RightNation
lunedì 28 settembre 2009
giovedì 24 settembre 2009
«Post-American Speech»
Il commento più azzeccato sul discorso di Barack H. Obama all'assemblea delle Nazioni Unite l'ha fatto John Bolton (ex ambasciatore Usa all'Onu), in una dichiarazione rilasciata a Robert Costa della National Review. «È stato - dice Bolton - il primo discorso post-americano del primo presidente post-americano». A qualcuno, a molti forse, tutto questo farà piacere. Noi continuiamo a preferire l'America. Sullo stesso argomento, da leggere anche Michael Barone sul Washington Examiner.
lunedì 21 settembre 2009
La frase del giorno
Trovo che operazioni editoriali come quella dell'ex speechwriter di Bush, Matt Latimer, siano un misto di cattivo gusto e “alto tradimento”. Ma questo non toglie che una delle frasi attribuite all'ex presidente (se vera) possa essere consegnata agli annali del politicamente scorretto e portata ad eterno esempio del George W. Bush che abbiamo amato.
Parlando di Jimmy Carter: «If I'm ever eighty-two years old and acting like that have someone put me away» (Traduzione libera: «Se a 82 anni sarò così, chiamate qualcuno per farmi fuori»).
Parlando di Jimmy Carter: «If I'm ever eighty-two years old and acting like that have someone put me away» (Traduzione libera: «Se a 82 anni sarò così, chiamate qualcuno per farmi fuori»).
giovedì 17 settembre 2009
The Tide has Turned
Eletto sull'onda della crisi finanziaria con aspettative altissime per la gestione dell'economia, il presidente Obama - secondo l'ultimo sondaggio di Gallup - ottiene gli indici di gradimento più alti per l'Iraq (56%) e i più bassi proprio per l'economia (46%), la sanità (43%) e il deficit (38%). Intanto, per Rasmussen Reports, il “rimbalzino” post-discorso-al-Congresso si è già esaurito. E Obama è tornato al -8% nel Presidential Approval Index e al 47% nel Job Approval.
martedì 15 settembre 2009
Questa pazza pazza America
I casi sono due: o l’America è impazzita o il “primo emendamento” della sua Costituzione (quello sulla libertà di parola) sta conoscendo un momento di assoluto splendore. Qualunque sia l’interpretazione che si voglia dare al fenomeno, non c’è dubbio che negli States qualcosa stia accadendo. Pensiamo soltanto alla cronaca degli ultimi giorni. Il congressman repubblicano della South Carolina, Joe Wilson, durante il discorso del presidente al Congresso sulla riforma sanitaria, si permette di urlare quello che molti cittadini statunitensi (più della metà, secondo i sondaggi) pensano, ma che nessuno aveva ancora avuto il coraggio di sussurrare in pubblico: «Obama è un bugiardo!».
Apriti cielo. I democratici si scandalizzano (dimenticandosi che Bush=Liar era il meme più affettuoso utilizzato dall’opposizione nei confronti del presidente uscente) e si appellano al rispetto dell’etichetta parlamentare. Intanto Wilson conosce il suo “quarto d’ora di celebrità”, migliaia di t-shirt in suo onore (I’m with Joe Wilson!) vengono stampate e vendute da costa a costa. E soprattutto centinaia di migliaia di dollari piovono nelle casse del suo war-chest elettorale per il 2010, ma anche in quello del suo rivale democratico. Il (maleducato) battito d’ali di farfalla a Capitol Hill rischia di provocare un terremoto a Columbia (capitale della South Carolina e città principale del 2° distretto della Camera, collegio in cui è stato eletto Wilson).
Ma non basta. Pochi giorni dopo, nel momento cruciale della semifinale femminile degli US Open di tennis, la “schiacciasassi” (o almeno, “schiacciaPennetta”) Serena Williams minaccia di morte una giudice di linea che le ha contestato un “fallo di piede” durante un match-point dell’avversaria. Anzi, come ha giustamente sottolineato Serena all’arbitro cercando di giustificarsi, non si tratta di una vera e propria minaccia di morte, perché - con il copioso condimento di una decina di “fucking” - la tennista avverte la giudice che «rimpiangerà di non essere morta». A completare il quadro splatter, la minaccia - questà sì - di far ingoiare un paio di palle da tennis alla malcapitata.
