domenica 11 novembre 2007

Montecatini '07: pillole di Martino

Montecatini, 10 novembre 2007

- I paesi europei sono scrocconi a spese della NATO.

- E' ammissibile che l'UE dedichi alla difesa meno della metà di quello che spendono gli USA?

- Come diceva Alexander Haig, in politica estera ci sono due livelli: ideazione ed esecuzione. Per l'esecuzione ci vogliono funzionari di carriera. Per l'ideazione, però, le linee fondamentali della politica estera devono essere bipartisan. L'italia ha avuto più di 50 governi. Malgrado questi cambiamenti, i fondamenti della politica estera italiana sono rimasti sempre gli stessi. Tranne che negli ultimi 16 mesi, quando alla Farnesina si è insediato Massimo Dio-lo-strafulmini D'Alema.

- D'Alema va a Teheran e dichiara che il diritto dell'Iran al nucleare è inalienabile. Negli anni Trenta avrebbe detto che il diritto di Hitler ai forni nucleari è inalienabile.

- Per non scontentare la sinistra comunista e ultracomunista, D'Alema ha deciso di tradire l'ONU. Per non perdere la faccia, poi, ha deciso di inventarsi qualcos'altro e, storcendo il braccio a Chirac, ha mandato 3000 soldati italiani in Libano. Che non fanno niente. Se Hezbollah decide di riprendere gli attacchi contro Israele, e Israele reagisce, i nostri soldati si troveranno in mezzo ai due fuochi senza poter fare niente.

- Questi sedicenti democratici (che hanno fondato un partito con questo nome, con scarso senso del ridicolo), quando si tratta di scegliere tra democrazie e terrorismo, esitano. E quasi quasi scelgono il fronte terrorista.

- Il XX secolo ci ha lasciato in eredità due lezioni. Non sottovalutiamo in nessun caso le minacce dei fanatici. Occorre prepararsi per tempo. Noi abbiamo un fanatico che si è dotato di capacità militari e ha lo stesso disprezzo della comunità internazionale che aveva Hitler. Con i missili a lungo raggio nordcoreani, sotto tiro ci saranno anche Roma, Londra e Parigi.

- No alla guerra preventiva? E cosa vogliono, la guerra successiva? Aspettano che ci arrivino i missili addosso prima di reagire?

- Questi sono gli orfanelli di Stalin. L'America è sempre stata il loro nemico naturale. Loro non sono contro questo o quel presidente, loro sono contro l'America.

- Helmut Schmidt diceva "Gli americani sono quelli che sono. Ma sono gli unici americani che abbiamo".

- Sarkozy lo considero un enigma. Non c’è dubbio che Sarkozy abbia abbandonato la isterica politica antiamericana del suo predecessore. E non c'è dubbio che sia stato bravissimo, prima durante e dopo le elezioni. Ma il concetto di bravura non è univoco: se io da cento metri sparo e ammazzo mia moglie, sono un bravo tiratore ma non un bravo marito. Comunque ha certamente un grande vantaggio: è ungherese, non francese.

- L'idealista è uno che, partendo dal corretto presupposto che le rose hanno un profumo migliore dei cavoli, usa le rose per fare la zuppe.

Shut Up!

Viva il Re.

venerdì 9 novembre 2007

Popper e la sinistra: la storia vera

"È da tredici anni che a sinistra va di moda riempirsi la bocca con Karl Popper. Il merito (o la colpa) è di “Cattiva maestra televisione”: un fortunato libricino scritto da Giancarlo Bosetti, all’epoca vicedirettore dell’Unità, nel 1994. Guarda caso, in coincidenza con l’entrata in politica di Silvio Berlusconi. Poco importa che le preoccupazioni di Popper fossero rivolte innanzitutto ai bambini e ai rischi che corrono davanti al piccolo schermo. Di Popper si volle capire solo che, per lui, chi possiede le televisioni è un potenziale dittatore. Nell’immaginario di buona parte della sinistra italiana il filosofo austriaco divenne così un nemico del loro peggior nemico, insomma un compagno di strada, subito adottato con l’entusiasmo dei neofiti (...)."

Fausto Carioti, su Libero. Leggi tutto l'articolo su A Conservative Mind.

giovedì 8 novembre 2007

The Greatest Scam in History

Fatto: il fondatore del Weather Channel, John Coleman, scrive un articolo in cui denuncia la psicosi del global warming come "la più grande truffa della storia".

Ipotesi 1: la notizia, clamorosa, viene rilanciata dai maggiori organi di stampa.

Ipotesi 2: poveri illusi.

"E' la più grande truffa della storia. Sono stupefatto, disgustato e fortemente offeso. Il global warming è una truffa. Qualche scienziato senza scrupoli con ambizioni politiche ha manipolato dati scientifici raccolti nel lungo periodo per creare l'illusione di un riscaldamento globale rapido. Altri scienziati, dello stesso genere di environmental whacko sono arrivati a supportare ed estendere la "ricerca" per potenziare ulteriormente questi allarmi totalmente infondati. I loro amici nel governo hanno indirizzato dalla loro parte una quantità gigantesca di fondi per mantenere in vita il movimento. Poi hanno preteso di aver raggiunto un consenso generalizzato.

Estremisti ambientalisti e noti esponenti politici hanno fatto squadra con registi cinematografici e giornalisti liberal per creare questo selvaggio scenario "scientifico" che descrive una civiltà minacciata dalle conseguenze ambientali del global warming, a meno che non si aderisca alla loro agenda radicale. Oggi la loro scienza, ridicola e manipolata, è stata accettata come un fatto ed è diventata la pietra angolare di CNN, CBS, NBC, partito democratico, governatore della California, maestri di scuola e, in molti casi, coscienziosi cittadini ben informati ma molto ingenui. Soltanto ad un reporter della ABC è stato permesso di contrastare la frenesia sul global warming con un documentario di 15 minuti.

Io non mi oppongo all'ambientalismo. Non mi oppongo alle posizioni politiche di alcun partito. Ma il global warming (o climate change) non è ambientalismo o politica. E non è una religione. Non qualcosa in cui si "crede". E' scienza: la scienza della meterologia. Questo è il settore di cui mi sono occupato per tutta la vita. E vi dico che il global warming è un non-evento, una crisi costruita a tavolino, una truffa colossale (...).

Ho letto dozzine di ricerche scientifiche. Ho parlato con numerosi scienziati. Ho studiato. Ho riflettuto sul problema e sono consapevole di avere ragione. Non c'è nessun pericolo reale causato dal climate change. L'impatto umano sul clima non è catastrofico. Il nostro pianeta non è a rischio. Sono sbigottito dal glamour dei media, dalle sciocchezze politically correct e dal rude rifiuto di ascoltare qualsiasi argomento contrario da parte del Grande Sacerdote del global warming. Nel tempo, tra un decennio o due, questa oltraggiosa truffa sarà ovvia per tutti.

Leggi la versione integrale dell'articolo (in inglese) su Icecap.

h/t: Newsbusters.org, Il Mango di Treviso.

mercoledì 7 novembre 2007

Giuliani: arriva l'endorsement di Pat Robertson

Pat Robertson, una delle più influenti figure del mondo evangelico statunitense e del movimento social conservative, ha annunciato pubblicamente il proprio endorsement a favore di Rudolph Giuliani. Si tratta di una svolta clamorosa nella corsa per le primarie repubblicane, destinata a sconvolgere le ferme certezze di chi continua a credere che il GOP sia diviso, con chirurgica precisione, tra destra religiosa e moderati "laicisti". Le cose, naturalmente, non stanno così. E l'endorsement di Robertson, proprio come quello - ormai scontato - di Sam Brownback a favore di John McCain, è soltanto l'ennesima dimostrazione di quanto siano limitate ed imprecise le categorie utilizzate dagli analisti italiani (ed europei, in genere) per descrivere le dinamiche della politica statunitense.

Aspettiamoci, ora, un'ondata di commenti che descriveranno Giuliani come "servo sciocco della destra religiosa" o come "agente prezzolato della reazione". Gli autori di queste invettive saranno, molto probabilmente, gli stessi personaggi che fino a ieri consideravano Rudy come un "maniaco filo-abortista" o come un "travestito amico degli omosessuali".

Round-Up: Captain's Quarters, Power Line, Michelle Malkin, The Jawa Report, Sister Toldjah, National Review, Hot Air, Spin Cycle, QandO, The Astute Blogger, JammieWearingFool, Outside the Beltway.

martedì 6 novembre 2007

Ron the Fundraiser

Sarà anche molto staccato nei sondaggi (almeno per ora), ma non c'è dubbio che Ron Paul stia insegnando a molti candidati repubblicani come si fa fundraising, soprattutto su Internet. Ieri, sull'onda del Guy Fawkes Day (avete visto il film "V for Vendetta"?), Paul ha raccolto 4,2 milioni di dollari in un solo giorno, sfiorando le performance di Hillary Clinton e Barack Obama nei mesi scorsi. Comunque la si pensi sul congressman texano (e qui lo consideriamo il migliore in politica interna e il peggiore in politica estera), si tratta di un dato oggettivamente impressionante. UPDATE. Sullo stesso argomento (in italiano): Creez Dogg in tha Houze.

