lunedì 30 marzo 2009

Why the Democrats Can't Govern

Jonathan Chait su The New Republic analizza, da sinistra, i motivi che potrebbero portare il partito democratico (e Obama) a trovarsi nella stessa di situazione di Carter (nel 1978 e nel 1980) e di Clinton (nel 1994). "Sembra impossibile - scrive Chait - che questo partito, con le sfide così grandi che attendono la nazione e una così rara possibilità di affrontarle, voglia ancora una volta seguire il sentiero verso il suicidio. Eppure, a volte, i democratici proprio non riescono a farne a meno". Nel dettaglio, Chait offre tre possibili spiegazioni di questa tendenza all'auto-distruzione. Anche se nessuna (a parte forse la seconda) è troppo convincente, l'analisi resta interessante e merita sicuramente un'attenta lettura.

Round-Up (left&right): JustOneMinute, Betsy's Page, DownWithTyranny!, Matthew Yglesias, RedState, Patterico's Pontifications

Bailout!



(h/t: Creez)

giovedì 26 marzo 2009

No, he can't

Obama’s dismantling of President Clinton’s economic legacy is injurious. For moderate Democrats who recognise the national mainstream as the party’s best hope of a long-term majority, it is highly dangerous to be associated with such an ideological presidency. It is even worse when the ideology is the one least likely to work. Weakness and inexperience abroad is already causing a dangerous escalation in tensions. At home, the president’s policies represent a history-making, debt-fuelled arrogation of vast territories of private life and the economy. More war and less growth is bad leadership and bad politics.


Karl Rove? Newt Gingrich? Rush Limbaugh? Joe the Plumber? No, è soltanto l'ultimo paragrafo di un articolo scritto da Burtle Bull (ex editore di The Village Voice) per il magazine britannico Prospect. Dopo la sinistra-sinistra, anche la sinistra-centro sta iniziando a mollare Obama?

mercoledì 25 marzo 2009

Appeaser-in-Chief

Enzo Reale, che è un idealista, usa ancora il punto interrogativo scrivendo del "brusco arresto nella diffusione dei principi e della pratica della democrazia e della libertà" dell'amministrazione Obama-Clinton. Noi, che siamo dei cinici realisti muscolari, il punto interrogativo l'abbiamo già tolto. Per tutto il resto, d'accordo al 100%.

Bush vs Obama



Un consiglio a tutti i fiscal conservatives che hanno (giustamente) criticato la politica ecomomica di George W. Bush e che hanno (ingiustamente) dato credito alle promesse obamiste in campagna elettorale: date un'occhiata alle quick observations sul budget dell'amministrazione democratica scritte da Brian Riedl e da Conn Carrol per il blog della Heritage Foundation. Il grafico qui sopra è del Washington Post.

martedì 24 marzo 2009

Will Obama Listen to Iran's Bloggers?

«Barack Obama extended the olive branch to Iran's leaders last Friday in a videotaped message praising a “great civilization” for “accomplishments” that “have earned the respect of the United States and the world.” The death of Iranian blogger Omid-Reza Mirsayafi in Tehran's Evin prison two days earlier was, presumably, not among the accomplishments the president had in mind».

(Bret Stephens, Wall Street Journal)

Fifty-Fifty

«La luna di miele è finita». Inizia così l'articolo del Boston Herald che anticipa il sondaggio di Zogby secondo cui il job approval di Obama sarebbe tornato sulla Terra, entrando nella “zona 50%”. «I numeri stanno scendendo - dice John Zogby all'Herald - non a causa delle ultime gaffe, ma per una combinazione di alte aspettative e lentezza di risultati nell'economia». E Tobe Berkovitz, del Boston University’s College of Communication, pensa che il problema del presidente sia la «sovraesposizione delle ultime settimane». Intanto, mentre Gallup e CBS News si ostinano a confermare numeri intorno al 65%, Obama per Rasmussen Reports resta inchiodato al 56% (con un approval index del +4%).

UPDATE. Naturalmente ora Zogby diventa «the worst pollster in the world», cosa probabilmente vera - per carità - ma di cui Nate Silver si ricorda solo a giorni alterni... ;)

lunedì 23 marzo 2009

Fuoco amico

Una giornata storta può capitare a tutti. Ma quella che è toccata a Barack Obama sabato scorso sarà difficile da dimenticare. Coccolato dai mezzi d’informazione fin dal suo esordio sulla scena politica nazionale, il presidente americano sembra aver perso - nelle ultime settimane - una parte dell’appeal esercitato nei confronti dei media e, in genere, delle élite che hanno contribuito alla sua storica elezione. Nello stesso giorno (sabato, appunto), Obama è stato oggetto di tre editoriali, molto critici, pubblicati dal New York Times, il giornale che più di ogni altro, durante la campagna elettorale, si era distinto per la sua incrollabile ortodossia obamista. Il tutto mentre, su Internet, un altro commentatore del NYT, il recente premio Nobel per l’economia Paul Krugman, scriveva sul suo visitatissimo blog che il piano di salvataggio delle banche annunciato dal ministro del Tesoro, Tim Geithner, era quasi certamente destinato a fallire. Un concetto ripreso e approfondito ieri da Krugman, sempre nella pagina degli editoriali del New York Times.

