall'opposizione: 'Smentito il documento del Pdl? Peccato - dice il presidente dell'Udc Rocco Buttiglione - per una volta che parlavano di contenuti...'.Fatto sta che nel pomeriggio, quando ancora il decalogo non era apparso in rete, in molti tra i deputati del Pdl erano pronti a spiegare, anche se rigorosamente fuori dai taccuini, che il nervosismo nei confronti del ministro dell'Economia non fa che crescere nelle file della maggioranza e che un gruppo ristretto stava lavorando alla preparazione di un documento che mettesse insieme alcune indicazioni in grado di favorire una svolta nella gestione della politica economica del Paese. Che e' appunto quel cambiamento di cui da' conto il dossier anticipato da 'notapolitica.it' dove si chiede un passo diverso dal fisco alle riforme e soprattutto si chiede di voltare pagina nei rapporti con imprese e banche.(ANSA).

Apc-Governo/Pdl fibrilla su testo anti-Tremonti,big dietro iniziativa
Partito smentisce, ma fonti insistono: opera di Verdini-Cicchitto Roma, 21 ott. (Apcom) - Un documento anti Tremonti per chiedere un cambio di passo nella gestione della politica economica del governo, promosso da diversi big del Pdl. E' questa la voce che, rilanciata prima da alcuni quotidiani e poi dal sito 'notapolitica.it, agita il pomeriggio del centrodestra. Prima le smentite ufficiali dei diretti interessati, poi una mezza conferma: esiste un documento, ma si tratta di una delle centinaia di contributi al lavoro del governo, senza alcun carattere polemico contro il ministro dell'Economia. Ma a sera, nonostante le smentite e i tentativi di ridimensionare la portata del testo, continuano a circolare i nomi degli autori già emersi in giornata: secondo fonti del Pdl Denis Verdini e Fabrizio Cicchitto avrebbero raccolto i contributi di diversi ministri, fra i quali Raffaele Fitto, Stefania Prestigiacomo, Claudio Scajola e Renato Brunetta.Il primo a intervenire nel pomeriggio è il ministro per lo Sviluppo economico: "Non ho partecipato alla stesura di alcun contro-documento di politica economica, né ad alcuna iniziativa per `ridimensionare` il Ministro Tremonti", dice secco Scajola.Anche Fabrizio Cicchitto è chiaro: "Circolano voci completamente destituite di fondamento che hanno come unico scopo quello di provocare qualche fenomeno di destabilizzazione all'interno del Pdl".Poi arriva una nota ufficiale del partito. Da via dell'Umiltà non si smentisce l'esistenza del documento, ma lo derubrica a iniziativa personale: "Nella giornata di oggi si è scatenata una ridda di voci riguardanti un fantomatico 'documento' prodotto in via dell'Umiltà che si porrebbe in antitesi alle posizioni del ministro Tremonti. Ogni giorno, da sempre, vengono prodotti spontaneamente, da singoli parlamentari o da gruppi di lavoro, documenti che vogliono essere solo ed esclusivamente un contributo all'attività di governo o di un singolo ministro.Anche in questo caso tale appare probabilmente la natura del testo in questione". In realtà, anche uno dei dirigenti indicato tra gli estensori del documento, conferma che il lavoro di elaborazione andava avanti da mesi, con il contributo di "diversi ministri" e numerosi parlamentari.Un documento, sembra, discusso anche dai coordinatori nell'incontro avuto sabato con il premier Silvio Berlusconi. Un documento che in realtà sarebbe stato scritto da un personaggio non di secondo piano del Pdl. A sera fonti del partito insistono: è stato scritto da Denis Verdini e Fabrizio Cicchitto. Dai rispettivi entourage negano con decisione, resta aperto il giallo del documento senza paternità. Così come resta il mistero su chi abbia avuto interesse a diffondere il documento: tra le fila degli anti-tremontiani, è forte il sospetto che si sia fatto uscire il testo per 'bruciarlo' prima che assumesse un carattere di ufficialità.Tom/Rea/Bac 212148 ott 09

ESCLUSIVO! Il documento del PdL anti-Tremonti

«In esclusiva per i lettori di Notapolitica pubblichiamo il documento anti-Tremonti predisposto da un nucleo molto influente di esponenti del PdL. I rumors degli ultimi giorni indicano tra gli estensori dei dieci punti alcuni tra gli uomini più in vista del centrodestra nazionale: Denis Verdini, Fabrizio Cicchitto, Claudio Scajola, Stefania Prestigiacomo e Raffaele Fitto sono solo alcuni dei nomi circolati in queste ore. Tutti, per ragioni diverse, sarebbero infastiditi dall'eccessivo protagonismo del superministro e chiederebbero a Berlusconi una nuova "rotta" per la politica economica del Governo. Non ci è dato sapere se il documento sarà inviato allo stesso Tremonti, quasi come un atto di sfiducia palese, ovvero se sarà consegnato al presidente Berlusconi. Quel che è certo è che il documento esiste e che quella che vi riportiamo è una ricostruzione quasi integrale». Su Notapolitica.it.

UPDATE.
Ooops!

martedì 20 ottobre 2009

Tremonti verso le dimissioni?

I primi segnali che qualcosa non andasse si sono avuti ai tempi delle misure anticrisi. Silvio Berlusconi spingeva per una detassazione delle tredicesime, atto forte e simbolico. Giulio Tremonti disse no, perché costava troppo, e si inventò la Social Card, lasciando perplessi gran parte dei componenti dell'esecutivo e scontentando in fondo anche il Presidente stesso. I tempi duri delle finanziarie lacrime e sangue, con tagli generalizzati e sacrifici per tutti, fecero diventare il superministro dell'Economia l'autentico “signor no” del Governo. Tanto apprezzato in campo europeo, quanto invidiato sull'italico suolo, i mal di pancia interni al centrodestra per il comportamento un po' troppo indipendente del Divo Giulio si sono moltiplicati fino alla rottura definitiva di questi giorni... (Simone Bressan e Attilio Gambino - continua su Notapolitica.it)

giovedì 15 ottobre 2009

Caccia alla volpe

“Inizieremo a trattarli come si fa con qualsiasi avversario politico. Visto che hanno deciso di dichiarare guerra al presidente, smetteremo di fingere che si tratti di una legittima testata giornalistica”. Paolino Bonaiuti contro Repubblica? Daniele Capezzone contro l’Espresso? Nicola Ghedini contro il Fatto di Travaglio? Siete fuori strada".
(Larry Silverbud su L'Occidentale)

The Kissing Company