Round-Up: QandO, Reason Magazine, Flopping Aces, RealClearPolitics, Eunomia, The American Mind, The Politico. UPDATE: Patrick Ruffini, Outside The Beltway, National Review, PoliBlog, The Corner, Ankle Biting Pundits, Vox Popoli.

lunedì 5 novembre 2007

Le vittime di Che Guevara

Un poster. Un semplice poster in cui l'immagine dello schiavetto castrista più famoso del pianeta è composta con le immagini, più piccole, delle sue vittime. Le vittime di Che Guevara, appunto. Il Washington Times anticipa l'ultima - splendida - iniziativa della Young America's Foundation che sarà presentata in occasione della Freedom Week, la commemorazione annuale del crollo del muro di Berlino organizzata dalla YAF il 9 novembre. Il poster, ideato dal presidente della YAF, Ron Robinson e disegnato da Jonathan Briggs, verrà distribuito negli oltre cento college e campus che daranno vita ad eventi collegati alla Freedom Week. Le immagini delle vittime della popstar comunista sono state raccolte dalla YAF grazie all'aiuto di Humberto Fontova, autore di "Exposing the Real Che Guevara and the Useful Idiots Who Idolize Him".

Round-Up: The Jawa Report, Gateway Pundit, Hot Air, JammieWearingFool, Michelle Malkin.

martedì 30 ottobre 2007

Self-Obsessed

"Quando si parla di riflessione su se stessi, Obama è un overachiever. A 46 anni ha già scritto due libri di memorie, quando la maggior parte degli uomini pubblici, alla fine della carriera, sono fortunati ad averne scritto uno".
Uno stratosferico Rich Lowry, sulla National Review Online, scrive finalmente la verità, tutta la verità, sull'uomo politico più sopravvalutato della storia dell'umanità. E sulla sua insular, self-obsessed campaign.

The Two-Man Race

Molto interessante l'analisi di Fred Barnes sulle primarie repubblicane, pubblicata nell'ultimo numero del Weekly Standard. In estrema sintesi, la tesi di Barnes è che soltanto Rudy Giuliani e Mitt Romney abbiano "scenari credibili" per la conquista della nomination. Romney punta tutto su Iowa e New Hampshire, nella speranza di ricevere dagli early states la spinta necessaria per affrontare South Carolina, Florida e SuperTuesday con una qualche chance di restare in piedi. La strategia di Rudy, invece, è opposta: non naufragare in Iowa e New Hampshire, sparare qualche cartuccia in South Carolina e puntare tutto su Florida e SuperTuesday (soprattutto in California, Illinois, New York e New Jersey).

Sono due strategie sensate (anche se a noi continua a sembrare molto più convincente quella di Giuliani), ma soprattutto si tratta degli unici due scenari con una qualche probabilità di avverarsi. E questo, in soldoni, rappresenta una pessima notizia sia per Fred Thompson che per John McCain.

venerdì 26 ottobre 2007

Rudy's Gurus

Norman Podhoretz, John R. Bolton, R. James Woolsey Jr., Anthony C. Zinni, Charles Hill, Michael Boskin, Shelby Steele, Thomas Sowell, Jack Keane, Frederick W. Kagan... Benjamin Wallace-Wells, sul Washington Post, traccia una mappa dettagliata del Rudy's think-tank. Da leggere con attenzione (tenendo sempre conto che si tratta del Post).

Comfortable

Se ci riesce Sam Brownback, ci possono riuscire tutti.

giovedì 25 ottobre 2007

The Only One

Ultimo sondaggio Quinnipiac sulla Florida. Tutti i dettagli su Italian Bloggers for Giuliani 2008.

Debunked. Again

Ricordate lo "scoop" di questa estate pubblicato da The New Republic? Quello in cui Scott Thomas Beauchamp, un soldato/scrittore di stanza in Iraq (sposato con una redattrice di TRN) raccontava in prima persona le peggiori nefandezze compiute dai militari statunitensi a Baghdad? Un'inchiesta interna dell'esercito aveva già demolito tutta la storia. Ma ieri c'è stato l'ennesimo colpo di scena: il Drudge Report ha pubblicato (solo per qualche ora, ma su The Corner hanno fatto in tempo a salvare tutto) la trascrizione di una inquietante telefonata tra Beauchamp e Franklin Foer (il direttore della rivista). Forse non si tratta di una vera e propria confessione, come hanno scritto molti blogger della destra americana (sempre su The Corner, però, le argomentazioni di Mark Steyn sono particolarmente convincenti), ma di sicuro né il fantasioso reporter né, soprattutto, Foer fanno una splendida figura davanti all'opinione pubblica. Chissà perché, ma non siamo affatto sconvolti dalla notizia.

Round-Up: The Corner, The Van Der Galiën Gazette, Gates of Vienna, Patterico's Pontifications, The Jawa Report, Blogs for Bush, A Blog For All, Power Line, The American Mind, Redstate, QandO, Neocon News, Wizbang, Macsmind, Riehl World View, Sister Toldjah, Hot Air, Ace of Spades HQ, Obsidian Wings, Flopping Aces, Confederate Yankee, BlackFive, Protein Wisdom, Blue Crab Boulevard, Mediabistro, Little Green Footballs, Michelle Malkin, Captain's Quarters.

Adulthood

Alessandro Gisotti, su L'Occidentale, è sostanzialmente pessimista sul futuro immediato del Grand Old Party. Ma Daniel Henninger, nella pagina degli editoriali del Wall Street Journal, indica una possibile via d'uscita. A patto che "Mr. Giuliani and the religious right can reach some shared understanding of political and personal adulthood". Difficile, ma tutt'altro che impossibile.

UPDATE. Da XXI Century Blog, un buon round-up (in italiano) sulle primarie. Su RDM20, la traduzione di un articolo su Rudy, Bush e i neocon scritto da Daniel Pipes per il Jerusalem Post.

mercoledì 24 ottobre 2007

Shades of Gray

"Sebbene gli attivisti tentino di incasellare i candidati alla presidenza, come Rudy Giuliani, in una specifica fazione, oggi le convinzioni sono molto più sfumate. Non è più un dibattito in bianco e nero". Rudy e l'aborto: quello che non vogliono farvi sapere. Michael Medved su USA Today.

Global Flip-Flopper

Harry Reid, leader della maggioranza democratica al Senato (e utterly buffoon, come lo chiama Hugh Hewitt), ha dichiarato - durante un'improvvisata conferenza stampa - che il global warming è la causa principale degli incendi che stanno sconvolgendo in queste ore la California. Sei domande più tardi, lo stesso Reid ha negato che il global warming sia in qualche modo collegato con gli incendi. Dal blog di Hugh Hewitt su Townhall, la registrazione audio.

Round-Up: Sister Toldjah, Take Our Country Back, Blue Crab Boulevard, FreeSpeech.com, Betsy's Page, Say Anything.

Skeptical Elephants

Titolo del Los Angeles Times: "Giuliani non convince i repubblicani". Sondaggio del Los Angeles Times: Giuliani 32%, Thompson 15%, McCain 13%, Romney 11%, Huckabee 7%. E meno male che non sono convinti...

UPDATE. Le ultime quote dai bookmaker di InTrade: Giuliani 44.0%, Romney 23.6%, Thompson 11.7%, McCain 7.0%, Paul 6.5%, Huckabee 5.0%.

crossposted @ Italian Bloggers for Giuliani 2008

San Diego is Burning

San Diego brucia. Gli ultimi sviluppi da un blogger californiano di TocqueVille, Dumb Ox News. La mappa degli incendi sul sito del Los Angeles Times.

Arrestate il vandalo!

Il blog dell'Anarca, da leggere fino in fondo.

martedì 23 ottobre 2007

Avanti il prossimo

In principio, John McCain avrebbe dovuto fare un solo boccone di Rudolph Giuliani, l'uomo-che-non-potrà-mai-vincere-le-primarie-repubblicane. Ed è durato lo spazio di qualche mese.

Poi, crollata la candidatura di McCain, è stato il turno di Mitt Romney, il mormone che piace tanto ai cristiani che non sopportano i mormoni. Mitt è un bell'uomo, assomiglia ai presidenti che si vedono nei film, piaceva all'establishment del GOP e raccoglieva un sacco di soldi in giro. Rudy era spacciato. Ed è durato lo spazio di qualche settimana.

Svanito Romney dai radar dei sondaggisti, è stato scoperto Fred Thompson. Un attore (come Reagan!), un vero conservatore (come Reagan!), un anti-abortista che finanzia le lobby abortiste (come Reagan?), un ex senatore (come Reagan?) annoiato da Washington: Rudy non aveva scampo. Ed è durato lo spazio di qualche giorno: il tempo di accendere la tv, vedere Big Fred senza Law&Order e archiviare la pratica.

