giovedì 8 ottobre 2009

Fat is Cool

Mentre il governatore uscente del New Jersey, Jon Corzine, attacca il suo rivale repubblicano Chris Christie perché... è grasso, un'altro Grasso (Aldo) scrive sul Corriere della Sera una delle stroncature più spietate - e azzeccate - della storia della critica televisiva. Grasso è bello!

“Parla con me” di Serena Dandini è inguardabile: un’esibizione di infantilismo politico, di snobismo d’accat­to, di nostalgia dell’egemonia culturale, di narcisismo ai li­miti delle chirurgia estetica, di banalità colte, di umorismo di quart’ordine, di supponenza, tanta supponenza (...) ma per­ché il Servizio pubblico deve fi­nanziare la Dandini e i suoi die­ci autori? Perché?

Ready for (Real) Change















David Cameron alla Convention di Manchester: il liveblogging su Freedomland.

mercoledì 7 ottobre 2009

The Right’s best community organizer

«Al Saturday Night Live hanno preso in giro il presidente Barack Obama per non essere ancora riuscito a concludere nulla. Si tratta di una critica ingiusta, perché in realtà Obama ha fatto moltissimo. In nove mesi ha resuscitato il partito repubblicano, eccitato i pro-lifers, distrutto la reputazione della regulation, rafforzato i valori tradizionali, aumentato la voglia di maggiori restrizioni all'immigrazione e spinto gli elettori indipendenti verso destra (...) Forse non era proprio quello che aveva in mente, quando lasciava intendere che avrebbe voluto essere un nuovo Reagan. Ma, per ora, e proprio lui il miglior community organizer della Destra».

«A buzz-generating Saturday Night Live skit mocked Pres. Barack Obama for not yet having accomplished anything. Not fair. Obama has been on a roll. In nine months, he has breathed life into the Republican party, boosted pro-lifers, tarnished the reputation of regulation, bolstered traditional values, increased the public’s desire for immigration restriction, and shifted independent voters rightward. (...) When Obama suggested he wanted to be another Reagan, surely this wasn’t what he had in mind. But for now, he’s the Right’s best community organizer».

Rich Lowry, in splendida forma, sulla National Review

martedì 6 ottobre 2009

L'autunno caldo di Obama

Gli analisti politici statunitensi, ormai da qualche settimana, si esercitano nel prefigurare ipotesi di sconfitta (più o meno) catastrofica per il partito democratico alle elezioni di mid-term nel 2010. Complice la progressiva perdita di popolarità del presidente Obama, almeno secondo i sondaggi, qualcuno si azzarda addirittura a paragonare il prossimo ciclo elettorale con quello – sempre di mid-term – del 1994, che portò i repubblicani, guidati da Newt Gingrich e spinti dal Contract with America, alla maggioranza in entrambi i rami del Congresso. Costringendo, inoltre, il presidente Clinton a quella “svolta centrista” che avrebbe caratterizzato i rimanenti tre quarti del suo doppio mandato. Il novembre 2010, però, è francamente ancora troppo lontano per esercitarsi in previsioni così estreme. Anche perché c’è un altro novembre, quello del 2009, che potrebbe riservare a Obama – e ai democratici – qualche sgradevole sorpresa anticipata.

(Larry Silverbud, segue su L'Occidentale)

giovedì 1 ottobre 2009

Keystone's Milestone

Nuovo sondaggio di Quinnipiac University sulla corsa per il seggio senatoriale della Pennsylvania in palio nel novembre 2010. Secondo Quinnipiac, ad aprile il neo-democratico (ed ex-Rino) Arlen Specter aveva 20 punti percentuali di vantaggio sul repubblicano (ed ex-presidente del Club for Growth) Pat Toomey. Oggi, in vantaggio (anche se per un solo punto) sarebbe invece Tooney. E il job approval di Obama nello stato, per la prima volta, è sceso sotto il 50%.

Welcome Maggie!

La cicogna ha portato una sorpresa a JCF ed Elisa. Un abbraccio fortissimo a entrambi :)

mercoledì 30 settembre 2009

Red Virginia?



Dopo qualche segnale preoccupante da Rasmussen (+2), Washington Post (+4) e InsiderAdvantage (+4), dall'ultimo sondaggio SurveyUsa sulla Virginia arrivano nuovamente segnali incoraggianti per il candidato repubblicano, Bob McDonnell, che avrebbe (nonostante qualche perplessità sugli internals) un solido vantaggio di 14 punti percentuali (55%-41%) nei confronti del democratico Creigh Deeds. Survey Usa a parte, comunque, è interessante notare come negli ultimi tre mesi Deeds - malgrado la flessione di McDonnell - non sia mai andato oltre il 44% (con l'isolata eccezione del Washington Post, che naturalmente si è distinto per una violenta e sgangherata campagna anti-McDonnell), scivolando spesso sotto la soglia del 40%. Una performance davvero pessima per un incumbent “di fatto”.

Nota. Aneddoto interessante: nella sua carriera politica Creigh Deeds ha partecipato a 11 tornate elettorale, perdendo una sola volta (nella corsa per attorney general del 2005). Quella volta, a sconfiggerlo (per soli 323 voti) fu un tale Bob McDonnell.

UPDATE. È uscito oggi il nuovo sondaggio di Rasmussen Reports sulla Virginia (che stranamente ancora non è compreso nel grafico di Pollster.com): McDonnell è passato dal +2% (48-46) di metà settembre al più rassicurante +9% (51-42) di oggi.

giovedì 24 settembre 2009

«Post-American Speech»

Il commento più azzeccato sul discorso di Barack H. Obama all'assemblea delle Nazioni Unite l'ha fatto John Bolton (ex ambasciatore Usa all'Onu), in una dichiarazione rilasciata a Robert Costa della National Review. «È stato - dice Bolton - il primo discorso post-americano del primo presidente post-americano». A qualcuno, a molti forse, tutto questo farà piacere. Noi continuiamo a preferire l'America. Sullo stesso argomento, da leggere anche Michael Barone sul Washington Examiner.

lunedì 21 settembre 2009

La frase del giorno

Trovo che operazioni editoriali come quella dell'ex speechwriter di Bush, Matt Latimer, siano un misto di cattivo gusto e “alto tradimento”. Ma questo non toglie che una delle frasi attribuite all'ex presidente (se vera) possa essere consegnata agli annali del politicamente scorretto e portata ad eterno esempio del George W. Bush che abbiamo amato.

