sabato 16 giugno 2007

Weekend (Open) Must-Read List


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WAR ON TERROR
What I Saw in Iraq
Joseph Lieberman, Wall Street Journal
On Forgetting the Obvious
Robert D. Kaplan
, The American Interest
Even This Won't Change Fatah
David Frum, National Post
The Courage Primary
Joe Klein, Time

Reid labels military leader 'incompetent'

John Bresnahan, The Politico
The Soprano-fication of Gaza
Michael Rosen, Tech Central Station

Arafatistan
Mona Charen, National Review
Gaza — It’s All Our Fault
Victor Davis Hanson, National Review
Forget Iran
Gregory Scoblete, Tech Central Station

ELECTIONS 2008
A French Lesson for America's GOP
Newt Gingrich, Financial Times
So Thompson Isn't Reagan After All?
Blake D. Dvorak
, Real Clear Politics
Rivals try to deflate Thompson campaign
Kenneth P. Vogel, The Politico
The tough, but vulnerable, front-runner
Ron Brownstein, Los Angeles Times

Interview with Rudy Giuliani

Peter Cook, Bloomberg Tv
Rudy's Ames Decision a Blow to Romney
John McIntyre, Real Clear Politics
What Happened to the McCain Campaign?
Scott Rasmussen, Rasmussen Reports
The year of bad feelings
Byron York, The Hill
Republicans need to act like Republicans
Dick Morris, Townhall

Suicide John
Rich Lowry, National Review

VARIOUS
What is at risk is not the climate but freedom
Vaclav Klaus, Financial Times
"Mr. Gorbachev, tear down this wall"
Mark Steyn, Steyn-Online
The Dangers of European Anti-Americanism
Richard Rahn, Tech Central Station

The ACLU and its pro-communist roots
Alan Sears, Townhall
An Atheist's Defense of Religion
Karl Reitz, Tech Central Station

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Planck's Constant - Happy Father's Day 2007
On the Horizon - Sacred Text by Sandy Carlson
Right Truth - Half of America is sleeping, the other half is on guard
Adam's Blog - The Republican Base Revolts
Right Truth - Father's Day Sunday Reading List 6/17/07
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Cantor - Siamo gli spettatori dell’inferno mediorientale
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The Mote in God's Eye - Profanatori di tombe
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giovedì 14 giugno 2007

Tasse

Domani, dalle 14.00 alle 18.00, sulla Tv della Libertà si parlerà di tasse. Nel blog della TV hanno ripubblicato due divertentissimi video anti-tasse ("Tax Men" di David Zucker per il GOP e "What Will They Tax Next?" per i Tories) di cui avevamo scritto nei mesi scorsi: se ve li siete persi, vi consigliamo assolutamente di gustarveli. Noi domani saremo in diretta per ascoltare e stimolare gli interventi dei cittadini. Fate sentire la vostra voce.

"The income tax created more criminals than any other single act of government." (Barry Goldwater)

"I would like to electrocute everyone who uses the word "fair" in connection with income tax policies". (William F. Buckley, Jr.)

"Government's view of the economy could be summed up in a few short phrases: If it moves, tax it. If it keeps moving, regulate it. And if it stops moving, subsidize it". (Ronald Reagan)

That's Right. The French

Newt Gingrich, sul Financial Times, avverte i dirigenti e i simpatizzanti del GOP. "C'è bisogno di qualche forte medicina per i conservatori americani - scrive lo Speaker - e non c'è medicina più forte di questa: se i Repubblicani vogliono avere una chance di vittoria nel 2008, devono imparare un paio di cose dai francesi. That's right. The French".

Quello che non vi dicono sull'Iraq

"Chi cerca in ogni modo di arrivare alla sconfitta può tentare di dare a queste notizie uno spin contrario, ma stiamo lentamente circondando le forze del male in Iraq. Abbiamo ripulito gran parte di Baghdad e delle province di Anbar, portandole ad un livello di stabilità simile a quello del sud sciita e delle regioni settentrionali curde. Quando circonderemo Diyala e le ultime enclave di al-Qaeda, saremo vicini ad un momento interessante per l'Iraq. Al-Qaeda potrebbe collassare dopo un'ultima esplosione di violenza. E potrebbe farlo in tempi molto brevi. Sarà come lo scoppio di un palloncino: esattamente quello che è accaduto nella Seconda Guerra Mondiale e in molti altri conflitti. Combattono fino alla fine, ma la fine arriva".
"Surrendercrats Trying It Again", su Strata-Sphere. "Honesty about Iraq", di Victor David Hanson. "Why The Most Important Stuff Is Not Reported", su Strategy Page. Non vi fate prendere per i fondelli dai mainstream media.

lunedì 11 giugno 2007

Ballottaggi: exit poll (light) liveblogging

Diciotto comuni al centrodestra, otto al centrosinistra (20-10, contando anche la Sicilia). E' questa la nuova mappa politica dei comuni capoluogo coinvolti nelle ultime elezioni amministrative, dopo che i ballottaggi hanno visto la vittoria della CdL a Parma, Lucca, Latina, Matera e Oristano (e del centrosinistra a Piacenza, Pistoia e Taranto). Prima di questa tornata elettorale, il centrosinistra aveva dodici sindaci e la CdL quattordici. Tra primo e secondo turno, il centrodestra ha strappato all'Unione Alessandria, Asti, Monza, Verona, Gorizia e Matera. Mentre L'Aquila e Taranto sono passate al centrosinistra.

22:32. "Il tentativo di dare una spallata al governo non è riuscito". Con questa originalissima perla di saggezza firmata da Piero Fassino, ringraziamo tutti i lettori che hanno seguito questo liveblogging. L'appuntamento è alla prossima tornata elettorale.

22:26. "Un risultato che va oltre le più rosee aspettative". Così Gianfranco Fini, leader di An, ha commentato con i suoi il risultato del ballottaggio. Fini ha espresso "soddisfazione" per l'esito del voto, in particolare per quanto riguarda le vittorie del centrodestra a Todi, Matera, San Donato milanese ("una delle roccaforti rosse") e Chioggia.

22:24. "Non ho vinto solo io, ma ha vinto soprattutto il nostro progetto di una città che si oppone al conservatorismo tipico del centrosinistra. Ha vinto la squadra che ha dimostrato di saper governare bene Parma negli ultimi nove anni". E' quanto ha detto, appena eletto, il nuovo sindaco di Parma, Pietro Vignali.

