Leggerissimo - e intermittente - liveblogging aspettando i risultati delle primarie repubblicane e democratiche in New Hampshire. I post seguiranno un ordine cronologico inverso (i più recenti in alto). Seguite il liveblogging anche su RDM20.
03:30. Già che ci siamo, ecco gli ultimi dati. Dems (42% dei seggi): Clinton 40,090 (38.9%); Obama 37,766 (36.6%); Edwards 17,145 (16.6%); Richardson 4,842 (4.7%); Kucinich 1,546 (1.5%). GOP (40% dei seggi): McCain 27,531 (37.5%); Romney 21,628 (29.5%); Huckabee 8,758 (11.9%); Giuliani 6,446 (8.8%); Paul 5,957 (8.1%); Thompson 907 (1.2%). Buona notte (?) a tutti!
03:18. Con circa un terzo dei seggi scrutinati, andiamo finalmente a nanna. Ci vediamo domani mattina (sul tardi) per commentare i risultati definitivi. Ma un paio di considerazioni possiamo già farle anche adesso. The Mac is Back! John McCain è l'unico, indiscutibile vincitore di queste elezioni primarie. E il suo margine di vantaggio nei confronti di Mitt Romney, non abissale ma comunque consistente, potrebbe aver dato il colpo di grazia alla candidatura dell'ex governatore del Massachusetts, che aveva puntato molte delle sue carte (e del suo denaro) su Iowa e New Hampshire. Mike Huckabee galleggia, bene o male, in una posizione che gli consente ancora di guardare con fiducia agli stati del sud (soprattutto la South Carolina), in attesa di tentare una prova di forza - difficile ma non impossibile - in Florida. Rudy Giuliani evita danni gravi, restando davanti ad un Ron Paul (almeno finora) che in troppi hanno sottovalutato. Mentre Thompson naviga tristemente, per così dire, verso l'oblio, con percentuali addirittura inferiori a quelle raccolte da Dennis "the red" Kucinich. Ma l'altra vera notizia di questa notte - McCain a parte - è l'occasione mancata di Barack Obama, che con una vittoria in New Hampshire avrebbe potuto mettere una seria ipoteca sulla candidatura democratica. La vecchia Hillary, invece, ha retto meglio del previsto. E alla fine del conteggio potrebbe addirittura portare a casa una vittoria, insperata soltanto fino a poche ore fa. E' tutto ancora da giocare - e tutti possono ancora giocare - in questo emozionante processo elettorale che porterà la più grande democrazia del mondo a scegliere il leader del mondo libero.
03:14. Dems (31% dei seggi): Clinton 29,452 (39.5%); Obama 26,874 (36.0%); Edwards 12,340 (16.5%); Richardson 3,506 (4.7%); Kucinich 1,153 (1.5%).
03:12. GOP (30% dei seggi): McCain 18,820 (37.5%); Romney 14,445 (28.8%); Huckabee 5,989 (11.9%); Giuliani 4,525 (9.0%); Paul 4,222 (8.4%); Thompson 649 (1.3%).
03:09. "He talks about going on to Florida, Connecticut, New York, New Jersey, California in a mock of Howard Dean’s infamous “scream,” although he’s not screaming". Di Rudy ce n'è uno solo.
03:05. Dems (28% dei seggi): Clinton 27,106 (39.7%); Obama 24,369 (35.7%); Edwards 11,305 (16.6%); Richardson 3,219 (4.7%); Kucinich 1,100 (1.6%).
03:02. Sto vedendo Huckabee su Fox News che canta vittoria. Un po' troppo. Per ora, con i numeri che abbiamo a disposizione, c'è un solo candidato che ha vinto, in entrambi i partiti. E si chiama John McCain.
03:01. GOP (24% dei seggi): McCain 16,237 (37.3%); Romney 12,480 (28.7%); Huckabee 5,263 (12.1%); Giuliani 4,002 (9.2%); Paul 3,652 (8.4%); Thompson 563 (1.3%).
02:57. Dems (23% dei seggi): Clinton 24,661 (40.0%); Obama 20,973 (34.0%); Edwards 10,325 (16.7%); Richardson 2,698 (4.4%); Kucinich 1,783 (2.9%). Non solo Hillary regge, ma aumenta il suo distacco nei confronti di Obama. Se posso azzardare una previsione al volo (che contraddice clamorosamente quella fatta a seggi ancora aperti), a meno di clamorose sorprese dalla Sullivan County, dove Obama sembra molto davanti, Hillary rischia di restare davanti fino alla fine.
02:55. GOP (20% dei seggi): McCain 13,347 (37.3%); Romney 9,985 (27.9%); Huckabee 4,362 (12.2%); Giuliani 3,280 (9.2%); Paul 3,074 (8.6%); Thompson 487 (1.4%).
02:50. Dems (21% dei seggi): Clinton 22,468 (39.7%); Obama 20,193 (35.7%); Edwards 9,494 (16.8%); Richardson 2,559 (4.5%); J. Kucinich 947 (1.7%).
02:46. Hillary sta rimontando anche nelle contee del nord.
02:45. GOP (16% dei seggi): McCain 10,885 (37.4%); Romney 8,214 (28.2%); Huckabee 3,496 (12.0%); Giuliani 2,677 (9.2%); Paul 2,423 (8.3%); Thompson 436 (1.5%).
02:42. In controtendenza rispetto all'Iowa, sembra che le donne democratiche abbiano votato per Hillary, mentre Obama è in vantaggio tra gli uomini.
02:39. I network dichiarano la vittoria di McCain. Secondo la CNN ha vinto sia tra gli Repubblicani (38-31) che tra gli Indipendenti (36-30).
02:32. Dems (15% dei seggi): Clinton 17,393 (39.8%); Obama 15,574 (35.6%); Edwards 7,304 (16.7%); Richardson 1,913 (4.4%); Kucinich 815 (1.9%).
02:28. GOP (13% dei seggi): McCain 9,741 (36.9%); Romney 7,523 (28.5%); Huckabee 3,174 (12.0%); Giuliani 2,465 (9.3%); Paul 2,186 (8.3%); Thompson 381 (1.4%).
02:25. Exit-poll su The Campaign Spot. GOP: McCain 36%; Romney 30%; Huckabee 12%; Paul 11%; Giuliani 8%. Dems: Obama 40%; Clinton 38%; Edwards 16%. Noi, in ogni caso, preferiamo seguire l'andamento dei numeri veri.
02:22. Dems (13% dei seggi): Clinton 16,739 (40.0%); 14,829 (35.4%); Edwards 6,993 (16.7%); Richardson 1,817 (4.3%); Kucinich 798 (1.9%). Non vorrei parlare troppo presto, ma la vecchiaccia sta reggendo. Per ora.
02:20. GOP (12% dei seggi): McCain 8,109 (37.0%); Romney 6,135 (28.0%); Huckabee 2,699 (12.3%); Giuliani 1,955 (8.9%); Paul 1,867 (8.5%); Thompson 318 (1.5%).
02:17. Dems (12% dei seggi): Clinton 13,572 (37.9%); Obama 12,913 (36.1%); Edwards 5,990 (16.7%); Richardson 1,544 (4.3%); Kucinich 746 (2.1%).
02:10. In campo democratico, Obama sta dominando nelle contee del nord (Coos, Carrol) e in sud-ovest (Cheshire), mentre Hillary va meglio nel sud-est (Hillsborough, Strattford). Mancano ancora tutte le contee della fascia centrale. Tra i repubblicani, McCain è davanti quasi dappertutto, in particolare al nord. Si profila una bruttissima notte per Romney, se questi dati fossero confermati.
02:08: GOP (11% dei seggi): McCain 7,543 (37.2%); Romney 5,670 (27.9%); Huckabee 2,476 (12.2%); Giuliani 1,825 (9.0%); Paul 1,728 (8.5%); Thompson 291 (1.4%).
02:05. Dems (11% dei seggi): Clinton 12,282 (38.1%); Obama 11,579 (35.9%); Edwards 5,414 (16.8%); Richardson 1,376 (4.3%); Kucinich 619 (1.9%).
02:01. Non fate troppo affidamento su questi dati parziali: mancano del tutto i dati relativi alle quattro contee del New Hampshire centrale (Merrimack, Sullivan, Belknap e Grafton).
01:57. GOP (9% dei seggi): McCain 5,980 (37.4%); Romney 4,489 (28.1%); Huckabee 1,896 (11.9%); Giuliani 1,420 (8.9%): Paul 1,311 (8.2%); Thompson 236 (1.5%).
01:53. Dems (9% dei seggi): Clinton 10,566 (37.5%); Obama 10,288 (36.5%); Edwards 4,650 (16.5%); Richardson 1,222 (4.3%); Kucinich 572 (2.0%).
01:51. La maggior parte dei voti (almeno la metà) sembra arrivare dalla contea di Strafford (sud-est, intorno alla città di Rochester), dove Hillary e McCain conducono con un buon margine di vantaggio.
01:46. GOP (8% dei seggi): McCain 5,191 (37.6%); Romney 3,876 (28.1%); Huckabee 1,631 (11.8%); Giuliani 1,218 (8.8%); Paul 1,108 (8.0%); Thompson 201 (1.5%). The Mac is Back?
01:44. Dems: Clinton 8,298 (37.6%); Obama 7,892 (35.8%); Edwards 3,710 (16.8%); Richardson 938 (4.3%); Kucinich 412 (1.9%). Hillary regge?
01:42. GOP (6% dei seggi): McCain 3,938 (37.9%); Romney 3,002 (28.9%); Huckabee 1,152 (11.1%); Giuliani 921 (8.9%); Paul 813 (7.8%); Thompson 127 (1.2%).
01:40. Dems (4% dei seggi): Obama 3,783 (38.8%); Clinton 3,193 (32.7%); Edwards 1,634 (16.7%); Richardson 419 (4.3%); Kucinich 180 (1.8%).
01:36. Ooops! Arrivano i primi voti. GOP (3% dei seggi): McCain 1,715 (39.3%); Romney 1,316
(30.1%); Huckabee 504 (11.5%); Giuliani 364 (8.3%); Paul 312 (7.1%); Thompson 54 (1.2%).
01:35. Lievissima risalita di Hillary su InTrade (poca roba).
01:33. Su Gene Expression hanno fatto una previsione molto simile alla nostra (anche se hanno messo Ron Paul davanti a Rudy Giuliani mentre noi li abbiamo dati alla pari).
01:30. Il 18% dei repubblicani e il 15% dei democratici hanno scelto per chi votare soltanto oggi. Dagli internals degli exit-poll CNN.
01:28. I seggi in New Hampshire sono ancora aperti. Abbiamo l'atroce sensazione di aver fatto slittare di un'ora indietro l'inizio dello spoglio. Se è cosi, mancano ancora una trentina di minuti.
01:24. Probabilmente al Tg1 confondono "proiezioni" con "sondaggi" (e continuano a ripeterlo). Analfabetismo elettorale pagato dal canone Rai. Intanto, i voti veri (su cui si costruiscono le "proiezioni") sono ancora fermi a zero.
01.15. Il Tg1, in questo istante, spiega che - secondo le prime proiezioni in New Hampshire - Obama batte la Clinton e, tra i repubblicani, McCain e Romney "si tallonano". Quali siano le loro fonti e di quale "proiezione" si tratti, non ci è dato sapere.
01:12. In questo strano feeling tra Rudy e Huckaboom c'è qualcosa di oggettivamente inquietante. Il video della CNN.
01:03. Troppi soldi per Obama...
00:57. "Obviously, we'd like to do as well as possible in every state, including New Hampshire. That said, we've made clear from day one that we're running a truly national campaign with a heavy focus on Florida and February 5th states like California, where voting began yesterday". Parola di Katie Levinson, direttore della comunicazione della campagna di Rudy Giuliani.
00:51. Ultime quotazioni InTrade per il New Hampshire. Dems: Obama 98.9%. GOP: McCain 80.0%.
00:49. Gli argomenti che stanno più a cuore agli elettori delle primarie in New Hampshire, secondo gli internals dei primi exit-poll CNN.
00:45. Come il New Hampshire si è pericolosamente tinto di blu.
00:34. "I remember during the summer when we were down 20 points and I was getting knocked around pretty good, and I didn't hear the Clintons, the camp, complaining about how terrible the press was". Obama risponde a Bill: testo e video su The Politico.
00:25. Da Marc Ambinder (via Pollster.com), uno sguardo indiscreto agli internals dei primi exit-poll: "GOP: 3 in 10 independents are GOP voters... many late deciders... McCain more electable than Romney... 33% say economy is biggest issue followed by Iraq (22%). Democrats: 46% made up minds without last week... 4 in 10 are independents... HRC's favorability: 73%; Obama's: 84%; 36% say economy is top issue...".
00:18. "A panicked and cash-short Clinton campaign is seriously considering giving up on the Nevada caucuses and on the South Carolina primary in order to regroup and to save resources for the massive 19-state mega-primary on February 5". Uh?
00:14. Manca circa un'ora alla chiusura dei seggi in New Hampshire. Ce la farà il vostro liveblogger a restare con gli occhi aperti? Gli scommettitori lo danno allo 0.1%.
23:59. Chris Cilizza, su The Fix, raccoglie qualche previsione per il New Hampshire.
23:52. La reazione di Reason al "caso Ron Paul".
23:45. "What an incredibly democratic system we have. No committee of political experts could devise one better. Then whom do I support for nomination? I support and endorse anyone who becomes president in this way. Cheers for our democracy". This Is Democracy At Work Folks: R.J. Rummel su Democratic Peace (via Enzo).
23:43. I supporter di Ron Paul contestano Hillary Clinton durante un comizio a Concord (NH).
23:40. A parziale correzione di un post precedente, il conto esatto dei dei delgati assegnati dal GOP (prima del New Hampshire) è questo. Geraghty non aveva tenuto conto dei delegati unpledged. Resta il fatto che, fino ad oggi, siamo a 59 su 2380. E qualcuno già pensa di sapere come andrà a finire...
23:27. Obama's Tipping Point. Dan Baltz, su The Trail (uno dei blog del Washington Post).
23.22. "Give me a break. This whole thing is the biggest fairy tale I've ever seen". Bill Clinton se la prende con i media per la crescita di Obama. Il video su Real Clear Politics. Ah, i bei tempi del Clinton News Network!
23:17. Ecco le ultime quote Intrade a livello nazionale. GOP: McCain 36.3% (+2.1%); Giuliani 28.0% (-0.4%); Huckabee 14.5% (-3.0%); Romney 11.6% (-0.1%); Paul 4.6% (+0.3%); Thompson 2.1% (+0.1%). Dems: Obama 75.0% (+4.3%); Clinton 23.0% (-4.0%); Edwards 1.7% (-0.9%); Richardson 0.2% (=).
23:11. InTrade è tornato nel mondo dei vivi. Ecco le ultime quote sul New Hampshire. GOP: McCain 80.0% (-3.5%); Romney 20.0% (+6.5%); Huckabee 0.3% (-0.6%); Giuliani 0.1% (=). Dems: Obama 98.1% (+4.6%); Clinton 1.0% (-4.8%); Edwards 0.7% (=). La crescita imponente di Obama e la lieve flessione di McCain (con relativo recupero di Romney) fanno pensare che gli Indipendenti del Granite State siano stati travolti dall'Obamagasm.
23:05. Per Jack Balkin, su Balkinization, George W. Bush ha distrutto la Reagan Coalition. Orin Kerr, su The Volokh Conspiracy, pensa esattamente il contrario.
22:54. Ron Paul risponde a The New Republic. Ma adesso anche Andrew Sullivan e Michael Goldfarb (del Weekly Standard) si buttano nella mischia. Il riassunto della storia su Hot Air.
22:51. Tempo di previsioni, prima che il sonno abbia la meglio.
Dems: 1) Obama (con almeno 10 punti di vantaggio); 2) Clinton; 3) Edwards; 4) Richardson. GOP: 1) McCain (con meno di 5 punti di vantaggio); 2) Romney; 3) Huckabee; 4) Giuliani/Paul.
Non crederete mica che io ci possa azzeccare tutte le volte, eh?
25:55. L'opinione di Reason sul "caso Ron Paul".
22:49. RedState, direttamente dai seggi del New Hampshire.
22:37. La Clinton Attack Machine scalda il motore (ma Carville e Begala negano tutto).
22:34. Obama spopola in Germania (anche Kerry andava alla grande in Europa).
22:28. Cosa ha fermato la corsa di Hillary verso la Casa Bianca? The Perfect Storm, su The Belmont Club (un blog da seguire quotidianamente).
22:26. Visto che il sito di InTrade è down ormai da qualche ora, chi vuole seguire le puntate degli scommettitori può provare con NewsFutures.
22:22. Secondo David Frum, dopo Edwards e proprio Obama il candidato più battibile tra i democratici: "He's left-wing, he's got a funny name, and he's never ever been tested in a crisis".
22:17. Per Mark Steyn, il margine di vittoria di McCain rischia di essere inferiore al previsto, perché gli Indipendenti potrebbero essere travolti da un Obamagasm collettivo.
21:58. Breve pausa.
