giovedì 31 gennaio 2008

Tidal Wave


Rudy e McCain insieme, stanotte, al Tonight Show di Jay Leno. Steve Forbes, heading there. Rudy, Arnold e John insieme a Los Angeles. Rick Perry, governatore del Texas, segue Rudy e sceglie McCain. Se non fosse che non ci credo, giurerei che dietro l'endorsement di Rudy c'è qualcosa di solido.

McMentum


martedì 29 gennaio 2008

Florida (Funeral Party) Liveblogging

08:37. RISULTATI FINALI:
McCain 693,425 - 36.0%
Romney 598,152 - 31.1%
Giuliani 281,755 14.6%
Huckabee 259,703 - 13.1%
Paul 62,060 - 3.2%

Si moltiplicano le voci su un possibile endorsement di Rudy a favore di McCain (vp slot?). Qualche link sparso, da destra e da sinistra: The Page, Hugh Hewitt, MSNBC, The Strata-Sphere, Wizbang, You Decide 08!, The Politico, Matthew Yglesias, The Jawa Report, The Fix, Group News Blog, The New Republic, The Gate, Comments from Left Field, Cadillac Tight, The Discerning Texan, Captain's Quarters, Althouse, Outside The Beltway, Taylor Marsh, Brendan Nyhan, Wake up America, Commentary, The American Mind, The Campaign Spot, MyDD, Left in the West, Punditry, The Shotgun, Riehl World View, Blogs of War.

02:30. Mettiamola così: noi ce ne andiamo a nanna. I risultati ufficiali li potete vedere qui o qui. E' confermato il testa-a-testa tra McCain e Romney, con Rudy distant third. Questo, quasi certamente, significa la fine della scommessa presidenziale di Giuliani. Le risorse per tirare avanti fino al Super Tuesday ci sarebbero anche, ma a che scopo? Magari per affrontare una sconfitta umiliante proprio a New York? La corsa del GOP è ormai una two-way race tra McCain e Romney, ci piaccia o meno. Meglio finirla qui, a testa alta. Ci sarà tempo e modo, nei prossimi giorni, per decidere tra la pancia e la testa. Per ora: Thanks for everything Rudy, we'll miss you.

02:25. A Jacksonville vince Romney, di molto.

02:22. 33% dello scrutinio: McCain 34%; Romney 32%; Giuliani 16%; Huckabee 13%; Paul 3%. 15mila voti di vantaggio per McCain su Romney, che a questo punto dovrebbe farcela.

02:20. Sia McCain che Romney hanno preso il doppio dei voti di Rudy. Che tristezza.

02:19. 31% dello scrutinio: McCain 34%; Romney 33%; Giuliani 15%; Huckabee 14%; Paul 3%. 10mila voti di vantaggio per McCain su Romney, 15mila per Rudy su Huckabee.

02:18. Non è arrivato neppure un voto da Miami, Orlando, Tampa, Palm Beach e Jacksonville.

02:16. Il vantaggio di McCain torna a sfiorare i 10mila voti.

02:15. Sono arrivati quasi tutti i voti di Orlando: Romney è avanti di un soffio. Probabilmente non è abbastanza per rovesciare la dinamica a suo favore.

02:12. Ritiriamo la chiamata per McCain. 29% dello scrutinio: McCain 34%; Romney 33%; Giuliani 15%; Huckabee 13%; Paul 3%. Soltanto 8.000 voti di vantaggio per McCain.

02:07. 25% dello scrutinio: McCain 34%; Romney 31%; Giuliani 16%; Huckabee 14%; Paul 3%. 22mila voti di vantaggio per McCain su Romney, 14mila per Rudy su Huckabee.

02:07. 22% dello scrutinio: McCain 34%; Romney 31%; Giuliani 16%; Huckabee 14%; Paul 3%. 19mila voti di vantaggio per McCain. Rudy sempre peggio, con Huckabee a 16mila voti di distanza.

02:06. Prima di andare a nanna, vorremmo almeno vedere qualche voto dalle città. Ancora niente, però.

02:04. 20% dello scrutinio: McCain 34%; Romney 31%; Giuliani 17%; Huckabee 13%; Paul 3%. I numeri sembrano abbastanza stabili. We call Florida for McCain.

02:01. A Tallahasse, McCain ha una decina di punti percentuali di vantaggio su Romney. Niente ancora da Miami, Orlando e Tampa.

01:55. 14% dello scrutinio: McCain 34%; Romney 30%; Giuliani 18%; Huckabee 13%; Paul 3%. Quasi 20mila voti di vantaggio per McCain.

01:52. Nei voti che sono arrivati fino ad ora, mancano totalmente quelli delle aree urbane (Miami, Palm Beach, Orlando, Tampa, Jacksonville, Tallahassee). E' meglio aspettare qualche altro minuto prima di assegnare la vittoria a McCain.

01:48. Non che ci interessi particolarmente, ma al 10% dello scrutinio delle primarie democratiche Hillary veleggia intorno al 52% mentre Obama non arriva al 30%.

o1:46. 10% dello scrutinio: McCain 34%; Romney 30%; Giuliani 18%; Huckabee 13%; Paul 3%. Più di 12mila voti di vantaggio per McCain.

01:43. 8% dello scrutinio: McCain 33%; Romney 32%; Giuliani 17%; Huckabee 13%; Paul 3%. Circa 1.400 voti di vantaggio per McCain.

01:39. 6% dello scrutinio: McCain 33%; Romney 32%; Giuliani 17%; Huckabee 13%; Paul 3%. Quasi 2.000 voti di vantaggio per McCain.

01:37. I numeri della CNN arrivano prima: Romney 31%; McCain 31%; Giuliani 18%; Huckabee 14%; Paul 3%. Meno di duecento voti di vantaggio per Romney.

01:28. Stavamo quasi per andare a nanna, ma iniziano ad arrivare i primi voti (1% dello scrutinio): McCain 30.2%; Romney 30.0%; Giuliani 17.4%; Huckabee 15.5%; Paul 3.3%.

01:08.
Qualche altro internal sparso da Mark Halperin su The Page. Senior Citizens: McCain 40, Romney 31, Giuliani 18, Huckabee 7. Veterans: McCain 37, Romney 36, Giuliani 14, Huckabee 8. Hispanics: McCain 50, Giuliani 26, Romney 16, Huckabee 5. Una disfatta.

01:01. "If the exits hold Giuliani is toast. Will he drop out? I think so. It's either that or face the prospect of a humiliating defeat in his home state six days later. I don't think Rudy will put himself through that". Tom Bevan, RCP blog.

00:57. Dan Riehl commenta i primi exit-poll.

00:45. Qui iniziamo a pensarla come Mark Steyn. Se lo scontro fosse Obama/McCain, la "narrativa giovane/vecchio" potrebbe portare il GOP a un massacro di proporzioni indescrivibili: "I'm rooting for Hillary to win big".

00:43. Come sottolineano su Hot Air, "Romney had better win because if Maverick wins a closed primary with conservative turnout unusually high, the “base hates McCain” narrative is in trouble for Super Tuesday".

00:37. Per Tom Bevan i primi internals degli exit-poll non dovrebbero dispiacere a Romney.

00:35. Sul sito del NYT (sì, lo stesso che ha fatto l'endorsement per Hillary e McCain), i risultati si potranno leggere qui.

00:30. La maggior parte dei seggi in Florida chiuderà tra mezz'ora, ma nel Panhandle il fuso orario è spostato di un'ora, quindi i primi voti reali - che sarà possibile leggere qui - non arriveranno prima delle 2 di notte (ora italiana).

00:28. Come spiega Reid Wilson, sul blog di RCP, i primi numeri di Giuliani dovrebbero essere alti, per poi calare vistosamente durante la notte. Calare più di così? Bonne nuit tristesse...

00:18. La domanda sorge spontanea: ma io ho davvero voglia di continuare il liveblogging con McCain e Romney destinati a prendere più del doppio dei voti di Rudy? La risposta nei prossimi minuti.

00:16. Sempre da Jim Geraghty: gli absentee sarebbero andati a Romney 34-28, con Rudy "far behind". Ecco l'ultima, irragionevole, speranza che inizia a sciogliersi, come lacrime nella pioggia.

00:13. I numeri di Rich Lowry su The Corner sono 33-32 (per McCain).

00:08. Iniziano a circolare i primi internals. Qualche curiosità demografica: "Eight in 10 Republican primary voters were white and a little more than one in 10 were Hispanic — about half of whom were of Cuban heritage. There were few blacks on the GOP side. In the Democratic primary, two-thirds were white, about one in five were black and a little more than one in 10 were Hispanic. About one in seven voters in each party's primary described themselves as independents. About three in 10 Republican voters called themselves moderates. Slightly more Democrats identified themselves as moderate".

00:05. McCain schizza al 77% su InTrade, mentre Romney scivola al 20%. Giuliani sempre inchiodato al 2%.

00:02. Prima (o seconda?) ondata di exit-poll, via The Campaign Spot: McCain 34.3%; Romney 32.6%, Giuliani 15.3%, Huckabee 12%. Non è ancora chiaro se in questi numeri siano o meno compresi gli absentee ballots.

23:59. Con tutto questo hype negativo, inizio a pensare che - se Rudy riuscisse a superare la soglia del 20% - un pensierino al Super Tuesday potrebbe anche farlo...

23:57. Le previsioni di Outside the Beltway: McCain 35%; Romney 32%; Giuliani 17%; Huckabee 11%; Paul 5%.

23:54. Per Political Machine, solo gli absentee permetteranno a Rudy di finire sopra Huckaboom.

25:52. Non saprete mai cosa vi siete persi...

23:50. Le previsioni di California Yankee: John McCain 35%; Mitt Romney 33%; Rudy Giuliani 17%; Mike Huckabee 12%; Ron Paul 4%. Con Rudy che si ritira prima del Super Tuesday.

23:48. Le previsioni di Election Projection per la Florida: John McCain 36%; Mitt Romney 35%; Rudy Giuliani 14%; Mike Huckabee 10%; Ron Paul 5%.

23:43. "Too close to call as voting begins in Florida": Tom Curry su MSNBC.

23:39. Cinque ottime ragioni perché Rudy dovrebbe essere il candidato del GOP per la Casa Bianca: Steven M. Warshawsky su The American Thinker. "My final scorecard on these five issues is as follows. On the war on terror, Giuliani is the best candidate; McCain is a distant second. On immigration, Giuliani is the best candidate; Romney is a close second. On the economy, Giuliani and Romney are equally strong; McCain is a distant third. On health care reform, Giuliani is the best candidate; Romney is a distant second. On Supreme Court appointments, all three candidates are equally strong. In sum, Rudy Giuliani is the best choice among the three leading GOP candidates. He is not a "perfect" choice. (...) Nevertheless, on the issues that matter most, he offers the most conservative policies and the most effective leadership. Rudy Giuliani should be the GOP nominee for 2008".

23:37. Io non ci credo, ma il primo commentatore su Fox News la pensa diversamente: "I sincerely hope Rudy stays in. We need his leadership on terror, the economy, taxes, judges & immigration. Don’t forget, he’s the only one who really lives his values. Who stopped Arafat from coming into New York? Who stopped the tasteless anti-religious exhibition at the Art Museum in New York City? Rudy...".

23:33. In bocca al lupo per stasera agli amici di Italian Bloggers for Ron Paul 2008.

23:30. Obama utilizza Ted Kennedy per uno spot in lingua spagnola trasmesso, in queste ore, in California. Ma con tutti gli amichetti che si è fatto a Hollywood, non aveva proprio un testimonial migliore?

23:28. I Clinton giocano sporco. E la novità quale sarebbe?