L’outburst di maleducazione che ha fatto più discutere gli americani negli ultimi giorni, però, è stata senz’altro la sceneggiata del rapper Kanye West agli Mtv Video Music Awards di domenica scorsa. In finale per il miglior video “femminile” ci sono Beyonce (moglie dell’altro rapper Jay-Z, grande amico di West) e la giovanissima Taylor Swift (cantautrice pop-country della Pennsylvania). Vince la seconda.
Il buon Kanye, visibilmente alticcio (lo hanno visto passeggiare per il red carpet con una bottiglia di bourbon mezza vuota) non accetta con sportività la sconfitta di Beyonce. E decide di farlo sapere a tutti, in diretta televisiva, salendo sul palco durante il tradizionale discorso di ringraziamento della Swift, strappandole di mano il microfono e biascicando tutto il suo disappunto per la decisione della giuria. Sguardi imbarazzati tra gli organizzatori, una marea di “boo” dalla platea e rapido segmento pubblicitario mandato in onda da Mtv per togliersi dall’impaccio mentre West viene trascinato via dalla sicurezza.
Ri-apriti cielo. Taylor Swift viene vista piangere in camerino, distrutta dall’episodio (il più bel giorno della vita di una diciannovenne rovinato da un ubriacone), mentre gli Stati Uniti si sollevano - come un sol’uomo - contro la maleducazione di West, che viene costretto a scusarsi per l’accaduto sul suo blog, a furor di popolo. Il rapper scrive di essere «sooooo sorry» (con cinque “o”) per aver rovinato la festa di Taylor e chiede scusa a lei, ma anche ai suoi “fans” e ai suoi «amici di Mtv».
L’episodio, anzi il trittico di episodi, potrebbe finire qui. Per essere archiviato come una serie di spiacevoli “mattane” di fine estate accadute in un Paese grande anche nei suoi eccessi (e nel rilievo mediatico che viene attribuito ai suoi eccessi). Se non fosse che, proprio ieri, il caso Swift-West ha avuto una coda presidenziale.
Registrando un’intervista per il canale televisivo Cnbc, Barack Obama si è lasciato scappare un commento - rigorosamente off-the-record - sullo “scandalo Mtv”, definendo Kanye West un «jackass» (qualcosa di un po’ più volgare di «coglione»). Immediatamente, il giornalista di Abc News Terry Moran, probabilmente con un telefono cellulare, ha riportato il commento sulla sua pagina di Twitter (che conta oltre un milione di iscritti), gettando nel panico la “twittersphere”, la “blogosfera” e qualsiasi altra sfera vi possa venire in mente.
Ri-ri-apriti cielo. Il post, nel giro di pochi minuti, è stato rimosso dalla pagina di Moran. Ma ormai il danno era fatto, scatenando una discussione infinita sul web (che sta proseguendo anche mentre vengono scritte queste righe) e costringendo Abc a un comunicato ufficiale di scuse: «Un impiegato di Abc ha frettolosamente “tweettato” uno stralcio di un commento del presidente che si è poi rivelato appartenere ad una porzione off-the-record dell’intervista. Il tutto è avvenuto prima che il nostro processo editoriale potesse essere completato. Ci scusiamo con la Casa Bianca e con Cnbc e abbiamo compiuto i passi necessari per assicurarci che un episodio del genere non si verifichi più».
È davvero pazza quest’America. Quando Wilson ha dato del bugiardo a Obama, i repubblicani ne hanno fatto un eroe e i democratici un demonio. Quando West e la Williams hanno dato fuori di testa, la stragrande maggioranza del Paese li ha attaccati, ma qualcuno è arrivato a ipotizzare un “complotto razzista” nei loro confronti. Adesso che il presidente interpreta (una volta tanto) lo “spirito della nazione”, dimostrando di saper riconoscere un “jackass” quando lo vede, la Abc si scusa al posto suo e cerca di nascondere la notizia. Il primo emendamento è uguale per tutti. Ma c’è sempre qualcuno più uguale degli altri.
