lunedì 31 dicembre 2007

Person of the Year

Il quotidiano britannico Daily Telegraph ha avuto il coraggio che i media americani - ad eccezione del Weekly Standard - hanno dimostrato di non possedere (meglio Vladimir Putin, per il Time) e ha scelto il Generale David Petraeus, comandante in capo delle forze statunitensi in Iraq, come personaggio dell'anno 2007. Petraeus ha battuto la concorrenza del presidente francese Nicolas Sarkozy, oltre che di molti personaggi che hanno riempito quest'anno le pagine dei giornali inglesi (Gillian Gibbons, John Smeaton, Kate e Gerry McCann, Paula Radcliffe, Lewis Hamilton). Leggete il suo ritratto, potreste scoprire cose che qualcuno ha deliberatamente cercato di tenervi nascoste.

Round-Up: Patterico's Pontifications, The Strata-Sphere, Blackfive, Power Line, Flopping Aces, Macsmind.

Bloomberg?

Secondo il New York Times, il sindaco di New York, Michael R. Bloomberg, è sempre più vicino ad accarezzare l'idea di una scommessa per la Casa Bianca nel 2008. Condizioni necessarie: la vittoria alle primarie di Mike Huckabee in campo repubblicano e quella di Barack Obama (o John Edwards) in campo democratico. La decisione finale dovrebbe arrivare intorno a febbraio.

Round-Up: The Moderate Voice, Wizbang, Liberal Values, Donklephant.

domenica 30 dicembre 2007

Misunderestimated

(...) Some of George W. Bush's critics seem to have relished the prospect of American defeat and some refuse to acknowledge the success that has been achieved. But it appears that they have misunderestimated him once again, and have misunderestimated the competence of the American military and of free peoples working from the bottom up to transform their societies for the better. It's something to be thankful for as the new year begins.

"Lessons from the Surge", Michael Barone, Real Clear Politics.

venerdì 28 dicembre 2007

Alcolista Anonimo

Una domanda. Ron Paul crede davvero che l'assassinio di Benazir Bhutto sia stato causato dalla politica interventista americana e che i terroristi di Al Qaeda siano, tutto sommato, giustificati ad essere arrabbiati con gli Stati Uniti? Ci crede davvero o si è semplicemente bevuto il cervello? Il video della CNN (via Little Green Footballs) e l'analisi di Hot Air. UPDATE. Sempre da Hot Air, i video con le reazioni (all'assassinio della Bhutto, non alle farneticazioni di Paul) di Rudy Giuliani, John McCain e Mitt Romney.

Fruitcake

giovedì 20 dicembre 2007

The Game

In a baseball game, you've got to play nine innings and whoever gets the most runs at the end of the nine innings wins. So here, you've got to play in 29 primaries. Nobody's going to win all of them, that's for sure.
Rudy Giuliani, 19 dicembre 2007

martedì 18 dicembre 2007

God Bless Gallup

Dopo un paio di settimane disastrose, un tenue raggio di sole torna a splendere sulla corsa di Rudy Giuliani verso la Casa Bianca. L'ultimo sondaggio Gallup/USA Today, infatti, è decisamente controcorrente rispetto alle ultime uscite degli altri istituti di ricerca: Giuliani sarebbe addirittura in crescita rispetto all'inizio di dicembre, con il 27% dei consensi, davanti a Mike Huckabee (16%) e alla triade Mitt Romney, John McCain e Fred Thompson, tutti al 14%. Ron Paul (che Gallup tende comunque a sottostimare, rispetto agli altri sondaggisti) è fermo al 3%.

Non siamo ancora ai livelli di novembre, insomma, quando Rudy veleggiava con oltre 15 punti percentuali di vantaggio sul secondo classificato (che era Thompson), ma la situazione sembra essere totalmente diversa da quella degli ultimi giorni, con i numeri che affondavano contemporaneamente ovunque. Anche perché, sempre secondo Gallup, Giuliani si conferma l'unico candidato repubblicano in grado di arginare Hillary Clinton a livello nazionale. Nell'ultima rilevazione, Rudy si ferma a un solo punto percentuale da Hillary (48-49), mentre gli altri repubblicani affondano inesorabilmente: Romney a -6 (46-52) e Huckabee a -9 (44-53).

lunedì 17 dicembre 2007

The Real Hillary

La foto di Hillary Rodham Clinton che campeggia sulla homepage di Drudge Report in questo momento (con il titolo "The Toll of a Campaign") è, semplicemente, agghiacciante. Secondo Immodestal Proposal, il fotografo che l'ha scattata ha scritto la parola "fine" alle speranze di Hillary di conquistare la Casa Bianca. Naturalmente, si tratta di un'esagerazione. Oppure no?