22:21. "Queste amministrative rappresentano un 'campanone' di allarme di fronte al quale occorre intervenire. Siamo andati giù in molte parti del Mezzogiorno, giù nel centro Italia, dove il centro sinistra e il partito democratico in particolare perdono il 5, l'8 per cento: nella rossa Toscana, nella rossa Umbria, nelle rosse Marche, nella rossa Emilia, andando al ballottaggio per la prima volta in città dove si faceva man bassa. E poi al Nord, dove fra centro destra e centro sinistra si è scavato un abisso". L'analisi del ministro dell'Università, Fabio Mussi, è impietosa: "Si possono perdere città segnando un 48 a 52, ma quando le perdi 30 a 70, 35 a 65, 25 a 75, si è scavato un abisso da cui è difficile risalire".

22:18. "I ballottaggi confermano il dato che era emerso già al primo turno delle amministrative. Una netta vittoria del centrodestra e la penalizzazione dell`Unione da parte degli elettori. E confermano anche che la CdL vince in tutto il paese, non solo al Nord". Per il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Elio Vito, si tratta di un "successo pieno dell'opposizione che dimostra come i cittadini abbiano preso le distanze da Prodi e dal suo governo".

22:13. "I ritornelli di Berlusconi sono stantii. Non è in grado di rispettare il voto dei cittadini". Lo afferma Vannino Chiti, ministro per i Rapporti con il Parlamento e le Riforme istituzionali.

22:10. "Il dato di queste elezioni amministrative è incontrovertibile: CdL batte Unione 25 a 13, considerando solo province e comuni capoluogo. Nei comuni più piccoli il trend non solo si conferma ma si rafforza". Lo dicono in una nota congiunta coordinatore e vicecoordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto.

22:09. "Un risultato eclatante che conferma e rafforza il risultato del primo turno, che segna una sconfitta ancora più netta e pesante delle sinistre, che dimostra la sfiducia crescente e dilagante dei cittadini anche di sinistra nei confronti di questo governo, che impone un cambiamento della guida del Paese che nessuna persona responsabile può non considerare indispensabile ed urgente". Così Silvio Berlusconi commenta l'esito dei ballottaggi.

22:07. "La catastrofe elettorale delle amministrative nell'Isola, confermata ai ballottaggi, ha precisi responsabili in Sardegna". Lo sostiene il deputato e coordinatore dell'Italia dei Valori, Federico Palomba, che con lo slogan "basta governare contro" sollecita un inversione di rotta nel governo regionale.

22:00. "Dopo la nuova ondata di successi ottenuti dai candidati della Casa delle Libertà in tutte le regioni del Paese, grazie soprattutto alla leadership di Berlusconi, al valore essenziale dell'unità della Casa delle Libertà e al ruolo trainante e unificante di Forza Italia, desidero ringraziare tutti i dirigenti e i coordinatori regionali di Forza Italia che hanno offerto, in occasione di queste elezioni amministrative, una prova di maturità, di capacità politica, di spirito di gruppo, di sentimento di appartenere ad una classe dirigente di tutto rispetto". Lo afferma in una nota il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, che aggiunge: "Tutto ciò rappresenta un prezioso e insostituibile patrimonio per la crescita ulteriore di Forza Italia e della Casa delle Libertà, anche in vista della nascita del Partito della Libertà".

21:49. "I risultati dei ballottaggi nei Comuni di Rivalta e Alpignano dimostrano che la CdL recupera voti rispetto alle scorse elezioni amministrative". Lo sottolinea il presidente provinciale di Torino di An, Agostino Ghiglia, che osserva: "In entrambi i Comuni il centrodestra recupera almeno 12 punti percentuali mentre la sinistra, seppur vincente, crolla clamorosamente".

21:48. "In Campania la sinistra perde dieci ballottaggi su tredici, un risultato che va ben oltre la più rosea previsione della vigilia". Per il coordinatore campano di An, Mario Landolfi, adesso "diventa imprescindibile per la CdL saper essere all'altezza delle difficilissime sfide, poste da un territorio devastato da scelte irresponsabili se non addirittura scellerate come dimostra la gestione dell'emergenza rifiuti. I nuovi sindaci del centrodestra dovranno diventare protagonisti del rinnovamento e del buon governo". "Un dato è comunque inoppugnabile - ha concluso Landolfi - il voto odierno ha consegnato l'avviso di sfratto a Bassolino".

21:46. "Con il voto di oggi la città di Lucca si conferma città della Libertas, così come recita il suo antico motto". L'ex presidente del Senato, Marcello Pera, aggiunge: "Queste elezioni amministrative hanno confermato l'avanzata del centrodestra in tutta Italia ed hanno evidenziano la crisi strutturale dell`Unione. Anche le tradizionali roccaforti della sinistra ormai vacillano. Nella amministrazione degli enti locali come per la politica estera ed economica è sempre più evidente che gli italiani non vogliono farsi governare secondo un modello politico egemonizzato dalla sinistra radicale. Questo risultato non può non avere ripercussioni anche a Roma".

21:44. "I ballottaggi confermano la sconfitta netta di Prodi e del suo governo. Di contro l'avanzata del centrodestra non si manifesta solo nei tanti comuni che cambiano colore, vedi ad esempio quello di Matera dove il sindaco uscente di sinistra aveva vinto nel 2002 con oltre il 66 per cento, ma anche dove il centrosinistra è riuscito a non perdere, come nel caso della provincia di Genova". Lo dichiara il presidente dei senatori di An, Altero Matteoli.

21:42. "Un risultato negativo, che conferma la crisi acuta del rapporto tra il governo di centrosinistra e questa parte del Paese". Questo il commento all'esito delle elezioni amministrative in provincia di Milano del segretario della Federazione milanese dei Democratici di sinistra, Franco Mirabelli, che aggiunge: "In vista delle elezioni provinciali del 2009, occorre aprire una riflessione all'interno del centrosinistra".

21:38. Secondo il coordinatore di Forza Italia in Puglia, Raffaele Fitto, "i ballottaggi in Puglia seguono il trend nazionale: la nostra regione e il nostro Paese non sono spaccati a metà tra centrodestra e centrosinistra, ma la maggioranza in Puglia come in Italia è di centrodestra. Il saldo globale delle amministrative nella nostra regione si chiude 32 a 22 per il centrodestra". La vittoria più eclatante, per Fitto è "senza dubbio quella di Polignano, dove il nostro candidato sindaco ha vinto con il 68,7%, ma anche quella di Mesagne dove il sindaco uscente della sinistra si è fermato al 46%".

21:35. "Chi dice che non è successo nulla, non capisce la situazione. Se la sinistra si accontenta di aver vinto a Taranto, vuol dire che non ha capito nulla di queste elezioni e la prossima volta invece del 20%, prenderà il 2% al Nord". Per il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Roberto Maroni, "la Lega è tornata a identificarsi col voto dei cittadini, con la questione settentrionale e con la fiducia dei ceti sociali e produttivi del centro-nord".