Parlando di Jimmy Carter: «If I'm ever eighty-two years old and acting like that have someone put me away» (Traduzione libera: «Se a 82 anni sarò così, chiamate qualcuno per farmi fuori»).

giovedì 17 settembre 2009

The Tide has Turned

Eletto sull'onda della crisi finanziaria con aspettative altissime per la gestione dell'economia, il presidente Obama - secondo l'ultimo sondaggio di Gallup - ottiene gli indici di gradimento più alti per l'Iraq (56%) e i più bassi proprio per l'economia (46%), la sanità (43%) e il deficit (38%). Intanto, per Rasmussen Reports, il “rimbalzino” post-discorso-al-Congresso si è già esaurito. E Obama è tornato al -8% nel Presidential Approval Index e al 47% nel Job Approval.

martedì 15 settembre 2009

Questa pazza pazza America

I casi sono due: o l’America è impazzita o il “primo emendamento” della sua Costituzione (quello sulla libertà di parola) sta conoscendo un momento di assoluto splendore. Qualunque sia l’interpretazione che si voglia dare al fenomeno, non c’è dubbio che negli States qualcosa stia accadendo. Pensiamo soltanto alla cronaca degli ultimi giorni. Il congressman repubblicano della South Carolina, Joe Wilson, durante il discorso del presidente al Congresso sulla riforma sanitaria, si permette di urlare quello che molti cittadini statunitensi (più della metà, secondo i sondaggi) pensano, ma che nessuno aveva ancora avuto il coraggio di sussurrare in pubblico: «Obama è un bugiardo!».

Apriti cielo. I democratici si scandalizzano (dimenticandosi che Bush=Liar era il meme più affettuoso utilizzato dall’opposizione nei confronti del presidente uscente) e si appellano al rispetto dell’etichetta parlamentare. Intanto Wilson conosce il suo “quarto d’ora di celebrità”, migliaia di t-shirt in suo onore (I’m with Joe Wilson!) vengono stampate e vendute da costa a costa. E soprattutto centinaia di migliaia di dollari piovono nelle casse del suo war-chest elettorale per il 2010, ma anche in quello del suo rivale democratico. Il (maleducato) battito d’ali di farfalla a Capitol Hill rischia di provocare un terremoto a Columbia (capitale della South Carolina e città principale del 2° distretto della Camera, collegio in cui è stato eletto Wilson).

Ma non basta. Pochi giorni dopo, nel momento cruciale della semifinale femminile degli US Open di tennis, la “schiacciasassi” (o almeno, “schiacciaPennetta”) Serena Williams minaccia di morte una giudice di linea che le ha contestato un “fallo di piede” durante un match-point dell’avversaria. Anzi, come ha giustamente sottolineato Serena all’arbitro cercando di giustificarsi, non si tratta di una vera e propria minaccia di morte, perché - con il copioso condimento di una decina di “fucking” - la tennista avverte la giudice che «rimpiangerà di non essere morta». A completare il quadro splatter, la minaccia - questà sì - di far ingoiare un paio di palle da tennis alla malcapitata.

L’outburst di maleducazione che ha fatto più discutere gli americani negli ultimi giorni, però, è stata senz’altro la sceneggiata del rapper Kanye West agli Mtv Video Music Awards di domenica scorsa. In finale per il miglior video “femminile” ci sono Beyonce (moglie dell’altro rapper Jay-Z, grande amico di West) e la giovanissima Taylor Swift (cantautrice pop-country della Pennsylvania). Vince la seconda.

Il buon Kanye, visibilmente alticcio (lo hanno visto passeggiare per il red carpet con una bottiglia di bourbon mezza vuota) non accetta con sportività la sconfitta di Beyonce. E decide di farlo sapere a tutti, in diretta televisiva, salendo sul palco durante il tradizionale discorso di ringraziamento della Swift, strappandole di mano il microfono e biascicando tutto il suo disappunto per la decisione della giuria. Sguardi imbarazzati tra gli organizzatori, una marea di “boo” dalla platea e rapido segmento pubblicitario mandato in onda da Mtv per togliersi dall’impaccio mentre West viene trascinato via dalla sicurezza.

Ri-apriti cielo. Taylor Swift viene vista piangere in camerino, distrutta dall’episodio (il più bel giorno della vita di una diciannovenne rovinato da un ubriacone), mentre gli Stati Uniti si sollevano - come un sol’uomo - contro la maleducazione di West, che viene costretto a scusarsi per l’accaduto sul suo blog, a furor di popolo. Il rapper scrive di essere «sooooo sorry» (con cinque “o”) per aver rovinato la festa di Taylor e chiede scusa a lei, ma anche ai suoi “fans” e ai suoi «amici di Mtv».

L’episodio, anzi il trittico di episodi, potrebbe finire qui. Per essere archiviato come una serie di spiacevoli “mattane” di fine estate accadute in un Paese grande anche nei suoi eccessi (e nel rilievo mediatico che viene attribuito ai suoi eccessi). Se non fosse che, proprio ieri, il caso Swift-West ha avuto una coda presidenziale.