(domani in edicola su Liberal quotidiano)
Apriti cielo. I democratici si scandalizzano (dimenticandosi che Bush=Liar era il meme più affettuoso utilizzato dall’opposizione nei confronti del presidente uscente) e si appellano al rispetto dell’etichetta parlamentare. Intanto Wilson conosce il suo “quarto d’ora di celebrità”, migliaia di t-shirt in suo onore (I’m with Joe Wilson!) vengono stampate e vendute da costa a costa. E soprattutto centinaia di migliaia di dollari piovono nelle casse del suo war-chest elettorale per il 2010, ma anche in quello del suo rivale democratico. Il (maleducato) battito d’ali di farfalla a Capitol Hill rischia di provocare un terremoto a Columbia (capitale della South Carolina e città principale del 2° distretto della Camera, collegio in cui è stato eletto Wilson).
Ma non basta. Pochi giorni dopo, nel momento cruciale della semifinale femminile degli US Open di tennis, la “schiacciasassi” (o almeno, “schiacciaPennetta”) Serena Williams minaccia di morte una giudice di linea che le ha contestato un “fallo di piede” durante un match-point dell’avversaria. Anzi, come ha giustamente sottolineato Serena all’arbitro cercando di giustificarsi, non si tratta di una vera e propria minaccia di morte, perché - con il copioso condimento di una decina di “fucking” - la tennista avverte la giudice che «rimpiangerà di non essere morta». A completare il quadro splatter, la minaccia - questà sì - di far ingoiare un paio di palle da tennis alla malcapitata.
L’outburst di maleducazione che ha fatto più discutere gli americani negli ultimi giorni, però, è stata senz’altro la sceneggiata del rapper Kanye West agli Mtv Video Music Awards di domenica scorsa. In finale per il miglior video “femminile” ci sono Beyonce (moglie dell’altro rapper Jay-Z, grande amico di West) e la giovanissima Taylor Swift (cantautrice pop-country della Pennsylvania). Vince la seconda.
Il buon Kanye, visibilmente alticcio (lo hanno visto passeggiare per il red carpet con una bottiglia di bourbon mezza vuota) non accetta con sportività la sconfitta di Beyonce. E decide di farlo sapere a tutti, in diretta televisiva, salendo sul palco durante il tradizionale discorso di ringraziamento della Swift, strappandole di mano il microfono e biascicando tutto il suo disappunto per la decisione della giuria. Sguardi imbarazzati tra gli organizzatori, una marea di “boo” dalla platea e rapido segmento pubblicitario mandato in onda da Mtv per togliersi dall’impaccio mentre West viene trascinato via dalla sicurezza.
Ri-apriti cielo. Taylor Swift viene vista piangere in camerino, distrutta dall’episodio (il più bel giorno della vita di una diciannovenne rovinato da un ubriacone), mentre gli Stati Uniti si sollevano - come un sol’uomo - contro la maleducazione di West, che viene costretto a scusarsi per l’accaduto sul suo blog, a furor di popolo. Il rapper scrive di essere «sooooo sorry» (con cinque “o”) per aver rovinato la festa di Taylor e chiede scusa a lei, ma anche ai suoi “fans” e ai suoi «amici di Mtv».
L’episodio, anzi il trittico di episodi, potrebbe finire qui. Per essere archiviato come una serie di spiacevoli “mattane” di fine estate accadute in un Paese grande anche nei suoi eccessi (e nel rilievo mediatico che viene attribuito ai suoi eccessi). Se non fosse che, proprio ieri, il caso Swift-West ha avuto una coda presidenziale.
Registrando un’intervista per il canale televisivo Cnbc, Barack Obama si è lasciato scappare un commento - rigorosamente off-the-record - sullo “scandalo Mtv”, definendo Kanye West un «jackass» (qualcosa di un po’ più volgare di «coglione»). Immediatamente, il giornalista di Abc News Terry Moran, probabilmente con un telefono cellulare, ha riportato il commento sulla sua pagina di Twitter (che conta oltre un milione di iscritti), gettando nel panico la “twittersphere”, la “blogosfera” e qualsiasi altra sfera vi possa venire in mente.