21:27. "Cade una roccaforte della sinistra e contemporaneamente la destra dimostra che può governare in prima persona. Da domani non sarà più niente come prima e comincia per l'Umbria una nuova stagione". Andrea Lignani Marchesani (An), esprime la sua soddisfazione per la vittoria a Todi di Antonino Ruggiano. "E' un evento atteso da 60 anni", conclude Lignani.

21:21. "Non appaiono comprensibili (...) le ragioni per le quali la Rai abbia ritenuto di non organizzare alcuna trasmissione in diretta dedicata agli esiti dei ballottaggi". Il diessino Giuseppe Giulietti, componente della commissione di Vigilanza sulla Rai, si lamenta. Siamo sicuri che appena Giulietti si renderà conto dei risultati, l'arrabiatura gli passerà presto.

21:19. Riprendiamo il liveblogging con qualche dichiarazione degli esponenti politici sui risultati elettorali.

17:55. Interrompiamo per qualche ora il liveblogging. Arrivederci a questa sera.

17:47. Risultato definitivo a Tarquinia: Mazzola (csx) 50,3%; Giulivi (cdx) 49,7%.

17:45. Risultato definitivo a Lucca: Favilla (cdx) 52,5%; Tagliasacchi (csx) 47,5%.

17:42. Risultato definitivo a Abbiategrasso: Albetti (cdx) 61,1%; Fossati (csx) 38,9%.

17:41. Risultato definitivo a Latina: Zaccheo (cdx) 62,20%; Mansutti (csx) 37,79%.

17:38. Risultato definitivo a Chioggia: Pagio (cdx) 54,5%; Fasiolo (csx) 45,5%.

17:37. "Se i risultati che abbiamo a disposizione dovessero essere confermati, si registrerebbe una straordinaria avanzata del centrodestra in Lombardia. In particolare, dopo Crema, Rho e Monza, è emblematico il risultato di San Donato Milanese dove per la prima volta dal 1948 si insedierebbe una amministrazione di centrodestra". Lo afferma il capodelegazione di An alla Regione Lombardia, Massimo Corsaro.

17:36. Risultato definitivo alla Provincia di Genova: Repetto (csx) 51,44%; Olivieri (cdx) 48,55%.

17:33. Risultato definitivo a Matera: Buccico (cdx) 57,77%; Dell'Acqua (csx) 42,22%.

17:31. Il presidente della Provincia di Chieti, Tommaso Coletti (csx), battuto al ballottaggio per il comune di Ortona dal candidato del centrodestra, Nicola Fratino (Forza Italia), che ha conquistato il 54% dei voti.

17:29. Risultato definitivo a Desenzano del Garda: Anelli (cdx) 53,0%; Pienazza (csx) 47,0%.

17:28. Risultato definitivo a Taranto: Stefano (sinistra) 76,2%; Florido (centrosinistra) 23,7%.

17:27. 962 sezioni scrutinate (su 972) alla Provincia di Genova: Repetto (csx) 51,42%; Olivieri (cdx) 48,57%.

17:26. 29 sezioni scrutinate (su 35) a Oristano: Nonnis (cdx) 58,8%; Marchi (csx) 41,2%.

17:19. Risultato definitivo a Todi (PG): Ruggiano (cdx) 58,59%; Servoli (csx) 41,41%.

17:18. 901 sezioni scrutinate (su 972) alla Provincia di Genova: Repetto (csx) 51,72%; Olivieri (cdx) 48,27%.

17:16. Liveblogging anche da Daw.

17:13. "L'appello di Berlusconi ad utilizzare i ballottaggi per dare la spallata al governo Prodi è stato respinto dagli elettori". E' questo il commento a caldo del coordinatore della Quercia Maurizio Migliavacca. Proprio come due settimane fa, nei giorni del "pareggio fuori casa". Domani, poi, qualcuno spiegherà a Migliavacca il senso del concetto di addizione. E Migliavacca si metterà a piangere in silenzio.

17:11. 75 sezioni scrutinate (su 80) a Lucca: Favilla (cdx) 52,7%; Tagliasacchi (csx) 47,3%.

17:10. Risultato definitivo a Parma: Vignali (cdx) 56,57%; Peri (csx) 43,43%.

17:09. 864 sezioni scrutinate (su 972) alla Provincia di Genova: Repetto (csx) 51,9%; Olivieri (cdx) 48,1%.

17:08. 185 sezioni scrutinate (su 192) a Taranto: Stefano (Sinistra democratica, Udeur, Prc, Pdci, Dc) 76,2%; Florido (Ds, Dl, Idv, Italia di mezzo, Sdi) 23,8%.

17:07. Risultato definitivo a Mondovì: Viglione (cdx) 54,5%; Ferreri (csx) 45,5%.

17:05. 20 sezioni scrutinate (su 30) a Ardea (RM): Eufemi (cdx) 58,06%; Giordani (csx) 41,93%.

17:04. Risultato definitivo a Piacenza: Reggi (csx) 55,72%; Squeri (cdx) 44,28%.

17:02. 831 sezioni scrutinate (su 972) alla Provincia di Genova: Repetto (csx) 51,58%; Olivieri (cdx) 48,41%.

17:01. Risultato definitivo a Omegna: Ossola (cdx) 53,51%; Buzio (csx) 46,49%.

16:58. Risultato definitivo a Pistoia: Berti (csx) 53,32%; Capecchi (cdx) 46,67%.

16:57. 45 sezioni scrutinate (su 62) a Matera: Dell'Acqua (csx) 42,8%; Buccico (cdx) 57,2%.

16:55. 12 sezioni scrutinate (su 35) a Oristano: Nonnis (cdx) 58,21%; Marchi (csx) 41,78%.

16:54. 779 sezioni scrutinate (su 972) alla Provincia di Genova: Repetto (csx) 51,4%; Olivieri (cdx) 48,6%.

16:53. 198 sezioni scrutinate (su 200) a Parma: Vignali (cdx) 52,59%; Peri (csx) 47,40%.

16:48. 70 sezioni scrutinate (su 80) a Lucca: Favilla (cdx) 52,6%; Tagliasacchi (csx) 47,4%.

16:47. 756 sezioni scrutinate (su 972) alla Provincia di Genova: Repetto (csx) 51,74%; Olivieri (cdx) 48,25%.

16:46. 29 sezioni scrutinate (su 62) a Matera: Dell'Acqua (csx) 43,6%; Buccico (cdx) 56,4%.

16:45. 96 sezioni scrutinate (su 115) a Latina: Zaccheo (cdx) 62,3%; Mansutti (csx) 37,7%.

16:43. Risultato definitivo a Acqui Terme: Rapetti (cdx) 62,36%; Ferraris (csx) 37,63%.