23:23. Se siete dei fanatici dei micro-risultati, via The Campaign Spot, ecco i primi risultati da Naples (sì, Napoli). GOP: Mitt Romney 119; John McCain 80; Rudy Giuliani 42; Mike Huckabee 22; Ron Paul 5. Dems: Hillary Clinton 63; Barack Obama 22; John Edwards 16. Gli aggiornamenti su Naples Daily News.

23:21. 4 milioni di dollari raccolti online in un solo weekend: Obama insidia il Dottor Paul nella classifica dei wired candidates.

23:17. Bel post di JimMomo (solo perché linka qui) ;)

23:16. Meno cattiva l'analisi di Destra!

23:14. Andrea di In God We Trust cattivissimo con Rudy. Non è carino trattare così le persone in difficoltà! :)

23:09. Problemi in alcuni seggi della Florida centrale, soprattutto in casa democratica. Ma è possibile che ai sinistri del Sunshine State vada sempre fatto un corso speciale per imparare a votare? I dettagli sul sito dell'Orlando Sentinel.

23:07. Titolo che sta scorrendo in questi minuti nel rullo del Tg2: "Obama viene incoronato dai Kennedy come candidato ideale". Vabbè.

23:02. McCain al 58% in Florida su InTrade. Romney fermo al 40%, mentre Rudy scivola mestamente al 2%.

23:01. Robert Kagan (advisor di McCain) scrive a Rich Lowry della National Review per dire la sua sulla controversia nata tra McCain e Romney a proposito del surge in Iraq. Tutti i particolari su The Corner.

22:57. Barack Obama, martire annunciato.

22:55. Il motivo per cui Romney è competitivo in Florida? Gli spot.

22:53. Non si può dire che McCain non abbia la sua buona dose di haters... McCain Accused Of Gay Baiting In Anti-Romney Attack: Sam Stein su The Huffington Post. I commenti su Captain's Quarters, Protein Wisdom e Hot Air.

22:50. Why It's Hard to Pick a GOP Candidate. Paul Mirengoff, su Power Line.

22:41. Testa a testa assoluto tra McCain e Romney negli ultimi sondaggi sulle primarie in Florida. Parità per Rasmussen: McCain 31% (+4); Romney 31% (-2); Giuliani 16% (-2). McCain (35%; +2) davanti per Zogby, con Romney al 31% (+1) e Giuliani al 13% (-1). McCain (31%; +1) in crescita anche per Survey USA, con Romney al 31% (-1) e Giuliani al 13% (-3). Vantaggio sottilissimo per McCain (31%; +3) anche secondo Insider Advantage, con Romney al 30% (+3) e Giuliani al 13% (-3). Nella media RCP, McCain (30.7%) ha qualche punto percentuale di distacco nei confronti di Romney (30.1%), mentre Giuliani è staccatissimo al 14.7%. Huckabee è quarto con il 12.9%. Paul è lontanissimo al 3.6%.

lunedì 28 gennaio 2008

Not Endorsed

Absentee Miracle

475mila repubblicani della Florida hanno già votato per posta. E se avessero votato tutti per Rudy?

Rudy’s Last Stand

L’ultima spiaggia. Ma anche la prima. E’ uno strano debutto, quello di Rudy Giuliani, nella lunga corsa per la nomination repubblicana alla Casa Bianca. Fino ad oggi, infatti, l’ex sindaco di New York ha praticamente snobbato tutte le elezioni primarie di gennaio, concentrando le proprie risorse – umane e finanziarie – proprio nel Sunshine State, confidando in una vittoria che potesse servirgli da trampolino di lancio per le grandi sfide del Super Tuesday (5 febbraio). Una strategia rischiosa, criticata quasi all’unanimità da analisti e political junkies, ma che per lunghi tratti del 2007 è sembrata funzionare alla perfezione.

Sempre in vantaggio nei sondaggi nazionali, l’America’s Mayor era parso potersi sbarazzare con facilità degli avversari che, mese dopo mese, insidiavano il suo status di front-runner. Prima John McCain, che in primavera sembrava essere affondato sotto il peso di uno scarso fund-raising e degli eterni dubbi che il suo nome solleva nella base del partito. Poi Fred Thompson, il reaganiano duro e puro sceso in campo quasi controvoglia, che durante l’estate sembrava il solo candidato in grado di scalfire la superiorità di Giuliani, ma che non era mai riuscito a decollare. E ancora Mike Huckabee, il campione indiscusso della destra evangelica e dei social conservatives, brillante e simpatico nei dibattiti televisivi e nei comizi elettorali, ma le cui posizioni in politica estera e in economia assomigliavano più a quelle di Jimmy Carter che a quelle di Ronald Reagan. Infine Mitt Romney, il mormone del “Taxachussets”, i cui flip-flop sulle questioni etiche e in politica economica sollevavano più di un dubbio tra i simpatizzanti repubblicani, costringendolo ad arrancare in ogni sondaggio nazionale, malgrado il sostegno massiccio dell’establishment del partito e dei think-tank d’area.

Il calcolo di Rudy era azzardato, ma lineare. Tolto di mezzo McCain, soltanto Romney aveva il denaro e gli endorsement sufficienti per contrastare la sua vittoria. E Romney aveva scelto una strategia “classica” (almeno per gli ultimi trent’anni di politica americana): puntare forte su Iowa e New Hampshire, costruire un momentum sufficiente per tenere alto il livello del fund-raising nelle settimane successive e crescere abbastanza nei sondaggi per arrivare in una posizione di forza al Super Tuesday. Così Giuliani ha scelto la strategia esattamente opposta: ignorare gli early states (anche se un tentativo, verso novembre, Rudy lo ha fatto in New Hampshire), passare indenne in South Carolina sfruttando le divisioni in campo conservatore, vincere la Florida ed esplodere definitivamente nel Super Tuesday, soprattutto nei grandi stati del nordest che sembravano strutturalmente a lui più congeniali, come New York, New Jersey e Connecticut.

Contemporaneamente, Giuliani doveva risolvere il suo “vero” problema, quello di essere considerato il più liberal dei candidati repubblicani in lizza. E non è stata una strategia di riposizionamento semplice. Già abbastanza a destra in politica estera, Rudy ha presentato un piano di tagli fiscali mastodontico (il 4% del pil) per avvicinarsi alla componente più liberista del partito. Insieme al sostegno del “papà della flat tax”, Steve Forbes, con lui fin dall’inizio, questa aggressiva politica anti-tasse gli è fruttata il sostegno di Grover Norquist degli Americans for Tax Reform, oltre che dell’influente think-tank Club for Growth. Per far dimenticare le sue posizioni pro-choice e non pregiudizialmente contrarie al matrimonio gay, poi, Giuliani ha scelto – anche in questo caso –la strada opposta a quella di Romney: invece di cambiare idea da un giorno all’altro, ha provato a spiegare agli elettori che le sue posizioni personali non gli avrebbero impedito di nominare alla Corte Suprema giudici contrari a quelle “reinterpretazioni” della Costituzione che avevano portato alla legalizzazione dell’aborto (“scrict constructionists judges”).

Tutti gli elementi necessari perché la strategia di Giuliani prendesse corpo si sono, più o meno, concretizzati. Il campo conservatore del partito repubblicano, almeno fino all’abbandono di Thompson, è rimasto abbastanza frammentato. A livello nazionale ancora non c’è un chiaro front-runner. Romney non è riuscito, in Iowa e New Hampshire, a costruire un momentum significativo, anzi ha perso entrambi in gli stati. I fiscal conservatives sono schierati, in modo abbastanza compatto, nel fronte dell’ex sindaco di New York. Le critiche dei social conservatives si sono, tutto sommato, attenuate, soprattutto dopo l’endorsement di Pat Robertson. Eppure, a meno di ventiquattr’ore dal momento decisivo, le speranze per Giuliani di conquistare la nomination repubblicana sembrano ormai quasi inesistenti. Gli scommettitori del mercato virtuale di InTrade gli assegnano soltanto il 7% di possibilità di vittoria (McCain ha il 55% e Romney il 35%); nei sondaggi nazionali è ormai quarto (dietro a McCain, Huckabee e Romney) con una media del 14% (nei primi mesi del 2007 sfiorava il 40% ed è rimasto intorno al 30% fino a dicembre); in Florida, nelle ultime due settimane, è passato da un solido primo posto ad una stentata terza posizione (sempre dietro Romney e McCain). Cosa è andato storto, allora?

A parte i rischi strutturali nella sua strategia, sprezzante della conventional wisdom più recente, Giuliani ha reagito con troppa lentezza all’incredibile ritorno di fiamma di McCain, che all’inizio di dicembre veleggiava malinconicamente alle spalle di tutti gli altri candidati, senza denaro e senza speranze. Contando su un campo conservatore frammentato, Rudy si è improvvisamente ritrovato a dover contrastare un avversario che pescava elettori nella sua stessa constituency, quella dei repubblicani (e di qualche indipendente) disposti a rinunciare all’ortodossia della rivoluzione conservatrice pur di evitare il ritorno della Dinastia Clinton alla Casa Bianca. Anche le alterne sorti di Hillary Rodham Clinton, messa in difficoltà da Barack Obama più del previsto, hanno frenato la rincorsa di Rudy, che aveva fatto di tutto per accreditarsi come l’anti-Billary per eccellenza. Giuliani avrebbe avuto partita facile in uno scontro a due con Huckabee, ottime speranze in uno scontro a tre con Romney e Huckabee, buone speranze in uno scontro a due con Romney, ma ha veramente poche speranze in uno scontro a tre con Romney e McCain. Ed è proprio questo il tipo di sfida che si sta delineando in Florida.

In caso di sconfitta nel Sunshine State – e a maggior ragione in caso di terzo posto (come quello che gli assegnano oggi i sondaggi) – la candidatura di Rudy Giuliani soffrirebbe un colpo molto probabilmente mortale, anche se dalle sue parti continuano a giurare di volere in ogni caso arrivare al Super Tuesday. Ma non si tratterebbe soltanto di uno schiaffo alle ambizioni dell’America’s Mayor. In caso di una sua vittoria alle primarie, infatti, i repubblicani avrebbero avuto la possibilità di cambiare la dinamica di una corsa che, a meno di clamorosi sviluppi nei prossimi mesi, sembra destinata a concludersi con il ritorno dei democratici alla Casa Bianca. Né McCain, né tantomeno Romney, sembrano infatti in grado di rimettere in gioco quel numero di blue states in cui l’ex sindaco di New York avrebbe potuto combattere, fino all’ultimo giorno, contro Barack Obama e soprattutto Hillary Clinton.

Senza Rudy, il New Jersey e la Pennsylvania (con i loro 37 voti elettorali) resterebbero, per l’ennesima volta, nel libro dei sogni del GOP. E con il Nevada, il New Mexico, il Colorado, l’Arizona e la Virginia che sembrano scivolare sempre più velocemente nella colonna dei purple states, ai repubblicani (di tutto il pianeta) non resterebbe che sperare in un miracolo. Proprio come quello di cui Rudy ha bisogno oggi.

venerdì 25 gennaio 2008

domenica 20 gennaio 2008

South Carolina: risultati definitivi

1) John McCain 143,224 (33.2%)
2) Mike Huckabee 128,908 (29.9%)
3) Fred D. Thompson 67,897 (15.7%)
4) Mitt Romney 64,970 (15.1%)
5) Ron Paul 15,773 (3.7%)
6) Rudolph W. Giuliani 9,112 (2.1%%)
7) Duncan Hunter 1,035 (0.2%)

sabato 19 gennaio 2008

South Carolina (Dead) Liveblogging

Se volete sapere cosa sta succedendo nei caucus repubblicani e democratici del Nevada (i cui delegati verranno assegnati soltanto ad aprile), leggete i risultati in tempo reale o seguite il liveblogging di RDM20. Per quanto ci riguarda, What Happens in Vegas Stays in Vegas, e l'unica notizia rilevante potrebbe essere che, malgrado un turn-out estremamente favorevole sotto il profilo della composizione demografica, Hillary Rodham Clinton rischia di portare a casa una vittoria estremamente risicata (e forse lo stesso numero di delegati) contro Barack Obama. Visto che oggi non abbiamo alcuna intenzione di affaticarci troppo, ci limiteremo a seguire le prime fasi dello spoglio delle schede per le primarie repubblicane in South Carolina. I risultati reali li troverete, prima o poi, qui. I post seguiranno un ordine cronologico inverso (i più recenti in alto).