Ri-ri-apriti cielo. Il post, nel giro di pochi minuti, è stato rimosso dalla pagina di Moran. Ma ormai il danno era fatto, scatenando una discussione infinita sul web (che sta proseguendo anche mentre vengono scritte queste righe) e costringendo Abc a un comunicato ufficiale di scuse: «Un impiegato di Abc ha frettolosamente “tweettato” uno stralcio di un commento del presidente che si è poi rivelato appartenere ad una porzione off-the-record dell’intervista. Il tutto è avvenuto prima che il nostro processo editoriale potesse essere completato. Ci scusiamo con la Casa Bianca e con Cnbc e abbiamo compiuto i passi necessari per assicurarci che un episodio del genere non si verifichi più».
È davvero pazza quest’America. Quando Wilson ha dato del bugiardo a Obama, i repubblicani ne hanno fatto un eroe e i democratici un demonio. Quando West e la Williams hanno dato fuori di testa, la stragrande maggioranza del Paese li ha attaccati, ma qualcuno è arrivato a ipotizzare un “complotto razzista” nei loro confronti. Adesso che il presidente interpreta (una volta tanto) lo “spirito della nazione”, dimostrando di saper riconoscere un “jackass” quando lo vede, la Abc si scusa al posto suo e cerca di nascondere la notizia. Il primo emendamento è uguale per tutti. Ma c’è sempre qualcuno più uguale degli altri.
(domani in edicola su Liberal quotidiano)
venerdì 11 settembre 2009
«Present!»
President Obama's address last night was little more than a campaign speech with the Congress as the set piece. Evaluated from that perspective, it was a success. But from the perspective of finding a policy solution - i.e. actual governance - it contributed nothing to health care reform. The President had to give yesterday's speech for a simple, straightforward reason: his party is divided on a few key issues, above all the public option. This is what forced the delay through August, at which point the opposition was able to seize the microphone from government leaders and drive their poll numbers down. To ameliorate this dilemma, the President chose to give last night's speech. In it, he:
(1) Focused on items that unite the Democrats.Jay Cost, Real Clear Politics
(2) Blasted Republicans while praising bipartisanship.
(3) Indulged in rhetorical flights of fancy that have become his stock in trade.
giovedì 10 settembre 2009
Parole sante
«Quante volte si è riunito l’organismo di vertice del Pdl? Quante volte la direzione? Non mi risulta si sia mai riunita. Quando chiedo più confronto, più dibattito, più democrazia interna lo dico perché sono convinto che questo non è lesa maestà, questo non mina la leadership, ma la rafforza, la mette al confronto con il corpo vivo del partito». Gianfranco Fini, 10 settembre 2009, Gubbio.
Parole sante, quelle del presidente della Camera. Poi, magari, un giorno ci spiegherà quale fosse il grado di “democrazia interna” in Alleanza Nazionale prima del suo scioglimento nel Pdl.
Parole sante, quelle del presidente della Camera. Poi, magari, un giorno ci spiegherà quale fosse il grado di “democrazia interna” in Alleanza Nazionale prima del suo scioglimento nel Pdl.
martedì 8 settembre 2009
Notapolitica.it
Negli ultimi giorni abbiamo avuto problemi con il server di Notapolitica.it (hard disk bruciato, raid capriccioso...). Adesso è tutto a posto: appuntamento a domani mattina con il primo aggiornamento della rassegna stampa italiana ed estera.
Why?
Perché la stampa americana (per non parlare di quella nostrana) ha ignorato lo scandalo Van Jones? Byron York, sul Washington Examiner.
venerdì 4 settembre 2009
Obama's Truthers
Van Jones, consigliere speciale per i green jobs dell'amministrazione Obama, si è scusato per essere stato scoperto tra i firmatari (era il 46°) di una petizione in cui si sosteneva che George W. Bush aveva organizzato 9/11 come pretesto per invadere l'Afghanistan e l'Iraq. Che un blogswarm possa seppellirlo, tra le risate generali.