16:42. 89 sezioni scrutinate (su 108) a Piacenza: Squeri (cdx) 44,0%; Reggi (csx) 56,0%.

16:41. 90 sezioni scrutinate (su 101) a Pistoia: Berti (csx) 53,3%; Capecchi (cdx) 46,6%.

16:39. Risultato definitivo a Cantù: Sala (cdx) 52,97%; Bizzozero (csx) 47,02%.

16:38. 60 sezioni scrutinate (su 80) a Lucca: Favilla (cdx) 52,72%; Tagliasacchi (csx) 47,27%.

16:37. 122 sezioni scrutinate (su 192) a Taranto: Stefano (Sinistra democratica, Udeur, Prc, Pdci, Dc) 76,3%; Florido (Ds, Dl, Idv, Italia di mezzo, Sdi) 23,7%.

16:36. 15 sezioni scrutinate (su 62) a Matera: Dell'Acqua (csx) 43,9%; Buccico (cdx) 56,1%.

16:35. 728 sezioni scrutinate (su 972) alla Provincia di Genova: Repetto (csx) 52,22%; Olivieri (cdx) 47,77%.

16:33. 88 sezioni scrutinate (su 115) a Latina: Zaccheo (cdx) 62,5%; Mansutti (csx) 37,5%.

16:31. 664 sezioni scrutinate (su 972) alla Provincia di Genova: Repetto (csx) 51,7%; Olivieri (cdx) 48,3%.

16:30. 50 sezioni scrutinate (su 80) a Lucca: Favilla (cdx) 52,6%; Tagliasacchi (csx) 47,4%.

16:29. 489 sezioni scrutinate (su 972) alla Provincia di Genova: Repetto (csx) 51,77%; Olivieri (cdx) 48,22%.

16:28. 27 sezioni scrutinate (su 50) a Chioggia: Pagio (cdx) 53,02%; Fasiolo (csx) 46,97%.

16:27. 466 sezioni scrutinate (su 972) alla Provincia di Genova: Repetto (csx) 51,8%; Olivieri (cdx) 48,1%.

16:24. Liveblogging anche da Dino Carratù.

16:23. 65 sezioni scrutinate (su 115) a Latina: Zaccheo (cdx) 62,0%; Mansutti (csx) 38,0%.

16:21. 70 sezioni scrutinate (su 101) a Pistoia: Berti (csx) 53,4%; Capecchi (cdx) 46,5%.

16:20. Secondo una proiezione locale (Datacontact), il candidato della CdL a Matera, il senatore di An Emilio Nicola Buccico, sarebbe in vantaggio nel secondo turno delle elezioni comunali con il 57,5% contro il 42,5% del suo avversario di centrosinistra, Franco Dell'Acqua.

16:19. 441 sezioni scrutinate (su 972) alla Provincia di Genova: Repetto (csx) 52,33%; Olivieri (cdx) 47,66%.

16:18. 40 sezioni scrutinate (su 80) a Lucca: Favilla (cdx) 52,52%; Tagliasacchi (csx) 47,47%.

16:16. 65 sezioni scrutinate (su 192) a Taranto: Stefano (Sinistra democratica, Udeur, Prc, Pdci, Dc) 76,5%; Florido (Ds, Dl, Idv, Italia di mezzo, Sdi) 23,4%.

16:14. 156 sezioni scrutinate (su 200) a Parma: Vignali (cdx) 56,59%; Peri (csx) 43,40%.

16:13. 50 sezioni scrutinate (su 101) a Pistoia: Berti (csx) 52,9%; Capecchi (cdx) 47,1%.

16:11. 396 sezioni scrutinate (su 972) alla Provincia di Genova: Repetto (csx) 53,41%; Olivieri (cdx) 46,58%.

16:10. 33 sezioni scrutinate (su 80) a Lucca: Favilla (cdx) 52,55%; Tagliasacchi (csx) 47,45%.

16:08. 247 sezioni scrutinate (su 978) alla Provincia di Genova: Repetto (csx) 51,2%; Olivieri (cdx) 48,8%.

16:05. 27 sezioni scrutinate (su 101) a Pistoia: Berti (csx) 50,83%; Capecchi (cdx) 49,17%.

16:02. 55 sezioni scrutinate (su 972) alla Provincia di Genova: Repetto (csx) 43,5%; Olivieri (cdx) 56,4%.

16:00. 11 sezioni scrutinate (su 80) a Lucca: Favilla (cdx) 50,1%; Tagliasacchi (csx) 49,8%.

15:57. 17 sezioni scrutinate (su 192) a Taranto: Stefano (Sinistra democratica, Udeur, Prc, Pdci, Dc) 78,6%; Florido (Ds, Dl, Idv, Italia di mezzo, Sdi) 21,3%.

15:46. 46 sezioni scrutinate (su 200) a Parma: Vignali (cdx) 54,87%; Peri (csx) 45,13%.

15:44. 11 sezioni scrutinate (su 972) alla Provincia di Genova: Repetto (csx) 42,674%; Olivieri (cdx) 57,325%.

15:42. "Comunque vadano i ballottaggi, resta il risultato politico delle amministrative, che hanno rappresentato una sconfitta per il centrosinistra. Devono prenderne atto e riflettere". Parola del coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi.

15:33. Con i dati pervenuti di 51 enti su 69, l'affluenza media a questa tornata elettorale è stata del 64,7% (contro il 75,4% delle elezioni precedenti).

15:29. "In Europa stanno cambiando molte cose. Il voto a valanga per il centrodestra di Sarkozy in Francia conferma il voto delle nostre amministrative. Credo che il tempo della sinistra in Europa stia finendo, ma soprattutto credo che sia finito il tempo della sinistra in Italia". E' questa la reazione a caldo di Silvio Berlusconi, intervenuto telefonicamente durante la prima trasmissione della Tv delle Libertà.

15:05. Primi exit poll diffusi da Sky Tg 24. In realtà, più che exit poll si tratta di in house poll effettuati contemporaneamente al voto dall'Istituto Piepoli. Taranto: Stefano (csx) 68%; Glorido (csx) 32%. Parma: Vignali (cdx) 56%; Peri (csx) 44%. Lucca: Favilla (cdx) 52%; Tagliasacchi (csx) 48%. Latina: Zaccheo (cdx) 60%; Mansutti (csx) 40%.