02:46. Sleepy Update. Con il 46% dei voti scrutinati, Huckabee (29.8%) si avvicina un po' a McCain (33.5%), mentre Thompson (15.8%) si stacca da Romney (14.7%). 'night.

02:35. Noi smettiamo qui, prendendo atto che - a meno di clamorosi stravolgimenti - la classifica delle primarie repubblicane è la seguente: 1) McCain 2) Huckabee 3) Thompson 4) Romney 5) Paul 6) Giuliani. Ultimo aggiornamento, con il 32% dei voti scrutinati: McCain 34.8% Huckabee 29.1% Thompson 15.1% Romney 14.7% Paul 3.8% Giuliani 2.1%. Sono percentuali destinate a cambiare, ma non di moltissimo, che certificano la bella vittoria di McCain (quale sarà l'effetto in Florida?), impensabile fino a qualche settimana fa, il passo falso di Huckabee in uno stato pieno di social conservatives, il coma (che rischia di diventare accanimento terapeutico) per Thompson e il risultato poco brillante di Romney (a cui il terzo posto farebbe invece un gran bene). In terza fila, assistono un fiacco Ron Paul e un fiacchissimo Rudy Giuliani. Appuntamento a domani per risultati finali e commenti. Ma soprattutto, ignorando un paio di inutili caucus in Lousiana (22 gen) e Hawaai (25 gen), l'appuntamento - che potrebbe essere decisivo - è per martedì 29 gennaio in Florida.

02:23. La mappa del South Carolina comincia a delinearsi: McCain ha stravinto nelle città (a Columbia, Huckabee non è neanche nei primi tre) e questo dovrebbe bastargli per contrastare la vittoria, più debole, di Huckaboom nelle aree rurali.

02:21. Thompson ha circa 500 voti di vantaggio su Romney. Basterà il bronzo a Fred?

02:19. 36-28 per McCain al 21% dello scrutinio. Palmetto for Mac?

02:17. Mancano ancora molte contee, ma il vantaggio di McCain sembra essere abbastanza uniforme (e massiccio nelle aree urbane). Bisogna aspettare ancora, però, è ancora too close to call.

02:13. Nullo consiglia C-Span.

02:11. McCain 34% Huckabee 30% Thompson 15% Romney 14% Paul 4% Giuliani 2%.

02:07. Fred sorpassa Mitt, Ron doppia Rudy (12% dello scrutinio).

02:04. McCain 33.0 Huckabee 29.3 Romney 15.5 Thompson 14.3 Paul 4.1 Giuliani 2.7.

02:02. Ogni tanto i voti arrivano prima su Msnbc.

01:58. Problemi con l'audio, ma nell'ultimo scrutinio su Fox News Thompson si stava riavvicinando a Romney. Non si ritira. Forse.

01:57. Sta ringraziando troppa gente, forse si ritira davvero.

01:54. Fred su Fox News.

01:52. McCain 36.9%, Huckabee 24.5%; Romney 17.9%, Thompson 12.4%, Giuliani 4.4%, Paul 3.6%.

01:45. Per ora sono arrivati solo pochi voti dalle aree urbane. Ma a Charleston (1% dello spoglio) McCain ha 30 punti di vantaggio su Huckabee (che è dietro anche a Romney).

01:36. Qui i voti sembrano arrivare qualche secondo prima. McCain 38%, Huckabee 23%, Romney 19%, Fred Thompson 12%, Giuliani 5%, Paul 4%.

o1:30. Con un paio di migliaia di voti scrutinati (meno dell'1%): McCain davanti a Huckabee, Romney davanti a Thompson, Paul davanti a Rudy.

01:28. Stanno iniziando ad arrivare i voti.

01:24. Su The Nation scrivono che Obama potrebbe aver conquistato più delegati di Hillary (che ha preso il 6% in più di voti).

01:22. "Obama Manager Accuses Clintons of Widespread Dirty Politics". Marc Ambinder... The Atlantic... ci sarà da fidarsi?

01:20. I voti non arrivano ancora. Siamo sicuri che i seggi chiudono alle 20 ET (tra quaranta minuti)?

01:13. Se Thompson arriva davvero quarto in South Carolina, è spacciato.

01:08. McCain, su InTrade, è schizzato all'88% in meno di mezz'ora. O gli scommettitori si fidano troppo di Matt Drudge, oppure il vecchio John ha davvero vinto le primarie in South Carolina.

01:05. E' dal 1980 che il vincitore delle primarie repubblicane in South Carolina vince anche la nomination del partito. E se quest'anno non andasse così?

01:01. Tanto per dimostrare che i caucus (Iowa, Wyoming o Nevada ha poca importanza), oltre a non essere rappresentativi di alcunché, sono anche assolutamente imprevedibili, guardate questo sondaggio di Research 2000 pubblicato appena una settimana fa. E confrontatelo con i dati reali.

00:52. Le percentuali le aggiunge Jim Geraghty: McCain 33%, Huckabee 27%, Romney 16%, Thompson 15%. Sempre su The Campaign Spot: Duncan Hunter abbandona la corsa. E adesso chi finirà dietro a Rudy...?

00:50. Ma allora il sindacato dei culinary workers in Nevada non era così importante...

00:47. Ma il Drudge Report spara McCain davanti a Huckabee (niente percentuali).

00:35. Intanto il vantaggio di Huckabee su InTrade cresce leggermente.

00:34. Ma almeno su un punto i due SuperMark della National Review sono d'accordo: "If Rudy wins in Florida, those of us who said he can't recover from sitting out the first month will have to acknowledge that he's a towering genius who cannily foresaw that leaving the early states to be squabbled over by weak and divisive candidates would render their victories irrelevant and leave him to stroll on in the Second Act and take the throne as king on a field of corpses".

00:31. "A McCain victory in SC has to be good news for Giuliani because the narrative becomes "Stop McCain!" and Rudy's best poised to do that - not just because his numbers in Florida haven't yet collapsed to the same undetectable levels as they have everywhere else, but because Huck and Mitt and Fred will be fairly proven failures at the "Stop McCain" game. So, if stopping him's your priority, then Rudy's the one-stop shop after everyone's stopped shopping around. He'll be the last ABM (Anyone-But-McCain) in with a shot". L'analisi di Mark Steyn è esattamente opposta a quella di Mark L. Levin. E noi, adesso, contro chi tifiamo?

00:17. La CNN (via Campaign Spot) fa una proiezione sui delegati del Nevada (che verranno assegnati soltanto ad aprile). Dems: Clinton 13, Obama 12. GOP: Romney 16, Paul e McCain 3, Thompson e Huckabee, Rudy... niente.

00:11. Gli amici italiani di Ron Paul si godono il secondo (o terzo?) posto del Dottore in Nevada.

00:09. Un consiglio a Chris: non fidarti di quello che scrive Jonathan Martin su Fred Thompson. In genere si tratta di bufale.

00:07. E se la nomination democratica fosse decisa da John Edwards?

00:04. Se McCain non vincesse in South Carolina, ci potrebbe essere un inaspettato awakening...

23:56. Fred molla. Anzi, no. Ci vorrebbe una surge.

23:52. Freddo, neve, macchine che si inceppano. Date retta a me, è meglio la Florida.

23:50. E Romney si becca tutti i mormoni. Weird stuff.

23.48. Obama avrebbe conquistato l'80% dei voti neri in Nevada. Brutte notizie per Hillary in vista del South Carolina.

23:41. Sembra che McCain stia cercando di ottenere da un giudice l'estensione dell'orario di voto di un'ora a Myrtle Beach dopo i malfunzionamenti di alcune voting machines che si sono verificate questa mattina nell'area in questione. Un buon risultato in questa zona costiera del South Carolina è assolutamente necessario a McCain per portare a casa il Palmetto State. Tanto che il senatore dell'Arizona aveva scelto proprio Myrtle Beach come luogo per effettuare il final push nello stato.

23:38. Vale la pena di notare che, secondo Zogby, Huckabee avrebbe avuto una improvvisa impennata proprio negli ultimi 2-3 giorni. Ma Zogby è democratico, quindi non vi fidate troppo.

23:34. Gli ultimi exit-poll su cui ha messo gli occhi Jim Geraghty di The Campaign Spot, vedono McCain (32%) davanti a Huckabee (28%). Più staccati, Romney (16%) e Thompson (15%). Ma Geraghty nota anche che gli internals non sarebbero particolarmente favorevoli per McCain. Il mistero continua.

23:29. Gli scommettitori di InTrade vedono Mike Huckabee leggermente favorito (56%) su John McCain, malgrado quest'ultimo abbia un lieve vantaggio (+1.0%) nella media sondaggi RCP.

mercoledì 16 gennaio 2008

Michigan (and Beyond)

Alla redazione di Liberal stiamo lavorando per preparare i "numeri zero" del nuovo quotidiano che sarà in edicola il prossimo 23 gennaio. Questo sarebbe l'articolo sulle primarie in Michigan (firmato dal sottoscritto) che avreste potuto leggere nell'edizione di domani, se i "numeri zero" dei giornali fossero distribuiti nelle edicole.

Il Michigan salva la candidatura di Mitt Romney. E’ questo il dato più importante che emerge dalle primarie del Wolverine State che si sono svolte martedì. L’ex governatore del Massachussets ha conquistato il 38,9 per cento dei voti nell’elettorato repubblicano, fermando – almeno per adesso – il momentum che sembrava poter spingere John McCain, dopo la vittoria in New Hampshire, verso lo status di solitario front-runner in campo repubblicano. Il senatore “ribelle” del GOP non è riuscito ad andare oltre il 28,7 per cento, in uno stato che pure aveva vinto sette anni fa nella sua sfida contro George W. Bush. Terzo arrivato, con una performance discreta ma non esaltante (16,1 per cento), Mike Huckabee, che ha fatto il pieno dei voti tra i social conservatives in uno stato tradizionalmente refrattario alla sua piattaforma politico-religiosa. Alle spalle di questo terzetto di testa, le delusioni della giornata: Ron Paul, Fred Thompson e Rudolph Giuliani. Negli ultimi due casi si trattava di sconfitte annunciate, anche se pochi si aspettavano un distacco tanto marcato dal vincitore. Mentre Paul, che sembrava in rimonta negli ultimi sondaggi (e che primi exit-poll vedevano intorno al 10 per cento), non è riuscito a superare un 6,3 per cento che gli impedisce, forse definitivamente, di fare il salto di qualità necessario per smettere di essere un candidato di “seconda fila”.