Round-Up. Gateway Pundit, The Jawa Report, National Review Online, Green Sheet, Stop The ACLU, Hot Air, TBogg, Political Punch, NewsReal Blog, Scared Monkeys, Power Line, The TrogloPundit, Michelle Malkin, The Corner, The Foundry, Don Surber, Washington Times, QandO, Blue Crab Boulevard, Commentary, Another Black Conservative, Scared Monkeys, Jules Crittenden, Wizbang, The Sundries Shack, Stop The ACLU, Hot Air
Round-Up. Gateway Pundit, The Jawa Report, National Review Online, Green Sheet, Stop The ACLU, Hot Air, TBogg, Political Punch, NewsReal Blog, Scared Monkeys, Power Line, The TrogloPundit, Michelle Malkin, The Corner, The Foundry, Don Surber, Washington Times, QandO, Blue Crab Boulevard, Commentary, Another Black Conservative, Scared Monkeys, Jules Crittenden, Wizbang, The Sundries Shack, Stop The ACLU, Hot Air
Discussion:
Conn Carroll / The Foundry: Morning Bell: President Obama's Failed Stimulus
Amanda Carpenter / Washington Times: Green jobs ‘czar’ signed ‘truther’ statement in 2004
Megan Carpentier / Air America Media blogs: Van Jones Apologizes For Calling Republicans Names
MichaelW / QandO: Breaking: Van Jones A Remarkably Bad Liar
Gaius / Blue Crab Boulevard: Van Meet Bus
Glynnis MacNicol / Mediaite: Did Glenn Beck Finally Force the White House's Hand?
Jennifer Rubin / Commentary: Friday Jobs Report
Procrustes / RBO: Glenn Beck Show September 3, 2009
Mark Koenig / NewsReal Blog: “Green Jobs Czar” is a 9-11 ‘Truther’
Kim Priestap / Wizbang: We Are Living in Bizarro World
Michael Scherer / Swampland: Van Jones Apologizes, Says He's Not A 9/11 Truther
Jimmie / The Sundries Shack: Maybe We'd Believe Him if He'd Uncross His Fingers When He Denies Being a Truther
Sammy Benoit / YID With LID: Van Jones Denies Signing Truther Petition-Apologizes for the Other Crazy Things
Pat Austin / And So it Goes in Shreveport: The Truther Says He's Sorry Now
Van Helsing / Moonbattery: Communist Green Jobs Czar Van Jones Is 9/11 Truther
Eric Zimmermann / The Hill: Green Jobs czar signed 9/11 ‘truther’ petition
Allahpundit / Hot Air: Wonderful: “Green jobs” czar Van Jones is a Truther
Double Misunderstanding
«Quando ci sono cose da sapere io non ho bisogno di Internet perché ho Gianni Letta che è un Internet umano». Con una sola frase, Silvio Berlusconi dimostra di non sapere cosa sia Internet e chi sia Gianni Letta.
mercoledì 2 settembre 2009
Sorpasso/2
Nell'ultimo sondaggio sul Generic Congressional Ballot di Rasmussen Reports, i repubblicani (43%) hanno portato a 7 punti percentuali il vantaggio nei confronti dei democratici (36%), che oggi si trovano al livello più basso degli ultimi anni. In questa estate, il GOP ha oscillato tra il 41% e il 43%, mentre i Dems tra il 37% e il 39%. Un anno fa, nell'estate 2008, i democratici oscillavano tra il 45% e il 48%, i repubblicani tra il 34% e il 37%. Con quest'ultima rilevazione salgono a dieci le settimane consecutive che registrano un vantaggio del GOP sui rivali.
«È troppo presto perché i repubblicani possano festeggiare - avverte però Scott Rasmussen - Questi numeri rappresentano sicuramente una debolezza per i democratici, ma è importante ricordare che alle elezioni di mid-term mancano ancora 14 mesi. C'è tutto il tempo perché il partito del presidente possa trovare una forma efficace di damage control e raccogliere i pezzi di quello che è stato un agosto difficilissimo».