Soltanto “fuoco amico”? O un segnale che qualcosa, nei rapporti tra Obama e la sua constituency naturale, non funziona più come prima? E quale è il ruolo del criticatissimo Geithner in tutta la vicenda? Ieri Markos Moulitsas, fondatore di Daily Kos, e “guru” della sinistra progressive, scriveva su Twitter (la piattaforma di micro-blogging) che «Geithner sta iniziando ad assomigliare al Rumsfeld di Obama». Un paragone blasfemo, per chi ritiene che il primo ministro della Difesa di Bush fosse l’incarnazione del Male sulla terra, ma anche l’indizio di un malessere profondo che serpeggia nel mondo della sinistra americana. Ieri Krugman scriveva esplicitamente del «senso di disperazione» che lo coglie quando analizza il piano di Geithner.

«Il ministro del Tesoro - spiega l’economista liberal - ha persuaso il presidente Obama a riciclare le politiche ideate dall’amministrazione Bush, in particolare il piano “cash for trash” proposto e poi abbandonato sei mesi fa da Henry Paulson». Come aveva scritto un paio di giorni prima sul suo blog, insomma, Krugman è convinto che abbiano vinto «le idee degli zombie». «È come - prosegue - se il presidente fosse determinato a confermare la crescente percezione di inadeguatezza sua e del suo team economico». Una percezione che potrebbe presto prosciugare il suo «capitale politico».

E se Krugman è «disperato», Thomas Friedman - un altro degli obamiani della prima ora - accusa addirittura la Casa Bianca di aver perso la sua capacità di «leadership ispirata», che è un po’ come dire a Berlusconi che non più in grado di raccontare barzellette. Secondo Friedman, «Obama ha perso una grande opportunità con lo scandalo dei bonus Aig», perché - invece di affidarsi alla reazione scomposta del Congresso - avrebbe dovuto chiedere ai manager (naturalmente in diretta televisiva) di rinunciare spontaneamente ai loro premi milionari.

Una tesi surreale, ma non come l’inizio dell’ultimo editoriale di Maureen Down (sempre obamiana, sempre sul NYT), che immagina uno spot che avrebbe potuto far vincere le elezioni a John McCain: Barack Obama che coltiva rucola organica (“arugola”, per l'America radical chic) nei giardini della Casa Bianca. Una fantasia superata dalla realtà, dopo le rivelazioni botaniche della first lady Michelle, pronta a costringere tutta la famiglia a mangiare verdura «che lo vogliano o no», che spinge la Dowd a chiedersi se «nello studio ovale non ci sia capitato l’Obama sbagliato».

Anche in questo caso, note di colore a parte, l’accusa principale mossa nei confronti di Obama è quella di essersi lasciato convincere da Geithner («nato e cresciuto repubblicano») a «coccolare l’élite di Wall Street». Meglio il decisionismo vegetariano di Michelle, insomma, rispetto alla debolezza dimostrata da Barack nei confronti degli “avidi capitalisti”.

Il senso della “grande ribellione” della sinistra nei confronti di Obama e della sua politica economica, a ben guardare, è tutto qui. Il presidente ha fatto campagna elettorale sostenendo, almeno in teoria, le ragioni di Main Street contro quelle di Wall Street. E oggi, secondo i suoi neo-detrattori, si è arreso al nemico senza neppure combattere. “Inventato” dai media, invocato dalla sinistra ed eletto sull’onda di una rivolta populista, oggi Obama sembra in grande difficoltà, nella gestione della crisi economica, proprio con i suoi alleati naturali. Intanto, per dirla con Krugman, il tempo passa inesorabile al ritmo di «600mila posti di lavoro persi ogni mese». E il capitale politico inizia a scarseggiare.

(domani in edicola su Liberal quotidiano)

domenica 22 marzo 2009

Damn Teleprompter...



There are those who say that the plans in this budget are too ambitious to enact. To say that, uh … they say uh, in the face of challenges, uh, that we face, we should be trying to do less than more.

(via Hot Air)

venerdì 20 marzo 2009

Barack H. Obiden



- Obama: «I've been practising. I bowled a 129.
- Leno: «That's very good, Mr. President...»
- Obama: «It's like the Special Olympics or something...»