21:51. Sempre Jim Geraghty fa un conto sommario dei possibili delegati assegnati alle primarie del GOP dopo il New Hampshire. Per ora la situazione è: Romney 20, Huckabee 17, Thompson 6, McCain 3, Paul 2, Hunter 1. Nel Granite State, potrebbe finire 5-4 o 6-3 per McCain su Romney (con gli altri 3 delegati divisi tra Huckabee, Giuliani e Paul). Comunque vada, Romney resterebbe in vantaggio con McCain molto distante. Ma si tratta di numeri ancora estremamente bassi. Per capirci, soltanto il 5 febbraio, durante il SuperTuesday, verranno assegnati ben 1063 delegati per la convention del GOP.
21:48. Jim Geraghty, su The Campaign Spot, conferma l'esplosione del turn-out. E dichiara la vittoria di Obama.
21:45. Comunicazione di servizio: domani pomeriggio, verso le 16.45, sarò in diretta su Radio24 (durante il programma condotto da Stefano Pistolini) per commentare i risultati delle primarie in New Hampshire. Se Ron Paul arriva davanti a Rudy, potrete sentirmi singhiozzare.
21:41. Per Human Events, la persona dell'anno 2007 è Rush Limbaugh. Go, Rush, go!
21:39. Quanto è seria la proposta di Mike Huckabee sulla fair tax? Arnold Kling su TCS Daily.
21:37. Le chance del GOP, oltre in New Hampshire. Rich Kalgaard su Digital Rules (blog della rivista Forbes).
21.33. Il turn-out nel Granite State è così massiccio che alcune città del New Hampshire potrebbero non avere abbastanza schede elettorali. Susan Davis sul sito del Wall Street Journal.
21:31. Anche Pajamas Media si concentra sulla Ron Paul Bigotry Revolution. Ma le argomentazioni di Daniel Koffler sono molto più convincenti di quelle di TNR.
21:28. Mitt vs. John: gli scenari di Rich Lowry su The Corner.
21:10. Comunque vada in New Hampshire, la sfida democratica non finirà oggi. Parola dell'ultra-lefty Kos (e leggete la sua previsione per oggi).
21:05. Hillary vs. Obama: il gioco si fa (ancora più) sporco.
21:01. The New Republic (via Drudge Report) svela l'oscuro passato "razzista" di Ron Paul. Peccato che, da qualche tempo, la credibilità di TRN sia scesa a livelli addirittura inferiori alle chance del Dr. Paul di arrivare alla Casa Bianca. Ci sono più strafalcioni in questo articolo di James Kirchick che nei temi degli aspiranti magistrati italiani.
20:58. Ross Douthat e la lunga marcia di Romney.
20:54. Non faccio in tempo a mangiare un boccone che i front-runner democratici si scambiano le strategie. Bagni di folla per Hillary, tattica e cinismo per Obama. Potenza dell'Iowa.
20:26. Pausa. Anche i liveblogger devono mangiare! Soprattutto il sottoscritto.
20:25. Mitt Romney usa l'artiglieria pesante contro John McCain.
20:17. "Huckabeeism is much less of a threat to the GOP (though I wouldn't want to say it's not a threat at all) than it is to conservatism. It is the job of "fusionist" conservatives to convince the socially conservative to be economically conservative as well. It is also their job to explain to the socially liberal but economically conservative folks why they should be socially conservative or at least welcome the socially conservative to our cause. Huckabeeism (...) threatens to unfuse fusionism as an operating political ideology. If the GOP wins on Big Government conservatism, then traditional small government conservatism could become politically homeless". Jonah Goldberg, su The Corner. Imparate queste parole a memoria (e date un'occhiata al titolo del post).
20:13. Chi potrebbe essere il migliore avversario repubblicano di Barack Obama? Frank Donatelli, su The Hill, non ha dubbi: John McCain.
20:11. John McCain: The Guy With the Bus Is on a Roll. Dana Milbank, Washington Sketch (uno dei blog del Washington Post).
20:09. Back to the Future. James Carville e Paul Begala si preparano a tornare alla guida della Clinton Attack Machine. Major Garrett (una fonte estremamente affidabile) su uno dei blog di Fox News. Questa è la peggiore notizia di oggi per Barack Obama.
20:06. Hillary si prepara alla seconda sconfitta. Jackie Calmes, Wall Street Journal.
20:01. Nuovo sondaggio Survey USA per il South Carolina. GOP: Huckabee 36% (+6%); Romney 19% (-2%); McCain 17% (+7%); Giuliani 9% (-4%); Paul 4% (+4%). Dems: Obama 50% (+11%); Clinton 30% (-11%); Edwards 16% (-1%).
19:58. Nuovo sondaggio di Rasmussen Reports per il South Carolina. GOP: Huckabee 28% (+5%); McCain 21% (+9%); Romney 15% (-8%); Thompson 11% (-1%); Giuliani 10% (-1%); Paul 4% (-1%). Dems: Obama 42% (+11%); Clinton 33% (-3%); Edwards 14% (-3%).
19:52. Si confermano le prime impressioni del pomeriggio. Secondo ABC News, il turn-out in New Hampshire è "abolutely huge". Buone notizie per Obama (e McCain?).
19:51. Qualche minuto di liveblogging prima di cena.
17:44. Un paio d'ore di pausa (il tempo di fare la traversata fino in campagna). Ci sentiamo più tardi.
17:33. Frank Newport di Gallup (che assomiglia in modo impressionante a Niles, il fratello di Frasier), analizza gli ultimi numeri dal New Hampshire. Qui il video.
17:21. "If you're looking for a real conservative why are you supporting Huckabee? ... What about Fred Thompson?". Rush Limbaugh continua ad attaccare Huckaboom. Qui il video.
17:17. Ultimo sondaggio Rasmussen Reports a livello nazionale. GOP: Huckabee 21% (+1%); Romney 19% (+4%); McCain 18% (-1%); Giuliani 13% (-4%); Thompson 11% (=). Dems: Clinton 32% (-1%); Obama 29% (=); Edwards 20% (=).
17:14. Turn-out alto in New Hampshire. Complice (anche) il caldo. Jonathan Martin su The Politico.
17:12. "Indovina chi viene a cena alla Casa Bianca". Christian Rocca su Obama.
17:09. Il round-up di Pajamas Media sul New Hampshire.
17:02. State navigando come disperati, alla ricerca di qualche exit-poll (magari finto, magari sbagliato) dal New Hampshire? Smettete di cercare: con ogni probabilità non troverete niente del genere. Mark Blumenthal, su Pollster.com, ci spiega perché.
17.00. Cry Like a Man, Hillary!
16:58. Off-topic: Putin, Hitler, Mussolini e gli altri fan di Franklin Delano Roosevelt. Jonah Goldberg su USA Today.
16:51. Rudy Giuliani e John McCain intervistati, da Pajamas Media (via The Corner), sulla guerra al terrorismo. Video in alta definizione!
16:47. Mike Huckabee: il principe dei flip-flopper. Stephen Dinan sul Washington Times.
16:45. Obama: quando i conservatori si uniscono al coro. Howard Kurtz sul Washington Post.
16:42. Ron Paul meets Jay Leno.
16:39. "Incorrect change": James W. Ceaser, sul Weekly Standard, e il nuovo meme della campagna elettorale americana.
16:36. L'analisi di John DiStaso sullo Union Leader (quotidiano del New Hampshire).
16:30. I sondaggi e gli scommettitori vedono McCain in vantaggio, ma Jim Geraghty, su The Campaign Spot (blog della National Review) vede una strana euforia nella campagna di Romney.
16:26. "You want to see the fundamental differences between John McCain and Mitt Romney? Look at how they chose to end their campaigns here in New Hampshire. Crafting his final argument, Romney, the technocrat, came up with an itemized to-do list for his administration. McCain, the warrior, promised never to surrender in the war on terror and to pursue America’s enemies to the gates of hell". McCain and Romney: The Warrior and the To-Do List. Byron York sulla National Review.
16:13. I commenti di John Zogby sull'ultimo sondaggio condotto per Reuters e C-Span. Democratici: "Il margine di Obama sulla Clinton si è allargato; conduce in tutti i gruppi demografici ad eccezione delle donne e degli over 65. In uno sviluppo che potrebbe rilevarsi significativo nei prossimi stati, Obama è passato in vantaggio tra gli elettori che si dichiarano democratici (40% a 34%) proprio come è successo nelle ore prima del voto in Iowa". Repubblicani: "McCain ha aumentato il suo vantaggio. Malgrado Romney abbia avuto un buon lunedì, la media degli ultimi 3 giorni favorisce McCain, che conduce di molto tra gli Indipendenti, anche se Paul sta iniziando ad insidiare questo segmento elettorale ed è arrivato in doppia cifra nel nord dello stato, togliendo voti proprio a McCain. Paul si comporta molto bene nella fascia d'età compresa tra i 18 e i 29 anni. McCain conduce tra i Repubblicani, uomini e donne, moderati e conservatori. Romeny sta migliorando, ma avrà abbastanza tempo per recuperare?".
16:06. L'Obamania manda a monte la scommessa presidenziale di Michael Bloomberg?
16:01. Bill Clinton litiga anche con i supporter di Ron Paul: "You're Nuts!".
15:52. Ultime quote InTrade per i democratici a livello nazionale: Obama 71.1% (+0.4%); Clinton 25.0% (-2.0%); Edwards 2.5% (-0.1%); Richardson 0.2% (=).
15:50. Ultime quote InTrade per il GOP a livello nazionale: McCain 38.0% (+3.8%); Giuliani 28.8% (+0.4%); Huckabee 14.5% (-3.0%); Romney 12.0% (+0.3%); Paul 4.5% (+0.2%); Thompson 2.4% (0.4%).
15:47. Ultime quote InTrade per i democratici in New Hampshire: Obama 95.1% (+1.6%); Clinton 1.3% (-4.5%); Edwards 0.7% (=).
15:45. Ultime quote InTrade per il GOP in New Hampshire: McCain 84.0% (+0.5%); Romney 14.0% (+0.5%); Huckabee 0.3% (-0.6%); Giuliani 0.1% (=).
15:42. Ultimo sondaggio Rasmussen Reports per i repubblicani: McCain 32% (=); Romney 31% (=); Huckabee 10% (-1%); Giuliani 8% (-2%); Paul 8% (=); Thompson 3% (=).
15:40. Ultimo sondaggio Reuters/C-Span/Zogby per i repubblicani: McCain 36% (+2%); Romney 27% (-2%); Huckabee 10% (=); Giuliani 9% (=); Paul 9% (+3%); Thompson 2% (-1%).
15:37. Ultimo sondaggio Rasmussen Reports per i democratici: Obama 37% (-1%); Clinton 30% (+2%); Edwards 19% (+1%).
15:35. Ultimo sondaggio Reuters/C-Span/Zogby per i democratici: Obama 42% (+3%); Clinton 29% (=); Edwards 17% (-2%).
15:33. Mitt Romney lancia la sfida a Barack Obama. Hillary e McCain lo sanno?
15:29. Ultimo sondaggio American Research Group per i repubblicani: McCain 31% (-4%); Romney 24% (-3%); Huckabee 14% (+2%); Giuliani 13% (+3%); Paul 9% (+2%); Thompson 1% (-1%).
15:26. Ultimo sondaggio Suffolk/WHDH per i repubblicani: Romney 30% (=); McCain 26% (-1%); Huckabee 13% (+4%); Giuliani 11% (+1%); Paul 5% (-3%); Thompson 2% (=).
15:24. Ultimo sondaggio American Research Group per i democratici: Obama 40% (+1%); Clinton 31% (+2%); Edwards 20% (-2%).
15:19. Ultimo sondaggio Suffolk/WHDH per i democratici: Obama 39% (+4%); Clinton 34% (=); Edwards 15% (=).
15:13. Arrivano i primi voti veri (da Dixville Notch e Hart's Location). Ecco i risultati. Dixville Notch. Democratici: Obama 7, Edwards 2, Richardson 1, Clinton 0. Repubblicani: McCain 4, Romney 2, Giuliani 1. Hart's Location. Democratici: Obama 9, Clinton 3, Edwards 1. Repubblicani: McCain 6, Huckabee 5, Paul 4, Romney 1. Si annuncia un'altra lunga notte per Hillary.
RightNation
martedì 8 gennaio 2008
lunedì 7 gennaio 2008
Grande è il disordine sotto il cielo,
la situazione è eccellente
Perdonate la citazione maoista, ma le ultime ore della campagna elettorale per le primarie sembrano i primi giorni del recount in Florida nel 2000: un gran casino. Drudge Report spara la notizia di una Hillary vicina al ritiro, ma ci credono soltanto in Italia. Intanto, però, l'Obamania spopola nei sondaggi: per la CNN, Hillary perde 10 punti percentuali in un giorno solo in New Hampshire; per ARG, Rasmussen Reports, USA Today/Gallup e Zogby, il vantaggio di Obama nel Granite State è ormai in doppia cifra. Resta solo Suffolk/WHDH a vedere i due contendenti praticamente in parità, ma anche in questo caso Hillary perde colpi rispetto a ieri. Su Intrade, poi, la percentuale di vittoria per Obama in New Hampshire ha ormai superato il 91%. E anche a livello nazionale, il vantaggio di Hillary (che sembrava incolmabile) inizia a scricchiolare.
Meno marcato, in campo repubblicano, il vantaggio di John McCain su Mitt Romney in New Hampshire: si va dall'1% di Rasmussen Reports, al 9% di Franklin Pierce. In controtendenza, anche in questo caso, Suffolk/WHDH che vede Romney in vantaggio di tre punti. Su InTrade, la percentuale di vittoria per McCain - che secondo Richard Baehr di The American Thinker è l'unico repubblicano in grado di battere Obama - resta comunque ben al di là dell'80%. Dietro ai due front-runner, Mike Huckabee, Rudy Giuliani e Ron Paul (in quest'ordine, secondo la media sondaggi RCP) si giocano il terzo posto, mentre Fred Thompson è sesto, staccatissimo.
Con tutti gli occhi puntati sul New Hampshire, mancano putroppo sondaggi recenti su Michigan, Nevada, South Carolina e Florida. Eppure sarà proprio in questi ultimi due stati che si giocherà la vera partita di posizionamento in vista del Super Tuesday del 5 febbraio. E la situazione è particolamente intricata per quanto riguarda il GOP. Dopo la vittoria di Huckabee in Iowa, un successo di McCain in New Hampshire e uno di Romney (o Thompson) in South Carolina potrebbero improvvisamente far risalire le quotazioni di Rudy Giuliani, la cui strategia - in barba alla conventional wisdom - è sempre stata quella di sfruttare la Florida (29 gennaio) come trampolino di lancio per il Super Tuesday. L'unica cosa di cui non ha bisogno Giuliani è che dai primi stati emerga un chiaro front-runner repubblicano (soprattutto McCain sarebbe estremamente pericoloso per l'America's Mayor). Il caos che sembra regnare sovrano tra le fila del GOP, per ora, è il migliore alleato di Rudy.
UPDATE. Sondaggio shock USA Today/Gallup a livello nazionale. Tra i repubblicani, Mike Huckabee (25%) supera Rudy Giuliani (20%) e guadagna 9 punti percentuali in due settimane. Seguono John McCain (19%), Fred Thompson (12%), Mitt Romney che crolla al 9% e Ron Paul (4%). Ma il vero cataclisma è in casa democratica, con Hillary Clinton che perde il 12% ed è raggiunta (al 33%) da Barack Obama (+6%). Sale anche John Edwards, dal 15% al 20%. Roba da far scoppiare a piangere un androide.
UPDATE/2. Via Nullo, un altro macigno (anzi due) sulla testa di Hillary (e del GOP).
Meno marcato, in campo repubblicano, il vantaggio di John McCain su Mitt Romney in New Hampshire: si va dall'1% di Rasmussen Reports, al 9% di Franklin Pierce. In controtendenza, anche in questo caso, Suffolk/WHDH che vede Romney in vantaggio di tre punti. Su InTrade, la percentuale di vittoria per McCain - che secondo Richard Baehr di The American Thinker è l'unico repubblicano in grado di battere Obama - resta comunque ben al di là dell'80%. Dietro ai due front-runner, Mike Huckabee, Rudy Giuliani e Ron Paul (in quest'ordine, secondo la media sondaggi RCP) si giocano il terzo posto, mentre Fred Thompson è sesto, staccatissimo.
Con tutti gli occhi puntati sul New Hampshire, mancano putroppo sondaggi recenti su Michigan, Nevada, South Carolina e Florida. Eppure sarà proprio in questi ultimi due stati che si giocherà la vera partita di posizionamento in vista del Super Tuesday del 5 febbraio. E la situazione è particolamente intricata per quanto riguarda il GOP. Dopo la vittoria di Huckabee in Iowa, un successo di McCain in New Hampshire e uno di Romney (o Thompson) in South Carolina potrebbero improvvisamente far risalire le quotazioni di Rudy Giuliani, la cui strategia - in barba alla conventional wisdom - è sempre stata quella di sfruttare la Florida (29 gennaio) come trampolino di lancio per il Super Tuesday. L'unica cosa di cui non ha bisogno Giuliani è che dai primi stati emerga un chiaro front-runner repubblicano (soprattutto McCain sarebbe estremamente pericoloso per l'America's Mayor). Il caos che sembra regnare sovrano tra le fila del GOP, per ora, è il migliore alleato di Rudy.