Nella prime dichiarazioni rilasciate dopo il voto, McCain ha cercato di minimizzare la portata della sconfitta, ricordando ai media che Romney aveva vinto proprio dove il padre (George Wilken Romney) era stato un popolarissimo governatore dal ‘63 al ‘69. Si tratta di un ragionamento che trova una qualche conferma nell’analisi degli exit-poll, visto che McCain è stato nettamente battuto, con una proporzione di quattro a uno, in quel segmento di elettori (il 42 per cento) che hanno dichiarato di essere “molto influenzati” dal legame particolare tra Romney e il Michigan. Ma questa spiegazione può soltanto essere parziale. In realtà, un ruolo importante nella vittoria del candidato preferito dall’establishment repubblicano (dalla National Review a Hugh Hewitt, passando per il Republican National Committee) lo hanno avuto le sue promesse agli elettori del Michigan in tema di economia e salvaguardia dei posti di lavoro. In uno stato duramente colpito dalla crisi dell’industria automobilistica, le sue ricette semi-protezioniste hanno rassicurato ampi settori dell’elettorato. A concorrere alla definizione del risultato finale, poi, è stata anche la crescente insoddisfazione manifestata, nei riguardi di una possibile candidatura di McCain, da parte di alcuni opinion-leader molto influenti della destra americana. Un nome su tutti: il conduttore radiofonico Rush Limbaugh, ascoltato ogni giorno da decine di milioni di simpatizzanti conservatori, da costa a costa, che proprio ieri, a poche ore dalla chiusura dei seggi, ha preconizzato “la distruzione del partito repubblicano” in caso di vittoria alle primarie di Huckabee o McCain.

In ogni caso, la vittoria di Romney non contribuisce a semplificare la corsa repubblicana. Fino ad ora, nelle tre sfide più significative (Iowa, New Hampshire e Michigan) hanno vinto tre candidati diversi (Huckabee, McCain e Romney). Nel caso di una vittoria di Fred Thompson in South Carolina – possibilità non remota – si materializzerebbe, alla vigilia della Florida (29 gennaio), lo scenario preferito da Rudy Giuliani. L’ex sindaco di New York, che pure fino ad oggi ha ottenuto soltanto risultati imbarazzanti, ha scommesso su una “strategia nazionale” molto rischiosa, che prevede di utilizzare proprio il Sunshine State come trampolino di lancio per il Super Tuesday del 5 febbraio, in cui entreranno in gioco alcuni grandi stati (ricchi di delegati) come New York, California, Illinois e New Jersey. Se neanche il Super Tuesday riuscisse a sciogliere i nodi in casa repubblicana, l’ipotesi di una brokered convention, con nessun candidato in grado di contare sulla maggioranza assoluta dei delegati, diventerebbe sempre più concreta.

Martedì in Michigan, nel silenzio più assoluto, si sono svolte anche le primarie democratiche, anticipate a gennaio - per ottenere maggiore visibilità mediatica - in violazione delle regole imposte dal Democratic National Committee, che infatti ha “spogliato” lo stato di tutti i suoi delegati, che sarebbero stati più di 150. Vista l’inutilità pratica delle elezioni, Barack Obama e John Edwards si sono ritirati dalla gara, lasciando sulle schede soltanto i nomi di Hillary Rodham Clinton e di qualche candidato minore. Ebbene, malgrado l’assenza di concorrenti, Hillary non è andata oltre il 55.4 per cento dei voti, lasciando a Mr. Uncommitted (la scelta di voto neutrale) quasi il 40 per cento. In più, secondo gli exit-poll, la Clinton ha conquistato appena il 38 per cento (contro il 60) dei voti afro-americani. E questo è un bruttissimo segnale, per la Clinton Attack Machine, in vista delle primarie in South Carolina.

Michigan: risultati definitivi

Mitt Romney 337,847 (38.9%)
John McCain 257,521 (29.7%)
Mike Huckabee 139,699 (16.1%)
Ron Paul 54,434 (6.3%)
Fred D. Thompson 32,135 (3.7%)
Rudolph W. Giuliani 24,706 (2.8%)
Uncommitted 17,971 (2.1%)
Duncan Hunter 2,823 (0.3%)
Tom Tancredo 458 (0.1%)

Rispetto agli exit-poll che circolavano poco prima della chiusura dei seggi (e anche rispetto a quelli che circolavano più tardi), i numeri reali attribuiscono a Romney una vittoria molto più netta del previsto. E questo, oltre a salvare la candidatura del candidato preferito dall'establishment repubblicano - da Hugh Hewitt alla National Review - potrebbe avere l'effetto di fermare il McMentum in un momento cruciale (ricordiamoci che nel 2000 McCain, in Michigan, era arrivato primo), proprio alla vigilia delle sfide cruciali in South Carolina e Florida.

Per Huckabee, che pure ha ottenuto un risultato discreto, le cose restano più o meno come avevamo scritto ieri notte. Mentre la performance di Ron Paul, che sembrava potesse sfiorare la doppia cifra, non va oltre il 6.3%, condannandolo, forse definitivamente, a restare un candidato di seconda fila, soprattutto considerando il fatto che in Michigan le primarie del GOP erano aperte anche a democratici e indipendenti. Meglio del previsto, poi, i numeri (comunque bassi) di Thompson. E peggio del previsto Giuliani, che punta tutto sulla Florida e sul Super Tuesday, ma che in ogni caso continua a produrre risultati sconcertanti per un nome con la sua visibilità nazionale.

Un ultimo, breve commento, su Hillary Rodham Clinton che, pur essendo l'unico candidato serio in lizza, non è riuscita ad andare oltre il 55%, con il 40% degli elettori democratici che hanno preferito votare per Mr. Uncommitted piuttosto che per lei. Il risultato più imbarazzante di questa tornata elettorale.

martedì 15 gennaio 2008

Michigan (Zero Calories) Liveblogging

Ultraleggero, intermittente (e soprattutto svogliato) liveblogging aspettando i risultati delle primarie repubblicane in Michigan. I post seguiranno un ordine cronologico inverso (i più recenti in alto). Seguite il liveblogging anche su RDM20.
02:04. I risultati ufficiali dovrebbero iniziare ad arrivare qui. Ma per ora non arrivano. Visto che si è fatto tardi e domani ci si deve svegliare presto, è ora di andare a nanna. Ci vediamo domani per commentare i numeri definitivi.

01:59. Hillary non ha nessuna intenzione di rinunciare ai delegati democratici che sta per vincere in Michigan. Solo che il numero dei delegati espressi dal Michigan è... zero.

01:49. Iniziano a uscire i primi internals degli exit-poll ufficiali. Solo il 25% di indipendenti ha votato alle primarie GOP (contro il 35% del 2000). E due terzi degli elettori sono "repubblicani" (contro il 50% del 2000). Romney non poteva immaginare uno scenario migliore. E anche i numeri di McCain, sotto questo punto di vista, non sono così male. Adesso è tutta questione di spin.

01:44. "Giuliani has to be hoping Romney wins tonight". Ramesh Ponnuru, The Corner.

01:35. Romney e McCain si contendono il Michigan e i democratici pensano a Rudy. Anche questo è un segnale.

01:32. Anche per The Corner, McCain è volato in South Carolina mentre Romney attende i risultati in Michigan. E' più di un segnale.

01:19. Romney all'88% su InTrade.

01:13. "Mich was a “must win” for Mitt for if he couldn’t win there it would have been spun as him not able to win anywhere (he could have stayed in the race though because he is rich). But a loss for McCain, unless it is really devastating, probably won’t affect SC much. SC and FL will become the pivotal states, especially now that Mitt is campaigning there again. But we may be going into Super Duper Tuesday without a front runner, which would be ideal for Rudy and exactly what he planned from the beginning". Dai commenti di Hot Air.

01:08. Intanto, per InTrade, Romney (in Michigan) è schizzato all'80%.

01:05. Per il Drudge Report, i numeri sono Romney 34%, McCain 29%, Huckabee 16%.

01:00. Hugh Hewitt, che è il Romney-soldier per definizione, è al settimo cielo. E nota come Huckabee e McCain siano già volati in South Carolina senza aspettare lo spoglio delle schede.

00:57. E' matematico: quando votano i repubblicani, McCain ha grosse difficoltà.

00:51. Una conferma ai primi exit-poll. Su Hot Air già infuria la giostra dei commenti.

00:46. “I'm here to tell you, if either of these two guys get the nomination, it's going to destroy the Republican Party, it's going to change it forever, be the end of it. A lot of people aren't going to vote. You watch”. Rush Limbaugh è una brutta gatta da pelare. Huckabee e McCain farebbero bene a rendersene conto. In fretta.

00:38. Primo breve commento sugli exit-poll (sempre che siano attendibili). Romney resta a galla: un secondo posto avrebbe messo in serio pericolo la sua candidatura. McCain meno bene del previsto, soprattutto con primarie aperte a democratici e indipendenti. Resta il front-runner, ma da stasera lo è un po' meno. Ottima prestazione di Paul, malgrado scandali e scandaletti la sua candidatura si dimostra più solida di quanto molti avevano pronosticato. Giuliani ormai pensa solo alla Florida: i suoi numeri (bassi) sono in linea con quelli degli ultimi sondaggi. E Thompson... dov'è? Probabilmente è già in South Carolina, dove si gioca davvero tutto quello che gli resta.

00:34. Special coverage di Bill Bradley su Pajamas Media dal Michigan: il turn-out basso potrebbe aver favorito Romney.

00:32. E se gli afro-americani abbandonassero i Clinton?

00:23. Primo exit-poll "rubato" su The Campaign Spot: Romney 35%; McCain 29%, Huckabee 15%, Paul 10%, Giuliani 4%. Sono, naturalmente, cifre ancora parziali (niente absentee ballots). E le urne sono ancora aperte.

00:20. Uh-oh.

00:13. McCain scende anche nelle quotazioni InTrade a livello nazionale (-3.4%), anche se resta comodamente in testa. Salgono invece Romney (+3.3%) e Giuliani (+2.8%). Lieve calo anche per Huckabee (-1.8%).

00:11. Clamoroso balzo in avanti di Romney (+34.0%) nelle quotazioni di InTrade sulle primarie GOP in Michigan. E McCain crolla al 24% (-29.2%). Che sta succedendo?

00:02. Non c'entra molto con le primarie, ma vi consigliamo davvero di cuore una visita a "Liberal Fascism", il nuovo blog della National Review curato da Jonah Goldberg, che prende il nome dall'omonimo libro. Se non volete visitare il blog, almeno comprate il libro. Basta un sottotitolo del genere ("The Secret History of the American Left, From Mussolini to the Politics of Meaning") per ordinarne una trentina di copie.

23:48. Per Detroit Free Press, il turn-out non è un granché.

23:42. Romney's Last Rally: John Gizzi su Human Events.

23:38. Le due settimane decisive per il futuro del partito repubblicano: Reid Wilson su Real Clear Politics.

23:34. Non vi aspettate una previsione precisa da queste parti. Siamo ancora scioccati dal flop di Obama in New Hampshire. Ma se mi chiedete da che parte stanno tirando le viscere nelle ultime ore, la sensazione è che Romney possa farcela (è la sua ultima chance, del resto), magari di un soffio. Sempre che i democratici (e gli indipendenti) non mescolino le carte in modo imprevedibile.

23:28. Apprendiamo con sgomento che i seggi (in tutte le contee del Michigan ad eccezione di quattro che sono nel fuso orario "central time") chiuderanno alle 8 p.m ("eastern time"). Mancano due ore e mezza, dunque. Ce la faremo a restare in piedi? I bookmakers sono estremamente scettici.

23:26. Intanto, negli ultimi sondaggi sul Michigan, Hillary Rodham Clinton non è mai andata oltre il 60% contro Mr. Uncommitted.

23:23. La ricetta di Romney non sarà musica per le orecchie di noi free market conservatives, ma forse è proprio quello che i cittadini del Michigan (con la crisi dell'industria automobilistica che ha messo in ginocchio l'economia dello stato) volevano sentire. Byron York, sempre sulla National Review.