Registrando un’intervista per il canale televisivo Cnbc, Barack Obama si è lasciato scappare un commento - rigorosamente off-the-record - sullo “scandalo Mtv”, definendo Kanye West un «jackass» (qualcosa di un po’ più volgare di «coglione»). Immediatamente, il giornalista di Abc News Terry Moran, probabilmente con un telefono cellulare, ha riportato il commento sulla sua pagina di Twitter (che conta oltre un milione di iscritti), gettando nel panico la “twittersphere”, la “blogosfera” e qualsiasi altra sfera vi possa venire in mente.

Ri-ri-apriti cielo. Il post, nel giro di pochi minuti, è stato rimosso dalla pagina di Moran. Ma ormai il danno era fatto, scatenando una discussione infinita sul web (che sta proseguendo anche mentre vengono scritte queste righe) e costringendo Abc a un comunicato ufficiale di scuse: «Un impiegato di Abc ha frettolosamente “tweettato” uno stralcio di un commento del presidente che si è poi rivelato appartenere ad una porzione off-the-record dell’intervista. Il tutto è avvenuto prima che il nostro processo editoriale potesse essere completato. Ci scusiamo con la Casa Bianca e con Cnbc e abbiamo compiuto i passi necessari per assicurarci che un episodio del genere non si verifichi più».

È davvero pazza quest’America. Quando Wilson ha dato del bugiardo a Obama, i repubblicani ne hanno fatto un eroe e i democratici un demonio. Quando West e la Williams hanno dato fuori di testa, la stragrande maggioranza del Paese li ha attaccati, ma qualcuno è arrivato a ipotizzare un “complotto razzista” nei loro confronti. Adesso che il presidente interpreta (una volta tanto) lo “spirito della nazione”, dimostrando di saper riconoscere un “jackass” quando lo vede, la Abc si scusa al posto suo e cerca di nascondere la notizia. Il primo emendamento è uguale per tutti. Ma c’è sempre qualcuno più uguale degli altri.

(domani in edicola su Liberal quotidiano)

venerdì 11 settembre 2009

9/11

«Present!»

President Obama's address last night was little more than a campaign speech with the Congress as the set piece. Evaluated from that perspective, it was a success. But from the perspective of finding a policy solution - i.e. actual governance - it contributed nothing to health care reform. The President had to give yesterday's speech for a simple, straightforward reason: his party is divided on a few key issues, above all the public option. This is what forced the delay through August, at which point the opposition was able to seize the microphone from government leaders and drive their poll numbers down. To ameliorate this dilemma, the President chose to give last night's speech. In it, he:

(1) Focused on items that unite the Democrats.
(2) Blasted Republicans while praising bipartisanship.
(3) Indulged in rhetorical flights of fancy that have become his stock in trade.
Jay Cost, Real Clear Politics

giovedì 10 settembre 2009

Parole sante

«Quante volte si è riunito l’organismo di vertice del Pdl? Quante volte la direzione? Non mi risulta si sia mai riunita. Quando chiedo più confronto, più dibattito, più democrazia interna lo dico perché sono convinto che questo non è lesa maestà, questo non mina la leadership, ma la rafforza, la mette al confronto con il corpo vivo del partito». Gianfranco Fini, 10 settembre 2009, Gubbio.

Parole sante, quelle del presidente della Camera. Poi, magari, un giorno ci spiegherà quale fosse il grado di “democrazia interna” in Alleanza Nazionale prima del suo scioglimento nel Pdl.

martedì 8 settembre 2009

Notapolitica.it

Negli ultimi giorni abbiamo avuto problemi con il server di Notapolitica.it (hard disk bruciato, raid capriccioso...). Adesso è tutto a posto: appuntamento a domani mattina con il primo aggiornamento della rassegna stampa italiana ed estera.

Why?

Perché la stampa americana (per non parlare di quella nostrana) ha ignorato lo scandalo Van Jones? Byron York, sul Washington Examiner.

venerdì 4 settembre 2009

Obama's Truthers

Van Jones, consigliere speciale per i green jobs dell'amministrazione Obama, si è scusato per essere stato scoperto tra i firmatari (era il 46°) di una petizione in cui si sosteneva che George W. Bush aveva organizzato 9/11 come pretesto per invadere l'Afghanistan e l'Iraq. Che un blogswarm possa seppellirlo, tra le risate generali.

Round-Up. Gateway Pundit, The Jawa Report, National Review Online, Green Sheet, Stop The ACLU, Hot Air, TBogg, Political Punch, NewsReal Blog, Scared Monkeys, Power Line, The TrogloPundit, Michelle Malkin, The Corner, The Foundry, Don Surber, Washington Times, QandO, Blue Crab Boulevard, Commentary, Another Black Conservative, Scared Monkeys, Jules Crittenden, Wizbang, The Sundries Shack, Stop The ACLU, Hot Air

Double Misunderstanding

«Quando ci sono cose da sapere io non ho bisogno di Internet perché ho Gianni Letta che è un Internet umano». Con una sola frase, Silvio Berlusconi dimostra di non sapere cosa sia Internet e chi sia Gianni Letta.

mercoledì 2 settembre 2009

Sorpasso/2

Nell'ultimo sondaggio sul Generic Congressional Ballot di Rasmussen Reports, i repubblicani (43%) hanno portato a 7 punti percentuali il vantaggio nei confronti dei democratici (36%), che oggi si trovano al livello più basso degli ultimi anni. In questa estate, il GOP ha oscillato tra il 41% e il 43%, mentre i Dems tra il 37% e il 39%. Un anno fa, nell'estate 2008, i democratici oscillavano tra il 45% e il 48%, i repubblicani tra il 34% e il 37%. Con quest'ultima rilevazione salgono a dieci le settimane consecutive che registrano un vantaggio del GOP sui rivali.