E' nata la Tv della Libertà

Sono partite oggi, alle 14.00, le trasmissioni della Tv della Libertà. Sui contenuti del palinsesto - trasmesso anche online in diretta streaming - non abbiamo ancora abbastanza elementi per esprimere un giudizio. Sul sito Internet, invece, ci sbilanciamo, perché sembra avere molte potenzialità. Due esempi su tutti: il blog della redazione è stato iscritto a TocqueVille; l'attenzione per la blogosfera è un ottimo segnale.

domenica 10 giugno 2007

Il cappotto di Sarkò

Sarà stato pure un po' brillo alla conferenza stampa del G8, ma Nicolas Sarkozy non sembra averne risentito in patria. Secondo gli exit poll di France 24, infatti, l'Ump del neo presidente francese ha sbaragliato la concorrenza nel primo turno delle elezioni legislative, conquistando il 45,8% dei voti (pari, secondo le proiezioni, a 405-445 seggi, contro i 359 che i gollisti avevano nella scorsa legislatura). Calano i socialisti, che - insieme a Verdi e comunisti - non vanno oltre il 36,4% (e dunque appena 120-160 seggi), con i socialisti intorno al 28% e i comunisti al 5%. Ma i veri sconfitti di questa tornata elettorale sono i centristi di François Bayrou, che precipitano dai 26 seggi controllati dall'Udf agli 1-4 seggi conquistati dai MoDem che piacciono tanto al centrosinistra italiano, con il loro leader che scende dal 17% del primo turno delle presidenziali al 7,6% di oggi. Appena il 5% e nessun seggio, infine, per il Front National di Jean-Marie Le Pen. Il titolo della versione online di Le Figaro recita: "Un'onda blu all'orizzonte". Altre cinque elezioni così e la Francia potrebbe diventare un paese dell'Occidente.

sabato 9 giugno 2007

Forse non sapevate che...

Alle porte di Roma, la polizia ha sequestrato un camper (proveniente da Torino) con a bordo alcuni no global. A bordo sono stati trovati una trentina di estintori e una ventina di bastoni di legno. Pacifismo a oltranza.

La lapide che ricorda l'omicidio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, in via Fani a Roma, è stata profanata nella notte con la scritta: "Bush uguale Moro". Neocon e morotei hanno rilasciato dichiarazioni ugualmente inorridite.

A Milano, Mestre, Firenze, Bologna, Ancona, Venezia e Padova, i manifestanti hanno creato disordini nelle stazioni ferroviarie e tentato (a volte con successo) di contrattare sul prezzo del biglietto. Da Verona e Trieste sono partite soltanto poche decine di no global (a prezzo pieno).

Un furgone con le insegne dell'Italgas è stato rubato nella notte a Roma. A bordo c'erano anche lampeggianti e cartelli stradali per indicare deviazioni della circolazione stradale. La sinistra radicale sospetta che si sia trattato di un complotto per depistare i 5 milioni di manifestanti previsti a Piazza del Popolo.

Una bottiglia incendiaria è stata lanciata nella notte contro le vetrine di un negozio della catena americana Blockbuster. La bottiglia sarebbe stata lanciata da un'auto. E' stata anche tracciata con una bomboletta spray la scritta "Bush fuori". Forse non hanno ancora capito da che parte sta Hollywood.

Quattro parlamentari del Prc hanno esposto lo striscione "No Bush, no guerra" a piazza Montecitorio. Di lotta e di governo.

Fumogeni, uova e barattoli di vernice nera sono stati lanciati contro le vetrine di un Mc Donald's in via Tuscolana. Gli autori del gesto hanno distribuiti alcuni volantini anti-Bush. Nessun appello per lo slow food.

Una trentina di fascio-comunisti appartenenti a Movimento Zero hanno cercato di unirsi alla manifestazione di Piazza del Popolo. Prima di essere dispersi dalla Polizia, hanno esposto uno striscione con la scritta "Noi stiamo coi talebani per l'autodeterminazione dei popoli".

Un morto che cammina, un sosia di Fidel Castro arrivato da Cosenza, un manipolo di finti papaboys: la mamma dei coglioni è sempre incinta.

Secondo gli organizzatori, i partecipanti al corteo di Piazza Esedra sono 100mila. Se davvero sono così tanti, ne potevano prestare qualcuno alla manifestazione di Piazza del Popolo, che è rimasta deserta.

Mortaretti e fumogeni (tutti rossi) vengono accesi in gran quantità durante il corteo. Nostalgia del campionato?

Francesco Cossiga è stato contestato a Piazza del Popolo mentre è seduto al tavolino di un bar a mangiare un gelato. Un gruppo di giovani di Rifondazione gli ha urlato "Cossiga a casa, vergogna!". Quando l'ex presidente se n'è andato, il numero di persone presenti a Piazza del Popolo è diminuito del 25%.

Ai giornalisti che gli chiedevano spiegazioni per il flop di Piazza del Popolo, Giovanni Russo Spena (Prc) ha risposto che si trattava soltanto di "una piazza simbolica". Simbolica, appunto, di quale sia il seguito di popolo della sinistra italiana.

Bandiere americane in fiamme a via Cavour, all'altezza della basilica di Santa Maria Maggiore.

Sempre a via Cavour è comparsa la scritta "10, 100, 1000 Raciti". Il nome dell'agente è stato poi cancellato da alcuni manifestanti. Così, tanto per pulirsi la coscienza.

Una enorme bandiera rossa in ricordo di Carlo Giuliani ha circondato il cordone di Polizia schierato intorno all'Altare della Patria, a Piazza Venezia: "Per il diritto a manifestare senza tornare a casa con la testa rotta, per poter sbandierare le bandiere rosse senza esser chiamati terroristi". Pare che la prima bozza dello striscione recitasse: "Per il diritto di rompere la testa alla Polizia, per poter appoggiare i terroristi senza dover sbandierare alcunché".

A Piazza Venezia la Polizia è stata costretta ad abbassare gli scudi antisommossa, per "evitare inutili provocazioni" nei confronti di chi indossava caschi integrali, impugna bastoni e lancia molotov.

Mentre la testa del corteo arriva a Piazza Navona, i manifestanti hanno intonato - in rapida successione - "L'Internazionale" e "Bandiera rossa". Poi si lamentano che i giovani si buttano a destra...

La troupe di Nessuno Tv è stata insultata e bersagliata di petardi. E la chiamano Unione.

Secondo la questura, i partecipanti al corteo non sono 100mila, ma poco più di 10mila. In ogni caso, 9.950 in più che a Piazza del Popolo.

Bottiglie, sassi, bastoni e petardi lanciati contro la Polizia. Un'ora di guerriglia urbana in pieno centro di Roma. Una violenza cieca che non si è trasformata in tragedia solo per il comportamento ineccepibile delle forze dell'ordine. Una ventina di feriti (tra cui 5 poliziotti) e una decina di arresti. E' questo il bilancio della manifestazione pacifista che ha sconvolto ieri la capitale. Domani, sui giornali, leggeremo che si trattava solo di qualche scalmanato, estraneo al corteo: "pochi violenti da condannare", come ha dichiarato Prodi. Leggeremo che sono anarchici, cani sciolti, delinquenti comuni. In realtà, fino al termine del corteo, erano perfettamente integrati con il resto dei manifestanti. E, dopo la guerriglia, sono tornati a mescolarsi con tutti gli altri. Accolti, come sempre, a braccia aperte.