Round-Up: Althouse, Right Wing News, Little Miss Attila, Wizbang, The Volokh Conspiracy, Transterrestrial Musings, Dean's World.

The Earth is your Führer

Intervistato da una rivista specializzata nel settore del trasporto pubblico, Mayer Hillman - ricercatore britannico del Policy Studies Institute - ha dichiarato che il razionamento del carbone è l'unico metodo efficace per impedire gli effetti catastrofici del climate change. E che il problema è così serio che i governi dovrebbero introdurre il razionamento a prescidere dalla volontà dei cittadini. "Io credo - ha detto Hillman - che la democrazia sia un obiettivo meno importante della protezione del nostro pianeta (...) I cittadini devono essere costretti al razionamento, che piaccia o no".

p.s. Il titolo del post è spudoratamente copiato dal commento alla notizia scritto da Mark Steyn su The Corner.

Round-Up: Small Dead Animals, Dr. Sanity, The Sundries Shack, Blue Crab Boulevard, Silent Running, The Iconic Midwest.

Loyalty

(...) By consistently rewarding loyalty over policy, the Bush Administration made it considerably more difficult for new GOP leaders to emerge. Being a loyalist means being a follower, and voters tend to look for candidates who are leaders instead.

Orin Kerr, su The Volokh Conspiracy, parla dell'amministrazione Bush. Ma le sue parole si adattano, in modo perfetto e inquietante, anche al centrodestra italiano.

Liberal Violence [update: HOAX]

Minacciato di morte e picchiato a sangue per le sue idee controcorrente su sesso e matrimonio. Iran? No, Princeton.

UPDATE. Grazie a Ismael, scopriamo che il caso era in realtà una bufala di cattivo gusto. Ecco l'articolo scritto da Fausta Wertz (blogger che vive a Princeton Township) per Pajamas Media.

Round-Up: The Strata-Sphere, Fausta's blog, The Right Coast, Instapundit, Gateway Pundit, A Chequer-Board of Nights, RedState.

Vittoria annunciata

Per Larry J. Sabato, il problema non è capire se i democratici guadagneranno seggi alla Camera e al Senato nel 2008, ma capire quanto estesa sarà la loro vittoria. Secondo l'analista della University of Virginia, gli stati da tenere d'occhio sono dieci: Alaska, Maine, Minnesota, Mississippi, Oregon (leaning republican); Colorado, New Hampshire, Virginia (leaning democratic); Louisiana, New Mexico (toss-up).

domenica 16 dicembre 2007

Joe & John

La notizia arriva sia da fonti democratiche che da fonti repubblicane: il senatore Joe Lieberman, ex candidato alla vicepresidenza nel 2000 in ticket con Al Gore, garantirà il suo endorsement per le presidenziali 2008 a John McCain. I due dovrebbero comparire domani in una conferenza stampa in New Hampshire. Considerando la natura open delle primarie nel Granite State, Marc Ambinder di The Atlantic si chiede se questo non possa portare un buon numero di elettori indipendenti a votare John McCain a danno di Barack Obama. Anche Andrew Sullivan è d'accordo: a guadagnarci potrebbe essere soprattutto Hillary Rodham Clinton. Resta il fatto che si tratta della seconda buona notizia in 24 ore per il senatore repubblicano dell'Arizona, dopo l'inaspettato endorsement del quotidiano Des Moines Register in Iowa. In molti avevano escluso dalla gara il vecchio McCain con troppa fretta. UPDATE. Chris è al settimo cielo.

Round-Up: Power Line, Roger L. Simon, PoliPundit.com, The Daily Dish, The Politico, The Swamp, Captain's Quarters, Sister Toldjah, The Moderate Voice.