23:20. Veterans for McCain? Mark Hemingway sulla National Review.

23:18. Il gioco delle aspettative è già partito in Michigan: Jonathan Martin su The Politico.

23:09. Neal Ford di Label Free Zone scommette su McCain. E su un inaspettato secondo posto di Huckabee.

23:05. Per il Blogging Caesar di Election Projection, McCain la spunterà di un soffio in Michigan. Per Greg McNeilly di Political Machine, invece, il favorito è Romney.

23:03. Il nuovo spot di McCain diffuso in queste ore in South Carolina.

23.00. Joe Lieberman chiede a democratici e indipendenti di votare per McCain. Bret Hovell su Political Radar (blog di ABC News).

22:53. "The Democratic nomination for president will likely be decided by the subtle pulls of ego against duty that tug at the conscience of John Edwards. He manifestly can no longer win - but he helps Hillary Clinton if he stays in the race and boosts Barack Obama if he pulls out". L'appello (disperato) di Dick Morris sul New York Post.

22:50. Hillary Clinton and the thrill of political power: Gideon Rachman sul Financial Times.

22:42. Ma se Hillary pensa che la Casa Bianca sia una prigione, perché sta facendo tutto questo casino per tornarci a vivere? Commenti su Protein Wisdom, Stop The ACLU, NewsBusters.org, e Michelle Malkin.

22:27. Unity 08 rilancia la candidatura di Michael Bloomberg. I particolari su The Hill.

22:21. Secondo quel cerebroleso dell'inviato di SkyTg24, "a guardarli da vicino Romney e McCain si somigliano molto: compiacciono entrambi l'ala più conservatrice del partito repubblicano". Ma dove lo hanno preso?

22:11. In Michigan and Beyond: le prospettive di McCain oltre il Wolverine State, sul blog di Dick Polman.

21:37. Tempo di mettere a letto i bimbi. Ci vediamo tra un po'.

21:36. Il GOP e l'incubo della brokered convention: il solito, illuminante, articolo di Jay Cost su Real Clear Politics.

21:31. Creez Dogg scommette su McCain.

21:27. "(...) Despite all of those problems, we can't help but think the way the GOP nomination fight has played out so far leaves open a scenario whereby Giuliani can still win the nomination. The Fix is not arguing that Giuliani WILL win the nomination; rather, for all of the ink spilled about the decline of Hizzoner's campaign, there still remains a reasonable path for Giuliani to wind up as the Republican standard-bearer". Sarà per le origini italiane che si intuiscono dal suo cognome, ma per Chris Cilizza di The Fix (il blog elettorale del Washington Post), Rudy non è ancora fuori dai giochi.

21:25. Intanto i democratici si accapigliano nella Città del Peccato.

21:22. Gli ultimi appelli dei candidati repubblicani agli elettori del Michigan, sul New York Times. Chi non è registrato sul sito del NYT (e non ha nessuna voglia di farlo), può provare BugMeNot.

21:18. Il turn-out in Michigan sembra buono. Ma i democratici in incognito quanti saranno? E per chi voteranno?

21:11. Via RDM20, su The Campaign Spot (uno dei blog della National Review), il quasi-endorsement di Newt Gingrich per Rudy: "I'm not endorsing him... But I've said everywhere, and I cite him in every speech I give, if you look at New York is like today, and you look at the remarkable decline in crime, this is the safest large city in America. And it's worth studying what Giuliani did here". Se non ci credete, guardate il video. Ma Newt non stava lavorando dietro le quinte per Huckabee? Comunque sia, io sto per mettermi a piangere dalla gioia.

21:06. La mancanza di una vera competizione in campo democratico potrebbe alterare il risultato delle primarie GOP in Michigan: il servizio sul sito della CNN.

21.01. Allahpundit è su di giri: finalmente Fred Thompson si è deciso ad attaccare John McCain. Il video e i commenti su Hot Air.

20:59. A SkyTg24 sono riusciti a mandarci di traverso la cena. Un quarto d'ora di interviste a fantomatici "veterani" che sembravano usciti direttamente dalla blacklist del Senatore McCarthy (God Bless Tail Gunner Joe). E che infatti votano per Dennis "The Red" Kucinich. Un cumulo di idiozie sparate ad alzo zero, in diretta da Detroit, compreso uno strafalcione sugli Swifties che provocherebbe il licenziamento immediato - per giusta causa - in qualsiasi redazione seria. Torniamo sul web, prima che ci si appassisca anche l'ultimo neurone sano.

20:35. Mangiamo un boccone al volo e poi torniamo in Michigan (si fa per dire).

20:34.
Liveblogging da Michigan Messenger.

20:32. Ultimo sondaggio Mitchell Research: Romney 35% (+6%); McCain 29% (+2%); Huckabee 12% (=); Paul 4% (-3%); Thompson 4% (=); Giuliani 3% (-4%).

20:29. Ultimo sondaggio American Research Group: McCain 31% (-3%); Romney 30% (+3%); Huckabee 19% (-4%); Paul 9% (=); Thompson 4% (=); Giuliani 3% (-2%).

20:25. Gli scommettitori di InTrade vedono favorito Romney (57%; +17.o%) davanti a McCain (-8.2%). Potrebbe essere un segnale importante, in uno stato che Mitt - molto semplicemente - non può permettersi di perdere.

20:21. Ultimo sondaggio Reuters/CSpan/Zogby: McCain 27% (=); Romney 26% (+2%); Huckabee 15% (=); Paul 8%(=); Thompson 6% (+1%); Giuliani 3% (-3%). Si profila un testa a testa appassionante tra Romney e McCain. E un'altra notte di passione per Rudy. Quando arriva la Florida?

lunedì 14 gennaio 2008

Italian Blogs for John McCain

Se Rudy non vince in Florida (o almeno in quattro stati grandi del Super Tuesday), ci toccherà traslocare qui. Anche se, ad avviso di Jay Cost - che in genere ci prende - per il vecchio John non sarà affatto un percorso privo di ostacoli. In ogni caso, in bocca al lupo ad Alessandro Tapparini e alla sua nuova iniziativa.

venerdì 11 gennaio 2008

La macchina da guerra di Hillary

Gli analisti, non solo americani, hanno attribuito la rimonta di Hillary Rodham Clinton alle quasi-lacrime versate in diretta televisiva su ABC News il giorno prima del voto. Secondo noi, le cose non stanno esattamente così, come abbiamo scritto ieri per L'Indipendente (che dal prossimo 23 gennaio si trasformerà in Liberal Quotidiano), in un breve commento che vi riproponiamo integralmente.
L’avevano data per morta - politicamente, s’intende - dopo un pugno di voti espressi, con un metodo tanto affascinante quanto bizzarro, dagli elettori di uno stato rurale del Midwest. Adesso ne parlano come di una sorpresa assoluta, quasi fosse una giovanotta che la Casa Bianca l’ha vista soltanto in televisione, capace di sovvertire i pronostici contro un avversario più forte, più ricco e più smaliziato. Sbagliavano prima e sbagliano anche adesso. Ma una cosa è certa: con la vittoria alle elezioni primarie del New Hampshire, Hillary Rodham Clinton è riuscita, in una sola notte, a spiazzare gli analisti, i media e gli esponenti di quella chattering class che si erano ormai fusi “come un sol uomo” nel rito collettivo della Obamamania (l’Obamagasm, come lo definisce l’editorialista conservatore Mark Steyn).

Sconfessati tutti i sondaggisti, che hanno indovinato quasi alla perfezione i risultati di ogni candidato in gara, ad eccezione di Hillary e Obama (una coincidenza?), la gara per la conquista della nomination democratica riparte praticamente da zero. E i prossimi appuntamenti in Michigan, Nevada e South Carolina saranno decisivi per la battaglia di posizionamento in vista della Florida e degli stati del Super Tuesday. Ma come ha fatto l’ex First Lady a rimontare in New Hampshire, dopo che i sondaggi degli ultimi giorni (compresi quelli riservati in possesso della stessa Hillary) la vedevano in svantaggio di oltre dieci punti percentuali? Una delle teorie più gettonate è quella relativa all’impatto che avrebbero avuto, sull’elettorato femminile, le lacrime versate da Hillary in diretta televisiva durante una trasmissione di Abc News.

Ipotesi suggestiva, perché effettivamente la Clinton ha conquistato il 46 per cento del voto femminile (contro il 34 di Obama), mentre in Iowa i ruoli erano esattamente invertiti. Un’analisi approfondita degli exit-poll, però, dimostra come i due candidati democratici si siano divisi, esattamente a metà, gli elettori che hanno fatto la loro scelta nelle ultime ore. Non sono state le lacrime di Hillary, insomma, a scatenare la sua rimonta in extremis. E’ stata, piuttosto, la capacità della macchina organizzativa dei Clinton di compattare, mobilitare e scuotere quei segmenti tradizionali dell’elettorato democratico (la cosiddetta FDR coalition) a cui la campagna di Hillary si rivolge da sempre. L’errore degli analisti, come degli esegeti di Obama, è stato quello di sottovalutare la potenza di questa macchina da guerra.

giovedì 10 gennaio 2008

Il colpo mortale alla candidatura di Obama



Round-Up (right&left): The Politico, The Fix, Captain's Quarters, JustOneMinute, Riehl World View, Michelle Malkin, Hot Air, The Moderate Voice, Blue Crab Boulevard, Political Punch, The Swamp, Liberal Values, Taylor Marsh, You Decide 08!, New York Daily News Blogs, Associated Press, The Carpetbagger Report, Hotline On Call, PunditGuy, MyDD, The Democratic Daily, Wonkette, Shakespeare's Sister, Time, Talking Points Memo, Irish Trojan in Tennessee.

First Day

Lo spot di Rudy sulle tasse, da Italian Bloggers for Giuliani 2008.

Norquist, le tasse e Rudy

"Il taglio alle tasse proposto da Giuliani rappresenterebbe un gigantesco salto in avanti per i contribuenti americani e per l'economia degli Stati Uniti. In particolare, il taglio della corporate income tax e dei capital gain sarebbe esattamente quello di cui abbiamo bisogno per evitare una fase di recessione. In più, il piano di tagli alle tasse proposto da Giuliani porterebbe alla creazione di un sistema alternativo (FAST: Fair and Simple Tax) che potrebbe, di anno in anno, essere scelto dalle famiglie americane e dai piccoli imprenditori; un sistema a tre aliquote (con quella massima al 30%) basato soltanto sulle deduzioni più utilizzate. La maggior parte degli americani, se liberi di scegliere questo sistema semplificato, opterebbero per esso senza più tornare indietro. Per anni Hong Kong ha utilizzato un sistema fiscale alternativo di questo tipo e la maggioranza dei cittadini lo ha utilizzato con soddisfazione".


Il presidente e fondatore degli Americans for Tax Reform, Grover Norquist (*), commenta entusiasticamente il piano di riforma fiscale presentato, qualche giorno fa, da Rudy Giuliani. E, sul sito di ATR, comunica che Giuliani (a differenza di John McCain, Fred Thompson e di tutti i candidati democratici) ha firmato il pledge con cui si impegna ad opporsi a qualsiasi aumento delle tasse se eletto presidente. Secondo Norquist, il piano di Rudy porterebbe "al più grande taglio delle tasse nella storia americana" ed è il progetto "pro-growth" più convincente tra tutti quelli presentati dai candidati repubblicani alla presidenza.