«È troppo presto perché i repubblicani possano festeggiare - avverte però Scott Rasmussen - Questi numeri rappresentano sicuramente una debolezza per i democratici, ma è importante ricordare che alle elezioni di mid-term mancano ancora 14 mesi. C'è tutto il tempo perché il partito del presidente possa trovare una forma efficace di damage control e raccogliere i pezzi di quello che è stato un agosto difficilissimo».
martedì 1 settembre 2009
Sorpasso
UPDATE. Se nel grafico (che si aggiorna automaticamente) le due linee non si toccano, è perché in soccorso di The One è arrivata la cavalleria.
lunedì 31 agosto 2009
sabato 29 agosto 2009
Shit Hits the Fan
Fuori da ogni ipocrisia, questa storiaccia di Boffo che Feltri ha deciso di rendere pubblica (spontaneamente o su ordinazione, poco importa) era nota a larghi settori del mondo dell'informazione da mesi, e in qualche caso da anni. E quanto scrivo "larghi", intendo "sconfinati", visto che lo sapeva perfino il sottoscritto. Era dunque solo questione di tempo - e di opportunità politica - prima che uscisse fuori in maniera così dirompente. Adesso qualcuno si scandalizza. Qualcuno, che non ha battuto ciglio per la pubblicazione di registrazioni di telefonate private senza alcuna rilevanza penale ("il popolo deve sapere"), parla di "giornalismo spazzatura" per la pubblicazione di fatti relativi a una sentenza. Per me il patteggiamento non è mai stato un'ammissione di colpevolezza, ma in moltissimi hanno sempre sostenuto il contrario, soprattutto durante gli anni di Tangentopoli. Adesso questa masnada giustizialista, che non ha mai avuto un briciolo di rispetto per la privacy, la dignità e i sacrosanti-affari-propri altrui - pur di fare fuori l'avversario politico di turno - si muove come un sol'uomo contro l'oltraggio di chi ha osato scrivere la verità. Shit hits the fan, dicono gli americani. E "la cacca che ha colpito il ventilatore", ormai, è destinata schizzare un po' ovunque, imbrattando quel poco che resta della civiltà del nostro dibattito politico. Prima di prendersela con il ventilatore, però, sarebbe il caso di riflettere su chi - da ormai una quindicina d'anni - si è costruito carriere politiche, giudiziarie e giornalistiche (e in qualche caso fortune economiche) annusando, accarezzando, coccolando, diffondendo e spesso mangiando tonnellate di questa cacca.
venerdì 28 agosto 2009
Good News for Obama
Buone notizie per il presidente americano: il suo job approval negli Stati Uniti - anche se in costante calo - è nettamente migliore di quello fatto registrare in Israele.
giovedì 27 agosto 2009
Racial Profiling
Oggi è uno di quei giorni in cui viene la tentazione di sussurrare: se lo avesse fatto Bush...
mercoledì 26 agosto 2009
martedì 25 agosto 2009
Swingin'
Secondo l'ultimo sondaggio Mason-Dixon, il leader democratico al Senato - Harry Reid - sarebbe in grande difficoltà nella sua corsa alla rielezione in Nevada. Reid, infatti, accusa uno svantaggio in doppia cifra contro i due repubblicani più titolati a vincere le primarie del GOP: Danny Tarkanian, (ex giocatore Ncaa, già sconfitto nel 2004 da Mike Schneider per il Senato) e Dean Heller (dal 2006 congressman del 2° distretto, che continua a smentire di volersi candidare). E verrebbe battuto di misura anche da una outsider pura come Sue Lowden (la party chairwoman del partito in Nevada). I numeri personali di Reid sono pessimi (50% unfavorables e 37% favorables), ma a pesare sono anche la non brillante performance di Obama nello stato (43% unfavorables e 44% favorables) e l'opposizione crescente all'Obamacare (50% contrari e 40% favorevoli). Un altro “purple state” si sta svegliando.
Iscriviti a:
Post (Atom)