«È troppo presto perché i repubblicani possano festeggiare - avverte però Scott Rasmussen - Questi numeri rappresentano sicuramente una debolezza per i democratici, ma è importante ricordare che alle elezioni di mid-term mancano ancora 14 mesi. C'è tutto il tempo perché il partito del presidente possa trovare una forma efficace di damage control e raccogliere i pezzi di quello che è stato un agosto difficilissimo».

martedì 1 settembre 2009

Sorpasso



UPDATE. Se nel grafico (che si aggiorna automaticamente) le due linee non si toccano, è perché in soccorso di The One è arrivata la cavalleria.

sabato 29 agosto 2009

Shit Hits the Fan

Fuori da ogni ipocrisia, questa storiaccia di Boffo che Feltri ha deciso di rendere pubblica (spontaneamente o su ordinazione, poco importa) era nota a larghi settori del mondo dell'informazione da mesi, e in qualche caso da anni. E quanto scrivo "larghi", intendo "sconfinati", visto che lo sapeva perfino il sottoscritto. Era dunque solo questione di tempo - e di opportunità politica - prima che uscisse fuori in maniera così dirompente. Adesso qualcuno si scandalizza. Qualcuno, che non ha battuto ciglio per la pubblicazione di registrazioni di telefonate private senza alcuna rilevanza penale ("il popolo deve sapere"), parla di "giornalismo spazzatura" per la pubblicazione di fatti relativi a una sentenza. Per me il patteggiamento non è mai stato un'ammissione di colpevolezza, ma in moltissimi hanno sempre sostenuto il contrario, soprattutto durante gli anni di Tangentopoli. Adesso questa masnada giustizialista, che non ha mai avuto un briciolo di rispetto per la privacy, la dignità e i sacrosanti-affari-propri altrui - pur di fare fuori l'avversario politico di turno - si muove come un sol'uomo contro l'oltraggio di chi ha osato scrivere la verità. Shit hits the fan, dicono gli americani. E "la cacca che ha colpito il ventilatore", ormai, è destinata schizzare un po' ovunque, imbrattando quel poco che resta della civiltà del nostro dibattito politico. Prima di prendersela con il ventilatore, però, sarebbe il caso di riflettere su chi - da ormai una quindicina d'anni - si è costruito carriere politiche, giudiziarie e giornalistiche (e in qualche caso fortune economiche) annusando, accarezzando, coccolando, diffondendo e spesso mangiando tonnellate di questa cacca.

venerdì 28 agosto 2009

Good News for Obama

Buone notizie per il presidente americano: il suo job approval negli Stati Uniti - anche se in costante calo - è nettamente migliore di quello fatto registrare in Israele.

giovedì 27 agosto 2009

martedì 25 agosto 2009

Swingin'

Secondo l'ultimo sondaggio Mason-Dixon, il leader democratico al Senato - Harry Reid - sarebbe in grande difficoltà nella sua corsa alla rielezione in Nevada. Reid, infatti, accusa uno svantaggio in doppia cifra contro i due repubblicani più titolati a vincere le primarie del GOP: Danny Tarkanian, (ex giocatore Ncaa, già sconfitto nel 2004 da Mike Schneider per il Senato) e Dean Heller (dal 2006 congressman del 2° distretto, che continua a smentire di volersi candidare). E verrebbe battuto di misura anche da una outsider pura come Sue Lowden (la party chairwoman del partito in Nevada). I numeri personali di Reid sono pessimi (50% unfavorables e 37% favorables), ma a pesare sono anche la non brillante performance di Obama nello stato (43% unfavorables e 44% favorables) e l'opposizione crescente all'Obamacare (50% contrari e 40% favorevoli). Un altro “purple state” si sta svegliando.

Contact?

lunedì 24 agosto 2009

The Meaning of Life



Adesso la mia vita ha finalmente un senso. Domani, nel numero in edicola del mensile CQ, la storia di copertina sarà una «lunghissima chiacchierata» di Jovanotti con Lapo Elkann. L'attesa potrebbe uccidermi.

Obamadinejad

Teheran, 24 ago. (Adnkronos) - I parlamentari iraniani hanno votato a larga mggioranza favore di un disegno di legge destinato ad istituire un fondo per l'equivalente di 20 milioni di dollari destinato tra l'altro ad indagare su presunte violazioni dei diritti umani commesse dagli Stati Uniti. Per Alaedin Boroujerdi, capo della commissione sicurezza nazionale e relazioni estere del parlamento iraniano il fondo destinato a finanziare indagini su presunti abusi americani è «necessario».

E poi dicono che in Iran non c'è la democrazia! Niente di più falso: a Teheran il governo e il parlamento funzionano benissimo. Tanto che fanno concorrenza all'amministrazione Obama.

It's the Big Government, Stupid!


La vera ragione per cui gli americani sono arrabbiati con Obama (che intanto precipita a -14 nel presidential approval index di Rasmussen): Matt Welch nella pagina degli editoriali del New York Post.

venerdì 21 agosto 2009

Suspension of Disbelief

Zogby Interactive non ci ha mai convinto troppo (per usare un eufemismo). Considerando, però, che di solito i sondaggi via Internet sovra-rappresentano il segmento più giovane della popolazione, questo job approval al 45.3% non è affatto un buon segno per Obama. Il 49% di YouGov/Economist (sempre via Internet) getta altra benzina sul fuoco. E se fra qualche giorno il 49% di Rasmussen fosse considerato un outlier pro-Obama?

Bias/2



Round-Up: Hot Air, QandO, Patterico's Pontifications, Scared Monkeys, Neptunus Lex, Confederate Yankee, Moe Lane, Blue Crab Boulevard, Pundit & Pundette

giovedì 20 agosto 2009

mercoledì 19 agosto 2009

R.I.P.