Più sigle che manifestanti

Secondo l'inviato di RaiNews24 (non certo la voce delle oscure forze della reazione in agguato), alla manifestazione di Piazza del Popolo organizzata contro Bush da Prc, Verdi, Comunisti italiani, Sinistra democratica e altre 28 sigle della cosiddetta "società civile", non ci sarebbero più di 200/300 persone. Uno straordinario successo di popolo.

In compenso, il corteo della "sinistra antagonista" (no global, centri sociali e feccia assortita) è molto più affollato. Soprattutto di spranghe, molotov e bottiglie da lanciare contro le forze dell'ordine.

giovedì 7 giugno 2007

La sindrome MacArthur

Quel buontempone di Tps, nel suo psichedelico intervento di ieri sera al Senato, ha tentato di giustificare la rimozione forzata del generale Speciale dal vertice della GdF con una serie piuttosto astrusa di citazioni, filosofiche e storiche. Lasciamo stare, per carità di patria, il riferimento a Eraclito. Quello che ci ha colpito, piuttosto, è stata la citazione dedicata ad un momento molto delicato della storia americana del dopoguerra: l'allontanamento del generale Douglas MacArthur dal comando delle truppe americane nel 1951, in piena Guerra di Corea. Quello che Tps e i suoi ghost-writer, evidentemente, si sono dimenticati (o peggio, non sanno) è che lo scontro tra l'amministrazione democratica guidata da Harry Truman e il generale MacArthur fu, molto probabilmente, la causa principale della rovinosa sconfitta dei democratici alle elezioni presidenziali del 1952.

Per i più distratti - e per chi crede nei corsi e ricorsi storici - pubblichiamo uno stralcio di un nostro vecchio (e lungo) articolo di un paio d'anni fa.

(...) Dopo l’invasione della Corea, l’approval rating di Truman è crollato al 39%, mentre quello del suo segretario di stato, Dean Acheson, veleggia ormai intorno al 20. La fiducia degli americani nei confronti di un’amministrazione che preferisce condurre la guerra a colpi di risoluzioni Onu invece che sfruttare fino in fondo la propria superiorità militare è ai minimi storici. E in questo contesto già difficile si innesta lo scontro durissimo tra Truman e il generale Douglas MacArthur, che si è dimostrato in grado di frenare l’avanzata nordcoreana ribaltando le sorti del conflitto.

Nell’ottobre del 1950, le truppe americane espugnano la capitale nordcoreana Pyongyang. Il 24 novembre, MacArthur dice alla stampa che conta di concludere vittoriosamente le operazioni militari entro Natale. Il giorno dopo, 300mila soldati cinesi irrompono nel conflitto, attaccando le forze alleate sulle rive del fiume Yalu. Inizia una fase completamente nuova della guerra. Un confronto totale con la Cina comunista rischierebbe di coinvolgere anche l’Unione Sovietica e le sue armi nucleari (prodotte grazie alle spie infiltrate nel Manhattan Project). Cosi, senza poter organizzare una risposta militare massiccia, per tutto l’inverno l’esercito statunitense è costretto a ritirarsi verso sud. La Casa Bianca, aizzata dai “wise men” del Dipartimento di stato, è convinta che l’escalation della crisi sia stata provocata dall’avanzata troppo temeraria di MacArthur in Corea del Nord. Una tesi che la storiografia avrebbe poi smentito categoricamente. In realtà i cinesi, grazie anche all’aiuto delle due spie inglesi Guy Burgess (all’Onu) e Donald Maclean (all’ambasciata britannica di Washington), erano in grado di anticipare qualsiasi mossa di americani e alleati.

Truman e i “wise men” vietano a MacArthur di coinvolgere le truppe della Cina nazionalista di Chiang nel conflitto e gli proibiscono anche di bombardare le linee di rifornimento dell’esercito maoista che si trovano sul lato cinese del confine. Furioso con l’amministrazione democratica, MacArthur riesce comunque a capovolgere, ancora una volta, la dinamica del conflitto. Il 14 marzo del 1951 le truppe Onu guidate dagli Stati Uniti riconquistano Seoul. Il 19 marzo Truman, il segretario di stato Acheson e il ministro della difesa Marshall decidono di invitare Mao ad un tavolo di negoziati per la pace. MacArthur non ci sta. E lancia un secco ultimatum alla Cina comunista: ritiro delle truppe dalla penisola coreana o guerra totale. La proposta di negoziato fallisce e la Casa Bianca decide di rimuovere MacArthur dall’incarico, accusandolo di aver sabotato la strategia dell’amministrazione. Per i democratici, si tratta di una mossa dalle conseguenze disastrose. Il generale scrive al leader repubblicano della Camera, Joe Martin, per lamentarsi della “strana difficoltà” con cui l’esecutivo elabora le proprie strategie di contenimento della minaccia globale comunista. “Se perdiamo questa guerra – spiega MacArthur – anche la caduta dell’Europa sarà inevitabile. Non c’è nessun sostituto per la vittoria”. Il 30 marzo Julius ed Ethel Rosenberg vengono giudicati colpevoli di spionaggio. Il 4 aprile il giudice Irving R. Kaufman, nel firmare la condanna a morte, dice chiaramente che li reputa in qualche misura responsabili anche per il sangue americano versato in Corea.

Dopo la rimozione di MacArthur, la Casa Bianca riceve 100mila telegrammi di protesta in un solo giorno. Secondo un sondaggio Gallup, il 66% dei cittadini americani disapprova la decisione di Truman e appoggia l’intransigenza anticomunista di MacArthur. E i repubblicani, che hanno appena vinto le elezioni di mid-term (ma non abbastanza nettamente da riconquistare il controllo di Camera e Senato), decidono di cavalcare l’ondata di sdegno che sta attraversando il paese in vista delle presidenziali. MacArthur torna in America il 18 aprile, accolto a San Francisco con una parata degna di un imperatore romano. Nei giorni immediatamente successivi, tutti gli esponenti di rilievo del GOP si scagliano violentemente contro Truman. Sotto i colpi durissimi di Taft, Nixon, Jenner e McCarthy, i democratici sono costretti a concedere l’apertura di un’inchiesta congressuale sulla politica dell’amministrazione in Estremo Oriente. Per la prima volta, il partito di Wilson e Roosevelt inizia ad essere pubblicamente identificato come “il partito del tradimento”.