Provate ad immaginare cosa sarebbe potuto accadere se George W. Bush avesse fatto una battuta sugli handicappati in un late night show.

Round-Up. Political Punch, Michelle Malkin, Fox News, Patterico's Pontifications, Stop The ACLU, Perfunction, No Quarter, Don Surber, The Strata-Sphere, Wizbang, Conservatives4Palin.com, NewsBusters.org, The Sundries Shack, Hugh Hewitt, Riehl World View, Protein Wisdom, Hot Air, JammieWearingFool, Blue Crab Boulevard, Ace of Spades HQ

UPDATE. Jim Vandehei e Mike Allen su The Politico: “Obama struggles as communicator

UPDATE/2. Bring it on!

giovedì 19 marzo 2009

The Opening

President Barack Obama and his West Wing lieutenants are playing on the world's largest stage, yet act as if no one is watching them when they contradict their campaign promises. That behavior is unwittingly giving the Republicans an opening.

(Karl Rove, Wall Street Journal)

I furbetti del Tesorino

Parliamoci chiaro. Nello “scandalo” dei bonus AIG qualcuno (più d’uno, forse) sta mentendo al popolo americano. E il principale indiziato non può che essere il ministro del Tesoro dell’amministrazione Obama, Timothy Geithner. Facciamo qualche passo indietro per i più distratti.

(Larry Silverbud, su L'Occidentale)

mercoledì 18 marzo 2009

Effetto Obama

Per la prima volta - in anni - i repubblicani sorpassano i democratici nel “generic congressional ballot” di Rasmussen Reports.

Think Again

Bold? Smooth? Great Communicator? Think Again. Cinque miti della mistica obamista smontati, su The Politico, da Alex Conant.

martedì 17 marzo 2009

Tidbits

Il Washington Post insolitamente duro nei confronti del Messia. I problemi fiscali del Team Obama. Ron Paul insidiato (in una camera da letto) da Sacha Baron Cohen in versione-Bruno. Il Minnesota come la Florida (magari...). Il governatore di New York affonda nei sondaggi. La vast left-wing conspiracy viene allo scoperto. E finalmente arriva una proposta sensata da parte dei repubblicani.

Slippery People /2

Grazie a una segnalazione di Andrea Mollica, torniamo sull'argomento del job approval obamiano con due letture molto interessanti (anche se di venerdì scorso). Douglas E. Schoen e Scott Rasmussen, sul Wall Street Journal, ci avvertono che «i numeri di Obama stanno tornando sulla Terra». Nate Silver, su Fivethirtyeight, prova a spiegare perché.

lunedì 16 marzo 2009

Slippery People

Obama perde 5 punti percentuali di job approval in un mese (da 64% a 59%), secondo Pew Research. E secondo Rasmussen Reports il suo approval index è il più basso di sempre: +4% contro il +30% di fine gennaio.

Ron Silver, 1946-2009

«Just over 1,000 days ago, 2,605 of my neighbors were murdered at the World Trade Center — men, women and children — as they began their day on a brilliantly clear New York autumn morning, less than four miles from where I am now standing. We will never forgive. Never forget. Never excuse! At the end of World War II, General Douglas MacArthur, Supreme Allied Commander of the South Pacific, said: “It is my earnest hope - indeed the hope of all mankind - that from this solemn occasion a better world shall emerge out of the blood and carnage of the past, a world found upon faith and understanding, a world dedicated to the dignity of man and the fulfillment of his most cherished wish for freedom, tolerance and justice.” The hope he expressed then remains relevant today. We are again engaged in a war that will define the future of humankind. Responding to attacks on our soil, America has led a coalition of countries against extremists who want to destroy our way of life and our values.

This is a war we did not seek.
This is a war waged against us. This is a war to which we had to respond. History shows that we are not imperialists . . .but we are fighters for freedom and democracy. Even though I am a well-recognized liberal on many issues confronting our society today, I find it ironic that many human rights advocates and outspoken members of my own entertainment community are often on the front lines to protest repression, for which I applaud them but they are usually the first ones to oppose any use of force to take care of these horrors that they catalogue repeatedly. Under the unwavering leadership of President Bush, the cause of freedom and democracy is being advanced by the courageous men and women serving in our Armed Services. The President is doing exactly the right thing. That is why we need this President at this time! I am grateful for the chance to speak tonight to express my support for our Commander-in-Chief, for our brave troops, and for the vital cause which they have undertaken. General Dwight Eisenhower’s statement of 60 years ago is true today... “United in this determination and with unshakable faith in the cause for which we fight, we will, with God’s help, go forward to our greatest victory”. Thank you».

Ron Silver, New York, August 30th 2004, Republican National Convention (via Michelle Malkin)