Adesso, con Rudy in testa nei sondaggi fin dalla notte dei tempi, è arrivato il momento dell'ultimo sfidante: Mike Huckabee. Si dice, si mormora, si sussurra che sia lui il candidato-preferito-dai-conservatori. Altro che quel transessuale dell'America's Mayor! Durerà lo spazio di qualche secondo.

Scomparso il buon Mike (che è un ottimo candidato, per carità), sarà il caso di concedere qualche nanosecondo anche a Ron Paul, se non altro per par condicio. Ma poi fateci una cortesia: aprite gli occhi, mandate giù il rospo (dovremmo essere abituati a ben altro) e iniziamo ad esorcizzare il male assoluto.

lunedì 22 ottobre 2007

Louisiana On My Mind

Gli elettori della Louisiana cacciano a pedate i democratici nell'elezione per il governatore. Contro molte delle previsioni, il 36enne repubblicano Bobby Jindal evita il ballottaggio e, con il 53% dei voti, sbaraglia una concorrenza guidata dal democratico Walter J. Boasso (18%). Alla faccia di chi, anche in Italia, continuava a ripetere che i cittadini dello stato ce l'avevano a morte con Bush (e il GOP) per il disastro di Katrina. Adesso, andateglielo a spiegare all'ex governatore (democratico) Kathleen Blanco. E ora l'obiettivo è lei. Realignment is here, baby...

No Logo, No Brain

In questi minuti, sul sito del Corrierino, è in corso una videochat con Naomi Klein - autrice di No Logo (la bibbia dei no-global) e del più recente Shock Economy (libruccio anti-liberista di cui ci occuperemo nei prossimi giorni). Noi non abbiamo tempo per partecipare a questa carnevalata (qualcuno deve pur lavorare per ingrassare gli sfruttatori neoliberisti del capitalismo schiavista). Fateci un salto, se oggi avete molto tempo da perdere. Per invogliarvi a partecipare, ecco qualche estratto dall'elenco di intelligentissime domande fatte all'esponente neocomunista dai lettori del Corrierino.it.

- Quale tipo di democrazia sarebbe ideale per evitare i disastri del liberarismo economico? Graziano, Londra

- Lei pensa veramente che il neo-liberismo sia solo una forma politica? Non crede che sia la stessa natura strutturale del capitalismo quella di essere basata aul neo-liberismo? Manuel, Milano

- La ringrazio per ricordarci che il capitalismo ottocentesco, tanto in voga dopo la caduta del campo socialista, il cosiddetto libero mercato lungi dal risolvere i problemi globali li aggrava notevolmente. Non sarebbe meglio consumare meglio e consumare tutti? Saremmo anche più felici. Marco, Roma

- Beautiful. Sei una bellissima donna oltre a essere una bravissima professionista. Complimenti. Donato, Bari

- Volevo chiedere, secondo lei, e' possibilie creare una societa' dove la proprieta' privata non esiste, tipo quella anarchica? Un modello tipo che quello russo centralizzato, ma che non permetteva la proprieta' privata in una situazione di democrazia ( a differenza di quello russo ) e' attuabile? Mario, Milano

- Il capitalismo delle donne è diverso da quello dei maschi? Davide, Milano

- Dittatura capitalista. Dopo aver tenuto a precisare che non sono un'estremista di sinistra... Mi sembra che dopo il periodo storico delle dittature comuniste ci avviciniamo sempre piu` ad una dittatura del sistema capitalistico che punta a controllare la società in nome del solo profitto. Che ne pensa? Marco, Milano

- Il capitalismo si basa sull'egoismo, il comunismo sull'altruismo. Massimo Lanzilli, Napoli

- Dott. Kleine, come si può contrastare l'intervento di un Bush o di altri Presidenti di Nazioni democratiche, i quali dopo aver subito eventi disastrosi, fanno approvare dai loro Parlamenti e digerire ai propri concittadini, leggi che prima dell'evento disastroso erano improponibili? Antonio, Agrigento

The Right Poland

Il suo modello è Margaret Thatcher. Vuole introdurre la flat tax. E' contrario all'eutanasia, all'aborto, ai matrimoni gay. E' cattolico, anche se non praticante. Questo, in estrema sintesi, il ritratto di Donald Tusk fatto dal Corriere della Sera. Eppure la vittoria alle elezioni polacche del leader di Piattaforma Civica è stata interpretata come una sconfitta della destra. Ma se quella di Tusk non è destra, la destra cos'è?

giovedì 18 ottobre 2007

Black VeePee?

In un interessante articolo scritto un paio di giorni fa per The Politico, Jeremy D. Mayer analizza le possibili scelte per la candidatura repubblicana alla vicepresidenza. Un ottimo veepee, secondo Mayer, sarebbe Rudy Giuliani, se dovesse perdere le primarie e - soprattutto - se riuscisse ad adattare il suo ego a diventare il numero 2 del ticket. Parere positivo anche per Mike Huckabee. L'ex governatore dell'Arkansas avrebbe la capacità di rassicurare la destra religiosa senza però spaventare l'ala moderata del partito. "Né Mitt Romney, né John McCain - scrive Mayer - offrirebbero altrettanto come candidati alla vicepresidenza". Pollice verso, invece, per Fred Thompson, a causa della "pigrizia" dimostrata nei primi mesi della campagna elettorale.

La lista di Mayer è molto dettagliata: i senatori Dick Lugar (Indiana), John Cornyn (Texas), John Thune (South Dakota) e Lamar Alexander (Tennessee); i governatori Mark Sanford (South Carolina), Matt Blunt (Missouri) e Tim Pawlenty (Minnesota). Tutti maschi/bianchi, però, e questo potrebbe rappresentare un problema se Hillary Rodham Clinton o Barack Obama riuscissero - come sembra ormai molto probabile - ad imporsi in campo democratico. E qui le ipotesi si fanno più interessanti.

La senatrice Olympia Snow (Maine) potrebbe rappresentare un buon asset nel New England, ma è davvero troppo liberal per essere digerita dalla base del GOP. Luci ed ombre anche per la senatrice Kay Bailey Hutchison (Texas), per il governatore delle Hawaii Linda Lingle (divorziata, moderata, ebrea) e per la senatrice Lisa Murkowski (Alaska). A nostro avviso, poi, Mayer scarta con troppa fretta l'ipotesi Condoleezza Rice, le cui chance sarebbero state travolte dal "disastroso destino del gabinetto Bush".

Sono gli ultimi due nomi, però, a scatenare la fantasia facendo immaginare scenari imprevedibili. Il primo è Joseph I. Lieberman, senatore ex democratico (attualmente indipendente) del Connecticut, già candidato alla vicepresidenza nel 2000 in ticket con Al Gore. Lieberman è un "falco" (ebreo del nord-est) che ha rotto con i democratici sull'Iraq e sulla guerra al terrorismo. Secondo Mayer potrebbe aiutare il GOP in Florida, nel New Jersey e forse anche in Connecticut e a New York, diventando il primo candidato alla vicepresidenza nominato da due partiti diversi.

Escludendo Newt Gingrich (che in caso di vittoria di Giuliani rappresenterebbe la nostra prima scelta assoluta), di cui Mayer non parla affatto, l'ultimo nome della lista è quello più eccitante. Si tratta di Clarence Thomas, giudice (nero) della Corte Suprema la cui raccolta di memorie ("My Grandfather's Son") è uscita da qualche settimana nelle librerie americane. Intorno a questo libro - e intorno alla controversa figura di Thomas - si sta sviluppando un dibattito interessante sui cui sarà il caso di tornare in futuro. Per ora, è interessante notare come le voci su una sua possibile candidatura si stiano moltiplicando in questi giorni. E sarebbe la prima volta dal 1916 (Charles Evans Hughes, un altro repubblicano) che un giudice della Corte Suprema si dimette per puntare alla vicepresidenza. Secondo Mayer, "Thomas garantirebbe instant balance a qualsiasi ragazzotto bianco del GOP e costringerebbe i democratici a lottare per mantenere il 90% del voto nero, che ormai considerano come loro proprietà privata". Se Clarence Thomas riuscisse a conquistare appena il 25% di questo segmento elettorale, insomma, le speranze democratiche di conquistare la Casa Bianca nel 2008 sarebbero notevolmente ridimensionate. Purtoppo, per ora si tratta di fantapolitica.

martedì 16 ottobre 2007

Ridiculous

"Ridicolous". E' questo il termine usato da William M. Gray, uno dei più celebri studiosi internazionali di meterologia (e pioniere dei metodi di previsione per la formazione degli uragani), nel descrivere la teoria che ha aiutato Albert Arnold Gore Jr., detto Al, a vincere il Nobel per la pace. Proprio mentre il Comitato per il Nobel assegnava il premio all'ex vicepresidente americano, scrive il quotidiano australiano Sydney Morning Herald (via Jules Crittenden), il settantottenne professor Gray stava dando vita ad una infuocata conferenza alla University of North Carolina, nella quale - tra le altre cose - ha affermato che "gli essere umani non sono responsabili per il global warming" e che "queste ridicole teorie sono il frutto del lavoro di persone che non capiscono come funziona l'atmosfera".