Rose D. Friedman (1910-2009)
Robert Novak (1931-2009)

«Manufactured»

Bias



Obama scivola al 51% di job approval nell'ultimo sondaggio di NBC News. Titolo dell'articolo relativo, nel sito di Msnbc: «Americans still skeptical about Obama's plans. Misperceptions abound on president's health overhaul initiative» («Americani ancora scettici sui piani di Obama, abbondano gli errori di percezione sull'iniziativa di riforma sanitaria del presidente»). La notizia, prima di tutto!

martedì 18 agosto 2009

Midnight Summer Dream

Il job approval di Obama stabilmente sotto il 50% (almeno per Rasmussen), ma non troppo distante per tutti gli altri. McDonnell in doppia cifra su Deeds in Virginia. Christie in doppia cifra su Corzine in New Jersey. Tutti i potenziali candidati democratici fatti a pezzi da Bloomberg a New York. E adesso addirittura questo: Kirk leggermente in vantaggio su Giannoulias (e in larga doppia cifra su Jackson) in Illinois. So bene che si tratta solo di un sogno, ma per favore non svegliatemi.

Nota. A scanso di equivoci, il titolo del post è ispirato da questo, non da questo.

lunedì 17 agosto 2009

Virginia on my Mind



Anche il Washington Post (dopo Survey USA) vede il repubblicano Bob McDonnell in vantaggio di 15 punti percentuali sul democratico Creigh Deeds nella corsa per la poltrona di governatore della Virginia. Un distacco simile a quello registrato qualche giorni fa dal sondaggista democratico Public Policy Polling (+14%), mentre Rasmussen Reports e Research 2000 (per Daily Kos) vedono una gara più equilibrata, ma con McDonnell comunque vicino alla doppia cifra (+8%). Novembre è ancora lontano, ma non c'è dubbio che - come scrive Charlie Cook sul National Journal - il partito democratico sia in seria difficoltà in un red state strappato da Obama al GOP meno di un anno fa.

giovedì 13 agosto 2009

Alla canna del gas

Raschiando il fondo del barile ferragostano, oggi Repubblica.it - nella sua quotidiana rassegna stampa internazionale anti-berlusconiana - riesce a citare tre testate prestigiose come Zimbabwe Telegraph, Timaru Herald (Nuova Zelanda) e Guatemala Times. Tristezza.

mercoledì 12 agosto 2009

Fringes

Chi scrive è un acceso sostenitore di un'interpretazione “estensiva” del secondo emendamento, ma ha ragione Allahpundit su HotAir (e dunque Chris Matthews): andare a manifestare contro Obama con una pistola (per giunta carica) è davvero una mossa poco intelligente. «Having a right doesn’t mean you’re obliged to exercise it, particularly in circumstances where it would be provocative to do so».

martedì 11 agosto 2009

N-Word

Se, come afferma Carlos Watson di Msnbc, “socialist” è la nuova “n-word” dei razzisti americani, fatevene una ragione: sono razzista anch'io.

UPDATE. The Ugly Face of Racism: Tom Bevan su RCP.

venerdì 7 agosto 2009

Meet the Mob!































Spassosissima fotogallery di estremisti repubblicani sul blog di Dana Loesch. La “tattica della paura” utilizzata dai democratici (e dai loro alleati dei mainstream media) per descrivere i townhall meeting di questi giorni sulla riforma sanitaria è - per adoperare un eufemismo - semplicemente disgustosa.

John Hughes (1950-2009)

Sceneggiatore, produttore e regista. I suoi film hanno segnato un'epoca e influenzato più di quanti non siano disposti ad ammetterlo, dalle parti di Hollywood. Non ha mai vinto premi prestigiosi, perché i suoi film erano “americanate” (un complimento, almeno per noi) pieni di risate, buoni sentimenti e lieto fine. Niente drammi introspettivi francesi con sottotitoli in bulgaro, insomma, ma pellicole per tutta la famiglia, spesso disprezzate dai critici (e adorate dal pubblico). Nel 1991, all'apice del successo, aveva abbandonato Hollywod per vivere nella sua fattoria nel nord dell'Illinois, continuando però a scrivere saltuariamente sceneggiature sotto lo pseudonimo di Edmond Dantes. Con John Hughes, scomparso all'età di 59 anni per un attacco di cuore, se n'è andato un pezzo - un grande pezzo - degli Anni Ottanta.

Writer:
  1. Drillbit Taylor (2008) (story)
  2. Beethoven's 5th (2003) (characters)
  3. Maid in Manhattan (2002) (story)
  4. Home Alone 4 (2002) (characters)
  5. Beethoven's 4th (2001) (characters)
  6. Just Visiting (2001) (screenplay)
  7. Beethoven's 3rd (2000) (characters)
  8. National Lampoon's American Adventure (2000) (characters)
  9. Reach the Rock (1998) (written by)
  10. Home Alone 3 (1997) (written by)
  11. Flubber (1997)
  12. 101 Dalmatians (1996) (screenplay)
  13. Miracle on 34th Street (1994) (screenplay)
  14. Baby's Day Out (1994) (written by)
  15. Beethoven's 2nd (1993) (characters)
  16. Dennis the Menace (1993) (written by)
  17. Home Alone 2: Lost in New York (1992) (characters) (written by)
  18. Beethoven (1992) (written by)
  19. Curly Sue (1991) (written by)
  20. Dutch (1991) (written by)
  21. Career Opportunities (1991) (written by)
  22. Home Alone (1990) (written by)
  23. National Lampoon's Christmas Vacation (1989) (written by)
  24. Uncle Buck (1989) (written by)
  25. The Great Outdoors (1988) (written by)
  26. She's Having a Baby (1988) (written by)
  27. Planes, Trains & Automobiles (1987) (written by)
  28. Some Kind of Wonderful (1987) (written by)
  29. Ferris Bueller's Day Off (1986) (written by)
  30. Pretty in Pink (1986) (written by)
  31. Weird Science (1985) (written by)
  32. National Lampoon's European Vacation (1985) (screenplay)
  33. The Breakfast Club (1985) (written by)
  34. Sixteen Candles (1984) (written by)
  35. Nate and Hayes (1983) (written by)
  36. National Lampoon's Vacation (1983) (screenplay)
  37. Mr. Mom (1983) (written by)
  38. Class Reunion (1982) (written by)
  39. "Delta House" (5 episodes, 1979)
Producer:
  1. New Port South (2001) (executive producer)
  2. Reach the Rock (1998) (producer)
  3. Home Alone 3 (1997) (producer)
  4. Flubber (1997) (producer)
  5. 101 Dalmatians (1996) (producer)
  6. Miracle on 34th Street (1994) (producer)
  7. Baby's Day Out (1994) (producer)
  8. Dennis the Menace (1993) (producer)
  9. Home Alone 2: Lost in New York (1992) (producer)
  10. Curly Sue (1991) (producer)
  11. Dutch (1991) (producer)
  12. Only the Lonely (1991) (producer)
  13. Career Opportunities (1991) (producer)
  14. Home Alone (1990) (producer)
  15. National Lampoon's Christmas Vacation (1989) (producer)
  16. Uncle Buck (1989) (producer)
  17. The Great Outdoors (1988) (executive producer)
  18. She's Having a Baby (1988) (producer)
  19. Planes, Trains & Automobiles (1987) (producer)
  20. Some Kind of Wonderful (1987) (producer)
  21. Ferris Bueller's Day Off (1986) (producer)
  22. Pretty in Pink (1986) (executive producer)
  23. The Breakfast Club (1985) (producer)
Writer:
  1. Curly Sue (1991)
  2. Uncle Buck (1989)
  3. She's Having a Baby (1988)
  4. Planes, Trains & Automobiles (1987)
  5. Ferris Bueller's Day Off (1986)
  6. Weird Science (1985)
  7. The Breakfast Club (1985)
  8. Sixteen Candles (1984)