(...) Il 1952, anno di elezioni presidenziali, è appena iniziato. E per la prima volta dal 1924 il GOP vede distintamente la possibilità di ritornare alla Casa Bianca. Sarà una lunga, lunghissima campagna elettorale. (...) Il ticket Eisenhower-Nixon vince le elezioni presidenziali di novembre con quasi 11 punti percentuali di vantaggio sulla coppia democratica formata da Adlai Stevenson e John Sparkman. I repubblicani vincono ovunque, ad eccezione che nella Bible Belt del sud, in Kentucky e in West Virginia, conquistando 442 voti elettorali contro 89. E’ un massacro di proporzioni storiche, accentuato dal fatto che il GOP, seppure di misura, riesce a riconquistare il controllo di Camera e Senato.

mercoledì 6 giugno 2007

Il governo dei morti viventi

Anche stavolta il governo sopravvive grazie al voto di transfughi e senatori a vita. E con l'inadeguata compiacenza del presidente del Senato, Francesco Marini. Palazzo Madama ha approvato l'ordine del giorno dell'Unione sul caso Visco-GdF e rimandato di qualche settimana la certificazione legale della sua morte, ma questo non cambia di una virgola il penoso stato vegetativo in cui si trova la maggioranza.

Il voto sull'odg dell'Unione è stato accompagnato dalle urla indignate dei senatori della CdL. I capigruppo dell'opposizione - Calderoli, Schifani e Matteoli - si sono rivolti a Marini ricordandogli che il testo dell'ordine del giorno era praticamente identico a quello presentato dall'opposizione che era appena stato bocciato dall'Aula. Per regolamento, dunque, la votazione sull'odg doveva essere preclusa. Ma alla sinistra delle regole, evidentemente, piacciono solo le regole che la favoriscono. Incalzato dall'opposizione, Marini ci ha ripensato, dichiarando di considerare approvato solo il passaggio dell'odg in cui si afferma che "il Senato condivide l'operato del governo", mentre la parte che riguarda l'apprezzamento all'operato della GdF viene tolta perché, appunto, già contenuta nell'odg di Roberto Calderoli, bocciato in precedenza. Ancora una volta, Marini dimostra di essere totalmente inadeguato a ricoprire la seconda carica del paese.

A tenere banco, durante la discussione, era stato soprattutto il contestatissimo intervento del ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, che ha attaccato frontalmente il generale delle Fiamme Gialle, Roberto Speciale, accusandolo di "inadeguatezza" e di "gravi manchevolezze nei rapporti con il potere politico". "Sono mancate - ha affermato il ministro - la trasparenza, la prudenza e la riservatezza. E' venuto meno il legame di fiducia con il governo". Sembra quantomeno bizzarro, dunque, che lo stesso governo abbia tentato di assegnare al generale un importante incarico presso la Corte dei Conti, per assicurarsi il suo silenzio.

Il Piano Marshall, sessant'anni dopo

E’ il 5 giugno del 1947, esattamente sessant’anni fa. Il generale George C. Marshall, veterano del primo conflitto mondiale, capo di Stato Maggiore dell’esercito Usa dal 1939 al 1945, definito da Winston Churchill “l’organizzatore della vittoria” nella drammatica guerra appena conclusa, è stato nominato segretario di Stato da pochi mesi. Il presidente Harry S. Truman gli ha assegnato un compito immane: elaborare e coordinare un progetto pluriennale per la ricostruzione economica dell’Europa. Marshall sceglie l’università di Harvard, a Cambridge in Massachusetts, per rendere pubblico il piano che avrebbe portato il suo nome, diventando in futuro il paradigma – anche semantico – di ogni massiccio sforzo economico a scopo umanitario.

Harvard, 5 giugno 1947

Il 5 giugno, ad Harvard, la stampa statunitense è praticamente assente. Gli uomini del Dipartimento di Stato hanno accuratamente evitato di dare qualsiasi pubblicità all’evento e Truman, nel pomeriggio, convocherà addirittura una conferenza stampa per monopolizzare le prime pagine dei quotidiani. I giornalisti europei, al contrario, sono moltissimi, quasi tutti invitati personalmente dal sottosegretario Dean Acheson. L’obiettivo è quello di informare l’opinione pubblica e i governi europei (e verificare le loro reazioni) prima di risolvere il problema più difficile: convincere i cittadini americani che l’Europa, ancora una volta, ha disperatamente bisogno dell’aiuto e del denaro a stelle e strisce. E che Washington è pronta a fare la sua parte.

In piedi sulla scalinata della Memorial Church, accanto alla piazzetta più antica del prestigioso campus americano, Marshall ringrazia i presenti e le autorità accademiche che gli hanno appena assegnato una laurea ad honorem. Soltanto poche parole di cortesia, prima pronunciare il discorso che avrebbe sconvolto la geopolitica mondiale per i decenni a venire, salvando forse l’Europa occidentale dalla minaccia comunista.

(continua a pag. I de "Il Foglio" di oggi)

martedì 5 giugno 2007

5 giugno 1947

June 5 1947, Harvard University, Cambridge, Massachusetts

Mr. President, Dr. Conant, members of the Board of Overseers, Ladies and Gentlemen: I'm profoundly grateful and touched by the great distinction and honor and great compliment accorded me by the authorities of Harvard this morning. I'm overwhelmed, as a matter of fact, and I'm rather fearful of my inability to maintain such a high rating as you've been generous enough to accord to me. In these historic and lovely surroundings, this perfect day, and this very wonderful assembly, it is a tremendously impressive thing to an individual in my position.

But to speak more seriously, I need not tell you that the world situation is very serious. That must be apparent to all intelligent people. I think one difficulty is that the problem is one of such enormous complexity that the very mass of facts presented to the public by press and radio make it exceedingly difficult for the man in the street to reach a clear appraisement of the situation. Furthermore, the people of this country are distant from the troubled areas of the earth and it is hard for them to comprehend the plight and consequent reactions of the long-suffering peoples, and the effect of those reactions on their governments in connection with our efforts to promote peace in the world.

In considering the requirements for the rehabilitation of Europe, the physical loss of life, the visible destruction of cities, factories, mines, and railroads was correctly estimated, but it has become obvious during recent months that this visible destruction was probably less serious than the dislocation of the entire fabric of European economy. For the past ten years conditions have been abnormal. The feverish preparation for war and the more feverish maintenance of the war effort engulfed all aspects of national economies. Machinery has fallen into disrepair or is entirely obsolete. Under the arbitrary and destructive Nazi rule, virtually every possible enterprise was geared into the German war machine.

Long-standing commercial ties, private institutions, banks, insurance companies, and shipping companies disappeared through loss of capital, absorption through nationalization, or by simple destruction. In many countries, confidence in the local currency has been severely shaken. The breakdown of the business structure of Europe during the war was complete. Recovery has been seriously retarded by the fact that two years after the close of hostilities a peace settlement with Germany and Austria has not been agreed upon. But even given a more prompt solution of these difficult problems, the rehabilitation of the economic structure of Europe quite evidently will require a much longer time and greater effort than has been foreseen.