UPDATE. Sondaggio shock USA Today/Gallup a livello nazionale. Tra i repubblicani, Mike Huckabee (25%) supera Rudy Giuliani (20%) e guadagna 9 punti percentuali in due settimane. Seguono John McCain (19%), Fred Thompson (12%), Mitt Romney che crolla al 9% e Ron Paul (4%). Ma il vero cataclisma è in casa democratica, con Hillary Clinton che perde il 12% ed è raggiunta (al 33%) da Barack Obama (+6%). Sale anche John Edwards, dal 15% al 20%. Roba da far scoppiare a piangere un androide.
UPDATE/2. Via Nullo, un altro macigno (anzi due) sulla testa di Hillary (e del GOP).
sabato 5 gennaio 2008
Wyoming (e New Hampshire)
Non fregherà niente a nessuno, ma Mitt Romney ha conquistato 8 delegati su 12 nella county convention di oggi in Wyoming. Due delegati sono andati a Fred Thompson e uno a Duncan Hunter. L'ultimo sarà assegnato nelle prossime ore. Alla National Review, che ha ufficialmente dichiarato il proprio endorsement per Romney, sono abbastanza soddisfatti: in fin dei conti, in Wyoming è in gioco lo stesso (scarso) numero di delegati del New Hampshire.
A proposito di New Hampshire, Mitt Romney resta in vantaggio (+4%, come ieri) per Suffolk/WHDH, ma tutti gli altri sondaggisti vedono davanti John McCain: Zogby del 2% (rispetto al 4% di ieri) Rasmussen Reports del 5%; CNN/WMUR/UNH e Concord Monitor del 6%; ARG addirittura del 14%. Questa quasi unanimità degli istituti di ricerca ha portato la quota di vittoria di McCain su InTrade all'81.9% contro il 14.0% di Romney.
McCain è in vantaggio, secondo gli scommettitori di InTrade, anche a livello nazionale, con il 34.9% (+2.4%), ma bisogna segnalare il buon recupero di Rudy Giuliani nelle ultime ore (32.5%; +5.0%). In calo, più o meno marcato, tutti gli inseguitori della coppia di testa: Mike Huckabee (13.5%; -2.7%), Mitt Romney (11.9%; -3.2%); Ron Paul (4.6%; -1.1%) e Fred Thompson (2.5%; -0.3%). In campo democratico, invece, sull'onda del successo in Iowa, Barack Obama (52.9%; +6.9%) ha scavalcato Hillary Clinton (46.4%; -4.7%). L'ultima volta era successo sei mesi fa.
A proposito di New Hampshire, Mitt Romney resta in vantaggio (+4%, come ieri) per Suffolk/WHDH, ma tutti gli altri sondaggisti vedono davanti John McCain: Zogby del 2% (rispetto al 4% di ieri) Rasmussen Reports del 5%; CNN/WMUR/UNH e Concord Monitor del 6%; ARG addirittura del 14%. Questa quasi unanimità degli istituti di ricerca ha portato la quota di vittoria di McCain su InTrade all'81.9% contro il 14.0% di Romney.
McCain è in vantaggio, secondo gli scommettitori di InTrade, anche a livello nazionale, con il 34.9% (+2.4%), ma bisogna segnalare il buon recupero di Rudy Giuliani nelle ultime ore (32.5%; +5.0%). In calo, più o meno marcato, tutti gli inseguitori della coppia di testa: Mike Huckabee (13.5%; -2.7%), Mitt Romney (11.9%; -3.2%); Ron Paul (4.6%; -1.1%) e Fred Thompson (2.5%; -0.3%). In campo democratico, invece, sull'onda del successo in Iowa, Barack Obama (52.9%; +6.9%) ha scavalcato Hillary Clinton (46.4%; -4.7%). L'ultima volta era successo sei mesi fa.
Newt & Huck?
Mark Levin, su The Corner, sgancia una bomba atomica: Newt Gingrich sta lavorando, dietro le quinte, per aiutare la campagna elettorale di Mike Huckabee. Secondo Hugh Hewitt potrebbe essere un aiuto non del tutto disinteressato. A noi, intanto, non resta che sperare che Rush Limbaugh uccida la candidatura di Huckaboom prima che sia troppo tardi. UPDATE. Ha ragione lui.
New Hampshire (e Wyoming)
Testa a testa annunciato tra John McCain e Mitt Romney in New Hampshire. McCain è in vantaggio nel tracking di Zogby (34% contro 30%), mentre Romney ha scavalcato il rivale per Suffolk/WHDH (29% contro 25%), recuperando 8 punti percentuali in solo giorno. CNN, infine, vede i due contendenti in perfetta parità al 29%. Alle spalle dei due front-runner, si accalcano Rudy Giuliani (in calo), Mike Huckabee (in crescita) e Ron Paul (stabile) con numeri che, a seconda del sondaggista, oscillano tra il 7% e il 12%. Questo apparente equilibrio statistico tra McCain e Romney, però, non sembra convincere gli scommettitori di InTrade, che assegnano al vecchio John una percentuale di vittoria (80.0%) enormemente superiore rispetto a quella del rivale (16.6%).
Intanto, stanotte (ora italiana), si svolgerà in Wyoming la bizzarra "county convention" del partito repubblicano, che porterà all'assegnazione di 12 delegati (la metà di quelli che spetterebbero di diritto al Wyoming, perché il GOP locale ha deciso di spostare la data al 5 gennaio, contro il parere del RNC). A JA, che mi ha chiesto delucidazioni sul metodo di assegnazione dei delegati, consiglio la lettura di questo articolo. In sintesi, a dicembre nei vari distretti sono stati organizzati dei caucus per eleggere i delegati (compresi i cosiddetti "precint captains" - un uomo e una donna - nominati dalle "sezioni" locali del partito). Questi delegati si ritroveranno oggi a discutere i programmi dei candidati e decidere a chi assegnare i delegati per la convention nazionale di settembre. Un processo molto locale, anche interessante per certi versi, ma che non è affatto rappresentativo della forza elettorale dei singoli candidati. Anche per questo, i media hanno praticamente scelto di ignorare l'evento.
UPDATE. Sempre sul Wyoming, via Nullo's Notes, questo interessante articolo del Weekly Standard.
Intanto, stanotte (ora italiana), si svolgerà in Wyoming la bizzarra "county convention" del partito repubblicano, che porterà all'assegnazione di 12 delegati (la metà di quelli che spetterebbero di diritto al Wyoming, perché il GOP locale ha deciso di spostare la data al 5 gennaio, contro il parere del RNC). A JA, che mi ha chiesto delucidazioni sul metodo di assegnazione dei delegati, consiglio la lettura di questo articolo. In sintesi, a dicembre nei vari distretti sono stati organizzati dei caucus per eleggere i delegati (compresi i cosiddetti "precint captains" - un uomo e una donna - nominati dalle "sezioni" locali del partito). Questi delegati si ritroveranno oggi a discutere i programmi dei candidati e decidere a chi assegnare i delegati per la convention nazionale di settembre. Un processo molto locale, anche interessante per certi versi, ma che non è affatto rappresentativo della forza elettorale dei singoli candidati. Anche per questo, i media hanno praticamente scelto di ignorare l'evento.
UPDATE. Sempre sul Wyoming, via Nullo's Notes, questo interessante articolo del Weekly Standard.
venerdì 4 gennaio 2008
Karl's Wisdom
Karl Rove commenta la strategia di Rudy Giuliani: "E' una strategia interessante. Bisogna ricordare che nel 1992 Bill Clinton vinse per la prima volta in Georgia, durante il Super Tuesday. E nel 2008 il Super Tuesday arriverà molto prima di quanto non avvenne nel 1992. Voglio anche far notare che nel 2000, per John McCain, non partecipare ai caucus dell'Iowa non fu affatto fatale".
cross-posted @ Italian Bloggers for Giuliani 2008
cross-posted @ Italian Bloggers for Giuliani 2008
giovedì 3 gennaio 2008
Iowa Caucus (Light) Liveblogging
RISULTATI FINALI
DEMS:
1) Barack Obama 37.6%
2) John Edwards 29.7%
3) Hillary Clinton 29.5%
4) Bill Richardson 2.1%
5) Joe Biden 0.9%
GOP (96% dello scrutinio):
1) Mike Huckabee 34.3%
2) Mitt Romney 25.3%
3) Fred Thompson 13.4%
4) John McCain 13.1%
5) Ron Paul 10.0%
6) Rudy Giuliani 3.5%
7) Duncan Hunter 0.4%
13.08. Concludiamo questo liveblogging sui caucus in Iowa con le ultime quote InTrade, a livello nazionale. GOP: McCain 30.0%; Giuliani 26.3%; Huckabee 16.9%; Romney 14.0%; Paul 4.9%; Thompson 2.6%. Dems: Clinton 50.5%; Obama 43.1%; Edwards 2.2%; Richardson 0.3%. Arrivederci (martedì 8 gennaio) in New Hampshire!
13:03. "It's one thing to lose as you are. What you lose is an election, but there's always another election and in the case of presidential primary politics, a new electorate that awaits you in the next state. It's another thing to lose as you aren't. Mitt Romney was never the 700 Club right-winger his campaign managers conceived. He was and is a man of business and a very capable one at that". A Hard Loss for Romney, John Ellis.
12:56. Le prime vittime dell'Iowa: Chris Doss e Joe Biden si ritirano dalla corsa.
12:41. Il migliore round-up sulle analisi post-caucus è quello di Pajamas Media.
12:29. L'analisi di Jay Cost, su Real Clear Politics. In estrema sintesi: grave sconfitta di Hillary, ma bisogna aspettare il New Hampshire; bella vittoria di Huckabee, ma il New Hampshire arriva troppo presto per lui; brutta, bruttissima sconfitta per Romney; la strategia "nazionale" di Rudy Giuliani può ancora funzionare, ma molto dipenderà se in Florida si arriva ad uno scontro Rudy vs. anti-Rudy oppure ad una three-way-race (magari Giuliani, Romney, McCain); la campagna di Fred Thompson è praticamente finita (soprattutto per mancanza di fondi); se Romney scompare, a chi andranno i suoi voti?; stessa domanda per Edwards; Ron Paul rimane un "non-fattore", anche se potrebbe rubare qualche indipendente a McCain.
venerdì 4 gennaio
11:46. Hillary terza, Romney sconfitto, rimonta soltanto parziale di McCain. Sono questi gli elementi più importanti, a livello strategico, che emergono dai risultati definitivi dei caucus in Iowa. Il paradosso è che, malgrado l'umiliazione rappresentata dal sesto posto in campo repubblicano (a grande distanza da Ron Paul), uno dei pochi vincitori di questa tornata elettorale - insieme a Obama e Huckabee - può essere considerato proprio Rudy Giuliani che ieri, mentre i suoi avversari gelavano nei ghiacci dell'Iowa, continuava a fare la sua campagna elettorale in Florida. Ecco due analisi interessanti in questo senso. John Podhoretz: "Iowa: A Very Cheerful Rudy Giuliani". Christian Rocca: "Ecco perché Giuliani ha scelto di perdere l’Iowa per vincere l’America".
23:50. Mettiamola così: io vado a nanna e domani ci ritroviamo qui per commentare i risultati (sempre che siano definitivi). Intanto vi lascio con le mie personalissime previsioni sui primi tre classificati per ogni partito. GOP: 1) Huckabee, 2) Romney, 3) Thompson (di un pelo su McCain). Dems: 1) Obama, 2) Edwards, 3) Hillary (a un soffio da Edwards). Non vi fidate troppo: io l'Iowa non l'ho mai capito! :)
23:45. E se in Iowa la spuntasse Edwards? Jane Hamsher su Firedoglake (warning: lefty stuff!).
23:43. Chris Cilizza, su The Fix (blog del Washington Post) ha chiesto ad alcuni professionisti della politica - anonimi e non - le loro previsioni sui caucus in Iowa. In estrema sintesi, i favoriti sarebbero Obama e Romney.
23:32. Fred Thompson al talk show radiofonico di Sean Hannity (via The Corner): "Stasera mi aspetto di battere McCain".
23:26. I lettori di DailyKos preferiscono Edwards, sopportano Obama e disprezzano Hillary.
23:24. I video degli ultimi due spot di John McCain, in onda in queste ore in New Hampshire.
23:10. Ultime quote InTrade per i caucus repubblicani. Huckabee sale al 67.0%, Romney scivola al 29.8%.
23:07. Ultime quote InTrade per i caucus democratici in Iowa. Obama schizza al 70.5%, Hillary crolla al 18.2%, Edwards scivola al 12.5%. All'inizio di novembre, Hillary navigava intorno al 70%.
22:52. Wired electorate. Il crescente impatto di Internet nelle campagne elettorali, in un sondaggio ABC News/Facebook.
22:48. Hillary Clinton apre la puntata di ieri del Late Show di David Letterman (con la barba!).
22:43. Quello che servirebbe ai candidati stanotte per essere soddisfatti dai risultati dei caucus. Lucidissima (come sempre) analisi di John McIntyre su Real Clear Politics.
22:39. Richardson e Kucinich stanno spingendo i loro sostenitori a spostare i voti su Obama se non riuscissero (come non riusciranno) a raggiungere il 15% nei singoli precincts. Per Jim Geraghty, su The Campaign Spot (uno dei blog della National Review), le stelle stanno per allinearsi in favore di Obama stanotte.
22:32. "Life-Long Republican" che preferiscono Obama a Reagan? I mainstream media riescono ad inventarsi pure questo.
22:19. Si rincorrono con frequenza sempre maggiore le voci che parlano dell'imminente esplosione di uno "scandalo" in grado di stravolgere gli equilibri delle primarie repubblicane. All'inizio molti avevano pensato che il possibile bersaglio potesse essere John McCain. Adesso, però, l'indiziato principale sembra essere Mitt Romney. Altri dettagli su questa storia, brutta e fumosa, da Michelle Malkin, Right Wing News, The Evangelical Outpost, Hot Air, The Sundries Shack e PoliGazette.
22:10. Rudy Giuliani e le possibili scelte per la vicepresidenza, sul Boston Globe.
21:59. "Iowans in their caucuses and New Hampsherites in their primary have the first chances to winnow the Republican field. They would be doing the whole country a great disservice if they winnow one or more of the real conservatives out of the race, while boosting the chances of the two candidates who have done the most to poke the eyes of the Reaganites". A Quin Hillyer di The American Spectator, Mike Huckabee piace davvero poco. Ma John McCain piace ancora meno.
21:51. What Happens In Iowa, Stays in Iowa. Jim Geraghty sulla National Review.
19:46. Pausa. Ci vediamo dopo cena.
19:43. Le previsioni di Election Projection per i caucus in Iowa (e un buon round-up di altre previsioni).
19:34. Nell'ultimo sondaggio Rasmussen Reports, a livello nazionale, Mitt Romney (18%) scavalca John McCain (17%) e Mike Huckabee (16%). Rudy Giuliani precipita addirittura al 13% in compagnia di Fred Thompson. Ron Paul insegue al 7%.
19:25. Via 1972, "Demystifying Iowa" di Christopher C. Dull, su TCS Daily (lettura obbligatoria).
19:10. Affollatissimo rally di supporter di Ron Paul su... World of Warcraft.
18:36. Nicholas Wapshott, sul New York Sun, analizza l'incredibile rimonta di John McCain.
18:31. I risultati dei caucus? Bush se ne frega. E fa bene.
18:24. Richardson corteggia Obama.
18:21. Off topic: i morti civili in Venezuela sono il doppio di quelli in Iraq. Aspettatevi di vedere presto molti servizi televisivi su questa sconcertante scoperta. O no?
18:20. La cosiddetta triangolazione era il segreto di ogni successo della doppia presidenza Clinton. Per Bob Novak, sul Washington Post, però, Hillary ha iniziato a triangolare troppo presto.
18:17. CNN: What is a caucus, anyway?
18:13. Il Des Moins Register si aspetta un turnout record per i caucus in Iowa.
18.05. Thomas F. Schaller su The American Prospect: perché l'Iowa non significa niente per il GOP.
16:05. Pausa, ci vediamo tra un paio d'ore.
16:03. Endorsement del Detroit News a favore di John McCain.
15:54. Richard Brookhiser, senior editor della National Review, va controcorrente rispetto all'endorsement ufficiale della rivista (per Mitt Romney) e scrive uno splendido articolo per appoggiare Rudy Giuliani. Prendendo in giro i sostenitori di... McRomson.
15:51. Team Fred smentisce The Politico. Byron York su The Corner.
15:49. Per l'Iowa Independent, Hillary Clinton non ha compreso lo spirito dei caucus in Iowa.
15:35. Tutti pazzi per l'Iowa. L'articolo di Christian Rocca per Il Foglio è online su Camillo.