Insieme al giudizio estremamente positivo degli Americans for Tax Reform, è arrivato anche l'appoggio del Club for Growth. Il presidente del think-tank liberista di Washington, Pat Toomey, ha diffuso un comunicato ufficiale in cui definisce il piano di Giuliani "una proposta coraggiosa ed innovativa che ricompensa il lavoro e il merito, incoraggia gli investimenti e promuove la crescita ecomomica degli Stati Uniti".

(*) Per chi non avesse idea di chi sia Grover Norquist e di quale sia stata la sua influenza nella crescita, politica e culturale, della destra americana, vi invitiamo a leggere un nostro articolo, dal titolo "A lezione di fusionismo", pubblicato circa un anno fa su Ideazione in occasione di una visita del presidente di ATR a Roma.

UPDATE. Ottimo round-up di Robert B. Bluey.

cross-posted @ Italian Bloggers for Giuliani 2008

mercoledì 9 gennaio 2008

New Hampshire: risultati definitivi
(e commenti)

DEMS
Hillary Rodham Clinton - 112,238 - 39.0%
Barack Obama - 104,757 - 36.4%
John Edwards - 48,666 - 16.9%
Bill Richardson - 13,245 - 4.6%
Dennis J. Kucinich - 3,919 - 1.4%

GOP
John McCain - 88,447 - 37.0%
Mitt Romney - 75,202 - 31.5%
Mike Huckabee - 26,760 -11.2%
Rudolph Giuliani - 20,387 - 8.5%
Ron Paul - 18,276 - 7.6%
Fred Thompson - 2,884 - 1.2%

12:37.
Noi, per ora, ci fermiamo qui. Un abbraccio a tutti coloro (e sono stati tanti) che hanno seguito questo improvvisato e lunghissimo liveblogging. Appuntamento al 15 gennaio per le elezioni primarie in Michigan.

12:35. "Ha-ha! Boy, that Rudy Giuliani, what a loser! Boy, did his strategy backfire! The man's an afterthought! Barely got fourth place, barely ahead of Ron Paul, not expected to be much of a player in Michigan, not expected to be a player in South Carolina... he's going to have to be desperate, and hope that in Florida he can... he can... he can, uh, keep his lead in Florida. Where he's up, 24 percent to 19 percent for Huckabee, 19 percent for McCain, 13 percent for Romney, 8 percent for Thompson. Where there are 57 delegates, winner take all; 114 delegates if the RNC doesn't enforce the penalty. Hmmmm...". Jim Geraghty, su The Campaign Spot, spazza via un po' di conventional wisdom.

12:34. John McCain: Too Tough to Die: John Dickerson su Slate.

12:33. Obama si consola con l'endorsement del sindacato dei camerieri.

12:29. Radley Balko, su Hit&Run (il blog di Reason) continua a pretendere spiegazioni più dettagliate da Ron Paul sulle accuse di The New Republic.

12:25. Adesso, dopo la vittoria in New Hampshire, John McCain ha bisogno di (molto) denaro. Jonathan Martin su The Politico.

12:23. A Maureen Dowd del New York Times, Hillary proprio non è simpatica: Can Hillary Cry Her Way Back to the White House?

12:14. Una teoria sul voto degli Indipendenti in New Hampshire: Rich Lowry su The Corner (stessa teoria da parte di Brendan Loy).

12:12. Mrs. Comeback Kid & Obama's Wave. L'analisi delle primarie in New Hampshire di Dick Meyer, direttore editoriale di CBS News.

12.10. Secondo Tim Russert, i sondaggi riservati in possesso di Hillary vedevano Obama in vantaggio del 14%. Forse la Clinton deve cambiare sondaggista.

12:07. John Edwards ha intenzione di andare fino in fondo.

11:41. Le performance dei candidati repubblicani giudicate da Jim Geraghty su The Campaign Spot.

11:38. The big non-mo. Secondo Mark Steyn, su The Corner, nel GOP hanno perso tutti.

11:36. La vittoria di McCain mescola le carte in campo repubblicano. Michael Luo sul New York Times.

11:31. Il guru dei sondaggi di ABC News, Gary Langer, analizza il flop degli istituti di ricerca in New Hampshire. Da parte nostra, riteniamo che sia un evento statisticamente molto improbabile che i sondaggisti abbiano previsto con esattezza le performance di tutti i candidati ad eccezione di Hillary e Obama.

11:25. Sondaggio fresco fresco (ma precedente alle primarie in New Hampshire) di Insider Advantage dalla Florida. GOP: Giuliani 24%; McCain 19%; Huckabee 19%; Romney 13%; Thompson 8%; Paul 5%. Dems: Clinton 40%; Obama 32%; Edwards 9%.

11:23. Da Real Clear Politics, i discorsi di ieri notte di Hillary, McCain, Obama, Edwards e Giuliani.

11:21. "I Am Still Fired Up and Ready To Go". Obama non molla: il video su TPM.

11:16. Sono salite vertiginosamente, nella notte, le quotazioni su InTrade di Hillary, tornate intorno al 59%, contro il 40% di Obama. Pochi spostamenti tra i repubblicani, con McCain al 37.0%, Giuliani al 29.5%, Huckabee al 16.0% e Romeny al 10.6%.

11:12. Brad Friedman analizza gli errori dei veri sconfitti del New Hampshire: i sondaggisti.

11:05. La vittoria di Hillary e il "Modello Mondale": Jay Cost, su Real Clear Politics, analizza gli internals degli exit-poll democratici in New Hampshire. "What you'll see is that Hillary Clinton won many elements of the traditional FDR coalition".

11:03. Secondo Christian Rocca, Obama è "incazzato nero".

martedì 8 gennaio 2008

New Hampshire (Ultra-Light) Liveblogging

Leggerissimo - e intermittente - liveblogging aspettando i risultati delle primarie repubblicane e democratiche in New Hampshire. I post seguiranno un ordine cronologico inverso (i più recenti in alto). Seguite il liveblogging anche su RDM20.

03:30. Già che ci siamo, ecco gli ultimi dati. Dems (42% dei seggi): Clinton 40,090 (38.9%); Obama 37,766 (36.6%); Edwards 17,145 (16.6%); Richardson 4,842 (4.7%); Kucinich 1,546 (1.5%). GOP (40% dei seggi): McCain 27,531 (37.5%); Romney 21,628 (29.5%); Huckabee 8,758 (11.9%); Giuliani 6,446 (8.8%); Paul 5,957 (8.1%); Thompson 907 (1.2%). Buona notte (?) a tutti!

03:18. Con circa un terzo dei seggi scrutinati, andiamo finalmente a nanna. Ci vediamo domani mattina (sul tardi) per commentare i risultati definitivi. Ma un paio di considerazioni possiamo già farle anche adesso. The Mac is Back! John McCain è l'unico, indiscutibile vincitore di queste elezioni primarie. E il suo margine di vantaggio nei confronti di Mitt Romney, non abissale ma comunque consistente, potrebbe aver dato il colpo di grazia alla candidatura dell'ex governatore del Massachusetts, che aveva puntato molte delle sue carte (e del suo denaro) su Iowa e New Hampshire. Mike Huckabee galleggia, bene o male, in una posizione che gli consente ancora di guardare con fiducia agli stati del sud (soprattutto la South Carolina), in attesa di tentare una prova di forza - difficile ma non impossibile - in Florida. Rudy Giuliani evita danni gravi, restando davanti ad un Ron Paul (almeno finora) che in troppi hanno sottovalutato. Mentre Thompson naviga tristemente, per così dire, verso l'oblio, con percentuali addirittura inferiori a quelle raccolte da Dennis "the red" Kucinich. Ma l'altra vera notizia di questa notte - McCain a parte - è l'occasione mancata di Barack Obama, che con una vittoria in New Hampshire avrebbe potuto mettere una seria ipoteca sulla candidatura democratica. La vecchia Hillary, invece, ha retto meglio del previsto. E alla fine del conteggio potrebbe addirittura portare a casa una vittoria, insperata soltanto fino a poche ore fa. E' tutto ancora da giocare - e tutti possono ancora giocare - in questo emozionante processo elettorale che porterà la più grande democrazia del mondo a scegliere il leader del mondo libero.

03:14. Dems (31% dei seggi): Clinton 29,452 (39.5%); Obama 26,874 (36.0%); Edwards 12,340 (16.5%); Richardson 3,506 (4.7%); Kucinich 1,153 (1.5%).

03:12. GOP (30% dei seggi): McCain 18,820 (37.5%); Romney 14,445 (28.8%); Huckabee 5,989 (11.9%); Giuliani 4,525 (9.0%); Paul 4,222 (8.4%); Thompson 649 (1.3%).

03:09. "He talks about going on to Florida, Connecticut, New York, New Jersey, California in a mock of Howard Dean’s infamous “scream,” although he’s not screaming". Di Rudy ce n'è uno solo.

03:05. Dems (28% dei seggi): Clinton 27,106 (39.7%); Obama 24,369 (35.7%); Edwards 11,305 (16.6%); Richardson 3,219 (4.7%); Kucinich 1,100 (1.6%).

03:02. Sto vedendo Huckabee su Fox News che canta vittoria. Un po' troppo. Per ora, con i numeri che abbiamo a disposizione, c'è un solo candidato che ha vinto, in entrambi i partiti. E si chiama John McCain.

03:01. GOP (24% dei seggi): McCain 16,237 (37.3%); Romney 12,480 (28.7%); Huckabee 5,263 (12.1%); Giuliani 4,002 (9.2%); Paul 3,652 (8.4%); Thompson 563 (1.3%).

02:57. Dems (23% dei seggi): Clinton 24,661 (40.0%); Obama 20,973 (34.0%); Edwards 10,325 (16.7%); Richardson 2,698 (4.4%); Kucinich 1,783 (2.9%). Non solo Hillary regge, ma aumenta il suo distacco nei confronti di Obama. Se posso azzardare una previsione al volo (che contraddice clamorosamente quella fatta a seggi ancora aperti), a meno di clamorose sorprese dalla Sullivan County, dove Obama sembra molto davanti, Hillary rischia di restare davanti fino alla fine.

02:55. GOP (20% dei seggi): McCain 13,347 (37.3%); Romney 9,985 (27.9%); Huckabee 4,362 (12.2%); Giuliani 3,280 (9.2%); Paul 3,074 (8.6%); Thompson 487 (1.4%).

02:50. Dems (21% dei seggi): Clinton 22,468 (39.7%); Obama 20,193 (35.7%); Edwards 9,494 (16.8%); Richardson 2,559 (4.5%); J. Kucinich 947 (1.7%).

02:46. Hillary sta rimontando anche nelle contee del nord.

02:45. GOP (16% dei seggi): McCain 10,885 (37.4%); Romney 8,214 (28.2%); Huckabee 3,496 (12.0%); Giuliani 2,677 (9.2%); Paul 2,423 (8.3%); Thompson 436 (1.5%).

02:42. In controtendenza rispetto all'Iowa, sembra che le donne democratiche abbiano votato per Hillary, mentre Obama è in vantaggio tra gli uomini.

02:39. I network dichiarano la vittoria di McCain. Secondo la CNN ha vinto sia tra gli Repubblicani (38-31) che tra gli Indipendenti (36-30).

02:32. Dems (15% dei seggi): Clinton 17,393 (39.8%); Obama 15,574 (35.6%); Edwards 7,304 (16.7%); Richardson 1,913 (4.4%); Kucinich 815 (1.9%).

02:28. GOP (13% dei seggi): McCain 9,741 (36.9%); Romney 7,523 (28.5%); Huckabee 3,174 (12.0%); Giuliani 2,465 (9.3%); Paul 2,186 (8.3%); Thompson 381 (1.4%).

02:25. Exit-poll su The Campaign Spot. GOP: McCain 36%; Romney 30%; Huckabee 12%; Paul 11%; Giuliani 8%. Dems: Obama 40%; Clinton 38%; Edwards 16%. Noi, in ogni caso, preferiamo seguire l'andamento dei numeri veri.