"Stiamo facendo il lavaggio del cervello ai nostri bambini, che vanno a vedere il film di Gore e vengono riempiti di sciocchezze. E' ridicolo. Tra dieci o quindici anni ci renderemo conto della stupidità di tutto ciò: l'impatto umano sull'atmosfera è semplicemente troppo ridotto per avere effetti rilevanti sulla temperatura terrestre", ha dichiarato il professore di fronte ad una platea di circa 300 persone, in maggior parte professionisti del campo meterologico. "Quello che mi preoccupa maggiormente", ha concluso Gray, "è che i miei colleghi scienziati non facciano sentire la propria voce contro qualcosa che sanno essere sbagliato. Ma è vero che, se parlassero, perderebbero tutti i contributi che circolano oggi. A me questi contributi non interessano".

Un nesso tra esseri umani (o meglio, tra debolezze umane) e global warming, dunque, potrebbe esserci. Ma non è certo quello che cercano di contrabbandare Gore e i suoi pasdaran ambientalisti.

P.S. A proposito di Nobel "veri", invece, Epistemes.org ci spiega chi sono Hurwicz, Maskin e Myerson.

lunedì 15 ottobre 2007

Polls & Bookmakers

Mentre l'Italia si eccita con le primarie false, negli Stati Uniti continua la campagna elettorale per le primarie vere. E ormai in campo repubblicano si potrebbe essere vicini ad un punto di svolta. Dopo l'ultimo dibattito televisivo, infatti, anche se le prime avvisaglie erano arrivate da qualche settimana, le quotazioni di Fred Thompson sembrano essere in caduta libera. A tutto vantaggio, naturalmente, di Rudolph Giuliani.

Secondo Rasmussen Reports, l'istituto di ricerca che ha sempre visto Thompson, negli ultimi mesi, con le migliori performance, il vantaggio di Giuliani è ormai arrivato in doppia cifra. L'America's Mayor conduce con il 28% dei consensi, contro il 18% di Big Fred, il 14% di Mitt Romney e il 10% di John McCain. Nell'analisi di Scott Rasmussen, il trend è chiaro. Anche per FOX News, che comunque vedeva Giuliani in largo vantaggio, Rudy è davanti di 13 punti percentuali (29% contro 16%), con Romney e Huckabee in leggera crescita. Ultimo sondaggio del weekend, quello di American Research Group, che vede il vantaggio di Rudy schizzare da un misero 1% ad un solido 8% nell'ultimo mese. E tutto, o quasi, a causa del crollo di Thompson.

Non deve stupire, dunque, se nel "mercato virtuale" di InTrade le quotazioni di Thompson, che erano sempre state molto vicine a quelle di Giuliani, sono precipitate al terzo posto tra i candidati repubblicani, addirittura dietro a quelle di Romney. Nel momento in cui scriviamo, le percentuali di vittoria sono le seguenti: Giuliani 39,7%; Romney 25,7%; Thompson 16,2%; Paul 7,0%; McCain 6,5%; Huckabee 3,0%. Se non vi fidate troppo dei sondaggisti, fareste bene a non sottovalutare i bookmaker.

venerdì 12 ottobre 2007

Albert Arnold Gore Jr.

Pensavate anche voi che la parabola discendente dei Premi Nobel non potesse scivolare più in basso di Dario Fo e Yasser Arafat? Think again. Oggi l’Accademia Reale Svedese delle Scienze ha infatti assegnato il Nobel per la pace ad Albert Arnold Gore Jr., detto Al, ex vicepresidente degli Stati Uniti, ex candidato (sconfitto) alla Casa Bianca, ex presunto “inventore di Internet” ed attuale campione mediatico del più retrivo medievalismo ambientalista. Il Comitato Nobel ha deciso di premiare Gore per i suoi “sforzi nel rafforzare e diffondere una maggiore conoscenza sui cambiamenti climatici provocati dall’uomo” e per “aver posto le basi delle misure che sono necessarie per contrastare tale cambiamento”. E, già che c’era, ha assegnato lo stesso riconoscimento al Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici dell’ONU (IPCC).

Continua su L'Occidentale

giovedì 11 ottobre 2007

Post Debate Round-Up

Occhi puntati su Fred Thompson, al suo debutto, durante l'ultimo dibattito televisivo in vista delle primarie repubblicane che si è tenuto ieri in Michigan (qui la trascrizione integrale).

Stephen Green, su Pajamas Media (via Nequidnimis), non si è fatto impressionare dal look tirato a lucido di Thompson: per lui Big Fred non è stato assolutamente all'altezza del Mitt & Rudy Show. Anche Roger L. Simon, su The Politico, è rimasto deluso dalla performance di Thompson, ma per lui Romney è andato molto peggio (bene, invece, Giuliani e McCain). Secondo Quin Hillyer, su Human Events, invece, Giuliani e Thompson si sono nettamente distinti dal resto dei candidati, soprattutto sui temi economici, tanto da poter essere considerati i veri vincitori del dibattito. Ed Morrisey, su Captain's Quarters, ha visto in Thompson il vincitore unico (e nel moderatore Chris Matthews il vero sconfitto). Dello stesso parere (su Thompson) Kathryn Jean Lopez su The Corner, a cui - comunque - non è dispiaciuto nessuno dei candidati. Esattamente il contrario di quello che pensa la maggioranza dei mainstream media (Steven Pearlstein sul Washington Post è soltanto un esempio).

Per sapere come il team di Thompson ha reagito al dibattito, vi consigliamo di leggere Byron York su The National Review. Mentre Jay Cost, su Real Clear Politics, non si sbilancia e vuole sentire l'opinione diretta dei simpatizzanti repubblicani che hanno assistito all'evento. Anche a Michael Goodwin, sul New York Daily News, Thompson è piaciuto. Ma nel suo articolo Goodwin sembra soprattutto interessato ad affossare Giuliani, come si conviene ad un ex del New York Times e della Columbia University. Sempre da sinistra, Noam Scheiber su The Plank (il blog di The New Republic), si è fatto un'idea piuttosto diversa: "Il dibattito (...) è andato come l'intera campagna elettorale negli ultimi mesi. Molta eccitazione per Fred Thompson, ma la vera sfida è stata tra Rudy Giuliani e Mitt Romney". Non è un caso, forse, se nell'ultimo ranking del National Journal sui candidati repubblicani Thompson è scivolato al terzo posto (davanti, nell'ordine, a McCain, Paul e Huckabee) scavalcato proprio dallo stesso Romney. Ah, già, Il numero uno è sempre Rudy.

UPDATE. Maria Luisa Rossi Hawkins, su Stelle a Strisce. Lettura obbligatoria.

martedì 9 ottobre 2007

Primarie GOP: nuovo sondaggio Gallup alla vigilia del dibattito in Michigan

Alla vigilia del dibattito televisivo tra i candidati repubbicani che si svolgerà stasera a Dearborn, in Michigan (e che per la prima volta vedrà la partecipazione di Fred Thompson), Gallup ha pubblicato i risultati del suo ultimo sondaggio sulle primarie GOP. I numeri di Gallup vedono Rudolph Giuliani consolidare il proprio status di front-runner, con il 32% dei consensi (+2% rispetto a metà settembre). Rudy aumenta il vantaggio nei confronti di Fred Thompson e John McCain, rispettivamente fermi al 20% (-2%) e al 16% (-2%). Lieve miglioramento, invece, per Mitt Romney, che passa dal 7% al 9%, senza però riuscire a sfiorare i livelli raggiunti all'inizio di agosto (14%) dopo lo straw-poll in Iowa. Mike Huckabee, infine, con il 7% (+3%) stacca definitivamente gli altri candidati "minori" e si propone come quinta forza a livello nazionale.

Le dinamiche della competizione interna al GOP sembrano essere rimaste piuttosto stabili fin dall'inizio di settembre. Con 12 e 16 punti percentuali di vantaggio sui diretti inseguitori, la posizione dell'America's Mayor sembra abbastanza tranquilla quando ormai mancano pochi mesi alle prime consultazioni elettorali: da luglio ad oggi, i consensi per Rudy sono sempre oscillati tra il 30% e il 34% (nei sondaggi Gallup).

Thompson continua ad avere una percentuale di "riconoscibilità" (63%) ancora inferiore a Giuliani (87%) e McCain (85%). E questo, nel medio periodo, potrebbe anche rappresentare un vantaggio. Big Fred, però, è distanziato nei "favorable ratings", in cui il suo svantaggio da Giuliani e McCain è, rispettivamente, del 19% e dell'8%.

Dal canto suo, McCain ha interrotto, almeno parzialmente, il trend negativo degli ultimi mesi, ma non sembra riuscire a tornare sui livelli dell'inizio 2007, quando era il front-runner del GOP insieme a Giuliani.