15:28. Ultimo sondaggio Zogby sull'Iowa. Obama (31%) guadagna terreno tra i democratici. Alle sue spalle, Edwards (27%) e Clinton (24%). Tra i repubblicani, Huckabee (31%) stacca Romney (25%), flessione per Thompson (11%), McCain (10%) e Giuliani (6%), leggera crescita per Paul (10%).
15:24. Su Italian Bloggers for Giuliani 2008, il video dell'ultimo discorso di Rudy in New Hampshire.
15:16. Su Real Clear Politics, il video dell'apparizione di Mike Huckabee al Tonight Show di Jay Leno.
15:14. Via RDM20, il link alla versione originale dell'articolo di Christopher Hitchens, su Slate.
15:11. "I don't know whether plain-speaking John McCain will win the presidency. But so far he's proved the most experienced of the candidates, and he's run the most principled and honest of the campaigns. Other candidates may be younger, better financed and more charismatic; none has more earned America's trust". John McCain: the Old Warhorse. Victor Davis Hanson su Real Clear Politics.
15:08. Se volete sapere per chi non fare il tifo, leggete l'appello di Michael Moore.
15:02. Liveblogging anche su RDM20!
14:55. Sempre InTrade, ma stavolta a livello nazionale. GOP: McCain 26.5%; Giuliani 24.6%; Romney 22.3%; Huckabee 11.2%; Paul 7.1%; Thompson 2.8%. Dems: Clinton 61.5%; Obama 29.1%; Edwards 6.4%; Richardson 0.2%; Biden 0.2%.
14:52. Le ultime quote di InTrade sull'Iowa. GOP: Huckabee 59.7%; Romney 36.0%; McCain 0.7%. Dems: Obama 61.1%; Clinton 24.5%; Edwards 15.5%.
14:49. Dal sito del Rasmussen Reports, "All Eyes on the Hawkeye State", un'analisi di Larry J. Sabato, direttore del Center for Politics dell'Università della Virginia.
14:45. Mark Blumenthal (ex sondaggista di Bill Clinton), su Pollsters.com: tutto quello che vi serve per capire i sondaggi in Iowa. Punto primo, "We Have No Idea Who Will Win".
14:40. Un paio di giorni fa, Roger Simon su The Politico si chiedeva se Hillary non avesse fatto meglio a saltare i caucus in Iowa per evitare sorprese sgradite. Secondo Jay Cost, su Real Clear Politics, l'ex first lady ha fatto benissimo a restare - e combattere - in Iowa.
14:32. Il New York Sun fa le pulci al sindaco Bloomberg.
14:27. "Se in Iowa vi fossero delle primarie serie (o se il processo elettorale iniziasse a Chicago, Los Angeles o Atlanta) per il partito repubblicano sarebbe impossibile vedersi affibbiare un clown come Huckabee". Del durissimo editoriale di Christopher Hitchens contro i caucus in Iowa, pubblicato (anzi, nascosto a pagina 38) dal Corrierino di oggi, online non c'è traccia.
14:04. Una domanda: se Rudy sta messo così male, perché The New Yorker continua a sparare nella sua direzione?
13:59. Nell'ultimo sondaggio della Suffolk University per il New Hampshire, il campo repubblicano è dominato da John McCain (32%). Alle sue spalle, Mitt Romney (23%), Rudy Giuliani (11%), Mike Huckabee (10%), Ron Paul (8%) e Fred Thompson (2%). Tra i democratici, sempre in vantaggio Hillary Clinton (37%) davanti a Barack Obama (20%), John Edwards (16%), Bill Richardson (5%) e Joe Biden (3%).
13:53. Una strana email è stata spedita ad alcuni dei più importanti blog politici americani. Chi sarà il candidato swift-boated lunedì in New Hampshire? I dettagli da Joe Gandelman di The Moderate Voice e James Joyner di Outside the Beltway.
13:00. Pausa pranzo.
12:57. Guida per sopravvivere allo spin post-Iowa dei mainstream media. Chuck Todd di NBC News. A proposito di mainstream media...
12:49. "Ready": il nuovo spot di Rudy Giuliani in onda da ieri in New Hampshire e Florida.
12:46. Ted Widmer (ex speechwriter di Bill Clinton) sul Washington Monthly: perché Obama non è JFK.
12:40. Per Rasmussen Reports, alla vigilia del lungo processo elettorale che porterà alla scelta del prossimo inquilino della Casa Bianca, solo un candidato alla presidenza è visto favorevolmente da più della metà dei cittadini americani. Il suo nome è John McCain.
12:37. Secondo The Politico, Fred Thompson potrebbe ritirarsi in seguito ad un risultato poco soddisfacente in Iowa (per appoggiare McCain). Secondo The Corner, Fred sta rimontando proprio in Iowa.
12:32. Su The Volokh Conspiracy, quattro diversi libertarianish professors - John McGinnis, David Beito, Brad Smith e Rick Garnett - spiegano perché hanno scelto di sostenere, rispettivamente, Rudy Giuliani, Ron Paul, Mitt Romney e Fred Thompson.
12:13. La situazione in campo democratico è ancora più intricata. Escludendo Bill Richardson (media RCP: 5%) e Joe Biden (4.5%), i tre front-runner - Barack Obama (29%), Hillary Clinton (28.6%) e John Edwards (26%) - sono praticamente alla pari. Con qualche differenza tra i sondaggi di Des Moines Register (davanti Hillary), Strategic Vision (davanti Obama) e Zogby (parità assoluta).
12:06. Gli ultimi sondaggi in campo repubblicano (Zogby e Strategic Vision) vedono i candidati divisi sostanzialmente in tre fasce. Nella prima ci sono, più o meno appaiati, Mike Huckabee (media RCP: 29%) e Mitt Romney (28.3%). Alle loro spalle, John McCain (12.8%) e Fred Thompson (11.8%), con il primo leggermente davanti. In ultima fila, molto distanti, Ron Paul (7.5%) e Rudy Giuliani (6%).
12:01. Un paio di link utili per chi crede che nell'Hawkeye State oggi si svolgano delle normalissime elezioni primarie (niente di più sbagliato). Le differenze tra i caucus repubblicani e quelli democratici su Wikipedia. Una guida completa da Iowacaucus.com.
11:53. Lunga giornata di leggerissimo liveblogging aspettando i risultati dei caucus in Iowa.
DEMS:
1) Barack Obama 37.6%
2) John Edwards 29.7%
3) Hillary Clinton 29.5%
4) Bill Richardson 2.1%
5) Joe Biden 0.9%
GOP (96% dello scrutinio):
1) Mike Huckabee 34.3%
2) Mitt Romney 25.3%
3) Fred Thompson 13.4%
4) John McCain 13.1%
5) Ron Paul 10.0%
6) Rudy Giuliani 3.5%
7) Duncan Hunter 0.4%
13.08. Concludiamo questo liveblogging sui caucus in Iowa con le ultime quote InTrade, a livello nazionale. GOP: McCain 30.0%; Giuliani 26.3%; Huckabee 16.9%; Romney 14.0%; Paul 4.9%; Thompson 2.6%. Dems: Clinton 50.5%; Obama 43.1%; Edwards 2.2%; Richardson 0.3%. Arrivederci (martedì 8 gennaio) in New Hampshire!
13:03. "It's one thing to lose as you are. What you lose is an election, but there's always another election and in the case of presidential primary politics, a new electorate that awaits you in the next state. It's another thing to lose as you aren't. Mitt Romney was never the 700 Club right-winger his campaign managers conceived. He was and is a man of business and a very capable one at that". A Hard Loss for Romney, John Ellis.
12:56. Le prime vittime dell'Iowa: Chris Doss e Joe Biden si ritirano dalla corsa.
12:41. Il migliore round-up sulle analisi post-caucus è quello di Pajamas Media.
12:29. L'analisi di Jay Cost, su Real Clear Politics. In estrema sintesi: grave sconfitta di Hillary, ma bisogna aspettare il New Hampshire; bella vittoria di Huckabee, ma il New Hampshire arriva troppo presto per lui; brutta, bruttissima sconfitta per Romney; la strategia "nazionale" di Rudy Giuliani può ancora funzionare, ma molto dipenderà se in Florida si arriva ad uno scontro Rudy vs. anti-Rudy oppure ad una three-way-race (magari Giuliani, Romney, McCain); la campagna di Fred Thompson è praticamente finita (soprattutto per mancanza di fondi); se Romney scompare, a chi andranno i suoi voti?; stessa domanda per Edwards; Ron Paul rimane un "non-fattore", anche se potrebbe rubare qualche indipendente a McCain.
venerdì 4 gennaio
11:46. Hillary terza, Romney sconfitto, rimonta soltanto parziale di McCain. Sono questi gli elementi più importanti, a livello strategico, che emergono dai risultati definitivi dei caucus in Iowa. Il paradosso è che, malgrado l'umiliazione rappresentata dal sesto posto in campo repubblicano (a grande distanza da Ron Paul), uno dei pochi vincitori di questa tornata elettorale - insieme a Obama e Huckabee - può essere considerato proprio Rudy Giuliani che ieri, mentre i suoi avversari gelavano nei ghiacci dell'Iowa, continuava a fare la sua campagna elettorale in Florida. Ecco due analisi interessanti in questo senso. John Podhoretz: "Iowa: A Very Cheerful Rudy Giuliani". Christian Rocca: "Ecco perché Giuliani ha scelto di perdere l’Iowa per vincere l’America".
23:50. Mettiamola così: io vado a nanna e domani ci ritroviamo qui per commentare i risultati (sempre che siano definitivi). Intanto vi lascio con le mie personalissime previsioni sui primi tre classificati per ogni partito. GOP: 1) Huckabee, 2) Romney, 3) Thompson (di un pelo su McCain). Dems: 1) Obama, 2) Edwards, 3) Hillary (a un soffio da Edwards). Non vi fidate troppo: io l'Iowa non l'ho mai capito! :)
23:45. E se in Iowa la spuntasse Edwards? Jane Hamsher su Firedoglake (warning: lefty stuff!).
23:43. Chris Cilizza, su The Fix (blog del Washington Post) ha chiesto ad alcuni professionisti della politica - anonimi e non - le loro previsioni sui caucus in Iowa. In estrema sintesi, i favoriti sarebbero Obama e Romney.
23:32. Fred Thompson al talk show radiofonico di Sean Hannity (via The Corner): "Stasera mi aspetto di battere McCain".
23:26. I lettori di DailyKos preferiscono Edwards, sopportano Obama e disprezzano Hillary.
23:24. I video degli ultimi due spot di John McCain, in onda in queste ore in New Hampshire.
23:10. Ultime quote InTrade per i caucus repubblicani. Huckabee sale al 67.0%, Romney scivola al 29.8%.
23:07. Ultime quote InTrade per i caucus democratici in Iowa. Obama schizza al 70.5%, Hillary crolla al 18.2%, Edwards scivola al 12.5%. All'inizio di novembre, Hillary navigava intorno al 70%.
22:52. Wired electorate. Il crescente impatto di Internet nelle campagne elettorali, in un sondaggio ABC News/Facebook.
22:48. Hillary Clinton apre la puntata di ieri del Late Show di David Letterman (con la barba!).
22:43. Quello che servirebbe ai candidati stanotte per essere soddisfatti dai risultati dei caucus. Lucidissima (come sempre) analisi di John McIntyre su Real Clear Politics.
22:39. Richardson e Kucinich stanno spingendo i loro sostenitori a spostare i voti su Obama se non riuscissero (come non riusciranno) a raggiungere il 15% nei singoli precincts. Per Jim Geraghty, su The Campaign Spot (uno dei blog della National Review), le stelle stanno per allinearsi in favore di Obama stanotte.
22:32. "Life-Long Republican" che preferiscono Obama a Reagan? I mainstream media riescono ad inventarsi pure questo.
22:19. Si rincorrono con frequenza sempre maggiore le voci che parlano dell'imminente esplosione di uno "scandalo" in grado di stravolgere gli equilibri delle primarie repubblicane. All'inizio molti avevano pensato che il possibile bersaglio potesse essere John McCain. Adesso, però, l'indiziato principale sembra essere Mitt Romney. Altri dettagli su questa storia, brutta e fumosa, da Michelle Malkin, Right Wing News, The Evangelical Outpost, Hot Air, The Sundries Shack e PoliGazette.
22:10. Rudy Giuliani e le possibili scelte per la vicepresidenza, sul Boston Globe.
21:59. "Iowans in their caucuses and New Hampsherites in their primary have the first chances to winnow the Republican field. They would be doing the whole country a great disservice if they winnow one or more of the real conservatives out of the race, while boosting the chances of the two candidates who have done the most to poke the eyes of the Reaganites". A Quin Hillyer di The American Spectator, Mike Huckabee piace davvero poco. Ma John McCain piace ancora meno.
21:51. What Happens In Iowa, Stays in Iowa. Jim Geraghty sulla National Review.
19:46. Pausa. Ci vediamo dopo cena.
19:43. Le previsioni di Election Projection per i caucus in Iowa (e un buon round-up di altre previsioni).
19:34. Nell'ultimo sondaggio Rasmussen Reports, a livello nazionale, Mitt Romney (18%) scavalca John McCain (17%) e Mike Huckabee (16%). Rudy Giuliani precipita addirittura al 13% in compagnia di Fred Thompson. Ron Paul insegue al 7%.
19:25. Via 1972, "Demystifying Iowa" di Christopher C. Dull, su TCS Daily (lettura obbligatoria).
19:10. Affollatissimo rally di supporter di Ron Paul su... World of Warcraft.
18:36. Nicholas Wapshott, sul New York Sun, analizza l'incredibile rimonta di John McCain.
18:31. I risultati dei caucus? Bush se ne frega. E fa bene.
18:24. Richardson corteggia Obama.
18:21. Off topic: i morti civili in Venezuela sono il doppio di quelli in Iraq. Aspettatevi di vedere presto molti servizi televisivi su questa sconcertante scoperta. O no?
18:20. La cosiddetta triangolazione era il segreto di ogni successo della doppia presidenza Clinton. Per Bob Novak, sul Washington Post, però, Hillary ha iniziato a triangolare troppo presto.
18:17. CNN: What is a caucus, anyway?
18:13. Il Des Moins Register si aspetta un turnout record per i caucus in Iowa.
18.05. Thomas F. Schaller su The American Prospect: perché l'Iowa non significa niente per il GOP.
16:05. Pausa, ci vediamo tra un paio d'ore.
16:03. Endorsement del Detroit News a favore di John McCain.
15:54. Richard Brookhiser, senior editor della National Review, va controcorrente rispetto all'endorsement ufficiale della rivista (per Mitt Romney) e scrive uno splendido articolo per appoggiare Rudy Giuliani. Prendendo in giro i sostenitori di... McRomson.
15:51. Team Fred smentisce The Politico. Byron York su The Corner.
15:49. Per l'Iowa Independent, Hillary Clinton non ha compreso lo spirito dei caucus in Iowa.
15:35. Tutti pazzi per l'Iowa. L'articolo di Christian Rocca per Il Foglio è online su Camillo.
15:28. Ultimo sondaggio Zogby sull'Iowa. Obama (31%) guadagna terreno tra i democratici. Alle sue spalle, Edwards (27%) e Clinton (24%). Tra i repubblicani, Huckabee (31%) stacca Romney (25%), flessione per Thompson (11%), McCain (10%) e Giuliani (6%), leggera crescita per Paul (10%).
15:24. Su Italian Bloggers for Giuliani 2008, il video dell'ultimo discorso di Rudy in New Hampshire.
15:16. Su Real Clear Politics, il video dell'apparizione di Mike Huckabee al Tonight Show di Jay Leno.
15:14. Via RDM20, il link alla versione originale dell'articolo di Christopher Hitchens, su Slate.
15:11. "I don't know whether plain-speaking John McCain will win the presidency. But so far he's proved the most experienced of the candidates, and he's run the most principled and honest of the campaigns. Other candidates may be younger, better financed and more charismatic; none has more earned America's trust". John McCain: the Old Warhorse. Victor Davis Hanson su Real Clear Politics.
15:08. Se volete sapere per chi non fare il tifo, leggete l'appello di Michael Moore.
15:02. Liveblogging anche su RDM20!
14:55. Sempre InTrade, ma stavolta a livello nazionale. GOP: McCain 26.5%; Giuliani 24.6%; Romney 22.3%; Huckabee 11.2%; Paul 7.1%; Thompson 2.8%. Dems: Clinton 61.5%; Obama 29.1%; Edwards 6.4%; Richardson 0.2%; Biden 0.2%.
14:52. Le ultime quote di InTrade sull'Iowa. GOP: Huckabee 59.7%; Romney 36.0%; McCain 0.7%. Dems: Obama 61.1%; Clinton 24.5%; Edwards 15.5%.
14:49. Dal sito del Rasmussen Reports, "All Eyes on the Hawkeye State", un'analisi di Larry J. Sabato, direttore del Center for Politics dell'Università della Virginia.
14:45. Mark Blumenthal (ex sondaggista di Bill Clinton), su Pollsters.com: tutto quello che vi serve per capire i sondaggi in Iowa. Punto primo, "We Have No Idea Who Will Win".