Tested. Ready. Now. America Needs a Leader

Tested. Ready. Now. America needs a leader. I am running for President of the United States because I believe that I can lead America into a new era with bold leadership, optimism, determination, and distinctly American solutions. If you’re looking for perfection, you’re not going to find it. Not in me, not in any candidate. But if you’re looking for a leader who has been tested in times of crisis; a leader who’s ready to lead right now; a leader who’s achieved results – results that some people thought were impossible –a leader who believes that there is no problem too difficult for American solutions and a free, American spirit. I believe I am that leader.

Su Italian Bloggers for Giuliani 2008, la versione integrale del discorso tenuto ieri a Tampa (Florida) da Rudy.

venerdì 14 dicembre 2007

Tested. Ready. Now.

Rudy sceglie la Florida per chiudere a chiave le primarie. I particolari su Italian Bloggers for Giuliani 2008.

UPDATE. Sono letteralmente terrorizzato da questo sondaggio Rasmussen che vede Huckabee in vantaggio anche in Florida. Ma provate a leggere i commenti di questo post di Hot Air, scoprirete che si tratta di un terrore diffuso e generalizzato, almeno tra gli elettori repubblicani che non hanno mandato il cervello all'ammasso.

Talebani in fuga

"La bandiera afghana è stata issata, mercoledì, su quella che fino a pochi giorni fa era una delle roccaforti più resistenti dei Talebani e di al Qaeda in Afghanistan, oltre ad essere uno dei maggiori centri mondiali di produzione dell'eroina". Dal blog di ABC News, The Blotter, la testimonianza diretta di Stephen Gray sull'ultima, pesante, sconfitta dei fondamentalisti islamici in Afghanistan. Non aspettatevi di leggere la notizia, domani, sui quotidiani italiani.

Round-Up: Jules Crittenden, The Strata-Sphere, USS Neverdock, Instapundit, Ace of Spades HQ, The Corner.

Also Sprach Cartimandua

Se volete leggere l'intervista del Corriere Magazine a Deborah Bergamini, ma non avete nessuna intenzione di sovvenzionare il Partito di Via Solferino, c'è sempre Dagospia.

Deep Deep Brown

Considerando che in genere i sondaggi di Populus non sono mai teneri con i conservatori britannici, vedere il partito di David Cameron al 40% (+4) e i Laburisti al 32% (-5) dimostra quanto sia grave la crisi di leadership che sta attraversando in questi mesi Gordon Brown.

Rudy, Mitt, Mike & the Others

Ci sono almeno tre cose interessanti da leggere, oggi, sulla corsa alla nomination repubblicana per la Casa Bianca. Prima di tutto un articolo di Rich Lowry su Townhall, significamente intitolato "Huckacide", che spiega perché "i democratici stanno guardando a Huckabee nello stesso modo in cui i repubblicani guardavano a Dean nel 2004: come a un regalo di Natale troppo bello per essere vero". Paul Mirengoff su Powerline, invece, dipinge un possibile scenario favorevole alla vittoria di Mitt Romney (anche in caso di sconfitta in Iowa ed endorsement di McCain a favore di Giuliani): plausibile anche se, a nostro avviso, non troppo probabile. Hugh Hewitt, infine, aggiunge che il prossimo appuntamento da tenere d'occhio sarà l'intervista televisiva di Romney con Tim Russert, che potrebbe essere un "test eccellente per valutare la capacità di Romney nel resistere ad un massacro dei mainstream media come quello subito da Giuliani la scorsa settimana".

El Capitalismo es Malo



Il ministro degli Interni venezuelano, Pedro Carreno, cerca di spiegare come sia possibile conciliare il disprezzo per il capitalismo, le scarpe di Gucci e le cravatte di Luis Vuitton. Imperdibile.

Round-Up: Dr. Sanity, Say Anything, Fausta's blog, Blue Crab Boulevard.

God Bless Katherine

Enzo Reale, su 1972, ci ricorda cosa abbiamo rischiato nel 2000.

mercoledì 12 dicembre 2007

Endorsement

E' ufficiale: l'endorsement della National Review è andato a Mitt Romney. Vi consigliamo di leggere tutto l'articolo, ma in estrema sintesi il ragionamento è questo: Rudy Giuliani non piace ai social conservatives e Mike Huckabee non piace agli economic (and foreign-policy) conservatives, mentre Romney è in grado di pescare a piene mani da entrambe le componenti del GOP. Tutto molto vero, peccato che gli editor della National Review si siano dimenticati di dire che Romney (mormone o no) non ha alcuna chance di battere nessuno dei possibili candidati democratici alla Casa Bianca.

martedì 11 dicembre 2007

Big Fat Target (or Glass Jaw?)