Malgrado un massiccio sforzo finanziario (e mediatico), la candidatura di Romney non riesce invece a decollare. E i suoi numeri sono pericolosamente vicini a quelli di un outsider puro come Huckabee. Encefalogramma piatto anche per Ron Paul, fermo al 2% malgrado una campagna elettorale molto innovativa su Internet (con ottimi risultati nel fundraising) e il fervore quasi mistico dei suoi sostenitori.

lunedì 8 ottobre 2007

Barry's Advice

"Let's grow up, conservatives. If we want to take this party back — and I think we can — let's get to work". Jennifer Harper, sul Washington Times, spiega perché le parole di Barry Goldwater - con cui il senatore dell'Arizona offrì il suo sostegno a Nixon durante la convention repubblicana del 1960 - possono essere un consiglio ancora utile, oggi, alla destra americana (e non solo).

State of Fear

E' ufficiale: i media clintoniani sono terrorizzati dalla prospettiva di uno scontro Hillary-Rudy per la Casa Bianca. E cercano in ogni modo di boicottare la candidatura di Giuliani alle primarie repubblicane, prima che sia troppo tardi. L'ultimo esempio è questo articolo di Michael Hirsh su Newsweek, che prova disperatamente ad accostare la "parolaccia del decennio" (neocon) all'America's Mayor, nel tentativo di far scattare l'equazione Bush=Neocon=Rudy=Bush. Orrore! Nel pacco regalo di Newsweek, naturalmente, non poteva mancare il solito attacco-spazzatura di Jonathan Alter, che racconta di come schiere di newyorkesi (gli stessi che hanno votato e ri-votato Giuliani) stiano tentando di spiegare ai loro sprovveduti amici redneck quanto sarebbe disastrosa la sua vittoria alle primarie.

Si tratta di letture altamente istruttive, perché ripercorrono pedissequamente i talking-points democratici su Rudy, dandoci la possibilità di intuire le traiettorie degli attacchi clintoniani nei prossimi mesi. Come scrivevamo in tempi non sospetti, il plot è già scritto: bisogna solo stabilire quali saranno le sue dinamiche nel tempo.

sabato 6 ottobre 2007

MVB

Siamo, ormai da qualche ora, alla postazione gestita da TocqueVille al primo meeting nazionale dei Circoli della Libertà. I nostri blogger stanno seguendo l'evento in diretta (i loro post li trovate qui, insieme allo streaming video in diretta). Per un'analisi politica compiuta ci sarà tempo, nei prossimi giorni, di tornare sull'argomento. Per ora ci limitiamo a fare qualche considerazione in ordine sparso.

1) Se i Circoli sono soltanto un "fenomeno mediatico", si tratta di un fenomeno particolarmente impressionante. Radunare ventimila persone di sabato pomeriggio a Roma, da tutte le parti d'Italia e di tutte le categorie sociali, non è qualcosa che riescono a fare i fantasmi. Almeno, non i fantasmi che ho conosciuto io.

2) La voglia di partecipazione dei cittadini alla politica, nel senso più nobile del termine, è ancora più impressionante. E si legge, senza troppi sforzi, sui volti delle persone,

3) La potenza di fuoco della nostra blogosfera irrompe, per la prima, in sala stampa. Gomito a gomito con i mainstream media (NextCon, Dall'Altra Parte, RDM20, The Mote in God's Eye, Il Giulivo, Upl, Valentina Meliadò, Mikereporter, Inyqua - oltre a Krillix e StarSailor in palese conflitto d'interessi). La rivoluzione parte anche da qui,

venerdì 5 ottobre 2007

Al Gore, 1992

Su Little Green Footballs (via Instapundit), un illuminante video del nuovo profeta dell'eco-pacifismo (all'epoca vicepresidente) che accusa George H. W. Bush di aver "ignorato i rapporti tra Saddam Hussein e il terrorismo internazionale" e i suoi "tentativi di entrare in possesso di armi di distruzioni di massa".

Taxman

Ho sempre avuto il sospetto che Gordon Brown somigliasse a qualcuno che avevo già visto.

Cash on Hand

Mitt Romney ha raccolto 18.5 milioni di dollari nel terzo quadrimestre della campagna elettorale (contro 11 di Rudy Giuliani, 9.3 di Fred Thompson e 6 di John McCain). A prima vista, sembrerebbe un distacco notevole: peccato che 8.5 milioni di dollari li abbia messi Romney di tasca sua. La vera cifra da tenere sott'occhio, comunque, è la quantità di denaro che i candidati non hanno ancora speso. E in questa classifica Rudy è in vantaggio con 16 milioni di dollari (contro 9 di Romney, 7 di Thompson e 3.6 di McCain).

Jokers

Paul Krugman e il New York Times. E i pagliacci sarebbero i conservatori... UPDATE: Commenti su The Corner e Gateway Pundit.

La mamma dei cretini

Un repubblicano su quattro (secondo Rasmussen Reports, via Coast to Coast) voterebbe per un "terzo partito pro-life" piuttosto che per Rudy Giuliani, scegliendo di fatto - come fece chi votò per Ross Perot nel 1992 e nel 1996 - una presidenza Clinton.

Un democratico su cinque (secondo Fox News, via Power Line) pensa che il mondo sarebbe un posto migliore se gli Stati Uniti perdessero la guerra in Iraq.

Earth to Fred

(...) Stop coasting, sir. Start sharpening your language. Start working on your delivery of formal speeches: What works in one-minute radio commentaries and on radio talk shows does not work from behind a podium. What works from the back of a pickup truck does not work in front of people in suits eating dinner.

Can you still win this nomination? Definitely. But right now you are squandering not just your own presidential aspirations, but the faith that conservatives put in you this past spring when you assured us that you were "the one." It's called "running" for the presidency, sir, and right now all you're doing is ambling. You can do better. And you better start soon.

Lettera aperta a Fred Thompson. Quin Hillyer, su The American Spectator.

mercoledì 3 ottobre 2007

Il diciassette porta bene

Sono 17 (diciassette) i punti percentuali di vantaggio di Rudy nell'ultimo sondaggio ABC News/Washington Post. I particolari su Italian Bloggers for Giuliani 2008.

martedì 2 ottobre 2007

The Jesus-Hillary Machine

(...) Il gran capo della Jesus Machine, James Dobson, è irremovibile. Non si è mai trattenuto dal giudicare irricevibile la candidatura di Giuliani, così come quella di John McCain. I dubbi sul mormonismo di Mitt Romney e sulla sua recente, e sospetta, conversione ai temi sociali, portano a diffidare anche dell’ex governatore del Massachusetts. Non convince nemmeno Fred Thompson.
La "conferenza a porte chiuse del Council for National Policy" di cui ha scritto oggi Christian Rocca su Il Foglio (qui il link all'articolo su Camillo) sulla scia delle rivelazioni di WordNetDaily e Salon.com, fa senza dubbio riflettere chi ha a cuore le sorti della Right Nation. La destra religiosa, in sostanza, avrebbe deciso di "scomunicare" Rudolph Giuliani, minacciando addirittura la creazione di un terzo partito nel caso in cui Rudy riuscisse a conquistare la nomination per il GOP. Ora, che i social conservatives siano insoddisfatti delle candidature espresse, fino ad oggi, dal campo repubblicano è perfettamente legittimo (anche se, a nostro avviso, nel caso dell'America's Mayor si tratta di una presa di posizione ideologica poco ancorata alla realtà dei fatti). Sempre legittimo, ma assai più incomprensibile e ai limiti del masochismo, invece, è che alcuni "portavoce" di una delle fazioni che compongono la big tent del GOP si prendano la responsabilità di spianare la strada alla candidatura di Hillary-pure-evil-Rodham-Clinton alla Casa Bianca soltanto perché gli attuali front-runner repubblicani, a loro giudizio, soddisfano soltanto "due requisiti su tre" della piattaforma classica del partito.

Qualcuno dovrebbe insegnare a questi signori (e magari anche a qualche figuro di casa nostra) che la politica è sempre una "scelta del male minore". E che in un mondo perfetto potremmo avere la soddisfazione di disegnare un candidato ideale ed accompagnarlo per mano nelle sue mirabolanti e fantastiche avventure, mentre in questo mondo imperfetto in cui ci ritroviamo a vivere, l'obiettivo deve essere quello di cercare il candidato-meno-imperfetto con le maggiori chance di vittoria.

Chi scrive, sostiene ferocemente la candidatura di Giuliani alle primarie del GOP, malgrado alcuni punti di contrasto con la sua storia politica e la sua piattaforma elettorale (soprattutto sull'interpretazione del secondo emendamento e parzialmente sull'aborto). Ma, parliamoci chiaro, mi basta sentire l'odore di Hillary per iniziare a sentire l'irrefrenabile impulso di fornicare con Rudy. Alla francese.

Ray of Hope

"It's not easy being a Republican in Massachusetts". La sfida impossibile di Jim Ogonowski nella Repubblica Popolare del Massachusetts, raccontata da Reid Wilson su Real Clear Politics.

Le due Birmanie

La prima è quella reale, della violenza e dell'intimidazione, dei morti sull'asfalto, dei sequestri, dello stato-carnefice, del lamento silenzioso. Questa Birmania è destinata a scomparire presto dalle prime pagine dei giornali e dai pensieri dei molti improvvisati sostenitori della causa. La seconda è quella immaginaria, dell'ONU e dei suoi inviati, della diplomazia da salotto, del cinismo e del compromesso con gli aguzzini di un popolo stremato. Questa è la Birmania che prevarrà, tra simposi e tavole rotonde, tra inviti alla moderazione e destructive engagement. (continua)

Enzo Reale su 1972.

lunedì 1 ottobre 2007

Dick'ed!