14:40. Un paio di giorni fa, Roger Simon su The Politico si chiedeva se Hillary non avesse fatto meglio a saltare i caucus in Iowa per evitare sorprese sgradite. Secondo Jay Cost, su Real Clear Politics, l'ex first lady ha fatto benissimo a restare - e combattere - in Iowa.
14:32. Il New York Sun fa le pulci al sindaco Bloomberg.
14:27. "Se in Iowa vi fossero delle primarie serie (o se il processo elettorale iniziasse a Chicago, Los Angeles o Atlanta) per il partito repubblicano sarebbe impossibile vedersi affibbiare un clown come Huckabee". Del durissimo editoriale di Christopher Hitchens contro i caucus in Iowa, pubblicato (anzi, nascosto a pagina 38) dal Corrierino di oggi, online non c'è traccia.
14:04. Una domanda: se Rudy sta messo così male, perché The New Yorker continua a sparare nella sua direzione?
13:59. Nell'ultimo sondaggio della Suffolk University per il New Hampshire, il campo repubblicano è dominato da John McCain (32%). Alle sue spalle, Mitt Romney (23%), Rudy Giuliani (11%), Mike Huckabee (10%), Ron Paul (8%) e Fred Thompson (2%). Tra i democratici, sempre in vantaggio Hillary Clinton (37%) davanti a Barack Obama (20%), John Edwards (16%), Bill Richardson (5%) e Joe Biden (3%).
13:53. Una strana email è stata spedita ad alcuni dei più importanti blog politici americani. Chi sarà il candidato swift-boated lunedì in New Hampshire? I dettagli da Joe Gandelman di The Moderate Voice e James Joyner di Outside the Beltway.
13:00. Pausa pranzo.
12:57. Guida per sopravvivere allo spin post-Iowa dei mainstream media. Chuck Todd di NBC News. A proposito di mainstream media...
12:49. "Ready": il nuovo spot di Rudy Giuliani in onda da ieri in New Hampshire e Florida.
12:46. Ted Widmer (ex speechwriter di Bill Clinton) sul Washington Monthly: perché Obama non è JFK.
12:40. Per Rasmussen Reports, alla vigilia del lungo processo elettorale che porterà alla scelta del prossimo inquilino della Casa Bianca, solo un candidato alla presidenza è visto favorevolmente da più della metà dei cittadini americani. Il suo nome è John McCain.
12:37. Secondo The Politico, Fred Thompson potrebbe ritirarsi in seguito ad un risultato poco soddisfacente in Iowa (per appoggiare McCain). Secondo The Corner, Fred sta rimontando proprio in Iowa.
12:32. Su The Volokh Conspiracy, quattro diversi libertarianish professors - John McGinnis, David Beito, Brad Smith e Rick Garnett - spiegano perché hanno scelto di sostenere, rispettivamente, Rudy Giuliani, Ron Paul, Mitt Romney e Fred Thompson.
12:13. La situazione in campo democratico è ancora più intricata. Escludendo Bill Richardson (media RCP: 5%) e Joe Biden (4.5%), i tre front-runner - Barack Obama (29%), Hillary Clinton (28.6%) e John Edwards (26%) - sono praticamente alla pari. Con qualche differenza tra i sondaggi di Des Moines Register (davanti Hillary), Strategic Vision (davanti Obama) e Zogby (parità assoluta).
12:06. Gli ultimi sondaggi in campo repubblicano (Zogby e Strategic Vision) vedono i candidati divisi sostanzialmente in tre fasce. Nella prima ci sono, più o meno appaiati, Mike Huckabee (media RCP: 29%) e Mitt Romney (28.3%). Alle loro spalle, John McCain (12.8%) e Fred Thompson (11.8%), con il primo leggermente davanti. In ultima fila, molto distanti, Ron Paul (7.5%) e Rudy Giuliani (6%).
12:01. Un paio di link utili per chi crede che nell'Hawkeye State oggi si svolgano delle normalissime elezioni primarie (niente di più sbagliato). Le differenze tra i caucus repubblicani e quelli democratici su Wikipedia. Una guida completa da Iowacaucus.com.
11:53. Lunga giornata di leggerissimo liveblogging aspettando i risultati dei caucus in Iowa.
mercoledì 2 gennaio 2008
Looking Good
Avviso ai sostenitori di Rudy Giuliani: quando domani inizieranno ad arrivare i risultati dei caucus in Iowa, evitate il panico e i suicidi di massa. Trovate il tempo, piuttosto, di leggere - su Italian Bloggers for Giuliani 2008 (via The Corner) - il memo scritto un paio di giorni fa da Brent Seaborn, strategy director di Team Rudy, in cui vengono delineate le linee essenziali della strategia per le primarie.
lunedì 31 dicembre 2007
Person of the Year
Round-Up: Patterico's Pontifications, The Strata-Sphere, Blackfive, Power Line, Flopping Aces, Macsmind.
Bloomberg?
Secondo il New York Times, il sindaco di New York, Michael R. Bloomberg, è sempre più vicino ad accarezzare l'idea di una scommessa per la Casa Bianca nel 2008. Condizioni necessarie: la vittoria alle primarie di Mike Huckabee in campo repubblicano e quella di Barack Obama (o John Edwards) in campo democratico. La decisione finale dovrebbe arrivare intorno a febbraio.
Round-Up: The Moderate Voice, Wizbang, Liberal Values, Donklephant.
Round-Up: The Moderate Voice, Wizbang, Liberal Values, Donklephant.
domenica 30 dicembre 2007
Misunderestimated
(...) Some of George W. Bush's critics seem to have relished the prospect of American defeat and some refuse to acknowledge the success that has been achieved. But it appears that they have misunderestimated him once again, and have misunderestimated the competence of the American military and of free peoples working from the bottom up to transform their societies for the better. It's something to be thankful for as the new year begins.
"Lessons from the Surge", Michael Barone, Real Clear Politics.
venerdì 28 dicembre 2007
Alcolista Anonimo
Una domanda. Ron Paul crede davvero che l'assassinio di Benazir Bhutto sia stato causato dalla politica interventista americana e che i terroristi di Al Qaeda siano, tutto sommato, giustificati ad essere arrabbiati con gli Stati Uniti? Ci crede davvero o si è semplicemente bevuto il cervello? Il video della CNN (via Little Green Footballs) e l'analisi di Hot Air. UPDATE. Sempre da Hot Air, i video con le reazioni (all'assassinio della Bhutto, non alle farneticazioni di Paul) di Rudy Giuliani, John McCain e Mitt Romney.
sabato 22 dicembre 2007
Huckaboom
Mike Huckabee si è scelto il nemico sbagliato: Rush Limbaugh.
Round-Up: The Campaign Spot, The Radio Equalizer, The Corner, Riehl World View, PoliGazette, Hot Air, Macsmind, Captain's Quarters, Marc Ambinder, Michelle Malkin, Gateway Pundit, Daily Pundit, Right Wing Nut House, Stop The ACLU, Macsmind, Jammie Wearing Fool.
Round-Up: The Campaign Spot, The Radio Equalizer, The Corner, Riehl World View, PoliGazette, Hot Air, Macsmind, Captain's Quarters, Marc Ambinder, Michelle Malkin, Gateway Pundit, Daily Pundit, Right Wing Nut House, Stop The ACLU, Macsmind, Jammie Wearing Fool.
giovedì 20 dicembre 2007
The Game
In a baseball game, you've got to play nine innings and whoever gets the most runs at the end of the nine innings wins. So here, you've got to play in 29 primaries. Nobody's going to win all of them, that's for sure.Rudy Giuliani, 19 dicembre 2007
martedì 18 dicembre 2007
God Bless Gallup
Dopo un paio di settimane disastrose, un tenue raggio di sole torna a splendere sulla corsa di Rudy Giuliani verso la Casa Bianca. L'ultimo sondaggio Gallup/USA Today, infatti, è decisamente controcorrente rispetto alle ultime uscite degli altri istituti di ricerca: Giuliani sarebbe addirittura in crescita rispetto all'inizio di dicembre, con il 27% dei consensi, davanti a Mike Huckabee (16%) e alla triade Mitt Romney, John McCain e Fred Thompson, tutti al 14%. Ron Paul (che Gallup tende comunque a sottostimare, rispetto agli altri sondaggisti) è fermo al 3%.
Non siamo ancora ai livelli di novembre, insomma, quando Rudy veleggiava con oltre 15 punti percentuali di vantaggio sul secondo classificato (che era Thompson), ma la situazione sembra essere totalmente diversa da quella degli ultimi giorni, con i numeri che affondavano contemporaneamente ovunque. Anche perché, sempre secondo Gallup, Giuliani si conferma l'unico candidato repubblicano in grado di arginare Hillary Clinton a livello nazionale. Nell'ultima rilevazione, Rudy si ferma a un solo punto percentuale da Hillary (48-49), mentre gli altri repubblicani affondano inesorabilmente: Romney a -6 (46-52) e Huckabee a -9 (44-53).
Non siamo ancora ai livelli di novembre, insomma, quando Rudy veleggiava con oltre 15 punti percentuali di vantaggio sul secondo classificato (che era Thompson), ma la situazione sembra essere totalmente diversa da quella degli ultimi giorni, con i numeri che affondavano contemporaneamente ovunque. Anche perché, sempre secondo Gallup, Giuliani si conferma l'unico candidato repubblicano in grado di arginare Hillary Clinton a livello nazionale. Nell'ultima rilevazione, Rudy si ferma a un solo punto percentuale da Hillary (48-49), mentre gli altri repubblicani affondano inesorabilmente: Romney a -6 (46-52) e Huckabee a -9 (44-53).
lunedì 17 dicembre 2007
The Real Hillary
Round-Up: Althouse, Right Wing News, Little Miss Attila, Wizbang, The Volokh Conspiracy, Transterrestrial Musings, Dean's World.
The Earth is your Führer
Intervistato da una rivista specializzata nel settore del trasporto pubblico, Mayer Hillman - ricercatore britannico del Policy Studies Institute - ha dichiarato che il razionamento del carbone è l'unico metodo efficace per impedire gli effetti catastrofici del climate change. E che il problema è così serio che i governi dovrebbero introdurre il razionamento a prescidere dalla volontà dei cittadini. "Io credo - ha detto Hillman - che la democrazia sia un obiettivo meno importante della protezione del nostro pianeta (...) I cittadini devono essere costretti al razionamento, che piaccia o no".
p.s. Il titolo del post è spudoratamente copiato dal commento alla notizia scritto da Mark Steyn su The Corner.
Round-Up: Small Dead Animals, Dr. Sanity, The Sundries Shack, Blue Crab Boulevard, Silent Running, The Iconic Midwest.
p.s. Il titolo del post è spudoratamente copiato dal commento alla notizia scritto da Mark Steyn su The Corner.
Round-Up: Small Dead Animals, Dr. Sanity, The Sundries Shack, Blue Crab Boulevard, Silent Running, The Iconic Midwest.
Loyalty
(...) By consistently rewarding loyalty over policy, the Bush Administration made it considerably more difficult for new GOP leaders to emerge. Being a loyalist means being a follower, and voters tend to look for candidates who are leaders instead.
Orin Kerr, su The Volokh Conspiracy, parla dell'amministrazione Bush. Ma le sue parole si adattano, in modo perfetto e inquietante, anche al centrodestra italiano.
Liberal Violence [update: HOAX]
Minacciato di morte e picchiato a sangue per le sue idee controcorrente su sesso e matrimonio. Iran? No, Princeton.
UPDATE. Grazie a Ismael, scopriamo che il caso era in realtà una bufala di cattivo gusto. Ecco l'articolo scritto da Fausta Wertz (blogger che vive a Princeton Township) per Pajamas Media.
Round-Up: The Strata-Sphere, Fausta's blog, The Right Coast, Instapundit, Gateway Pundit, A Chequer-Board of Nights, RedState.
UPDATE. Grazie a Ismael, scopriamo che il caso era in realtà una bufala di cattivo gusto. Ecco l'articolo scritto da Fausta Wertz (blogger che vive a Princeton Township) per Pajamas Media.
Round-Up: The Strata-Sphere, Fausta's blog, The Right Coast, Instapundit, Gateway Pundit, A Chequer-Board of Nights, RedState.
Vittoria annunciata
Per Larry J. Sabato, il problema non è capire se i democratici guadagneranno seggi alla Camera e al Senato nel 2008, ma capire quanto estesa sarà la loro vittoria. Secondo l'analista della University of Virginia, gli stati da tenere d'occhio sono dieci: Alaska, Maine, Minnesota, Mississippi, Oregon (leaning republican); Colorado, New Hampshire, Virginia (leaning democratic); Louisiana, New Mexico (toss-up).
domenica 16 dicembre 2007
Joe & John
La notizia arriva sia da fonti democratiche che da fonti repubblicane: il senatore Joe Lieberman, ex candidato alla vicepresidenza nel 2000 in ticket con Al Gore, garantirà il suo endorsement per le presidenziali 2008 a John McCain. I due dovrebbero comparire domani in una conferenza stampa in New Hampshire. Considerando la natura open delle primarie nel Granite State, Marc Ambinder di The Atlantic si chiede se questo non possa portare un buon numero di elettori indipendenti a votare John McCain a danno di Barack Obama. Anche Andrew Sullivan è d'accordo: a guadagnarci potrebbe essere soprattutto Hillary Rodham Clinton. Resta il fatto che si tratta della seconda buona notizia in 24 ore per il senatore repubblicano dell'Arizona, dopo l'inaspettato endorsement del quotidiano Des Moines Register in Iowa. In molti avevano escluso dalla gara il vecchio McCain con troppa fretta. UPDATE. Chris è al settimo cielo.
Round-Up: Power Line, Roger L. Simon, PoliPundit.com, The Daily Dish, The Politico, The Swamp, Captain's Quarters, Sister Toldjah, The Moderate Voice.
Round-Up: Power Line, Roger L. Simon, PoliPundit.com, The Daily Dish, The Politico, The Swamp, Captain's Quarters, Sister Toldjah, The Moderate Voice.
Tested. Ready. Now. America Needs a Leader
Tested. Ready. Now. America needs a leader. I am running for President of the United States because I believe that I can lead America into a new era with bold leadership, optimism, determination, and distinctly American solutions. If you’re looking for perfection, you’re not going to find it. Not in me, not in any candidate. But if you’re looking for a leader who has been tested in times of crisis; a leader who’s ready to lead right now; a leader who’s achieved results – results that some people thought were impossible –a leader who believes that there is no problem too difficult for American solutions and a free, American spirit. I believe I am that leader.
Su Italian Bloggers for Giuliani 2008, la versione integrale del discorso tenuto ieri a Tampa (Florida) da Rudy.
venerdì 14 dicembre 2007
Tested. Ready. Now.
Rudy sceglie la Florida per chiudere a chiave le primarie. I particolari su Italian Bloggers for Giuliani 2008.
UPDATE. Sono letteralmente terrorizzato da questo sondaggio Rasmussen che vede Huckabee in vantaggio anche in Florida. Ma provate a leggere i commenti di questo post di Hot Air, scoprirete che si tratta di un terrore diffuso e generalizzato, almeno tra gli elettori repubblicani che non hanno mandato il cervello all'ammasso.
UPDATE. Sono letteralmente terrorizzato da questo sondaggio Rasmussen che vede Huckabee in vantaggio anche in Florida. Ma provate a leggere i commenti di questo post di Hot Air, scoprirete che si tratta di un terrore diffuso e generalizzato, almeno tra gli elettori repubblicani che non hanno mandato il cervello all'ammasso.
Talebani in fuga
"La bandiera afghana è stata issata, mercoledì, su quella che fino a pochi giorni fa era una delle roccaforti più resistenti dei Talebani e di al Qaeda in Afghanistan, oltre ad essere uno dei maggiori centri mondiali di produzione dell'eroina". Dal blog di ABC News, The Blotter, la testimonianza diretta di Stephen Gray sull'ultima, pesante, sconfitta dei fondamentalisti islamici in Afghanistan. Non aspettatevi di leggere la notizia, domani, sui quotidiani italiani.
Round-Up: Jules Crittenden, The Strata-Sphere, USS Neverdock, Instapundit, Ace of Spades HQ, The Corner.
Round-Up: Jules Crittenden, The Strata-Sphere, USS Neverdock, Instapundit, Ace of Spades HQ, The Corner.
Also Sprach Cartimandua
Se volete leggere l'intervista del Corriere Magazine a Deborah Bergamini, ma non avete nessuna intenzione di sovvenzionare il Partito di Via Solferino, c'è sempre Dagospia.
Deep Deep Brown
Considerando che in genere i sondaggi di Populus non sono mai teneri con i conservatori britannici, vedere il partito di David Cameron al 40% (+4) e i Laburisti al 32% (-5) dimostra quanto sia grave la crisi di leadership che sta attraversando in questi mesi Gordon Brown.