02:22. Dems (13% dei seggi): Clinton 16,739 (40.0%); 14,829 (35.4%); Edwards 6,993 (16.7%); Richardson 1,817 (4.3%); Kucinich 798 (1.9%). Non vorrei parlare troppo presto, ma la vecchiaccia sta reggendo. Per ora.

02:20. GOP (12% dei seggi): McCain 8,109 (37.0%); Romney 6,135 (28.0%); Huckabee 2,699 (12.3%); Giuliani 1,955 (8.9%); Paul 1,867 (8.5%); Thompson 318 (1.5%).

02:17. Dems (12% dei seggi): Clinton 13,572 (37.9%); Obama 12,913 (36.1%); Edwards 5,990 (16.7%); Richardson 1,544 (4.3%); Kucinich 746 (2.1%).

02:10. In campo democratico, Obama sta dominando nelle contee del nord (Coos, Carrol) e in sud-ovest (Cheshire), mentre Hillary va meglio nel sud-est (Hillsborough, Strattford). Mancano ancora tutte le contee della fascia centrale. Tra i repubblicani, McCain è davanti quasi dappertutto, in particolare al nord. Si profila una bruttissima notte per Romney, se questi dati fossero confermati.

02:08: GOP (11% dei seggi): McCain 7,543 (37.2%); Romney 5,670 (27.9%); Huckabee 2,476 (12.2%); Giuliani 1,825 (9.0%); Paul 1,728 (8.5%); Thompson 291 (1.4%).

02:05. Dems (11% dei seggi): Clinton 12,282 (38.1%); Obama 11,579 (35.9%); Edwards 5,414 (16.8%); Richardson 1,376 (4.3%); Kucinich 619 (1.9%).

02:01. Non fate troppo affidamento su questi dati parziali: mancano del tutto i dati relativi alle quattro contee del New Hampshire centrale (Merrimack, Sullivan, Belknap e Grafton).

01:57. GOP (9% dei seggi): McCain 5,980 (37.4%); Romney 4,489 (28.1%); Huckabee 1,896 (11.9%); Giuliani 1,420 (8.9%): Paul 1,311 (8.2%); Thompson 236 (1.5%).

01:53. Dems (9% dei seggi): Clinton 10,566 (37.5%); Obama 10,288 (36.5%); Edwards 4,650 (16.5%); Richardson 1,222 (4.3%); Kucinich 572 (2.0%).

01:51. La maggior parte dei voti (almeno la metà) sembra arrivare dalla contea di Strafford (sud-est, intorno alla città di Rochester), dove Hillary e McCain conducono con un buon margine di vantaggio.

01:46. GOP (8% dei seggi): McCain 5,191 (37.6%); Romney 3,876 (28.1%); Huckabee 1,631 (11.8%); Giuliani 1,218 (8.8%); Paul 1,108 (8.0%); Thompson 201 (1.5%). The Mac is Back?

01:44. Dems: Clinton 8,298 (37.6%); Obama 7,892 (35.8%); Edwards 3,710 (16.8%); Richardson 938 (4.3%); Kucinich 412 (1.9%). Hillary regge?

01:42. GOP (6% dei seggi): McCain 3,938 (37.9%); Romney 3,002 (28.9%); Huckabee 1,152 (11.1%); Giuliani 921 (8.9%); Paul 813 (7.8%); Thompson 127 (1.2%).

01:40. Dems (4% dei seggi): Obama 3,783 (38.8%); Clinton 3,193 (32.7%); Edwards 1,634 (16.7%); Richardson 419 (4.3%); Kucinich 180 (1.8%).

01:36. Ooops! Arrivano i primi voti. GOP (3% dei seggi): McCain 1,715 (39.3%); Romney 1,316
(30.1%); Huckabee 504 (11.5%); Giuliani 364 (8.3%); Paul 312 (7.1%); Thompson 54 (1.2%).

01:35. Lievissima risalita di Hillary su InTrade (poca roba).

01:33. Su Gene Expression hanno fatto una previsione molto simile alla nostra (anche se hanno messo Ron Paul davanti a Rudy Giuliani mentre noi li abbiamo dati alla pari).

01:30. Il 18% dei repubblicani e il 15% dei democratici hanno scelto per chi votare soltanto oggi. Dagli internals degli exit-poll CNN.

01:28. I seggi in New Hampshire sono ancora aperti. Abbiamo l'atroce sensazione di aver fatto slittare di un'ora indietro l'inizio dello spoglio. Se è cosi, mancano ancora una trentina di minuti.

01:24. Probabilmente al Tg1 confondono "proiezioni" con "sondaggi" (e continuano a ripeterlo). Analfabetismo elettorale pagato dal canone Rai. Intanto, i voti veri (su cui si costruiscono le "proiezioni") sono ancora fermi a zero.

01.15. Il Tg1, in questo istante, spiega che - secondo le prime proiezioni in New Hampshire - Obama batte la Clinton e, tra i repubblicani, McCain e Romney "si tallonano". Quali siano le loro fonti e di quale "proiezione" si tratti, non ci è dato sapere.

01:12. In questo strano feeling tra Rudy e Huckaboom c'è qualcosa di oggettivamente inquietante. Il video della CNN.

01:03. Troppi soldi per Obama...

00:57. "Obviously, we'd like to do as well as possible in every state, including New Hampshire. That said, we've made clear from day one that we're running a truly national campaign with a heavy focus on Florida and February 5th states like California, where voting began yesterday". Parola di Katie Levinson, direttore della comunicazione della campagna di Rudy Giuliani.

00:51. Ultime quotazioni InTrade per il New Hampshire. Dems: Obama 98.9%. GOP: McCain 80.0%.

00:49. Gli argomenti che stanno più a cuore agli elettori delle primarie in New Hampshire, secondo gli internals dei primi exit-poll CNN.

00:45. Come il New Hampshire si è pericolosamente tinto di blu.

00:34. "I remember during the summer when we were down 20 points and I was getting knocked around pretty good, and I didn't hear the Clintons, the camp, complaining about how terrible the press was". Obama risponde a Bill: testo e video su The Politico.

00:25. Da Marc Ambinder (via Pollster.com), uno sguardo indiscreto agli internals dei primi exit-poll: "GOP: 3 in 10 independents are GOP voters... many late deciders... McCain more electable than Romney... 33% say economy is biggest issue followed by Iraq (22%). Democrats: 46% made up minds without last week... 4 in 10 are independents... HRC's favorability: 73%; Obama's: 84%; 36% say economy is top issue...".

00:18. "A panicked and cash-short Clinton campaign is seriously considering giving up on the Nevada caucuses and on the South Carolina primary in order to regroup and to save resources for the massive 19-state mega-primary on February 5". Uh?

00:14. Manca circa un'ora alla chiusura dei seggi in New Hampshire. Ce la farà il vostro liveblogger a restare con gli occhi aperti? Gli scommettitori lo danno allo 0.1%.

23:59. Chris Cilizza, su The Fix, raccoglie qualche previsione per il New Hampshire.

23:52. La reazione di Reason al "caso Ron Paul".

23:45. "What an incredibly democratic system we have. No committee of political experts could devise one better. Then whom do I support for nomination? I support and endorse anyone who becomes president in this way. Cheers for our democracy". This Is Democracy At Work Folks: R.J. Rummel su Democratic Peace (via Enzo).

23:43. I supporter di Ron Paul contestano Hillary Clinton durante un comizio a Concord (NH).

23:40. A parziale correzione di un post precedente, il conto esatto dei dei delgati assegnati dal GOP (prima del New Hampshire) è questo. Geraghty non aveva tenuto conto dei delegati unpledged. Resta il fatto che, fino ad oggi, siamo a 59 su 2380. E qualcuno già pensa di sapere come andrà a finire...

23:27. Obama's Tipping Point. Dan Baltz, su The Trail (uno dei blog del Washington Post).

23.22. "Give me a break. This whole thing is the biggest fairy tale I've ever seen". Bill Clinton se la prende con i media per la crescita di Obama. Il video su Real Clear Politics. Ah, i bei tempi del Clinton News Network!

23:17. Ecco le ultime quote Intrade a livello nazionale. GOP: McCain 36.3% (+2.1%); Giuliani 28.0% (-0.4%); Huckabee 14.5% (-3.0%); Romney 11.6% (-0.1%); Paul 4.6% (+0.3%); Thompson 2.1% (+0.1%). Dems: Obama 75.0% (+4.3%); Clinton 23.0% (-4.0%); Edwards 1.7% (-0.9%); Richardson 0.2% (=).

23:11. InTrade è tornato nel mondo dei vivi. Ecco le ultime quote sul New Hampshire. GOP: McCain 80.0% (-3.5%); Romney 20.0% (+6.5%); Huckabee 0.3% (-0.6%); Giuliani 0.1% (=). Dems: Obama 98.1% (+4.6%); Clinton 1.0% (-4.8%); Edwards 0.7% (=). La crescita imponente di Obama e la lieve flessione di McCain (con relativo recupero di Romney) fanno pensare che gli Indipendenti del Granite State siano stati travolti dall'Obamagasm.

23:05. Per Jack Balkin, su Balkinization, George W. Bush ha distrutto la Reagan Coalition. Orin Kerr, su The Volokh Conspiracy, pensa esattamente il contrario.

22:54. Ron Paul risponde a The New Republic. Ma adesso anche Andrew Sullivan e Michael Goldfarb (del Weekly Standard) si buttano nella mischia. Il riassunto della storia su Hot Air.

22:51. Tempo di previsioni, prima che il sonno abbia la meglio.
Dems: 1) Obama (con almeno 10 punti di vantaggio); 2) Clinton; 3) Edwards; 4) Richardson. GOP: 1) McCain (con meno di 5 punti di vantaggio); 2) Romney; 3) Huckabee; 4) Giuliani/Paul.
Non crederete mica che io ci possa azzeccare tutte le volte, eh?

25:55. L'opinione di Reason sul "caso Ron Paul".

22:49. RedState, direttamente dai seggi del New Hampshire.

22:37. La Clinton Attack Machine scalda il motore (ma Carville e Begala negano tutto).

22:34. Obama spopola in Germania (anche Kerry andava alla grande in Europa).

22:28. Cosa ha fermato la corsa di Hillary verso la Casa Bianca? The Perfect Storm, su The Belmont Club (un blog da seguire quotidianamente).

22:26. Visto che il sito di InTrade è down ormai da qualche ora, chi vuole seguire le puntate degli scommettitori può provare con NewsFutures.

22:22. Secondo David Frum, dopo Edwards e proprio Obama il candidato più battibile tra i democratici: "He's left-wing, he's got a funny name, and he's never ever been tested in a crisis".

22:17. Per Mark Steyn, il margine di vittoria di McCain rischia di essere inferiore al previsto, perché gli Indipendenti potrebbero essere travolti da un Obamagasm collettivo.

21:58. Breve pausa.

21:51. Sempre Jim Geraghty fa un conto sommario dei possibili delegati assegnati alle primarie del GOP dopo il New Hampshire. Per ora la situazione è: Romney 20, Huckabee 17, Thompson 6, McCain 3, Paul 2, Hunter 1. Nel Granite State, potrebbe finire 5-4 o 6-3 per McCain su Romney (con gli altri 3 delegati divisi tra Huckabee, Giuliani e Paul). Comunque vada, Romney resterebbe in vantaggio con McCain molto distante. Ma si tratta di numeri ancora estremamente bassi. Per capirci, soltanto il 5 febbraio, durante il SuperTuesday, verranno assegnati ben 1063 delegati per la convention del GOP.