(...) Hillary sarà comunque, molto probabilmente, il prossimo presidente. Ma c'è un solo modo per sconfiggerla: nominare un candidato le cui credenziali anti-terrorismo siano così profonde che - nel caso gli americani rinsaviscano, riacquistando consapevolezza della natura della minaccia che continuiamo a fronteggiare - possa prevalere nel novembre 2008. Ci sono solo due candidati di questo tipo: Rudy Giuliani e John McCain. Né Thompon né Romney si avvicinano a questo modello, neppure lontanamente.

Per Dick Morris (l'uomo che ha salvato la presidenza Clinton nel 1996 e che conosce Hillary come pochi altri), Fred Thompson non ha nessuna possibilità di diventare il prossimo presidente degli Stati Uniti. Lettura consigliata ai conservatori (di ogni tipo).

venerdì 28 settembre 2007

giovedì 27 settembre 2007

Operation Granite State

Secondo l'ultimo sondaggio commissionato da CNN alla New Hampshire University, Rudolph Giuliani ha praticamente recuperato tutto lo svantaggio accumulato nel Granite State in questi mesi nei confronti di Mitt Romney. Il sondaggio vede Romney al 25% e Giuliani al 24%. I due front-runner sono inseguiti da John McCain al 18% e da Fred Thompson al 13%. A luglio, il vantaggio di Romney era di 14 punti percentuali.

Electability

Secondo il Daily Telegraph (via QandO), la candidatura di Hillary potrebbe costare la Casa Bianca al partito democratico. In un memo interno arrivato misterioramente sul desk del Washington Post, infatti, un sondaggio commissionato a Lake Research (istituto di provata fede democratica) vede l'ex First Lady - e, in misura minore, anche il suo principale concorrente, Barack Obama - soccombere di almeno dieci punti percentuali in 31 swing districts. Da queste parti lo abbiamo già detto e lo ripeteremo fino alla nausea: con Rudy (e solo con Rudy) la vittoria non è impossibile.

Hillary Rodham Kerry

William Kristol, sul Weekly Standard, racconta il flip-flop di Hillary sul Generale Petraeus.

Party Crasher

(...) Contrariamente a quello che candidati di entrambi i partiti possono pensare, la linea di divisione politica in America non corre tra il GOP e le minoranze. Per la maggior parte degli americani, non corre neppure tra Repubblicani e Democratici, o in quell'invenzione dei media che è "stati-blu-contro-stati-rossi". La vera divisione è tra gli americani che pagano le tasse e lavorano duramente - di entrambi i partiti e di ogni razza - e un sistema permanentemente in trincea, quello di Washington, progettato per servire i propri bisogni e non quelli del popolo americano.
Newt Gingrich contro tutti, sulle colonne del New York Post.

venerdì 21 settembre 2007

Rudy & Maggie

Su The Mote in God's Eye e Italian Bloggers for Giuliani 2008.

25 traditori

Il Senato statunitense ha approvato - 75 a 25 - un emendamento di condanna nei confronti di MoveOn.org, che lo scorso 10 settembre ha acquistato (con i soldi di Soros) una infame pagina pubblicitaria per insultare il generale Petraeus poche ore prima della sua testimonianza di fronte al Congresso. I senatori che hanno espresso voto contrario appartengono tutti, naturalmente, al partito democratico. Via Captain's Quarters, pubblichiamo la lista dei 25 traditori. Una di loro (indovinate chi?) sarà il candidato del partito alle presidenziali del 2008. Un altro è stato il candidato nel 2004. Qualcuno ha ancora dei dubbi?

Akaka (D-HI)
Bingaman (D-NM)
Boxer (D-CA)
Brown (D-OH)
Byrd (D-WV)
Clinton (D-NY)
Dodd (D-CT)
Durbin (D-IL)
Feingold (D-WI)
Harkin (D-IA)
Inouye (D-HI)
Kennedy (D-MA)
Kerry (D-MA)
Lautenberg (D-NJ)
Levin (D-MI)
Menendez (D-NJ)
Murray (D-WA)
Reed (D-RI)
Reid (D-NV)
Rockefeller (D-WV)
Sanders (I-VT)
Schumer (D-NY)
Stabenow (D-MI)
Whitehouse (D-RI)
Wyden (D-OR)

The Bounce Is Over

Anche per Rasmussen Reports, Fred Thompson torna sulla terra (+1% su Giuliani). Mentre per Gallup (+8%), Pew Research (+11%), Fox News (+12%) e Cook/RT Strategies (+8%), il vantaggio di Rudy è ancora consistente.

lunedì 17 settembre 2007

L'autunno (caldo) di Tocqueville

Dopo la splendida esperienza di qualche giorno fa ad Atreju 07, dove i nostri blogger hanno offerto un servizio unico di informazione in tempo reale, anche nelle prossime settimane TocqueVille continuerà ad essere presente ovunque il mondo liberale e conservatore sia in grado di dare testimonianza di vitalità e capacità di aggregazione. Ecco un breve giro d'orizzonte sui prossimi appuntamenti in programma. Ma invitiamo tutti gli iscritti alla Città dei Liberi a scrivere alla nostra redazione (scrivi2[at]tocque-ville.it) per segnalarci appuntamenti locali o nazionali in cui la presenza di TocqueVille possa essere utile come strumento di informazione o di diffusione politica e culturale.

22 settembre 2007
TocqueVille aderisce alla manifestazione organizzata da Decidere.net a Roma, per dare un futuro alle pensioni e per dire "no" alla controriforma recentemente annunciata dal governo (sotto dettatura della sinistra comunista e del sindacato). Diamo appuntamento a tutti i nostri iscritti alle ore 16 in Piazza Fiume, a Roma, per una marcia che avrà come prima tappa la sede della CGIL in Corso Italia. Sono previsti, tra gli altri, gli interventi quelli di Benedetto della Vedova e Maurizio Sacconi. E hanno aderito diverse organizzazioni, da Forza Italia Giovani a think tank come l'Istituto Bruno Leoni, Menostato.it e Competere. Tutte le informazioni e il materiale da scaricare sono disponibili sul sito www.decidere.net.

6 ottobre 2007
TocqueVille sarà presente con un suo stand (con connessione internet wi-fi) alla prima convention nazionale dei Circoli della Libertà, che si svolgerà alla Fiera di Roma nel pomeriggio di sabato 6 ottobre. I blogger di TocqueVille avranno la possibilità di seguire la manifestazione in liveblogging e di esprimere in diretta la propria opinione sul "fenomeno" che sta scuotendo le fondamenta del centrodestra italiano.

crossposted at TQV

venerdì 14 settembre 2007

It Is Never Too Late

Good evening. In the life of all free nations, there come moments that decide the direction of a country and reveal the character of its people. We are now at such a moment.

In Iraq, an ally of the United States is fighting for its survival. Terrorists and extremists who are at war with us around the world are seeking to topple Iraq’s government, dominate the region, and attack us here at home. If Iraq’s young democracy can turn back these enemies, it will mean a more hopeful Middle East and a more secure America. This ally has placed its trust in the United States. And tonight, our moral and strategic imperatives are one: We must help Iraq defeat those who threaten its future and also threaten ours.

Eight months ago, we adopted a new strategy to meet that objective, including a surge in U.S. forces that reached full strength in June. This week, General David Petraeus and Ambassador Ryan Crocker testified before Congress about how that strategy is progressing. In their testimony, these men made clear that our challenge in Iraq is formidable. Yet they concluded that conditions in Iraq are improving, that we are seizing the initiative from the enemy, and that the troop surge is working.

The premise of our strategy is that securing the Iraqi population is the foundation for all other progress. For Iraqis to bridge sectarian divides, they need to feel safe in their homes and neighborhoods. For lasting reconciliation to take root, Iraqis must feel confident that they do not need sectarian gangs for security. The goal of the surge is to provide that security and to help prepare Iraqi forces to maintain it. As I will explain tonight, our success in meeting these objectives now allows us to begin bringing some of our troops home.

Since the surge was announced in January, it has moved through several phases. First was the flow of additional troops into Iraq, especially Baghdad and Anbar Province. Once these forces were in place, our commanders launched a series of offensive operations to drive terrorists and militias out of their strongholds. Finally, in areas that have been cleared, we are surging diplomatic and civilian resources to ensure that military progress is quickly followed up with real improvements in daily life.

Anbar Province is a good example of how our strategy is working. Last year, an intelligence report concluded that Anbar had been lost to Al Qaeda. Some cited this report as evidence that we had failed in Iraq and should cut our losses and pull out. Instead, we kept the pressure on the terrorists. The local people were suffering under the Taliban-like rule of Al Qaeda, and they were sick of it. So they asked us for help.