mercoledì 5 agosto 2009

Giro d'Italia

Continua, sul blog di Giovanni (il bookmark è obbligatorio, se non l'avete già fatto), un interessante “giro d'Italia” politico-elettorale in vista delle Regionali 2010. Negli ultimi giorni è toccato alle tre “regioni rosse” per eccellenza: Emilia-Romagna, Toscana e Umbria.

lunedì 3 agosto 2009

The Blue-State Meltdown

«Consider Texas and California. In the Bush years, liberal polemicists turned the president’s home state — pious, lightly regulated, stingy with public services and mad for sprawl — into a symbol of everything that was barbaric about Republican America. Meanwhile, California, always liberalism’s favorite laboratory, was passing global-warming legislation, pouring billions into stem-cell research, and seemed to be negotiating its way toward universal health care. But flash forward to the current recession, and suddenly Texas looks like a model citizen. The Lone Star kept growing well after the country had dipped into recession. Its unemployment rate and foreclosure rate are both well below the national average. It’s one of only six states that didn’t run budget deficits in 2009. Meanwhile, California, long a paradise for regulators and public-sector unions, has become a fiscal disaster area».

Ross Douthat, sul New York Times, riprende (e ammorbidisce) la tesi sostenuta qualche settimana fa su The American da Joel Kotkin (fellow alla Chapman University e direttore esecutivo di newgeography.com) sul collasso economico dei blue states e del “modello Chicago”. Lettura istruttiva - almeno in teoria - per i nostri amici liberal.

A Firm Pledge

«I can make a firm pledge. Under my plan, no family making less than $250,000 a year will see any form of tax increase. Not your income tax, not your payroll tax, not your capital gains taxes, not any of your taxes... you will not see any of your taxes increase one single dime».
Barack H. Obama, 12 settembre 2008, Dover (New Hampshire).

Siamo sicuri che Timothy “Timmaaaay” Geithner e il suo tutor Larry Summers siano del tutto consapevoli di questa «risoluta» promessa elettorale di The One? A dare retta all'Associated Press, non sembrerebbe proprio.

venerdì 24 luglio 2009

Forty-Nine

Per la prima volta dall'inizio del suo mandato, secondo Rasmussen Reports, il job approval di Barack Obama è sceso sotto il 50% (49% favorevoli e 51% contrari, per l'esattezza). Non parliamo del Presidential Approval Index (da sempre più problematico per Obama), che continua a vederlo inchiodato a un pericoloso -8%, ma del classico “indice di gradimento” in cui - a fine gennaio - il presidente veleggiava intorno al 65%. Con questo dato di Rasmussen (e con il nuovo sondaggio di FOX News, in cui Obama scende in un mese dal 62% al 54%), la media di Real Clear Politics è oggi al 54,5%, con uno spread (la differenza tra “approve” e “disapprove”) che dal 29 gennaio a oggi è crollato dal 44,2% al 13,2%. Negli ultimi dieci sondaggi sul job approval, Obama è stato costantemente al di sotto del 60%. Secondo Rasmussen, i cittadini americani convinti che lo stimulus abbia aiutato l'economia sono solo il 25%. E quelli contrari all'Obamacare sono passati, in un mese, dal 44% al 53%.

martedì 21 luglio 2009

Il fantasma del '94

Ancora mi sembra, se non incredibile, quantomeno improbabile. Ma l'ipotesi che il Titanic democratico vada a infrangersi (per l'ennesima volta) sull'iceberg della riforma sanitaria inizia a prendere piede anche nelle analisi di qualche pundit della sinistra. L'ultimo sondaggio di ABC News e Washington Post sembrerebbe dare credito a questa teoria, con il sostegno pubblico alla health-care reform obamiana precipitare per la prima volta sotto la soglia del 50%. E ieri Bill Kristol, sul sito del Weekly Standard, consigliava ai repubblicani di affondare il colpo, senza pietà. È ancora troppo presto, a mio avviso, gridare al “miracolo” (come pure sta facendo, in queste ore, qualche sostenitore del GOP). Ma vedere Obama e Axelrod costretti a improvvisare una conference call con i blogger progressisti per mettere sotto pressione il Congresso è, oggettivamente, molto significativo. The One ha ancora ottime chance nel suo progetto di trasformare la sanità americana in quella di un qualsiasi, stanco (e povero) paese del Vecchio Continente, ma sembra aver perso il momentum necessario per sbrigare la pratica in modo indolore, possibilmente prima delle vacanze estive a Capitol Hill. Con le elezioni del 2010 (e quelle del 2012) che si avvicinano pericolosamente.