21:48. Jim Geraghty, su The Campaign Spot, conferma l'esplosione del turn-out. E dichiara la vittoria di Obama.

21:45. Comunicazione di servizio: domani pomeriggio, verso le 16.45, sarò in diretta su Radio24 (durante il programma condotto da Stefano Pistolini) per commentare i risultati delle primarie in New Hampshire. Se Ron Paul arriva davanti a Rudy, potrete sentirmi singhiozzare.

21:41. Per Human Events, la persona dell'anno 2007 è Rush Limbaugh. Go, Rush, go!

21:39. Quanto è seria la proposta di Mike Huckabee sulla fair tax? Arnold Kling su TCS Daily.

21:37. Le chance del GOP, oltre in New Hampshire. Rich Kalgaard su Digital Rules (blog della rivista Forbes).

21.33. Il turn-out nel Granite State è così massiccio che alcune città del New Hampshire potrebbero non avere abbastanza schede elettorali. Susan Davis sul sito del Wall Street Journal.

21:31. Anche Pajamas Media si concentra sulla Ron Paul Bigotry Revolution. Ma le argomentazioni di Daniel Koffler sono molto più convincenti di quelle di TNR.

21:28. Mitt vs. John: gli scenari di Rich Lowry su The Corner.

21:10. Comunque vada in New Hampshire, la sfida democratica non finirà oggi. Parola dell'ultra-lefty Kos (e leggete la sua previsione per oggi).

21:05. Hillary vs. Obama: il gioco si fa (ancora più) sporco.

21:01. The New Republic (via Drudge Report) svela l'oscuro passato "razzista" di Ron Paul. Peccato che, da qualche tempo, la credibilità di TRN sia scesa a livelli addirittura inferiori alle chance del Dr. Paul di arrivare alla Casa Bianca. Ci sono più strafalcioni in questo articolo di James Kirchick che nei temi degli aspiranti magistrati italiani.

20:58. Ross Douthat e la lunga marcia di Romney.

20:54. Non faccio in tempo a mangiare un boccone che i front-runner democratici si scambiano le strategie. Bagni di folla per Hillary, tattica e cinismo per Obama. Potenza dell'Iowa.

20:26. Pausa. Anche i liveblogger devono mangiare! Soprattutto il sottoscritto.

20:25. Mitt Romney usa l'artiglieria pesante contro John McCain.

20:17. "Huckabeeism is much less of a threat to the GOP (though I wouldn't want to say it's not a threat at all) than it is to conservatism. It is the job of "fusionist" conservatives to convince the socially conservative to be economically conservative as well. It is also their job to explain to the socially liberal but economically conservative folks why they should be socially conservative or at least welcome the socially conservative to our cause. Huckabeeism (...) threatens to unfuse fusionism as an operating political ideology. If the GOP wins on Big Government conservatism, then traditional small government conservatism could become politically homeless". Jonah Goldberg, su The Corner. Imparate queste parole a memoria (e date un'occhiata al titolo del post).

20:13. Chi potrebbe essere il migliore avversario repubblicano di Barack Obama? Frank Donatelli, su The Hill, non ha dubbi: John McCain.

20:11. John McCain: The Guy With the Bus Is on a Roll. Dana Milbank, Washington Sketch (uno dei blog del Washington Post).

20:09. Back to the Future. James Carville e Paul Begala si preparano a tornare alla guida della Clinton Attack Machine. Major Garrett (una fonte estremamente affidabile) su uno dei blog di Fox News. Questa è la peggiore notizia di oggi per Barack Obama.

20:06. Hillary si prepara alla seconda sconfitta. Jackie Calmes, Wall Street Journal.

20:01. Nuovo sondaggio Survey USA per il South Carolina. GOP: Huckabee 36% (+6%); Romney 19% (-2%); McCain 17% (+7%); Giuliani 9% (-4%); Paul 4% (+4%). Dems: Obama 50% (+11%); Clinton 30% (-11%); Edwards 16% (-1%).

19:58. Nuovo sondaggio di Rasmussen Reports per il South Carolina. GOP: Huckabee 28% (+5%); McCain 21% (+9%); Romney 15% (-8%); Thompson 11% (-1%); Giuliani 10% (-1%); Paul 4% (-1%). Dems: Obama 42% (+11%); Clinton 33% (-3%); Edwards 14% (-3%).

19:52. Si confermano le prime impressioni del pomeriggio. Secondo ABC News, il turn-out in New Hampshire è "abolutely huge". Buone notizie per Obama (e McCain?).

19:51. Qualche minuto di liveblogging prima di cena.

17:44. Un paio d'ore di pausa (il tempo di fare la traversata fino in campagna). Ci sentiamo più tardi.

17:33. Frank Newport di Gallup (che assomiglia in modo impressionante a Niles, il fratello di Frasier), analizza gli ultimi numeri dal New Hampshire. Qui il video.

17:21. "If you're looking for a real conservative why are you supporting Huckabee? ... What about Fred Thompson?". Rush Limbaugh continua ad attaccare Huckaboom. Qui il video.

17:17. Ultimo sondaggio Rasmussen Reports a livello nazionale. GOP: Huckabee 21% (+1%); Romney 19% (+4%); McCain 18% (-1%); Giuliani 13% (-4%); Thompson 11% (=). Dems: Clinton 32% (-1%); Obama 29% (=); Edwards 20% (=).

17:14. Turn-out alto in New Hampshire. Complice (anche) il caldo. Jonathan Martin su The Politico.

17:12. "Indovina chi viene a cena alla Casa Bianca". Christian Rocca su Obama.

17:09. Il round-up di Pajamas Media sul New Hampshire.

17:02. State navigando come disperati, alla ricerca di qualche exit-poll (magari finto, magari sbagliato) dal New Hampshire? Smettete di cercare: con ogni probabilità non troverete niente del genere. Mark Blumenthal, su Pollster.com, ci spiega perché.

17.00. Cry Like a Man, Hillary!

16:58. Off-topic: Putin, Hitler, Mussolini e gli altri fan di Franklin Delano Roosevelt. Jonah Goldberg su USA Today.

16:51. Rudy Giuliani e John McCain intervistati, da Pajamas Media (via The Corner), sulla guerra al terrorismo. Video in alta definizione!

16:47. Mike Huckabee: il principe dei flip-flopper. Stephen Dinan sul Washington Times.

16:45. Obama: quando i conservatori si uniscono al coro. Howard Kurtz sul Washington Post.

16:42. Ron Paul meets Jay Leno.

16:39. "Incorrect change": James W. Ceaser, sul Weekly Standard, e il nuovo meme della campagna elettorale americana.

16:36. L'analisi di John DiStaso sullo Union Leader (quotidiano del New Hampshire).

16:30. I sondaggi e gli scommettitori vedono McCain in vantaggio, ma Jim Geraghty, su The Campaign Spot (blog della National Review) vede una strana euforia nella campagna di Romney.

16:26. "You want to see the fundamental differences between John McCain and Mitt Romney? Look at how they chose to end their campaigns here in New Hampshire. Crafting his final argument, Romney, the technocrat, came up with an itemized to-do list for his administration. McCain, the warrior, promised never to surrender in the war on terror and to pursue America’s enemies to the gates of hell". McCain and Romney: The Warrior and the To-Do List. Byron York sulla National Review.

16:13. I commenti di John Zogby sull'ultimo sondaggio condotto per Reuters e C-Span. Democratici: "Il margine di Obama sulla Clinton si è allargato; conduce in tutti i gruppi demografici ad eccezione delle donne e degli over 65. In uno sviluppo che potrebbe rilevarsi significativo nei prossimi stati, Obama è passato in vantaggio tra gli elettori che si dichiarano democratici (40% a 34%) proprio come è successo nelle ore prima del voto in Iowa". Repubblicani: "McCain ha aumentato il suo vantaggio. Malgrado Romney abbia avuto un buon lunedì, la media degli ultimi 3 giorni favorisce McCain, che conduce di molto tra gli Indipendenti, anche se Paul sta iniziando ad insidiare questo segmento elettorale ed è arrivato in doppia cifra nel nord dello stato, togliendo voti proprio a McCain. Paul si comporta molto bene nella fascia d'età compresa tra i 18 e i 29 anni. McCain conduce tra i Repubblicani, uomini e donne, moderati e conservatori. Romeny sta migliorando, ma avrà abbastanza tempo per recuperare?".

16:06. L'Obamania manda a monte la scommessa presidenziale di Michael Bloomberg?

16:01. Bill Clinton litiga anche con i supporter di Ron Paul: "You're Nuts!".

15:52. Ultime quote InTrade per i democratici a livello nazionale: Obama 71.1% (+0.4%); Clinton 25.0% (-2.0%); Edwards 2.5% (-0.1%); Richardson 0.2% (=).

15:50. Ultime quote InTrade per il GOP a livello nazionale: McCain 38.0% (+3.8%); Giuliani 28.8% (+0.4%); Huckabee 14.5% (-3.0%); Romney 12.0% (+0.3%); Paul 4.5% (+0.2%); Thompson 2.4% (0.4%).

15:47. Ultime quote InTrade per i democratici in New Hampshire: Obama 95.1% (+1.6%); Clinton 1.3% (-4.5%); Edwards 0.7% (=).

15:45. Ultime quote InTrade per il GOP in New Hampshire: McCain 84.0% (+0.5%); Romney 14.0% (+0.5%); Huckabee 0.3% (-0.6%); Giuliani 0.1% (=).

15:42. Ultimo sondaggio Rasmussen Reports per i repubblicani: McCain 32% (=); Romney 31% (=); Huckabee 10% (-1%); Giuliani 8% (-2%); Paul 8% (=); Thompson 3% (=).

15:40. Ultimo sondaggio Reuters/C-Span/Zogby per i repubblicani: McCain 36% (+2%); Romney 27% (-2%); Huckabee 10% (=); Giuliani 9% (=); Paul 9% (+3%); Thompson 2% (-1%).

15:37. Ultimo sondaggio Rasmussen Reports per i democratici: Obama 37% (-1%); Clinton 30% (+2%); Edwards 19% (+1%).

15:35. Ultimo sondaggio Reuters/C-Span/Zogby per i democratici: Obama 42% (+3%); Clinton 29% (=); Edwards 17% (-2%).

15:33. Mitt Romney lancia la sfida a Barack Obama. Hillary e McCain lo sanno?

15:29. Ultimo sondaggio American Research Group per i repubblicani: McCain 31% (-4%); Romney 24% (-3%); Huckabee 14% (+2%); Giuliani 13% (+3%); Paul 9% (+2%); Thompson 1% (-1%).

15:26. Ultimo sondaggio Suffolk/WHDH per i repubblicani: Romney 30% (=); McCain 26% (-1%); Huckabee 13% (+4%); Giuliani 11% (+1%); Paul 5% (-3%); Thompson 2% (=).

15:24. Ultimo sondaggio American Research Group per i democratici: Obama 40% (+1%); Clinton 31% (+2%); Edwards 20% (-2%).

15:19. Ultimo sondaggio Suffolk/WHDH per i democratici: Obama 39% (+4%); Clinton 34% (=); Edwards 15% (=).

15:13. Arrivano i primi voti veri (da Dixville Notch e Hart's Location). Ecco i risultati. Dixville Notch. Democratici: Obama 7, Edwards 2, Richardson 1, Clinton 0. Repubblicani: McCain 4, Romney 2, Giuliani 1. Hart's Location. Democratici: Obama 9, Clinton 3, Edwards 1. Repubblicani: McCain 6, Huckabee 5, Paul 4, Romney 1. Si annuncia un'altra lunga notte per Hillary.