Rudy, Mitt, Mike & the Others
Ci sono almeno tre cose interessanti da leggere, oggi, sulla corsa alla nomination repubblicana per la Casa Bianca. Prima di tutto un articolo di Rich Lowry su Townhall, significamente intitolato "Huckacide", che spiega perché "i democratici stanno guardando a Huckabee nello stesso modo in cui i repubblicani guardavano a Dean nel 2004: come a un regalo di Natale troppo bello per essere vero". Paul Mirengoff su Powerline, invece, dipinge un possibile scenario favorevole alla vittoria di Mitt Romney (anche in caso di sconfitta in Iowa ed endorsement di McCain a favore di Giuliani): plausibile anche se, a nostro avviso, non troppo probabile. Hugh Hewitt, infine, aggiunge che il prossimo appuntamento da tenere d'occhio sarà l'intervista televisiva di Romney con Tim Russert, che potrebbe essere un "test eccellente per valutare la capacità di Romney nel resistere ad un massacro dei mainstream media come quello subito da Giuliani la scorsa settimana".
El Capitalismo es Malo
Il ministro degli Interni venezuelano, Pedro Carreno, cerca di spiegare come sia possibile conciliare il disprezzo per il capitalismo, le scarpe di Gucci e le cravatte di Luis Vuitton. Imperdibile.
Round-Up: Dr. Sanity, Say Anything, Fausta's blog, Blue Crab Boulevard.
mercoledì 12 dicembre 2007
Endorsement
E' ufficiale: l'endorsement della National Review è andato a Mitt Romney. Vi consigliamo di leggere tutto l'articolo, ma in estrema sintesi il ragionamento è questo: Rudy Giuliani non piace ai social conservatives e Mike Huckabee non piace agli economic (and foreign-policy) conservatives, mentre Romney è in grado di pescare a piene mani da entrambe le componenti del GOP. Tutto molto vero, peccato che gli editor della National Review si siano dimenticati di dire che Romney (mormone o no) non ha alcuna chance di battere nessuno dei possibili candidati democratici alla Casa Bianca.
martedì 11 dicembre 2007
Big Fat Target (or Glass Jaw?)
Howard Kurtz, sul Washington Post, racconta gli ultimi attacchi dei mainstream media nei confronti di Mike Huckabee, sotto tiro da quando è diventato uno dei front-runner del GOP nella corsa alla nomination. Pochi minuti fa, però, la homepage del Drudge Report raccontava una storia del tutto diversa: quella di un Huckabee considerato così vulnerabile che i democratici stanno evitando qualsiasi offensiva, per sparare le loro cartucce soltanto in caso di una sua vittoria alle primarie. Tanto che l'ultimo "attacco" del Democratic National Committee risalirebbe addirittura a marzo. "Huckabee is known as the 'glass jaw' -- and they're just waiting to break it". Ora, sarà anche vero che Drudge è attendibile solo nel 50% dei casi, ma rispetto al Post si tratta di una percentuale da record.
lunedì 10 dicembre 2007
La paginata (per chi l'ha persa)
venerdì 7 dicembre 2007
Unione
Riepiloghiamo, in ordine sparso, le dichiarazioni rilasciate oggi agli organi di stampa da alcuni dei membri della coalizione che qualcuno si ostina, con raffinatissimo senso del paradosso, a chiamare Unione. La fonte, a scanso di equivoci, è la versione online di quel quotidiano reazionario di estrema destra che risponde al nome di Repubblica.
Parte Clemente Mastella (ministro): "Se non viene ritirato l'emendamento sull'omofobia sarà crisi di governo". Gli risponde Paolo Ferrero (ministro). "La norma è assolutamente corretta". Chiosa Antonio Di Pietro (ministro): "Piaccia o no, dopo il voto di fiducia di ieri al Senato la maggioranza politica non c'è più, di questo va preso atto: la maggioranza attuale che sostiene il governo non ha i numeri per avere anche una maggioranza in termini strutturali".
Vi risparmiamo il cumulo di stoccate e contro-stoccate di esponenti minori del centrosinistra, riportate sempre oggi dalle agenzie di stampa, perché basterebbe questa frase di Fausto Bertinotti (presidente della Camera) per far cadere un governo in qualsiasi democrazia occidentale: "Per fare le riforme si può anche fare un altro governo". Per fortuna, tutto questo bailamme non spaventa il nostro (nostro? vostro!) presidente del Consiglio, Romano Prodi, che non si scompone: "Non vi preoccupate, io durerò". Non se la prenda, caro Professore, ma forse è davvero ora di iniziare a preoccuparsi.
Parte Clemente Mastella (ministro): "Se non viene ritirato l'emendamento sull'omofobia sarà crisi di governo". Gli risponde Paolo Ferrero (ministro). "La norma è assolutamente corretta". Chiosa Antonio Di Pietro (ministro): "Piaccia o no, dopo il voto di fiducia di ieri al Senato la maggioranza politica non c'è più, di questo va preso atto: la maggioranza attuale che sostiene il governo non ha i numeri per avere anche una maggioranza in termini strutturali".
Vi risparmiamo il cumulo di stoccate e contro-stoccate di esponenti minori del centrosinistra, riportate sempre oggi dalle agenzie di stampa, perché basterebbe questa frase di Fausto Bertinotti (presidente della Camera) per far cadere un governo in qualsiasi democrazia occidentale: "Per fare le riforme si può anche fare un altro governo". Per fortuna, tutto questo bailamme non spaventa il nostro (nostro? vostro!) presidente del Consiglio, Romano Prodi, che non si scompone: "Non vi preoccupate, io durerò". Non se la prenda, caro Professore, ma forse è davvero ora di iniziare a preoccuparsi.
giovedì 6 dicembre 2007
Cossiga salva Prodi
Striminzito voto di fiducia, qualche minuto fa, al Senato (160-158). La maggioranza è stata tenuta a galla dal voto favorevole di Francesco Cossiga, senza il quale si sarebbe arrivati ad un pareggio che, secondo il regolamento di Palazzo Madama, equivale ad una sconfitta. Dopo il voto di fiducia, il Senato ha approvato anche il "pacchetto sicurezza" (160-156). Il morto continua, imperterrito, a far finta di camminare.
martedì 4 dicembre 2007
Flavor of the Month: Mike Huckabee
Vi avevamo avvertito in tempi non sospetti. Tramontate - almeno secondo i mainstream media - le candidature di John McCain, Fred Thompson e Mitt Romney (il mormone resta, comunque, l'unico insieme a Rudy ad avere uno scenario plausibile per la conquista della nomination), il fronte anti-Giuliani era alla disperata ricerca di un nuovo Campione dell'Ortodossia. Oggi, non fosse altro che per esclusione, è arrivato il turno di Mike Huckabee, ex governatore dell'Arkansas, che sta attraversando un periodo particolarmente felice nei sondaggi (sia nazionali che in Iowa).
Una premessa è necessaria. A noi Huckabee è simpatico. L'ex ciccione convertito al salutismo, famoso per aver perso più di 50 chili di peso in pochi mesi, è telegenico e brillante. Se non fosse per il suo fiscal record, di cui ci occuperemo più avanti, saremmo quasi tentato di consigliarlo (si fa per dire) a Rudy come possibile scelta per la vicepresidenza: viene dal Sud, piace ai social conservatives, ha fatto il governatore (un requisito quasi obbligatorio per parlare di Casa Bianca), potrebbe dare qualche fastidio alla dinastia Clinton in Arkansas. In più, Huckabee sembra aver siglato uno strano (ma neppure troppo) patto di non aggressione con Giuliani e, soprattutto, potrebbe rovinare la strategia di Romney in Iowa, distruggendo di fatto qualsiasi speranza per l'ex governatore del Massachusetts.
Tutto molto bello, insomma, se non fosse appunto per lo spiccato amore di Huckabee per le tasse. Il Club for Growth, il think-tank liberista diretto da Patrick J. Toomey, ha pubblicato una serie di paper che analizzano l'approccio alla politica economica dei candidati repubblicani alla presidenza. Degli ottimi risultati di Rudy Giuliani (e di quelli controversi di Ron Paul) ci occuperemo presto. In questa sede, invece, ci interessa sottolineare come i risultati ottenuti da Mike Huckabee nel corso della sua storia di politica e di governo siano semplicemente disastrosi. Il Club for Growth si era occupato di lui già in passato, definendolo senza mezzi termini "un liberal" e stilando un'impressionante lista di risultati negativi che trovate qui, non solo in tema di tasse, ma anche di spesa pubblica e government regulation. Ma una presidenza Huckabee rispecchierebbe maggiormente il tiepido liberismo dei primi anni della sua carriera o lo statalismo più recente?
Il giudizio finale del Club for Growth è spietato: "E' ormai chiaro quale percorso abbia scelto. Un percorso che somiglia sempre di più a quello di John Edwards, piuttosto che a quello di un economic conservative che crede nel governo limitato. Huckabee stesso ammette che lui è un tipo diverso di repubblicano, una frase in codice che significa più intervento dello stato, meno libertà personali e più dipendenza dalle burocrazie governative. Huckabee è orgoglioso dei suoi aumenti delle tasse, dei suoi aumenti di spesa pubblica e degli aumenti di regolamentazione che ha imposto come governatore. E non ha mai fatto intendere che governerebbe in maniera diversa se eletto presidente. Nominare Mike Huckabee alla presidenza (o alla vice-presidenza) rappresenterebbe un rifiuto totale del libero mercato, del limited-government e del conservatorismo economico che è stato il tema unificante del partito repubblicano per decenni".
Rudy è avvertito: se sta pensando a Huckabee per riavvicinarsi ai social conservatives, tenga presente che questa scelta rischierebbe di alienargli i favori dell'anima liberista del partito. La stessa anima che (a parte qualche isolato solipsista ronpauliano) fino ad oggi ha visto in lui l'unica possibile alternativa all'Impero del Male clintoniano.
p.s. Naturalmente, quando parlo di "solipsisti" non mi riferisco agli amici tocquevilliani di Italian Bloggers for Ron Paul 2008 (a cui, invece, va il mio "in bocca al lupo" per la loro iniziativa). I blogger italiani con tendenze libertarian fanno benissimo ad appoggiare Ron Paul (anche dovrebbero controllare con più attenzione il loro blogroll, visto che ci vogliono solo 2 click per approdare in siti che predicano le teorie cospiratorie più bizzarre degli ultimi decenni), perché dal loro punto di vista si tratta soprattutto di una battaglia filosofica e ideologica, nel senso migliore del termine. I veri solipsisti sono quelli che vivono e votano negli Stati Uniti, quasi tutti nella Bible Belt, e fanno finta di credere che Ron Paul potrebbe davvero avere qualche chance in un match-up con "Billary".
Una premessa è necessaria. A noi Huckabee è simpatico. L'ex ciccione convertito al salutismo, famoso per aver perso più di 50 chili di peso in pochi mesi, è telegenico e brillante. Se non fosse per il suo fiscal record, di cui ci occuperemo più avanti, saremmo quasi tentato di consigliarlo (si fa per dire) a Rudy come possibile scelta per la vicepresidenza: viene dal Sud, piace ai social conservatives, ha fatto il governatore (un requisito quasi obbligatorio per parlare di Casa Bianca), potrebbe dare qualche fastidio alla dinastia Clinton in Arkansas. In più, Huckabee sembra aver siglato uno strano (ma neppure troppo) patto di non aggressione con Giuliani e, soprattutto, potrebbe rovinare la strategia di Romney in Iowa, distruggendo di fatto qualsiasi speranza per l'ex governatore del Massachusetts.
Tutto molto bello, insomma, se non fosse appunto per lo spiccato amore di Huckabee per le tasse. Il Club for Growth, il think-tank liberista diretto da Patrick J. Toomey, ha pubblicato una serie di paper che analizzano l'approccio alla politica economica dei candidati repubblicani alla presidenza. Degli ottimi risultati di Rudy Giuliani (e di quelli controversi di Ron Paul) ci occuperemo presto. In questa sede, invece, ci interessa sottolineare come i risultati ottenuti da Mike Huckabee nel corso della sua storia di politica e di governo siano semplicemente disastrosi. Il Club for Growth si era occupato di lui già in passato, definendolo senza mezzi termini "un liberal" e stilando un'impressionante lista di risultati negativi che trovate qui, non solo in tema di tasse, ma anche di spesa pubblica e government regulation. Ma una presidenza Huckabee rispecchierebbe maggiormente il tiepido liberismo dei primi anni della sua carriera o lo statalismo più recente?
Il giudizio finale del Club for Growth è spietato: "E' ormai chiaro quale percorso abbia scelto. Un percorso che somiglia sempre di più a quello di John Edwards, piuttosto che a quello di un economic conservative che crede nel governo limitato. Huckabee stesso ammette che lui è un tipo diverso di repubblicano, una frase in codice che significa più intervento dello stato, meno libertà personali e più dipendenza dalle burocrazie governative. Huckabee è orgoglioso dei suoi aumenti delle tasse, dei suoi aumenti di spesa pubblica e degli aumenti di regolamentazione che ha imposto come governatore. E non ha mai fatto intendere che governerebbe in maniera diversa se eletto presidente. Nominare Mike Huckabee alla presidenza (o alla vice-presidenza) rappresenterebbe un rifiuto totale del libero mercato, del limited-government e del conservatorismo economico che è stato il tema unificante del partito repubblicano per decenni".
Rudy è avvertito: se sta pensando a Huckabee per riavvicinarsi ai social conservatives, tenga presente che questa scelta rischierebbe di alienargli i favori dell'anima liberista del partito. La stessa anima che (a parte qualche isolato solipsista ronpauliano) fino ad oggi ha visto in lui l'unica possibile alternativa all'Impero del Male clintoniano.
p.s. Naturalmente, quando parlo di "solipsisti" non mi riferisco agli amici tocquevilliani di Italian Bloggers for Ron Paul 2008 (a cui, invece, va il mio "in bocca al lupo" per la loro iniziativa). I blogger italiani con tendenze libertarian fanno benissimo ad appoggiare Ron Paul (anche dovrebbero controllare con più attenzione il loro blogroll, visto che ci vogliono solo 2 click per approdare in siti che predicano le teorie cospiratorie più bizzarre degli ultimi decenni), perché dal loro punto di vista si tratta soprattutto di una battaglia filosofica e ideologica, nel senso migliore del termine. I veri solipsisti sono quelli che vivono e votano negli Stati Uniti, quasi tutti nella Bible Belt, e fanno finta di credere che Ron Paul potrebbe davvero avere qualche chance in un match-up con "Billary".
lunedì 3 dicembre 2007
No!
La dittatura e i brogli di Chavez non sono stati sufficienti, per una volta, ad imbavagliare il popolo venezuelano, che nel referendum di ieri ha bocciato il tentativo di "riforma costituzionale" che avrebbe definitivamente trasformato il paese in una repubblica socialista sovietica fuori tempo massimo. Per l'opposizione venezuelana, umiliata e zittita negli scorsi anni, è la prima vittoria elettorale (ufficiale, almeno) da quando il Piccolo Castro ha preso il potere. Un segnale di speranza che non deve essere sprecato.
Round-Up: QandO, Gateway Pundit, Fausta's Blog, , Patterico's Pontifications, The Strata-Sphere, TigerHawk, A Blog For All, Sadly, No!, Babalu Blog, BitsBlog, The Devil's Excrement, Michelle Malkin, Redstate, Stubborn Facts, Hot Air, Wizbang, Flopping Aces, Riehl World View, Right Voices, Pajamas Media, Scared Monkeys, Wizbang, A Newt One, AmericaBlog, Assorted Babble, JammieWearingFool.
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venerdì 30 novembre 2007
Prodi è finito (parola di Bin Laden)
Nell'ultimo, delirante, messaggio trasmesso da Al Jazeera, Osama Bin Laden si scaglia contro l'Europa, schiava degli Stati Uniti. Lo sceicco wannabe ha una parolina simpatica per tutti i leader occidentali, colpevoli di cercare protezione all'ombra della Casa Bianca: Berlusconi, Sarkozy, Blair, Brown, Aznar... Manca, però, un qualsiasi gesto di cortesia nei confronti dell'attuale presidente del consiglio italiano. Evidentemente, la notizia che Mr. Prodi e il suo governo sono in coma farmacologico deve arrivata perfino nelle caverne di Tora Bora.
giovedì 29 novembre 2007
Iowa On My Mind
Rebus sic stantibus, sono soltanto due i candidati repubblicani che possono conquistare la nomination del GOP per la corsa alla Casa Bianca. Perché sono soltanto due i candidati per i quali è possibile ipotizzare scenari plausibili di vittoria.
Il primo, naturalmente, è Rudy Giuliani. La sua strategia è chiara: limitare i danni in Iowa; ottenere una buona performance in New Hampshire; vincere almeno una volta (meglio due) tra Michigan, Nevada e South Carolina; spazzare via la concorrenza in Florida; trionfare nel SuperTuesday (puntando soprattutto su California, Pennsylvania e New Jersey). Difficile, ma tutt'altro che impossibile.
