martedì 28 settembre 2010

Fifty States Strategy

Buone notizie - per il Senato - da Wisconsin e (addirittura) West Virginia. Mentre Dino Rossi risale leggermente a Washington State e Linda McMahon, in Connecticut (!), recupera in due settimane il 4% per Rasmussen e il 3% per Quinnipiac (ora, secondo la media RCP è a -4% da Blumenthal).

7 commenti:

Namath ha detto...

Linda 3;16.

Do you smelllllllll what Linda is cookin'?

Watcha gonna do, Blumenthal, when Linda runs wild on you?

Wooooooooooooooo!

arturo ha detto...

ciao A-man,

volevo chiederti quanto, secondo te, l'eventuale vittoria GOP alla camera e ancor di più quella al senato, possano influire sulle probabilità di rielezione di Obama2012.
Ho l'impressione che non siano così influenti e che forse - in apparenza è un paradosso - con il controbilanciamento delle camere abbia addirittura più possibilità: sia perché sarà costretto a fare politiche più condivise, sia perché si spunteranno un po' le armi della propaganda anti-socialista.

tu che ne pensi?

Namath ha detto...

A-man farà di certo un commento più puntuale, ma io mi sento di scrivere che questi anni hanno qualcosa di unico.
Nel 1994 Clinton si trovò improvvisamente sulla groppa di una lame duck dopo due anni di maggioranze Dem al Senato ed alla Camera. Newt guidò la rivoluzione conservatrice (mai giunta a compimento) e cambiò colore ai due rami del congresso (all'epoca rosso e blue non erano codificati come ora). Questo cambio di maggioranza fece bene a Clinton che venne facilmente (meno nettamente del previsto, a dir il vero) rieletto contro un candidato poco appealing.
Cosa è cambiato da allora?
Il presidente in carica non ha percentuali di favore altissime, ma neppure catastrofiche, quel che lo deve preoccupare è la percentuale degli "strongly disapprove" che copre quasi totalmente il campo "total disapprove", mentre i "strongly approve" sono sotto il 30%.
Si può dire che un rovesciamento delle maggioranze possa portargli buone nuove nel 2012?
Non è così automatico, perchè Obama è stato portato alla Casa Bianca da un blocco elettorale che usualmente diserta le urne e che, appena il suo nome è scomparso dalla scheda (vedi Virginia e New Jersey), è tornato a farlo. In pratica Obi dovrà di nuovo convincere l'elettorato african-american a tornare al voto e non farsi sfuggire il voto ispanico. Insomma, una situazione complessa che sarà più chiara fra un anno, all'approssimarsi dei mesi delle primarie. A quell'epoca potrebbe persino concretizzarsi una sfida al presidente dall'interno del suo partito, precisamente da Hillary, in una riedizione della pessima campagna elettorale di Carter (vero progenitore di Bambi) che si presentò all'appuntamento con The Gipper sfiancato dalla scarsa popolarità e dalla fronda interna portata da Ted Kennedy.

a man ha detto...

Il commento di Namath è sostanzialmente condivisibile (oltre che molto interessante). Come scriveva Peggy Noonan sul WSJ qualche giorno fa, i mainstream media stanno intenzionalmente ignorando la vera novità politica degli ultimi mesi, che non è la "spaccatura" del GOP tra establishment e tea parties (come stanno tentando di farci credere), ma il frazionamento del partito democratico in 3-4 spezzoni che faticano a comunicare tra loro. E questo potrebbe portare a conseguenze pesantissime in vista del 2012.

Da cinico, però, ad Arturo rispondo che - pensando alle presidenziali - il risultato migliore per il GOP sarebbe quello di vincere alla Camera e di lasciare una (risicata) maggioranza democratica al Senato. Che poi, allo stato attuale, è proprio lo scenario più probabile... ;)

Anonimo ha detto...

Su RCP Senate no toss-up siamo al 50-50. In questo caso i dem dovrebero mandare Joe a votare per tenere la maggioranza.

Anonimo ha detto...

necessita di verificare:)

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