Howard Kurtz, sul Washington Post, racconta gli ultimi attacchi dei mainstream media nei confronti di Mike Huckabee, sotto tiro da quando è diventato uno dei front-runner del GOP nella corsa alla nomination. Pochi minuti fa, però, la homepage del Drudge Report raccontava una storia del tutto diversa: quella di un Huckabee considerato così vulnerabile che i democratici stanno evitando qualsiasi offensiva, per sparare le loro cartucce soltanto in caso di una sua vittoria alle primarie. Tanto che l'ultimo "attacco" del Democratic National Committee risalirebbe addirittura a marzo. "Huckabee is known as the 'glass jaw' -- and they're just waiting to break it". Ora, sarà anche vero che Drudge è attendibile solo nel 50% dei casi, ma rispetto al Post si tratta di una percentuale da record.

lunedì 10 dicembre 2007

venerdì 7 dicembre 2007

Unione

Riepiloghiamo, in ordine sparso, le dichiarazioni rilasciate oggi agli organi di stampa da alcuni dei membri della coalizione che qualcuno si ostina, con raffinatissimo senso del paradosso, a chiamare Unione. La fonte, a scanso di equivoci, è la versione online di quel quotidiano reazionario di estrema destra che risponde al nome di Repubblica.

Parte Clemente Mastella (ministro): "Se non viene ritirato l'emendamento sull'omofobia sarà crisi di governo". Gli risponde Paolo Ferrero (ministro). "La norma è assolutamente corretta". Chiosa Antonio Di Pietro (ministro): "Piaccia o no, dopo il voto di fiducia di ieri al Senato la maggioranza politica non c'è più, di questo va preso atto: la maggioranza attuale che sostiene il governo non ha i numeri per avere anche una maggioranza in termini strutturali".

Vi risparmiamo il cumulo di stoccate e contro-stoccate di esponenti minori del centrosinistra, riportate sempre oggi dalle agenzie di stampa, perché basterebbe questa frase di Fausto Bertinotti (presidente della Camera) per far cadere un governo in qualsiasi democrazia occidentale: "Per fare le riforme si può anche fare un altro governo". Per fortuna, tutto questo bailamme non spaventa il nostro (nostro? vostro!) presidente del Consiglio, Romano Prodi, che non si scompone: "Non vi preoccupate, io durerò". Non se la prenda, caro Professore, ma forse è davvero ora di iniziare a preoccuparsi.

giovedì 6 dicembre 2007

Cossiga salva Prodi

Striminzito voto di fiducia, qualche minuto fa, al Senato (160-158). La maggioranza è stata tenuta a galla dal voto favorevole di Francesco Cossiga, senza il quale si sarebbe arrivati ad un pareggio che, secondo il regolamento di Palazzo Madama, equivale ad una sconfitta. Dopo il voto di fiducia, il Senato ha approvato anche il "pacchetto sicurezza" (160-156). Il morto continua, imperterrito, a far finta di camminare.

martedì 4 dicembre 2007

Flavor of the Month: Mike Huckabee

Vi avevamo avvertito in tempi non sospetti. Tramontate - almeno secondo i mainstream media - le candidature di John McCain, Fred Thompson e Mitt Romney (il mormone resta, comunque, l'unico insieme a Rudy ad avere uno scenario plausibile per la conquista della nomination), il fronte anti-Giuliani era alla disperata ricerca di un nuovo Campione dell'Ortodossia. Oggi, non fosse altro che per esclusione, è arrivato il turno di Mike Huckabee, ex governatore dell'Arkansas, che sta attraversando un periodo particolarmente felice nei sondaggi (sia nazionali che in Iowa).