Il secondo candidato non è Fred Thompson, autore (almeno finora) di una delle peggiori campagne elettorali degli ultimi decenni. E non è neppure John McCain, l'unico - insieme a Rudy - che avrebbe la possibilità di giocarsi fino in fondo la partita con Hillary. Per non parlare di Mike Huckabee o Ron Paul, gli ultimi flavor of the month. L'unico candidato del GOP che - insieme a Rudy - ha una strategia potenzialmente vincente è Mitt Romney, il mormone ex governatore del Massachusetts. Un candidato che, sia detto senza alcun intento polemico, non ha nessuna chance di vincere le general elections. Anche Romney ha una strategia chiara per ottenere la nomination repubblicana: vincere in Iowa e New Hampshire; ottenere da queste due vittorie la spinta necessaria per vincere almeno 2 volte su 3 tra Michigan, Nevada e South Carolina; piazzarsi alle spalle di Giuliani in Florida; emergere, in vista del SuperTuesday come l'unica possibile alternativa "conservatrice" a Rudy.
Questa, piaccia o non piaccia, è la realtà. Una realtà, sia chiaro, estremamente fluida, che rischia di assumere contorni molto diversi al minimo mutare delle condizioni di fondo. Questo recente sondaggio di Rasmussen Reports, per esempio, che vede Mike Huckabee scavalcare Mitt Romney nei caucus dell'Iowa, è potenzialmente in grado di trasformare la two-way race repubblicana in una cavalcata trionfale per Giuliani. Se Romney non vincesse in Iowa, infatti, e nessun altro dei candidati preferiti dai conservatori (Thompson o lo stesso Huckabee) riuscisse - in tempi brevissimi - a prenderne il posto nelle dinamiche geopolitiche espresse dalla base, già nei primi giorni di gennaio potremmo avere una risposta, semplicissima ad una domanda che in troppi continuano a ritenere complicata. Una risposta di quattro lettere, che inizia con con R e finisce con Y.
UPDATE. Nell'ultimo sondaggio Rasmussen a livello nazionale, Giuliani (27%) ha 13 punti percentuali di vantaggio su Romney (14%) e McCain (14%). Al quarto posto c'è Huckabee (12%) che ha definitivamente scavalcato Thompson (10%).
Il primo, naturalmente, è Rudy Giuliani. La sua strategia è chiara: limitare i danni in Iowa; ottenere una buona performance in New Hampshire; vincere almeno una volta (meglio due) tra Michigan, Nevada e South Carolina; spazzare via la concorrenza in Florida; trionfare nel SuperTuesday (puntando soprattutto su California, Pennsylvania e New Jersey). Difficile, ma tutt'altro che impossibile.
Il secondo candidato non è Fred Thompson, autore (almeno finora) di una delle peggiori campagne elettorali degli ultimi decenni. E non è neppure John McCain, l'unico - insieme a Rudy - che avrebbe la possibilità di giocarsi fino in fondo la partita con Hillary. Per non parlare di Mike Huckabee o Ron Paul, gli ultimi flavor of the month. L'unico candidato del GOP che - insieme a Rudy - ha una strategia potenzialmente vincente è Mitt Romney, il mormone ex governatore del Massachusetts. Un candidato che, sia detto senza alcun intento polemico, non ha nessuna chance di vincere le general elections. Anche Romney ha una strategia chiara per ottenere la nomination repubblicana: vincere in Iowa e New Hampshire; ottenere da queste due vittorie la spinta necessaria per vincere almeno 2 volte su 3 tra Michigan, Nevada e South Carolina; piazzarsi alle spalle di Giuliani in Florida; emergere, in vista del SuperTuesday come l'unica possibile alternativa "conservatrice" a Rudy.
Questa, piaccia o non piaccia, è la realtà. Una realtà, sia chiaro, estremamente fluida, che rischia di assumere contorni molto diversi al minimo mutare delle condizioni di fondo. Questo recente sondaggio di Rasmussen Reports, per esempio, che vede Mike Huckabee scavalcare Mitt Romney nei caucus dell'Iowa, è potenzialmente in grado di trasformare la two-way race repubblicana in una cavalcata trionfale per Giuliani. Se Romney non vincesse in Iowa, infatti, e nessun altro dei candidati preferiti dai conservatori (Thompson o lo stesso Huckabee) riuscisse - in tempi brevissimi - a prenderne il posto nelle dinamiche geopolitiche espresse dalla base, già nei primi giorni di gennaio potremmo avere una risposta, semplicissima ad una domanda che in troppi continuano a ritenere complicata. Una risposta di quattro lettere, che inizia con con R e finisce con Y.
UPDATE. Nell'ultimo sondaggio Rasmussen a livello nazionale, Giuliani (27%) ha 13 punti percentuali di vantaggio su Romney (14%) e McCain (14%). Al quarto posto c'è Huckabee (12%) che ha definitivamente scavalcato Thompson (10%).
mercoledì 28 novembre 2007
La Loggia P4
"Secondo l'Authority per le telecomunicazioni sia il Tg1 che l'intera informazione Rai era assai più equilibrata nel mese di aprile 2005 che nel mese di aprile 2007, con un nuovo governo in carica e il decisivo cambio al Tg1 (gli altri protagonisti sono infatti più o meno gli stessi). Se - come sostiene il direttore di Repubblica, Ezio Mauro - all'epoca operava una sorta di P2 dell'informazione che assoggettava la Rai a Berlusconi, o era composta da incapaci, o quella attuale che assoggetta la Rai a Prodi e alla sua maggioranza è assai più temibile. Se quello emerso dalle intercettazioni è tremendo scandalo, quello certificato dai dati dell'Authority dovrebbe portare alla decapitazione di tutti i responsabili".
Lettura obbligatoria per analizzare seriamente l'ultima teoria del complotto all'amatriciana: Franco Bechis su "Italia Oggi", via Dagospia, via Calamity Jane.
martedì 27 novembre 2007
Strange Bedfellows
Interessante articolo di Russell Berman del New York Sun sullo strano (ma neppure troppo) patto di non aggressione tra Rudy Giuliani e Mike Huckabee.
Il Polo diviso fa pace su Internet (da Libero)
Francesco Specchia, su Libero del 27 novembre
Dio benedica i bloggers: hanno il futuro della politica sulla punta del mouse, e ancora non lo sanno. Accade che, mentre nel mondo reale il centrodestra si sfalda, s'intruglia e si coagula vischiosamente come una macchia di Rorschach, in quello del web (la Blogosfera ispirata al modello francese di Sarkozy, assai à la page) le idee e il concetto di partito unico sono già una certezza. Certo, è Internet ma è un buon inizio. Accade che sotto l'"ombrello" di Tocqueville, la cittadella-piattaforma che raduna 1300 blog per 15/18mila utenti unici di media al giorno, si organizzino le masse critiche di laici, cattolici, liberali, radicali, finiani di An, e destri storaciani («La Santanchè li ha resi presentabili, anche se diciamo che non rientrano nel concetto di destra liberale e conservatrice»). Perfino leghisti e liberal un po' di sinistra. Tutti uniti in quadrata falange per un unico scopo: far cadere Prodi, dare una rassettata alla democrazia, e convergere - per una volta - più sugl'ideali che sulle poltrone.
Tocqueville è la città dei liberi, in cui 20 volontari, per 3-4 ore al giorno, filtrano articoli, opinioni, disamine, strategie elettorali dalla Sicilia alla Lombardia, dalla Spagna alla Germania. E soprattutto non censura le opinioni-contro, come spesso fanno i Grillo o i Luttazzi...», afferma Andrea Mancia, vicedirettore di Liberal e co-fondatore di Tocqueville. Mancia è uno che ha visto lungo. Anche se in Internet Silvio Berlusconi ci crede poco (e il responsabile di Forza Italia Antonio Palmieri si batte come un leone per far passare il messaggio), il web potrebbe davvero fare la differenza. Potrebbe davvero avere la funzione aggregatrice della piazza che fu la risorsa inaspettata del Polo nel '94. Grillo insegna: mai sottovalutare un blogger, specie se incazzato. Perché ci sono 150 milioni di bloggers al mondo: quattro solo in Francia e più di quindici negli Usa, dove con un'azione straordinaria di giornalismo d'inchiesta fecero dimettere il decano dei cronisti Dan Rather, beccato su una bufala. Il ritmo mondiale della loro attività cresce di sei post al secondo «ma durante le elezioni, coi live blogging, le dirette dei dibattiti politici si toccano, solo da noi, i 100mila utenti al giorno», ricorda sempre Mancia.
«Tocqueville nacque tre anni fa; eravamo tre amici al bar che se la raccontavano tra loro. Finché un giorno un blogger ci fece notare che il monopolio del web non era della sinistra; che c'erano almeno 150 utenti da questa parte della barricata che necessitavano solo di un punto di riferimento» ricorda Cristina Missiroli, l'altra giovane fondatrice oggi responsabile della parte web della brambillesca tv delle Libertà, «così pubblicammo i loro nomi. E si unirono in centinaia. Tocqueville divenne un formidabile rilanciatore di visite. Un fenomeno esponenziale. Se ne accorse anche Google che oggi ha intuito le potenzialità dell'inserimento di pubblicità nei diari condivisi...». Si chiama in gergo "il potenziale della coda": puntare sui piccoli gruppi di fedelissimi, le minoranze delle minoranze, praticamente un porta-a-porta al silicio. Ed è per questo - per l'effetto negromantico della "democrazia dal basso" - che alcuni politici e giornalisti lungimiranti, oggi, fondano e affondano blog con forsennata frequenza.
Benedetto Della Vedova e Marco Taradash, che coi suoi riformatori-liberali insiste sul concetto di"lobby trasversale"; il friulano Renzo Tondo e l'ex presidente del Senato Marcello Pera, a dire il vero oggi un po' loffio dopo i primi entusiasmi; il radicale libero David Parenzo che sfrutta la grancassa del circuito di Telelombardia e la coppia Loquenzi-Quagliariello perno dell"Occidentale"; Antonio Galdo e la redazione dell'Indipendente; Fausto Carioti di Libero con "A Conservative Mind" e Giorgia Meloni, giovanissima vicepresidente della Camera che sguinzaglia con ammirato zelo i suoi bloggers del circolo della Garbatella di Azione Giovani sulle tracce capitoline degli sfasci veltroniani. Poi c'è la novità del blog di Paolo Liguori, "Fatti e misfatti" con l'appendice di selezione video di "Presa diretta", un sistema integrato al TgCom dicui Liguori stesso è direttore. «Siamo nati solo da tre giorni e il successo è sorprendente. Liguori butta lì un argomento provocazione, che magari non può o non vuole approfondire nei canali istituzionali Mediaset; e la risposta è immediata. «Sul caso delle staminali e dei vigili dalla multa selvaggia si è scatenato l'inferno», commenta Stefano Ventura del TgCom. Per fare la rivoluzione - diceva Woody Allen- ci vogliono due cose: qualcuno contro cui rivoltarsi, e qualcuno che si presenti e faccia la rivoluzione. Prodi - si diceva - è per tutti la minaccia comune, il male da estirpare. E i rivoluzionari, i bloggers di centrodestra, ora continuano a presentarsi come alla visita di leva. Strani animali, i bloggers. Li osservammo un anno fa al loro primo convegno nazionale che aveva per pretesto il destino dell'informazione; ma, in realtà, era un incontro tra compagni di mouse che volevano vedersi finalmente in faccia.
I bloggers sono, in genere, studenti o giovani insegnanti a contratto, o impiegati d'azienda, che si mettono in ferie per inseguire un ideale. Parti osservandoli come nerds dalle polo lise, volti occhialuti alla Alain Finkielkraut, il sociologo che guardava il passato con nostalgia proustiana; poi ne diffidi quando, da matti, si chiamano tra loro solo coi nickname, gli pseudonimi usati in Rete («Ciao sono Right Nation», «Piacere mio io sono "Guerrecivili", ti presento "Starsailor"»); al massimo li rivaluti come tarli famelici delle e-mail, le meningi spremute, il lavorìo sulla tastiera. Ma, infondo, a sfruculiarli bene, li riscopri anime belle, futuristi del podcast, coi fumetti di Dylan Dog e i libri di Fukuyama sotto braccio, e con la fissa d'esportare la democrazia. «Sono quelli che ci credono veramente» commenta - voce dissonante - Marco Masieri, amministratore con Marco Montemagno di Blogosfere, la più grande piattaforma di blog (non solo politici) italiana «perché in Italia, in verità, i politici non hanno un gran concetto della politica web. Se ne accorgono solo con l'approssimarsi delle elezioni. Alla conferenza stampa di DiPietro su Second Life ci contavamo sulle dita. Di testate giornalistiche, poi, c'era solo il Corriere della sera». Eppure, se c'è ancora una speranza, oggi ha il suono secco d'un clic.
© Libero. Pubblicato il 27 novembre 2007.
Dio benedica i bloggers: hanno il futuro della politica sulla punta del mouse, e ancora non lo sanno. Accade che, mentre nel mondo reale il centrodestra si sfalda, s'intruglia e si coagula vischiosamente come una macchia di Rorschach, in quello del web (la Blogosfera ispirata al modello francese di Sarkozy, assai à la page) le idee e il concetto di partito unico sono già una certezza. Certo, è Internet ma è un buon inizio. Accade che sotto l'"ombrello" di Tocqueville, la cittadella-piattaforma che raduna 1300 blog per 15/18mila utenti unici di media al giorno, si organizzino le masse critiche di laici, cattolici, liberali, radicali, finiani di An, e destri storaciani («La Santanchè li ha resi presentabili, anche se diciamo che non rientrano nel concetto di destra liberale e conservatrice»). Perfino leghisti e liberal un po' di sinistra. Tutti uniti in quadrata falange per un unico scopo: far cadere Prodi, dare una rassettata alla democrazia, e convergere - per una volta - più sugl'ideali che sulle poltrone.
Tocqueville è la città dei liberi, in cui 20 volontari, per 3-4 ore al giorno, filtrano articoli, opinioni, disamine, strategie elettorali dalla Sicilia alla Lombardia, dalla Spagna alla Germania. E soprattutto non censura le opinioni-contro, come spesso fanno i Grillo o i Luttazzi...», afferma Andrea Mancia, vicedirettore di Liberal e co-fondatore di Tocqueville. Mancia è uno che ha visto lungo. Anche se in Internet Silvio Berlusconi ci crede poco (e il responsabile di Forza Italia Antonio Palmieri si batte come un leone per far passare il messaggio), il web potrebbe davvero fare la differenza. Potrebbe davvero avere la funzione aggregatrice della piazza che fu la risorsa inaspettata del Polo nel '94. Grillo insegna: mai sottovalutare un blogger, specie se incazzato. Perché ci sono 150 milioni di bloggers al mondo: quattro solo in Francia e più di quindici negli Usa, dove con un'azione straordinaria di giornalismo d'inchiesta fecero dimettere il decano dei cronisti Dan Rather, beccato su una bufala. Il ritmo mondiale della loro attività cresce di sei post al secondo «ma durante le elezioni, coi live blogging, le dirette dei dibattiti politici si toccano, solo da noi, i 100mila utenti al giorno», ricorda sempre Mancia.
«Tocqueville nacque tre anni fa; eravamo tre amici al bar che se la raccontavano tra loro. Finché un giorno un blogger ci fece notare che il monopolio del web non era della sinistra; che c'erano almeno 150 utenti da questa parte della barricata che necessitavano solo di un punto di riferimento» ricorda Cristina Missiroli, l'altra giovane fondatrice oggi responsabile della parte web della brambillesca tv delle Libertà, «così pubblicammo i loro nomi. E si unirono in centinaia. Tocqueville divenne un formidabile rilanciatore di visite. Un fenomeno esponenziale. Se ne accorse anche Google che oggi ha intuito le potenzialità dell'inserimento di pubblicità nei diari condivisi...». Si chiama in gergo "il potenziale della coda": puntare sui piccoli gruppi di fedelissimi, le minoranze delle minoranze, praticamente un porta-a-porta al silicio. Ed è per questo - per l'effetto negromantico della "democrazia dal basso" - che alcuni politici e giornalisti lungimiranti, oggi, fondano e affondano blog con forsennata frequenza.
Benedetto Della Vedova e Marco Taradash, che coi suoi riformatori-liberali insiste sul concetto di"lobby trasversale"; il friulano Renzo Tondo e l'ex presidente del Senato Marcello Pera, a dire il vero oggi un po' loffio dopo i primi entusiasmi; il radicale libero David Parenzo che sfrutta la grancassa del circuito di Telelombardia e la coppia Loquenzi-Quagliariello perno dell"Occidentale"; Antonio Galdo e la redazione dell'Indipendente; Fausto Carioti di Libero con "A Conservative Mind" e Giorgia Meloni, giovanissima vicepresidente della Camera che sguinzaglia con ammirato zelo i suoi bloggers del circolo della Garbatella di Azione Giovani sulle tracce capitoline degli sfasci veltroniani. Poi c'è la novità del blog di Paolo Liguori, "Fatti e misfatti" con l'appendice di selezione video di "Presa diretta", un sistema integrato al TgCom dicui Liguori stesso è direttore. «Siamo nati solo da tre giorni e il successo è sorprendente. Liguori butta lì un argomento provocazione, che magari non può o non vuole approfondire nei canali istituzionali Mediaset; e la risposta è immediata. «Sul caso delle staminali e dei vigili dalla multa selvaggia si è scatenato l'inferno», commenta Stefano Ventura del TgCom. Per fare la rivoluzione - diceva Woody Allen- ci vogliono due cose: qualcuno contro cui rivoltarsi, e qualcuno che si presenti e faccia la rivoluzione. Prodi - si diceva - è per tutti la minaccia comune, il male da estirpare. E i rivoluzionari, i bloggers di centrodestra, ora continuano a presentarsi come alla visita di leva. Strani animali, i bloggers. Li osservammo un anno fa al loro primo convegno nazionale che aveva per pretesto il destino dell'informazione; ma, in realtà, era un incontro tra compagni di mouse che volevano vedersi finalmente in faccia.
