martedì 8 maggio 2007

Bioetica critica e razionalismo critico

1. La scienza è un bene per l’uomo perché ci insegna a rispettare la realtà e a stare ai “dati di fatto”: ma essa deve riconoscersi come conoscenza circoscritta e non come forma assoluta del sapere;

2. E' indispensabile elaborare un nuovo sapere critico rivolto alla tutela del “bene umano obiettivo”, funzione storicamente assolta nel pensiero occidentale dalla dottrina del diritto naturale, in tutte le sue diverse espressioni;

3. Il “bene umano obiettivo” va difeso e promosso in modo critico sulla base del riconoscimento razionale che la vita umana non è né un valore accanto ad altri valori (come vuole la posizione relativistica), né un valore assoluto da imporre dogmaticamente (come asserisce il fondamentalismo), ma è il presupposto di ogni affermazione di valore;

4. Il “bene umano obiettivo” si esprime, giuridicamente, nell’individuazione di diritti umani fondamentali non negoziabili;

5. Il “bene umano obiettivo” si traduce, politicamente, nei valori civili che hanno fondato le democrazie liberali e che spesso purtroppo sono stati da esse disattesi, e nella permanente ricerca di armonia tra diritti individuali e diritti sociali.

Domani e dopodomani, all'Università Gregoriana di Roma, il Dipartimento di bioetica della Fondazione Liberal organizza un convegno dal titolo "Biopolitica: oltre le ideologie" a cui parteciperanno una serie di personalità che - dal fronte cattolico o da quello laico - si occupano da anni di questi argomenti. Nella prima sessione del convegno, Francesco D'Agostino (presidente onorario del Comitato Nazionale di Bioetica) presenterà il manifesto "Per una bioetica critica", dal quale sono tratte le conclusioni che abbiamo riportato in cima al post e che vi invitiamo a leggere integralmente, qualunque sia la vostra posizione in merito.

Come i lettori di questo blog sanno bene, ci occupiamo raramente di questioni connesse alla bioetica. Stavolta, però, facciamo un'eccezione. E non solo perché - lavorando ormai da qualche mese alla Fondazione Liberal - abbiamo seguito da vicino (anche se non in prima persona) i lavori preparatori di questo convegno. Lo facciamo soprattutto perché alcune delle proposte del manifesto che sarà presentato da D'Agostino ci hanno ricordato, molto da vicino, i cardini del razionalismo critico di Karl R. Popper. E questo, molto francamente, ci ha stupito e fatto riflettere.

Io sono totalmente dalla parte del razionalismo. E lo sono con tanto impegno che anche quando sento che il razionalismo si è spinto troppo avanti continuo a simpatizzare per esso (...) A mio giudizio, il solo caso in cui il razionalismo eccessivo è verosimilmente destinato a risultare dannoso è quello in cui finisce con l'indebolire la propria posizione e cosí col favorire una reazione irrazionalistica. È soltanto questo pericolo che mi induce a esaminare le pretese di un razionalismo eccessivo e di farmi propugnatore di un razionalismo modesto e auto-critico, che ammette certe limitazioni.

(...) Si può definire il razionalismo acritico o radicale come l'atteggiamento proprio della persona che dice: “Io non sono disposto ad accettare nulla che non possa essere difeso per mezzo della discussione o dell'esperienza”. Possiamo esprimere ciò anche nella forma del principio per cui dev'essere accantonata qualsiasi asserzione che non possa essere sostenuta o dalla discussione o dall'esperienza. Ora è facile vedere che questo principio del razionalismo acritico è incoerente; infatti, dal momento che esso non può, a sua volta, essere sostenuto dalla discussione o dall'esperienza, tale principio indica che deve anch'esso essere accantonato. (È analogo al paradosso del mentitore, cioè ad una asserzione che asserisce la sua propria falsità). Il razionalismo acritico è quindi logicamente insostenibile; e poiché un argomento puramente logico può mostrare ciò, il razionalismo acritico può essere battuto con la sua stessa arma preferita, l'argomentazione.

(...) chiunque adotta l'atteggiamento razionalistico lo fa perché ha adottato, coscientemente o incoscientemente, qualche proposta o decisione o credenza o comportamento, adozione, questa, che si può definire “irrazionale”. Possiamo definire questa adozione, tanto se è puramente occasionale quanto se porta a una abitudine radicata, come una fede irrazionale nella ragione. Perciò il razionalismo è necessariamente tutt'altro che assoluto o auto-sufficiente. Questa verità è stata frequentemente trascurata dai razionalisti che si sono cosí esposti al rischio di essere battuti sul loro stesso terreno e con la loro stessa arma favorita ogni volta che qualche irrazionalista si è dato la pena di svolgerla contro di essi. E infatti non è sfuggito all'attenzione di alcuni nemici del razionalismo che ci si può sempre rifiutare di accettare le discussioni, o tutte le discussioni o quelle di un certo tipo; e che siffatto atteggiamento può essere assunto senza diventare logicamente incoerenti. Ciò li porta a constatare che il razionalista acritico, che crede che il razionalismo sia autosufficiente e possa essere instaurato per via di argomentazione, è senz'altro fuori strada.

Così, ne "La società aperta e i suoi nemici", Popper bacchettava le derive neopositiviste del suo tempo, senza per questo abbracciare il cancro irrazionalista che stava distruggendo l'Europa (il libro fu scritto tra il 1944 e il 1945). Anche se nel campo della filosofia politica - e soprattutto in quello della politica economica - viene considerato un pericoloso socialdemocratico da i nostri amici liberisti e libertarian, Popper resta l'epistemologo di riferimento per tutto il mondo autenticamente liberale. La critica al principio d'induzione, il falsificazionismo, il criterio di demarcazione tra scienza e metafisica e, appunto, il razionalismo critico sono strumenti insostituibili che hanno permesso di indebolire due tendenze (lo scientismo e l'irrazionalismo) che sembravano sul punto di monopolizzare la discussione epistemologica a metà del Ventesimo secolo.

Ebbene, crediamo fermamente che chiunque (come noi) si definisca razionalista critico, o semplicemente e più blandamente popperiano (in filosofia della scienza), non possa che condividere, almeno in larga parte, le proposte contenute nel manifesto "Per una bioetica critica". Per noi è stata una piacevole scoperta. Sarebbe interessante conoscere il parere anche dei lettori - laici o cattolici - che più spesso di noi si sono interessati all'argomento.

Crossposted @ La Voce del Padrone.

4 commenti:

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