To take advantage of this opportunity, I sent an additional 4,000 marines to Anbar as part of the surge. Together, local sheiks, Iraqi forces, and coalition troops drove the terrorists from the capital of Ramadi and other population centers. Today, a city where Al Qaeda once planted its flag is beginning to return to normal. Anbar citizens who once feared beheading for talking to an American or Iraqi soldier now come forward to tell us where the terrorists are hiding. Young Sunnis who once joined the insurgency are now joining the army and police. And with the help of our provincial reconstruction teams, new jobs are being created and local governments are meeting again.

These developments do not often make the headlines, but they do make a difference. During my visit to Anbar on Labor Day, local Sunni leaders thanked me for America’s support. They pledged they would never allow Al Qaeda to return. And they told me they now see a place for their people in a democratic Iraq. The Sunni governor of Anbar Province put it this way: “Our tomorrow starts today.”

The changes in Anbar show all Iraqis what becomes possible when extremists are driven out. They show Al Qaeda that it cannot count on popular support, even in a province its leaders once declared their home base. And they show the world that ordinary people in the Middle East want the same things for their children that we want for ours — a decent life and a peaceful future.

In Anbar, the enemy remains active and deadly. Earlier today, one of the brave tribal sheiks who helped lead the revolt against Al Qaeda was murdered. In response, a fellow Sunni leader declared: “We are determined to strike back and continue our work.” And as they do, they can count on the continued support of the United States.

Throughout Iraq, too many citizens are being killed by terrorists and death squads. And for most Iraqis, the quality of life is far from where it should be. Yet General Petraeus and Ambassador Crocker report that the success in Anbar is beginning to be replicated in other parts of the country.

One year ago, much of Baghdad was under siege. Schools were closed, markets were shuttered, and sectarian violence was spiraling out of control. Today, most of Baghdad’s neighborhoods are being patrolled by coalition and Iraqi forces who live among the people they protect. Many schools and markets are reopening. Citizens are coming forward with vital intelligence. Sectarian killings are down. And ordinary life is beginning to return.

One year ago, much of Diyala Province was a sanctuary for Al Qaeda and other extremist groups, and its capital of Baquba was emerging as an Al Qaeda stronghold. Today, Baquba is cleared. Diyala Province is the site of a growing popular uprising against the extremists. And some local tribes are working alongside coalition and Iraqi forces to clear out the enemy and reclaim their communities.

One year ago, Shia extremists and Iranian-backed militants were gaining strength and targeting Sunnis for assassination. Today, these groups are being broken up, and many of their leaders are being captured or killed.

These gains are a tribute to our military, they are a tribute to the courage of the Iraqi security forces, and they are a tribute to an Iraqi government that has decided to take on the extremists.
Now the Iraqi government must bring the same determination to achieving reconciliation. This is an enormous undertaking after more than three decades of tyranny and division. The government has not met its own legislative benchmarks — and in my meetings with Iraqi leaders, I have made it clear that they must.

Yet Iraq’s national leaders are getting some things done. For example, they have passed a budget. They are sharing oil revenues with the provinces. They are allowing former Baathists to rejoin Iraq’s military or receive government pensions. And local reconciliation is taking place. The key now is to link this progress in the provinces to progress in Baghdad. As local politics change, so will national politics.

Our troops in Iraq are performing brilliantly. Along with Iraqi forces, they have captured or killed an average of more than 1,500 enemy fighters per month since January. Yet ultimately, the way forward depends on the ability of Iraqis to maintain security gains. According to General Petraeus and a panel chaired by retired General Jim Jones, the Iraqi army is becoming more capable, although there is still a great deal of work to be done to improve the national police. Iraqi forces are receiving increased cooperation from local populations. And this is improving their ability to hold areas that have been cleared.

Because of this success, General Petraeus believes we have now reached the point where we can maintain our security gains with fewer American forces. He has recommended that we not replace about 2,200 marines scheduled to leave Anbar Province later this month. In addition, he says it will soon be possible to bring home an Army combat brigade, for a total force reduction of 5,700 troops by Christmas. And he expects that by July, we will be able to reduce our troop levels in Iraq from 20 combat brigades to 15.

General Petraeus also recommends that in December, we begin transitioning to the next phase of our strategy in Iraq. As terrorists are defeated, civil society takes root, and the Iraqis assume more control over their own security, our mission in Iraq will evolve. Over time, our troops will shift from leading operations, to partnering with Iraqi forces, and eventually to overwatching those forces. As this transition in our mission takes place, our troops will focus on a more limited set of tasks, including counterterrorism operations and training, equipping and supporting Iraqi forces.

I have consulted with the Joint Chiefs of Staff, other members of my national security team, Iraqi officials, and leaders of both parties in Congress. I have benefited from their advice, and I have accepted General Petraeus’s recommendations. I have directed General Petraeus and Ambassador Crocker to update their joint campaign plan for Iraq, so we can adjust our military and civilian resources accordingly. I have also directed them to deliver another report to Congress in March. At that time, they will provide a fresh assessment of the situation in Iraq and of the troop levels and resources we need to meet our national security objectives. The principle guiding my decisions on troop levels in Iraq is “return on success.” The more successful we are, the more American troops can return home. And in all we do, I will ensure that our commanders on the ground have the troops and flexibility they need to defeat the enemy.

Americans want our country to be safe and our troops to begin coming home from Iraq. Yet those of us who believe success in Iraq is essential to our security, and those who believe we should bring our troops home, have been at odds. Now, because of the measure of success we are seeing in Iraq, we can begin seeing troops come home.

The way forward I have described tonight makes it possible, for the first time in years, for people who have been on opposite sides of this difficult debate to come together. This vision for a reduced American presence also has the support of Iraqi leaders from all communities. At the same time, they understand that their success will require U.S. political, economic and security engagement that extends beyond my Presidency. These Iraqi leaders have asked for an enduring relationship with America. And we are ready to begin building that relationship — in a way that protects our interests in the region and requires many fewer American troops.

The success of a free Iraq is critical to the security of the United States. A free Iraq will deny Al Qaeda a safe haven. A free Iraq will counter the destructive ambitions of Iran. A free Iraq will marginalize extremists, unleash the talent of its people, and be an anchor of stability in the region. A free Iraq will set an example for people across the Middle East. A free Iraq will be our partner in the fight against terror — and that will make us safer here at home.

Realizing this vision will be difficult, but it is achievable. Our military commanders believe we can succeed. Our diplomats believe we can succeed. And for the safety of future generations of Americans, we must succeed.

If we were to be driven out of Iraq, extremists of all strains would be emboldened. Al Qaeda could gain new recruits and new sanctuaries. Iran would benefit from the chaos and would be encouraged in its efforts to gain nuclear weapons and dominate the region. Extremists could control a key part of the global energy supply. Iraq could face a humanitarian nightmare. Democracy movements would be violently reversed. We would leave our children to face a far more dangerous world. And as we saw on September the 11th, 2001, those dangers can reach our cities and kill our people.

Whatever political party you belong to, whatever your position on Iraq, we should be able to agree that America has a vital interest in preventing chaos and providing hope in the Middle East. We should be able to agree that we must defeat Al Qaeda, counter Iran, help the Afghan government, work for peace in the Holy Land, and strengthen our military so we can prevail in the struggle against terrorists and extremists.

So tonight I want to speak to members of the United States Congress: Let us come together on a policy of strength in the Middle East. I thank you for providing crucial funds and resources for our military. And I ask you to join me in supporting the recommendations General Petraeus has made and the troop levels he has asked for.

To the Iraqi people: You have voted for freedom, and now you are liberating your country from terrorists and death squads. You must demand that your leaders make the tough choices needed to achieve reconciliation. As you do, have confidence that America does not abandon our friends, and we will not abandon you.

To Iraq’s neighbors who seek peace: The violent extremists who target Iraq are also targeting you. The best way to secure your interests and protect your own people is to stand with the people of Iraq. That means using your economic and diplomatic leverage to strengthen the government in Baghdad. And it means the efforts by Iran and Syria to undermine that government must end.

To the international community: The success of a free Iraq matters to every civilized nation. We thank the 36 nations who have troops on the ground in Iraq and the many others who are helping that young democracy. We encourage all nations to help, by implementing the International Compact to revitalize Iraq’s economy, by participating in the Neighbors Conferences to boost cooperation and overcome differences in the region, and by supporting the new and expanded mission of the United Nations in Iraq.

To our military personnel, intelligence officers, diplomats, and civilians on the front lines in Iraq: You have done everything America has asked of you. And the progress I have reported tonight is in large part because of your courage and hard effort. You are serving far from home. Our nation is grateful for your sacrifices and the sacrifices of your families.

Earlier this year, I received an e-mail from the family of Army Specialist Brandon Stout of Michigan. Brandon volunteered for the National Guard and was killed while serving in Baghdad. His family has suffered greatly. Yet in their sorrow, they see larger purpose. His wife, Audrey, says that Brandon felt called to serve and knew what he was fighting for. And his parents, Tracy and Jeff, wrote me this: “We believe this is a war of good and evil and we must win ... even if it cost the life of our own son. Freedom is not free.”