There is a phase of this matter which is both interesting and serious. The farmer has always produced the foodstuffs to exchange with the city dweller for the other necessities of life. This division of labor is the basis of modern civilization. At the present time it is threatened with breakdown. The town and city industries are not producing adequate goods to exchange with the food-producing farmer. Raw materials and fuel are in short supply. Machinery is lacking or worn out. The farmer or the peasant cannot find the goods for sale which he desires to purchase. So the sale of his farm produce for money which he cannot use seems to him an unprofitable transaction. He, therefore, has withdrawn many fields from crop cultivation and is using them for grazing. He feeds more grain to stock and finds for himself and his family an ample supply of food, however short he may be on clothing and the other ordinary gadgets of civilization. Meanwhile, people in the cities are short of food and fuel, and in some places approaching the starvation levels. So the governments are forced to use their foreign money and credits to procure these necessities abroad. This process exhausts funds which are urgently needed for reconstruction. Thus a very serious situation is rapidly developing which bodes no good for the world. The modern system of the division of labor upon which the exchange of products is based is in danger of breaking down.

The truth of the matter is that Europe's requirements for the next three or four years of foreign food and other essential products - principally from America - are so much greater than her present ability to pay that she must have substantial additional help or face economic, social, and political deterioration of a very grave character.

The remedy lies in breaking the vicious circle and restoring the confidence of the European people in the economic future of their own countries and of Europe as a whole. The manufacturer and the farmer throughout wide areas must be able and willing to exchange their product for currencies, the continuing value of which is not open to question.

Aside from the demoralizing effect on the world at large and the possibilities of disturbances arising as a result of the desperation of the people concerned, the consequences to the economy of the United States should be apparent to all. It is logical that the United States should do whatever it is able to do to assist in the return of normal economic health in the world, without which there can be no political stability and no assured peace. Our policy is directed not against any country or doctrine but against hunger, poverty, desperation, and chaos. Its purpose should be the revival of a working economy in the world so as to permit the emergence of political and social conditions in which free institutions can exist. Such assistance, I am convinced, must not be on a piecemeal basis as various crises develop. Any assistance that this Government may render in the future should provide a cure rather than a mere palliative. Any government that is willing to assist in the task of recovery will find full cooperation, I am sure, on the part of the United States Government. Any government which maneuvers to block the recovery of other countries cannot expect help from us. Furthermore, governments, political parties, or groups which seek to perpetuate human misery in order to profit therefrom politically or otherwise will encounter the opposition of the United States.

It is already evident that, before the United States Government can proceed much further in its efforts to alleviate the situation and help start the European world on its way to recovery, there must be some agreement among the countries of Europe as to the requirements of the situation and the part those countries themselves will take in order to give proper effect to whatever action might be undertaken by this Government. It would be neither fitting nor efficacious for this Government to undertake to draw up unilaterally a program designed to place Europe on its feet economically. This is the business of the Europeans. The initiative, I think, must come from Europe. The role of this country should consist of friendly aid in the drafting of a European program and of later support of such a program so far as it may be practical for us to do so. The program should be a joint one, agreed to by a number, if not all, European nations.

An essential part of any successful action on the part of the United States is an understanding on the part of the people of America of the character of the problem and the remedies to be applied. Political passion and prejudice should have no part. With foresight, and a willingness on the part of our people to face up to the vast responsibility which history has clearly placed upon our country the difficulties I have outlined can and will be overcome.

I am sorry that on each occasion I have said something publicly in regard to our international situation, I've been forced by the necessities of the case to enter into rather technical discussions. But to my mind, it is of vast importance that our people reach some general understanding of what the complications really are, rather than react from a passion or a prejudice or an emotion of the moment. As I said more formally a moment ago, we are remote from the scene of these troubles. It is virtually impossible at this distance merely by reading, or listening, or even seeing photographs or motion pictures, to grasp at all the real significance of the situation. And yet the whole world of the future hangs on a proper judgement. It hangs, I think, to a large extent on the realization of the American people, of just what are the various dominant factors. What are the reactions of the people? What are the justifications of those reactions? What are the sufferings? What is needed? What can best be done? What must be done? Thank you very much.

George C. Marshall

Legacy of Marshall Plan Includes US-European Partnership
US Department of State
Enduring lessons of the Marshall Plan
CS Monitor
Marshall Plan still praised, debated 60 years later
Expatica
The Marshall Plan: Rebuilding a War-Torn Continent
Deutsche Welle

venerdì 1 giugno 2007

Long Weekend (Open) Must-Read List

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SATURDAY UPDATE
Electoral Chaos: How Michael Bloomberg...
Scott Rasmussen, Rasmussen Reports
It's the War. Root of all W's Troubles
John Podhoretz
, New York Post
Double Standard in Mideast
Steve Huntley, Chicago Sun-Times
Obama's Inconvenient Truths
Karen Tumulty, Time

Better Off Fred?

Jonah Goldberg, National Review
Climate Change and the Demographic Shift
Tim Worstall, Tech Central Station

WAR ON TERROR
Out-Thought by the Enemy
Ralph Peters, New York Post
What I've learned
Tony Blair
, Economist
The Army We Need
Tom Donnelly, Weekly Standard
The Invisible Crisis
Michael Ledeen, National Review

The Rout of Military History in the Academy

Rich Lowry, Salt Lake Tribune
Defeating a Superpower
Clifford D. May, National Review

ELECTIONS 2008
Mitt Romney's skeletons in the closet
Joan Vennochi, Boston Globe
Thompson in '08?
Linda Feldmann, CS Monitor
Days of Their Lives
Noemie Emery, Weekly Standard

Hillary, Eavesdropper?
Mickey Kaus, Slate
The Case for Conservatism
George Will, Washington Post
A look back at the GOP 2008 victory
James P. Pinkerton, Newsday

Why Fred Thompson?
Robert Novak, Chicago Sun-Times
Fred Thompson Is In
Michael Barone, US News & World Report
Hillary's War On Individualism
Neal Boortz, Nealz Nuze
Giuliani's Restraint
New York Sun
Social Conservatives back Rudy
David Paul Kuhn, The Politico

IMMIGRATION
Still Baffled By Immigration
Clive Crook, National Journal
Too Bad
Peggy Noonan, Wall Street Journal
Get in Line, Einstein
Charles Krauthammer, Washington Post

The Global Immigration Problem
Victor Davis Hanson, Real Clear Politics
Doing the Booing Americans Won't Do
Michelle Malkin, Real Clear Politics

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