mercoledì 31 marzo 2010

L'Onore dei Frizzy

Qualche sorpresa e un paio di certezze dall'analisi sulle performance dei vari Ippodromi in cui si sono svolte le corse d'avvicinamento ai Grand Prix regionali che si sono svolti domenica e lunedì. Abbiamo confrontato gli ultimi rilevamenti cronometrici effettuati nei vari Ippodromi con i risultati reali delle corse. E calcolato la percentuale d'errore media sui primi 2-3 cavalli in ogni GP regionale, oltre alla media nazionale per gli ippodromi di cui erano disponibili i tempi di almeno 10 GP. A livello nazionale, l'Ippodromo più preciso è stato quello di Frizzy, con una percentuale d'errore media di poco superiore al 2%. Ma altri quattro circuiti - Emegé (2,23%), Spinòl (2,25%), Nancy (2,55%) e Meneghino (2,82%) - hanno avuto una percentuale d'errore inferiore al 3%, cifra che è considerata il “margine d'errore” strutturale per rilevazioni cronometriche di questo tipo.

Entrando in dettaglio, l'Ippodromo di Frizzy ha avuto la performance migliore in due regioni (Lombardia e Calabria), salendo sul podio in altre sei (Piemonte, Veneto, Liguria, Emilia, Umbria e Campania): un'ottima prova di solidità complessiva con poche sbavature. Tre primi posti (Piemonte, Campania e Marche) ma “solo” due presenze sul podio (Lazio e Puglia) per l'Ippodromo Digital. Si segnalano con due vittorie anche l'Ippodromo de l'Emegé (cinque volte sul podio), l'Ippodromo Meneghino (più un podio) e l'Ippodromo di Nancy (un podio anche in questo caso). Una vittoria (Veneto) e tre podii (Toscana, Basilicata e Calabria) anche per l'Ippodromo di Spinòl. Una vittoria e un podio per l'Ippodromo di Nicholas.

Interessante anche notare come la media delle rilevazioni cronometriche calcolata da Notapolitica.it nelle settimane precedenti ai Grand Prix regionali sia uscita dal “margine d'errore” soltanto in 4 casi su 13 (Umbria, Campania, Basilicata e Calabria), quasi sempre in competizioni in cui il nome del vincitore era scontato. Una buona performance complessiva dunque, per il sistema nazionale degli Ippodromi, che - dopo qualche anno di appannamento - potrebbe rilanciare il glorioso sport dell'ippica nella considerazione dell'opinione pubblica.

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lunedì 29 marzo 2010

Liveblogging Regionali 2010



Qui la chat per i lettori

SuperMappa e SuperMedie

Aggiornata, su Notapolitica.it, la mappa con i risultati degli ultimi GP le medie delle ultime rilevazioni cronometriche effettuate in tutte le corse clandestine. Per i più pigri, ecco i distacchi definitivi.

PIEMONTE: Fan Bressol +1.0
LOMBARDIA: Formighenne +22.4
LIGURIA: Fan Burlan +2.4
VENETO: Zaienne +31.9
EMILIA-ROMAGNA: Fan Erran +19.1
TOSCANA: Fan Rouge +21.6
MARCHE: Fan Casser +12.2
UMBRIA: Fan Marin +12.5
LAZIO: Fan Bonin +0.6
CAMPANIA: Caldenne +2.8
PUGLIA: Fan Vendol +3.7
BASILICATA: Fan De Philippe +15.0
CALABRIA: Scopellenne +18.2


Corse Clandestine/ Le ultime corse a l'Emegé

Tredici corse, tredici fantini vincenti (e le loro tredici scuderie): tutti i Grand Prix che si sono corsì giovedì all'Ippodromo de l'Emegé online su Notapolitica.it.

domenica 28 marzo 2010

Corse Clandestine/ Anteprima

Tra qualche minuto, su Notapolitica.it, i tredici risultati delle corse che si sono svolte giovedì 25 marzo all'Ippodromo de l'Emegé (noto per essere il circuito preferito dei canali televisivi nazionali pubblici). Previste per domani mattina le ultime voci all'uscita degli ippodromi (aggiornate alle 22.00 di oggi). Infine, a partire da mezzogiorno (più o meno) il liveblogging elettorale fino allo spoglio dell'ultima scheda. Pardòn, dell'ultimo sacco di biada.

Voci all'uscita dagli ippodromi/ 2

Continuano gli spifferi dall'uscita dagli ippodromi. Le prime rilevazioni cronometriche (parziali e da prendere con le pinze) su Piemonte, Liguria, Lazio, Campania e Puglia su Notapolitica.it.

Corse Clandestine/ Le ultime corse di Frizzy

I quattro GP più incerti - Piemonte, Liguria, Lazio e Puglia - dall'Ippodromo di Frizzy. Le telecronache su Notapolitica.it.

Voci all'uscita dagli ippodromi

Alcuni telecronisti amici si sono appostati fuori dai principali ippdromi ufficiali per poter sbirciare almeno qualche giro dei Grand Prix regionali che si stanno correndo in queste ore. Tutti i dettagli su Notapolitica.it.

Ippodromo di Spinòl: riepilogo finale

Le ultime rilevazioni cronometriche dall'Ippodromo di Spinòl per i GP di Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Basilicata, Campania e Calabria. Su Notapolitica.it.