I bloggers sono, in genere, studenti o giovani insegnanti a contratto, o impiegati d'azienda, che si mettono in ferie per inseguire un ideale. Parti osservandoli come nerds dalle polo lise, volti occhialuti alla Alain Finkielkraut, il sociologo che guardava il passato con nostalgia proustiana; poi ne diffidi quando, da matti, si chiamano tra loro solo coi nickname, gli pseudonimi usati in Rete («Ciao sono Right Nation», «Piacere mio io sono "Guerrecivili", ti presento "Starsailor"»); al massimo li rivaluti come tarli famelici delle e-mail, le meningi spremute, il lavorìo sulla tastiera. Ma, infondo, a sfruculiarli bene, li riscopri anime belle, futuristi del podcast, coi fumetti di Dylan Dog e i libri di Fukuyama sotto braccio, e con la fissa d'esportare la democrazia. «Sono quelli che ci credono veramente» commenta - voce dissonante - Marco Masieri, amministratore con Marco Montemagno di Blogosfere, la più grande piattaforma di blog (non solo politici) italiana «perché in Italia, in verità, i politici non hanno un gran concetto della politica web. Se ne accorgono solo con l'approssimarsi delle elezioni. Alla conferenza stampa di DiPietro su Second Life ci contavamo sulle dita. Di testate giornalistiche, poi, c'era solo il Corriere della sera». Eppure, se c'è ancora una speranza, oggi ha il suono secco d'un clic.
© Libero. Pubblicato il 27 novembre 2007.
lunedì 26 novembre 2007
TocqueVille Party/1
Su Radio Radicale e su Radio We Blog, l'audio (e il video) integrale della tavola rotonda organizzata a Roma prima del TocqueVille Party. Per un resoconto integrale del "piatto forte" della giornata (la cena)... peggio per chi non c'era! :)
p.s. Leggi anche Mondopiccolo, Brugnols e Creonte. UPDATE. Ci erano sfuggiti Mithrandir e A Look to the Right.
p.s. Leggi anche Mondopiccolo, Brugnols e Creonte. UPDATE. Ci erano sfuggiti Mithrandir e A Look to the Right.
venerdì 23 novembre 2007
Berlusconi vs. Fini
Berlusconi, perché sembrava con le spalle al muro e invece ha stupito tutti, inventandosi una piroetta memorabile.
Fini, perché io al bipolarismo (meglio all'italiana che niente) non ci rinuncio.
Berlusconi, perché ha promesso di rendere democratico il processo di selezione della classe dirigente. Il mio capo non ci crede troppo, ma io sono ingenuo.
Fini, perché se davvero vuole dimostrare di poter fare il leader del centrodestra, questo è il momento giusto per dimostrarlo. Le leadership non si ereditano, si conquistano.
Berlusconi, perché riesce ancora - meglio di chiunque altro - ad essere in sintonia con la pancia delle persone normali.
Fini, perché l'ho sentito promettere che non si vendicherà dello strappo nelle trattative per le coalizioni locali. Che dite, sono ingenuo anche stavolta?
Berlusconi, perché ogni volta riesce a smuovere le acque stagnanti della politica italiana. Terrorizzando la sinistra.
Fini, perché ha trascinato una parte importante della destra italiana verso un modello moderno e spendibile (a volte perfino troppo), anche a costo di perdere qualche rottame del passato.
Berlusconi, perché ha strappato la parola popolo alla sinistra. Il fatto che per me il popolo, in quanto tale, non esista, è del tutto irrilevante.
Fini, perché sono sicuro che, passato lo shock, si renderà conto degli errori commessi.
Berlusconi, perché ha il coraggio di rischiare il tutto per tutto.
Fini, se avrà il coraggio di non rischiare di perdere tutto.
Fini, perché io al bipolarismo (meglio all'italiana che niente) non ci rinuncio.
Berlusconi, perché ha promesso di rendere democratico il processo di selezione della classe dirigente. Il mio capo non ci crede troppo, ma io sono ingenuo.
Fini, perché se davvero vuole dimostrare di poter fare il leader del centrodestra, questo è il momento giusto per dimostrarlo. Le leadership non si ereditano, si conquistano.
Berlusconi, perché riesce ancora - meglio di chiunque altro - ad essere in sintonia con la pancia delle persone normali.
Fini, perché l'ho sentito promettere che non si vendicherà dello strappo nelle trattative per le coalizioni locali. Che dite, sono ingenuo anche stavolta?
Berlusconi, perché ogni volta riesce a smuovere le acque stagnanti della politica italiana. Terrorizzando la sinistra.
Fini, perché ha trascinato una parte importante della destra italiana verso un modello moderno e spendibile (a volte perfino troppo), anche a costo di perdere qualche rottame del passato.
Berlusconi, perché ha strappato la parola popolo alla sinistra. Il fatto che per me il popolo, in quanto tale, non esista, è del tutto irrilevante.
Fini, perché sono sicuro che, passato lo shock, si renderà conto degli errori commessi.
Berlusconi, perché ha il coraggio di rischiare il tutto per tutto.
Fini, se avrà il coraggio di non rischiare di perdere tutto.
giovedì 22 novembre 2007
Fateli scendere
Pino Corrias, sul blog "Voglio Scendere" scritto in collaborazione con Peter Gomez e Marco Travaglio (un concentrato estremo di simpatia, insomma), si chiede - retoricamente, s'intende - se in Forza Italia "abiti almeno una persona, un uomo o una donna, un giovane, un anziano, un leader o un funzionario, un militante, un onorevole deputato, un senatore, un capo area, un capoufficio, un direttore marketing, un segretario di Circolo non rosso di capelli o addirittura un semplice adornato, che possegga una sua personale (indivisibile, eccentrica, discutibile, diversa) opinione sulle opinioni del Capo. I desideri del Capo. I capricci del Capo". Simpatici, ma soprattutto informati.
mercoledì 21 novembre 2007
Ppl
Il Cav. riesce sempre a stupirmi. E a divertirmi come nessun altro. Nel mio piccolo, però, vorrei regalargli un consiglio per affrontare quella che si annuncia come una lunga guerra di trincea con gli (ex?) alleati di AN. Si tratta un aforisma, molto conosciuto, di Winston Churchill. "Nella guerra, determinazione; nella sconfitta resistenza; nella vittoria, magnanimità".
giovedì 15 novembre 2007
Arrogance
Non credo, sinceramente, di aver mai assistito ad una esibizione di arroganza più sfacciata di quella che ci ha regalato, stasera al Senato, il capogruppo dell'Ulivo, Anna Finocchiaro. Non è tanto una questione di sostanza politica, anche se accusare il centrodestra di aver tentato di corrompere alcuni senatori della maggioranza, dopo il mercato delle vacche notturno di queste ultime ore, ci sembra francamente ridicolo. Si tratta, piuttosto, di un'arroganza "formale" insopportabile, che arriva al culmine di una stagione politica in cui proprio la mancanza di rispetto per gli avversari politici, insieme ad un malinteso senso di superiorità morale, intellettuale e culturale, hanno impedito al centrosinistra di rendersi conto del reale risultato delle elezioni del 2006.
Adesso la Finanziaria è passata, scongiurando qualsiasi rischio di spallata, sgambetto o calcio nel sedere. Ma da qui a pensare che, passata più o meno indenne dalle forche caudine del Senato, la maggioranza guidata da Romano Prodi possa imboccare la gloriosa strada delle riforme e del risanamento, ce ne passa. Dini e Bordon hanno esplicitamente dichiarato di aver votato la Finanziaria per "senso di responsabilità", ma considerano chiusa questa esperienza di governo, almeno con la maggioranza attuale. Fingere di non vedere quello che sta succedendo - nel sistema politico ma ancora di più nel paese reale - è, per l'ennesima volta, una dimostrazione di arroganza che risulterà fatale al centrosinistra. Prima, molto prima, di quanto non creda la senatrice Finocchiaro.
p.s. Sul futuro del governo Prodi, leggi anche Liber.t@'.
Adesso la Finanziaria è passata, scongiurando qualsiasi rischio di spallata, sgambetto o calcio nel sedere. Ma da qui a pensare che, passata più o meno indenne dalle forche caudine del Senato, la maggioranza guidata da Romano Prodi possa imboccare la gloriosa strada delle riforme e del risanamento, ce ne passa. Dini e Bordon hanno esplicitamente dichiarato di aver votato la Finanziaria per "senso di responsabilità", ma considerano chiusa questa esperienza di governo, almeno con la maggioranza attuale. Fingere di non vedere quello che sta succedendo - nel sistema politico ma ancora di più nel paese reale - è, per l'ennesima volta, una dimostrazione di arroganza che risulterà fatale al centrosinistra. Prima, molto prima, di quanto non creda la senatrice Finocchiaro.
p.s. Sul futuro del governo Prodi, leggi anche Liber.t@'.
martedì 13 novembre 2007
A occhio nudo
domenica 11 novembre 2007
Montecatini '07: liveblogging
13:39. Concludiamo qui il liveblogging, in lieve anticipo, con una piccola considerazione. Berlusconi è uno splendido comunicatore e ascoltarlo è sempre un piacere (anche se tende spesso a ripetere cose già dette), ma gli aneddoti e le battute dovrebbero essere un ottimo metodo per impreziosire un discorso politico, non per sostituire del tutto un discorso politico. Il rischio è quello di confondere il contorno con il piatto principale della portata. Sappiamo, ormai da anni, che il contorno è ottimo e abbondante. Adesso è arrivato il momento di pretendere un po' di sostanza.
13:38. Sono tornato. Pare che adesso Berlusconi stia parlando del presente. Niente futuro, ma sempre meglio che il passato.
13:21. Berlusconi parla male delle sigarette. Ne vado a fumare un'altra.
13:16. Aneddoto sulla mamma.
13:11. Berlusconi annuncia la nascita dell'Alta scuola della libertà e del pensiero liberale. Tra i docenti, Tony Blair (sic).
13:06. No, Yalta no!
13:04. Ancora passato. Interessante, ma passato.
12:58. Berlusconi racconta i mesi precedenti alla nascita di Forza Italia. Fino ad ora, molto amarcord e poco sguardo verso il futuro.
12:54. Berlusconi passa in rassegna gli eletti dei Circoli. Se vi capita l'occasione di vedere il video, non perdetelo.
12:51. Berlusconi si spende molto. Probabilmente Simone non ha torto.
12:46. Da qualche minuto, Berlusconi sta parlando con un braccio stretto sulla spalla di Dell'Utri. Secondo Simone, è un segnale politico.
12:39. "Mi fa sempre piacere incontrare i giovani dei Circoli, perché mi piace stare con i miei coetanei".
12:37. Berlusconi sale sul palco e ironizza sul proprio stato di salute (lo scorso anno ebbe un malore proprio alla convention di Montecatini).
12:32. Dell'Ultri spiega la strategia dei Circoli per il prossimo futuro e chiama sul palco gli eletti al direttivo nazionale.
12:20. Dell'Utri racconta le prime fasi della nascita di Forza Italia nel 1993.
12:14. Dell'Ultri: "Silvio, ti volevo scrivere una lettera...". Berlusconi: "Lascia stare, mi bastano quelle di mia moglie".
12:13. Atmosfera suggestiva. Anche il nuovo spot del Circolo è molto bello.
12:11. Si spengono le luci.
12:07. Il Palamadigan esplode. Sta arrivando Berlusconi. (Gli altoparlanti diffondo una splendida canzone dei Coldplay).
11:59. Dell'Utri: "Io sto cazzeggiando in attesa che arrivi il presidente".
11:49. Schifani: "Che stile ha una coalizione che si fa sostenere da parlamentari che gridano 10, 100, 1000 Nassirya?".
11:38. Dell'Utri chiama sul palco Renato Schifani, presidente dei senatori di Forza Italia. Io mi vado a fumare una sigaretta.
11:37. Bondi: "Forza Italia avrà molti difetti, ma senza Forza Italia non c'è nel nostro paese alcuna speranza di cambiamento per il futuro".
11:29. Bondi: "Il vantaggio nei sondaggi nasce da una luce diversa con cui i cittadini italiani guardano l'esperienza di governo di Berlusconi".
11:27. Bondi: "Gli elettori della sinistra sono stati ingannati dal governo in carica".
11:20. Bondi sale sul palco.
11:19. Dell'Utri presenta Sandro Bondi.
11:15. Dell'Utri: "Churchill diceva che ci sono 9 parole molto potenti: mai mai mai mai mai mai darsi per vinti. Dedico questa frase al mio amico Cesare Previti". Breve intervento di Previti.
11:13. Liveblogging anche da Freedomland e Mondopiccolo.
11:12. Ancora ping-pong...
11:10. Due cinesi con maglietta rosa giocano a ping-pong sul palco. Simone imita Tremonti che chiede dazi.
11:07. Il senatore Marcello Dell'Utri ha appena annunciato gli eletti al direttivo nazionale del Circolo, bacchettando l'organizzazione per alcuni "piccoli brogli". Poi parla a lungo di ping-pong.
13:38. Sono tornato. Pare che adesso Berlusconi stia parlando del presente. Niente futuro, ma sempre meglio che il passato.
13:21. Berlusconi parla male delle sigarette. Ne vado a fumare un'altra.
13:16. Aneddoto sulla mamma.
13:11. Berlusconi annuncia la nascita dell'Alta scuola della libertà e del pensiero liberale. Tra i docenti, Tony Blair (sic).
13:06. No, Yalta no!
13:04. Ancora passato. Interessante, ma passato.
12:58. Berlusconi racconta i mesi precedenti alla nascita di Forza Italia. Fino ad ora, molto amarcord e poco sguardo verso il futuro.
12:54. Berlusconi passa in rassegna gli eletti dei Circoli. Se vi capita l'occasione di vedere il video, non perdetelo.
12:51. Berlusconi si spende molto. Probabilmente Simone non ha torto.
12:46. Da qualche minuto, Berlusconi sta parlando con un braccio stretto sulla spalla di Dell'Utri. Secondo Simone, è un segnale politico.
12:39. "Mi fa sempre piacere incontrare i giovani dei Circoli, perché mi piace stare con i miei coetanei".
12:37. Berlusconi sale sul palco e ironizza sul proprio stato di salute (lo scorso anno ebbe un malore proprio alla convention di Montecatini).
12:32. Dell'Ultri spiega la strategia dei Circoli per il prossimo futuro e chiama sul palco gli eletti al direttivo nazionale.
12:20. Dell'Utri racconta le prime fasi della nascita di Forza Italia nel 1993.
12:14. Dell'Ultri: "Silvio, ti volevo scrivere una lettera...". Berlusconi: "Lascia stare, mi bastano quelle di mia moglie".
12:13. Atmosfera suggestiva. Anche il nuovo spot del Circolo è molto bello.
12:11. Si spengono le luci.
12:07. Il Palamadigan esplode. Sta arrivando Berlusconi. (Gli altoparlanti diffondo una splendida canzone dei Coldplay).
11:59. Dell'Utri: "Io sto cazzeggiando in attesa che arrivi il presidente".
11:49. Schifani: "Che stile ha una coalizione che si fa sostenere da parlamentari che gridano 10, 100, 1000 Nassirya?".
11:38. Dell'Utri chiama sul palco Renato Schifani, presidente dei senatori di Forza Italia. Io mi vado a fumare una sigaretta.
11:37. Bondi: "Forza Italia avrà molti difetti, ma senza Forza Italia non c'è nel nostro paese alcuna speranza di cambiamento per il futuro".
11:29. Bondi: "Il vantaggio nei sondaggi nasce da una luce diversa con cui i cittadini italiani guardano l'esperienza di governo di Berlusconi".
11:27. Bondi: "Gli elettori della sinistra sono stati ingannati dal governo in carica".
11:20. Bondi sale sul palco.
11:19. Dell'Utri presenta Sandro Bondi.
11:15. Dell'Utri: "Churchill diceva che ci sono 9 parole molto potenti: mai mai mai mai mai mai darsi per vinti. Dedico questa frase al mio amico Cesare Previti". Breve intervento di Previti.
11:13. Liveblogging anche da Freedomland e Mondopiccolo.
11:12. Ancora ping-pong...
11:10. Due cinesi con maglietta rosa giocano a ping-pong sul palco. Simone imita Tremonti che chiede dazi.
11:07. Il senatore Marcello Dell'Utri ha appena annunciato gli eletti al direttivo nazionale del Circolo, bacchettando l'organizzazione per alcuni "piccoli brogli". Poi parla a lungo di ping-pong.
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