Una premessa è necessaria. A noi Huckabee è simpatico. L'ex ciccione convertito al salutismo, famoso per aver perso più di 50 chili di peso in pochi mesi, è telegenico e brillante. Se non fosse per il suo fiscal record, di cui ci occuperemo più avanti, saremmo quasi tentato di consigliarlo (si fa per dire) a Rudy come possibile scelta per la vicepresidenza: viene dal Sud, piace ai social conservatives, ha fatto il governatore (un requisito quasi obbligatorio per parlare di Casa Bianca), potrebbe dare qualche fastidio alla dinastia Clinton in Arkansas. In più, Huckabee sembra aver siglato uno strano (ma neppure troppo) patto di non aggressione con Giuliani e, soprattutto, potrebbe rovinare la strategia di Romney in Iowa, distruggendo di fatto qualsiasi speranza per l'ex governatore del Massachusetts.

Tutto molto bello, insomma, se non fosse appunto per lo spiccato amore di Huckabee per le tasse. Il Club for Growth, il think-tank liberista diretto da Patrick J. Toomey, ha pubblicato una serie di paper che analizzano l'approccio alla politica economica dei candidati repubblicani alla presidenza. Degli ottimi risultati di Rudy Giuliani (e di quelli controversi di Ron Paul) ci occuperemo presto. In questa sede, invece, ci interessa sottolineare come i risultati ottenuti da Mike Huckabee nel corso della sua storia di politica e di governo siano semplicemente disastrosi. Il Club for Growth si era occupato di lui già in passato, definendolo senza mezzi termini "un liberal" e stilando un'impressionante lista di risultati negativi che trovate qui, non solo in tema di tasse, ma anche di spesa pubblica e government regulation. Ma una presidenza Huckabee rispecchierebbe maggiormente il tiepido liberismo dei primi anni della sua carriera o lo statalismo più recente?

Il giudizio finale del Club for Growth è spietato: "E' ormai chiaro quale percorso abbia scelto. Un percorso che somiglia sempre di più a quello di John Edwards, piuttosto che a quello di un economic conservative che crede nel governo limitato. Huckabee stesso ammette che lui è un tipo diverso di repubblicano, una frase in codice che significa più intervento dello stato, meno libertà personali e più dipendenza dalle burocrazie governative. Huckabee è orgoglioso dei suoi aumenti delle tasse, dei suoi aumenti di spesa pubblica e degli aumenti di regolamentazione che ha imposto come governatore. E non ha mai fatto intendere che governerebbe in maniera diversa se eletto presidente. Nominare Mike Huckabee alla presidenza (o alla vice-presidenza) rappresenterebbe un rifiuto totale del libero mercato, del limited-government e del conservatorismo economico che è stato il tema unificante del partito repubblicano per decenni".

Rudy è avvertito: se sta pensando a Huckabee per riavvicinarsi ai social conservatives, tenga presente che questa scelta rischierebbe di alienargli i favori dell'anima liberista del partito. La stessa anima che (a parte qualche isolato solipsista ronpauliano) fino ad oggi ha visto in lui l'unica possibile alternativa all'Impero del Male clintoniano.

p.s. Naturalmente, quando parlo di "solipsisti" non mi riferisco agli amici tocquevilliani di Italian Bloggers for Ron Paul 2008 (a cui, invece, va il mio "in bocca al lupo" per la loro iniziativa). I blogger italiani con tendenze libertarian fanno benissimo ad appoggiare Ron Paul (anche dovrebbero controllare con più attenzione il loro blogroll, visto che ci vogliono solo 2 click per approdare in siti che predicano le teorie cospiratorie più bizzarre degli ultimi decenni), perché dal loro punto di vista si tratta soprattutto di una battaglia filosofica e ideologica, nel senso migliore del termine. I veri solipsisti sono quelli che vivono e votano negli Stati Uniti, quasi tutti nella Bible Belt, e fanno finta di credere che Ron Paul potrebbe davvero avere qualche chance in un match-up con "Billary".

lunedì 3 dicembre 2007

No!

La dittatura e i brogli di Chavez non sono stati sufficienti, per una volta, ad imbavagliare il popolo venezuelano, che nel referendum di ieri ha bocciato il tentativo di "riforma costituzionale" che avrebbe definitivamente trasformato il paese in una repubblica socialista sovietica fuori tempo massimo. Per l'opposizione venezuelana, umiliata e zittita negli scorsi anni, è la prima vittoria elettorale (ufficiale, almeno) da quando il Piccolo Castro ha preso il potere. Un segnale di speranza che non deve essere sprecato.

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