UPDATE. Qualche minuto fa ho parlato dell'argomento (e non solo) a Radio24, insieme a Stefano Pistolini (che conduce l'ottima trasmissione “Jefferson 2, l'arte della svolta”). L'archivio mp3 della radio è qui (la fascia oraria è quella 16.00-17.00), ma io preferisco il podcast, che tra non molto dovrebbe essere online.

mercoledì 15 luglio 2009

Hint

In teoria non sarebbe ancora ufficiale, ma dopo molti mesi sono finalmente riaperte le iscrizioni a Tocqueville. Approfittatene ora, prima che la ressa vi costringa ad aspettare qualche giorno prima di vedere formalizzata la pratica (sapete com'è la burocrazia nel cyberspazio...).

martedì 14 luglio 2009

Low-Fifties

















Torniamo dalle vacanze accolti da un fragoroso -8 nel Presidential Approval Index di Rasmussen Reports (che calcola la differenza tra le percentuali di “strong approve” e “strong disapprove”). A gennaio, Obama era a +30. L'inquilino della Casa Bianca è inchiodato nei “low fifties” nel job approval classico: ieri era al 53% ma è arrivato anche al 51%. E la flessione negli indici di gradimento del presidente non riguarda soltanto Rasmussen. Nella media di Real Clear Politics, lo spread di Obama è passato dal +44,2% di fine gennaio al +21.2% di oggi (il punto più basso è stato giovedì scorso con +18.2%). Da febbraio, insomma, il presidente ha perso il 15% per Gallup, il 16% per CNN/Opinion Research e il 6% per CBS News, mentre resta nei “mid-fifties” anche per un sondaggista amico come Democracy Corps.

Crash

domenica 28 giugno 2009

Vacation














* Comunicazione di servizio* Questo blog (che già funzionava a scartamento ridotto da qualche giorno) rimarrà chiuso per due settimane, perché il titolare è scomparso in qualche remota località balneare. Dal 13 luglio, si riapre con aggiornamenti quotidiani e regolari. Un saluto a tutti.

venerdì 19 giugno 2009

The Lessons of 2009














«I have the sense that the Obama administration's economic policymakers have forgotten one of the most basic lessons taught by Robert Rubin during his stewardship of economic policy during the 1990s. The lesson is to think probabilistically: to project yourself forward into the possible futures, to ask in each one what would be the actions that you would then wish you had undertaken today, and then to actually take the appropriate action today».


J. Bradford DeLong risponde all'articolo scritto da Cristina Romer (chairwoman del Council of Economic Advisers di Obama) per l'ultimo numero dell'Economist.

giovedì 18 giugno 2009

Treachery

"For decades, Washington policymakers from both parties have prodded Iranians to throw off their shackles. Last Friday, millions of Iranians stood up. And we're standing down. That isn't diplomacy. It's treachery".

Ralph Peters, New York Post

giovedì 11 giugno 2009

Quando l'abito fa il monaco

«Da due giorni un buffone si aggira per le strade di Roma. È vestito con una divisa da palcoscenico in stile Michael Jackson, ha appesa al bavero non solo un’enorme costellazione di medaglie (non guadagnate sul campo), ma anche un’intera foto in bianco e nero che ritrae l’impiccagione di Omar el Mukhtar. Questo buffone non è finito in manicomio, nessuno ha chiamato i carabinieri per un Tso (trattamento sanitario obbligatorio). In compenso viene trattato come un capo di Stato, accolto dalle massime cariche del nostro governo. Per chi non l’avesse capito, stiamo parlando di Gheddafi»...

Stefano Magni, su L'Oggettivista, in splendida forma.

sabato 6 giugno 2009

Liveblogging - Europee 2009






Dalle 18.00 di oggi, fino a quando l'ultima scheda dell'ultima comunità montana non sarà contata, liveblogging ippico-elettorale su Notapolitica.it. Stasera parte Simone, poi arrivo io, poi chissà. Vi ricordo che, durante il liveblogging, saranno trasmesse le telecronache di 4 nuove corse clandestine arrivate all'ultimo minuto. Aspettatevi sorprese ;)

sabato 23 maggio 2009

mercoledì 20 maggio 2009

L'ultimo sondaggio segreto del PdL

Notapolitica.it





Il cuore del progetto è una rassegna stampa quotidiana, dall’Italia e dall’Estero, divisa in tre aggiornamenti che scandiscono l’intera giornata già dalla mattina, così da potersela gustare con cappuccino e brioche. Poi sono i sondaggi sulle intenzioni di voto italiane, con le cartine che descrivono le tendenze nazionali, regionali e provinciali e con uno spazio dedicato ai sondaggi provenienti dall’estero. Poi ci sono cinque blog tematici: “Memo”, che parlerà di politica a 360 gradi; “Insider”, una vera e propria rubrica di gossip politico; “Global”, il nostro occhio critico sulla politica internazionale; “Business” con i rumors e le analisi sul mondo economico e infine “Leadership”, che racconterà le storie dei leader di oggi e di domani.

Notapolitica.it apre oggi i battenti ma affonda le sue radici nell’idea di un gruppo di amici che hanno provato ad immaginare un modo nuovo di fare informazione su internet in Italia. Prima è stato soltanto una bozza scarabocchiata sul un bloc. Poi, poco alla volta, ha preso forma ed è diventato quello che tutti voi potete sfogliare online.