This country is blessed to have Americans like Brandon Stout, who make extraordinary sacrifices to keep us safe from harm. They are doing so in a fight that is just, and right, and necessary. And now it falls to us to finish the work they have begun.

Some say the gains we are making in Iraq come too late. They are mistaken. It is never too late to deal a blow to Al Qaeda. It is never too late to advance freedom. And it is never too late to support our troops in a fight they can win. Good night, and God bless America.

George W. Bush - 14/09/2007

mercoledì 12 settembre 2007

Atreju '07

Siamo arrivati allo stand di Tocqueville ad Atreju 07, la festa nazionale di Azione Giovani. Ottima atmosfera, come lo scorso anno. Sulla home page di TQV (in temporanea sostituzione della sezione "International") troverete tutti i post relativi alla festa, compresi quelli di liveblogging e videoblogging (che probabilmente partiranno domani).

Invitiamo tutti i cittadini e i lettori di Tocqueville a venirci a trovare, se passano da queste parti. Ci troveranno in compagnia dei nostri amici de La Testata, organo di stampa ufficiale di AG iscritto da tempo al nostro aggregatore.

Le vittime

“Ah, se la sinistra italiana fosse come quella americana…”. Quante volte avete sentito pronunciare una frase simile, negli ambienti vicini al centrodestra nostrano? La sensazione diffusa tra chi è immune al virus dell’anti-americanismo, infatti, è che in una nazione come quella statunitense, mai sfiorata dall’ideologia e dalla prassi comunista, la sinistra sia più digeribile di quella costruita, decennio dopo decennio, dagli orfani di Stalin e Togliatti. Una sinistra meno reazionaria e meno legata a pregiudizi anti-liberali ed anti-capitalistici. Una sinistra quasi normale, insomma. Forse è arrivato il momento di affermare che questa teoria - anche se suggestiva, non priva di qualche brandello di verità e, di questi tempi, perfino confortante - è stata falsificata dai fatti. E i fatti sono sostanzialmente due: il recount in Florida nelle elezioni presidenziali del 2000 e gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001. (continua su L'Occidentale)

giovedì 6 settembre 2007

Giavazzate editoriali

L'ingegner Giavazzi non se ne fa una ragione. Noi ci eravamo occupati della sua bizzarra fissazione qualche mese fa. Adesso, con l'uscita di un libro che ha già vinto il premio per il titolo più idiota del decennio ("Il liberismo è di sinistra"), tocca a La Voce del Padrone e Camelot Destra Ideale l'ingrato compito di analizzare le turbe mentali del guru del Corrierino. Due post da leggere.

mercoledì 5 settembre 2007

Primarie USA: il punto della situazione

Anche se qualcuno (come noi) ha preferito dedicare agosto all'ozio, la corsa verso la Casa Bianca non si è certo fermata per il caldo. E i sondaggi in vista delle primarie sono continuati ad uscire per tutta l'estate, regalando agli osservatori qualche elemento interessante d'analisi. Facciamo il punto della situazione a pochi mesi dalle prime tornate elettorali.

Il bluff Obama
Poche novità in campo democratico. Nei sondaggi usciti dalla fine di luglio in poi, Hillary Rodham Clinton è sempre in vantaggio su Barack Obama con un distacco superiore al 15%, dimostrando - se ce ne fosse stato ancora bisogno - come il fenomeno Obama sia soprattutto un caso di innamoramento collettivo da parte dei mainstream media, piuttosto che un fenomeno con solide radici nell'elettorato statunitense. Secondo Rasmussen Reports (che però non misura il grado di consenso per Al Gore), Obama sta addirittura per essere raggiunto da John Edwards. Negli ultimi sei sondaggi, Hillary ha un vantaggio che oscilla tra il +15% di American Research Group e il +21% di Gallup.

Media RCP: Clinton 37.4% Obama 21.4% Gore 13.3%, Edwards 11.6%.

Rudy davanti a tutti
Il candidato-che-non-può-vincere-le-primarie-repubblicane continua a dominare il campo repubblicano. Prima di agosto, soltanto Rasmussen vedeva in vantaggio Fred Thompson (che a giorni, finalmente, dovrebbe annunciare la sua candidatura) sull'ex sindaco di New York, mentre Hotline/FD registrava un sostanziale pareggio tra i due candidati. Secondo tutti gli altri sondaggisti Giuliani godeva di un vantaggio piuttosto netto. Oggi anche Rasmussen (+5%) e Hotline (+10%) sembrano essersi arresi all'evidenza. Alle spalle dei due front-runner, sta lentamente acquistando peso la candidatura di Mitt Romney (un potenziale suicidio per il GOP), che secondo Quinnipiac avrebbe addirittura scavalcato Thompson, mentre John McCain non sembra poter riuscire ad invertire la tendenza che lo vede in caduta libera da qualche mese. Negli ultimi sei sondaggi, il vantaggio di Giuliani oscilla tra il 5% di Rasmussen e il 15% di Fox News.

Media RCP: Giuliani 28.0% Thompson 16.3% Romney 14.0% McCain 10.8%.

Match-Up
Nei sondaggi sui potenziali scontri tra candidati repubblicani e democratici, il difficile stato di salute del GOP emerge vistosamente. I repubblicani perdono sistematicamente ogni testa-a-testa, con una sola - notevolissima - eccezione: Rudy Giuliani. L'America's Mayor, a differenza dei suoi colleghi di partito, riesce a contenere lo svantaggio entro i limiti del margine d'errore statistico con tutti i concorrenti democratici e si comporta particolarmente bene contro Hillary, con la quale è addirittura in vantaggio secondo Rasmussen, Battleground e Gallup.

Why the Conservatives Like Rudy

Perché Rudy Giuliani piace ai conservatori. Su Italian Bloggers for Giuliani 2008.

mercoledì 29 agosto 2007

Zuppa di Porro

Sulla scia di Krillix, diamo il benvenuto nella Città dei Liberi all'ultimo nato dei blog de Il Giornale. Parliamo di Zuppa di Porro, curato dal capo della redazione economica del quotidiano milanese, Nicola Porro, liberale e liberista puro e - soprattutto - nostro amico e collega fin dai tempi de L'opinione (quando ancora era un settimanale). Welcome to the jungle.

lunedì 27 agosto 2007

La lezione del Vietnam

"Vietnam" is not a "tragedy" but a betrayal. The final image of the drama – the U.S. helicopters lifting off from the Embassy roof with desperate locals clinging to the undercarriage – is an image not just of defeat but of the shabby sell-outs necessary to accomplish it. At least in Indochina, those who got it so horribly wrong – the Kerrys and Fondas and all the rest – could claim they had no idea of what would follow.

To do it all over again in the full knowledge of what followed would turn an aberration into a pattern of behavior. And as the Sirik Mataks of Baghdad face the choice between staying and dying or exile and embittered evenings in the new Iraqi émigré restaurants of London and Los Angeles, who will be America's allies in the years ahead? Professor Bernard Lewis' dictum would be self-evident: "America is harmless as an enemy and treacherous as a friend."

They wait for us to run again: Mark Steyn sull'Orange County Register.

lunedì 6 agosto 2007

Double Standard

Quando ci provano i democratici in North Carolina, sono "great news". Quando ci provano i repubblicani in California, è una "crackpot initiative".

Surge Shift

Secondo Michael Barone, la percezione dell'opinione pubblica americana sulla guerra in Iraq sta iniziando a cambiare: "Wars don't stand still".

sabato 4 agosto 2007

Freedom of Speech

Su Little Green Footballs, il video in cui - durante il raduno annuale dei Kossacks (sì, quello a cui parteciperà anche Hillary Rodham Clinton) - viene impedito ad un soldato in uniforme di esprimere un'opinione diversa da quella della marmaglia pacifista. Freedom of speech.

Debunked

Anche se il direttore di The New Republic, Franklin Foer, continua ad arrampicarsi sugli specchi (ammettendo, però, almeno un errore sostanziale), le perverse fantasie di "guerra" del soldato/scrittore Scott Thomas Beauchamp sono state ufficialmente smentite dall'inchiesta ufficiale dell'esercito. Un'altra vittoria della blogosfera (di destra) contro le sinistre menzogne dei mainstream media.

Round-Up: Confederate Yankee, Matt Sanchez, The Jawa Report, Hot Air, Weekly Standard, Townhall.com, Protein Wisdom, Wake up America.

venerdì 3 agosto 2007

Cheaters

Chi è ancora convinto che la sinistra americana sia meglio di quella europea farebbe bene a informarsi. Quello che è accaduto ieri notte al Congresso, non ha precedenti nella storia della democrazia a stelle e strisce. UPDATE. E fuori dal Congresso sono ancora peggio.

Round-Up: The Corner (NRO), Captain's Quarters, Power Line, Flopping Aces, Outside The Beltway, Blogs of War, Donklephant, Hot Air, Macsmind, Say Anything, The Sundries Shack, Iowa Voice, Eric Cantor.

Flying Saucers

Quando, tra pochi giorni, arriverà il mio compleanno, sapete cosa regalarmi. UPDATE. Il video qui (via Hit&Run).