Il modello a cui ci ispiriamo è l’americanissimo RealClearPolitics. L’obiettivo è quello di diventare il punto di riferimento per i tanti che esplorano la Rete alla ricerca di informazioni sulla politica italiana e mondiale. Il metodo che abbiamo scelto è il solito: buona volontà e tante idee da tradurre in azione.

[Margherita Albertini, Simone Bressan, Riccardo Cursi, Andrea Lenci, Andrea Mancia, Domenico Oliva, Franco Oliva, Francesco Sciotto, Jean Philippe Zito]

cross-posted @ FreedomLand, Il Liberale

martedì 19 maggio 2009

Non chiamatelo disagio sociale

Prima l’assalto dei Cobas al segretario nazionale della Fiom, Gianni Rinaldini. Poi la guerriglia urbana scatenata lunedì dagli “studenti” dell’Onda Anomala (nomen omen) a Torino, replicata – a grande richiesta – ieri. È da qualche giorno, ormai, che le prime pagine dei giornali italiani regalano grande spazio a questi “moti di piazza”, che qualche autorevole commentatore descrive come “sintomo” del malessere sociale che serpeggia nel Paese a causa della crisi economica.

Niente di più falso. E non perché la crisi non ci sia, come suggerisce qualcuno, o sia già passata, come azzarda qualcun altro. Si tratta di un falso perché queste esplosioni di violenza non hanno niente a che vedere con la crisi, o con il malessere sociale che ne consegue. I black block devastavano le capitali d’Europa anche quando il pil del Vecchio Continente cresceva a ritmi sostenuti. E i Cobas di Pomigliano d’Arco si scontravano con la polizia anche quando Fiat non minacciava di chiudere le fabbriche.

La crisi, quella vera, non c’entra con questi gruppi di esagitati che fanno della violenza il proprio modo d’essere e la propria strada verso la visibilità mediatica. La crisi è quella delle famiglie che faticano a pagare il mutuo o che stentano ad arrivare alla fine del mese. È quella delle piccole e medie imprese strangolate da un sistema creditizio obsoleto. Quella dei giovani che non riescono a trovare lavoro o che sono costretti ad accettarne uno sottopagato. Quella dei lavoratori dipendenti con gli stipendi più bassi d’Europa. Utilizzare questa crisi per “spiegare” le violenze di sindacalisti estremisti o studenti anomali non è solo scorretto: è un modo, neppure troppo raffinato, per dipingere queste violenze con una sfumatura di dignità “sociale” che non possiedono e non hanno mai posseduto.

(domani in edicola su Liberal quotidiano)

venerdì 15 maggio 2009

U-Turn/2

Le marce indietro di Obama stanno francamente diventando imbarazzanti. Dopo le fotografie delle “torture”, il presidente adesso ci ripensa anche sui tribunali militari per i sospetti di terrorismo. Li aveva congelati per 120 giorni, in uno dei primi atti ufficiali post-inaugurazione. Adesso, all'improvviso, si rende conto che sono il “male minore”. Proprio come Dick Cheney continua a ripetere da settimane. E come i cittadini americani sanno benissimo. Adesso ci manca solo che sia un presidente repubblicano a chiudere Guantanamo...

U-Turn

Andrew Sullivan, su The Atlantic, parla di «Obama, neocon in chief». Per Jennifer Loven, di Talking Points Memo, si tratta di una «caduta all’indietro verso il bushismo». Secondo Joan McCarter, di DailyKos, è un «voltafaccia sgradevole e probabilmente inutile». E Jane Hamsher, fondatrice di Fire Dog Lake, confida a Chris Cilizza di The Fix (il blog di retroscena politici del Washington Post), che «fin dall’inizio del suo mandato, Barack Obama ha dimostrato un notevole desiderio di occultare i crimini dell’amministrazione Bush, in generale, e i metodi di tortura voluti da Bush, in particolare»...

(Larry Silverbud su L'Occidentale)

mercoledì 13 maggio 2009

L'ultimo complotto della CIA

Secondo il senatore democratico Carl Levin (che, come membro del Senate Intelligence Committee, è stato informato sulle tecniche d'interrogatorio utilizzate con i sospetti terroristi almeno cinque volte, dal 2006 al 2007), sarebbero in corso oscure manovre da parte della CIA per mettere in cattiva luce gli esponenti democratici del Congresso. Convinti dell'esistenza di questo complotto - secondo il quotidiano online The Politico - sarebbero anche Dick Durbin (numero 2 dei democratici al Senato), Dianne Feinstein (presidente dell'Intelligence Committee) e Russ Feingold (anche lui membro della stessa commissione).

Tutto questo, perché il 20 aprile - su richiesta del repubblicano Peter Hoekstra - la CIA (a capo della quale Obama ha da poco nominato Leon Panetta, noto reazionario della right-wing conspiracy...) ha pubblicato un documento di 10 pagine in cui venivano elencati i briefing dal settembre 2002 al marzo 2009 per i membri del Congresso sulle enhanced interrogation techniques. La “prova provata”, insomma, che personaggi come Nancy Pelosi - allora leader della minoranza alla Camera - avevano clamorosamente mentito affermando di essere venuti a conoscenza solo recentemente dell'esistenza del waterboarding.

La CIA è sempre stata all'avanguardia nell'elaborazione di complicate macchinazioni a danno della sinistra, ma adesso ha davvero oltrepassato il limite: pur di mettere in imbarazzo i leader democratici del Congresso, si è azzardata a dire la verità.

lunedì 4 maggio 2009

The (Leftist) Case Against Sotomayor

Con una durissima requisitoria di Jeffrey Rosen contro Sonia Sotomayor, giudice del secondo circuito della Corte d'Appello, inizia su The New Republic (quindicinale di punta dell'intelligencija liberal) una serie di articoli dedicati ai "punti di forza e di debolezza" dei candidati presenti nella shortlist di Obama per sostituire David Souter alla Corte Suprema.