Ippodromo di Frizzy: riepilogo finale

Le ultime rilevazioni cronometriche dall'Ippodromo di Frizzy per i GP di Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Basilicata, Campania e Calabria. Nelle prossime ore, il riepilogo finale dell'Ippodromo di Spinòl e le ultime telecronache di Piemonte, Liguria, Lazio e Puglia. Su Notapolitica.it.

sabato 27 marzo 2010

Corse Clandestine/ Voci dal GP del Lazio/2

Altre voci dal GP del Lazio su una misteriosa corsa che si sarebbe svolta in queste ultime ore all'Ippodromo Meneghino. Prendetele con il beneficio d'inventario. I dettagli su Notapolitica.it.

Corse Clandestine/ La sfida del Nord

Dall'Ippodromo di NordEst, la sfida tra le scuderie di Varenne e Groom de Bootz nei GP di Piemonte, Lombardia e Veneto. Su Notapolitica.it.

Corse Clandestine/ Anteprima

Tra meno di un'ora, su Notapolitica.it (dall'Ippodromo del NordEst), le sfide incrociate di Piemonte, Lombardia e Veneto tra i le scuderie alleate di Varenne e Groom de Bootz.

Corse Clandestine/ Voci dal GP del Lazio

L'ippodromo è quello di Nicholas, noto soprattutto per le gare trasmesse via satellite. Il GP è quello del Lazio. Il risultato, ci dicono, è sorprendente. La telecronaca su Notapolitica.it.

Corse Clandestine/ Grand Prix della Puglia

Ultimo Grand Prix della Puglia dall'Ippodromo di Spinòl. La telecronaca in diretta su Notapolitica.it.

Corse Clandestine/ Grand Prix della Liguria

Ultimo GP della Liguria dall'Ippodromo di Spinòl. La telecronaca su Notapolitica.it. Tra qualche minuto il GP della Puglia.

Corse Clandestine/ Grand Prix del Piemonte

Ippodromo di Spinòl: ultimo Grand Prix del Piemonte (26 marzo). Tutta la telecronaca su Notapolitica.it.

Corse Clandestine/ Grand Prix del Lazio

Dall'Ippodromo di Spinòl, in diretta su Notapolitica.it, la telecronaca dell'ultimo Grand Prix del Lazio. A seguire: Piemonte, Liguria e Puglia da Spinòl; le ultime dal NordEst; tutte le gare conclusive di Fizzy. Stay tuned!

venerdì 26 marzo 2010

Corse Clandestine/ Doppio GP del Piemonte

Su Notapolitica.it, doppia telecronaca - dagli Ippodromi di Nancy e Frizzy - per il Grand Prix del Piemonte. Domani tutte le altre corse "minori" degli stessi due ippodromi. E tutti e 13 i GP dall'Ippodromo di Spinòl.

Corse Clandestine/ Doppio GP della Puglia

Ippodromo di Nancy (21 marzo) e Ippodromo di Frizzy (24 marzo): doppia telecronaca su Notapolitica.it.

Corse Clandestine/ Doppio GP della Liguria

Doppio Grand Prix della Liguria - dagli Ippodromi di Nancy e Frizzy - in diretta su Notapolitica.it.

Corse Clandestine/ Doppio Grand Prix del Lazio

Ippodromo di Nancy (21 marzo) e Ippodromo di Frizzy (24 marzo): la telecronaca di un doppio Grand Prix del Lazio su Notapolitica.it.

Corse Clandestine/ Super Anteprima

Nelle prossime ore, su Notapolitica.it, quattro doppi Grand Prix (dagli Ippodromi di Nancy e di Frizzy): Lazio, Liguria, Puglia e Piemonte.

Corse Clandestine/ Grand Prix del Piemonte

L'ultimo Grand Prix del Piemonte, dall'Ippodromo Meneghino, in diretta su Notapolitica.it.

Corse Clandestine/ Voci dal GP della Puglia

Una telecamera nascosta ha filmato l'ultimo Grand Prix della Puglia che si è svolto all'Ippodromo Meneghino. Le immagini (sfocate) su Notapolitica.it.

Freedom of Speech

Mentre Michele Santoro - ignobilmente censurato dal regime berlusconiano - sputava veleno in diretta televisiva sul satellite, sul digitale terrestre, sull'etere, sulle web-tv e sui telefonini (non ho controllato la radio e le console di videogiochi), il suo idolo Hugo Chàvez arrestava l'ultimo editore libero del Venezuela, il presidente di Globovision, Guillermo Zuloaga. Motivo? Aver parlato male di Chàvez durante l'ultima conferenza dell'Inter-American Press Association.

Corse Clandestine/ Anteprima

Tra qualche ora, su Notapolitica.it, le telecronache in diretta di 13 corse d'avvicinamento ai Grand Prix di domenica dall'Ippodromo di Frizzy.

giovedì 25 marzo 2010

Corse Clandestine/ Grand Prix della Campania

Dall'Ippodromo di Frizzy, la telecronaca diretta dell'ultimo Grand Prix della Campania. Su Notapolitica.it.

Corse Clandestine/ Grand Prix del Veneto

Vincitore scontato, al GP del Veneto che si è corso all'Ippodromo del NordEst. Ma chi corre più veloce tra le scuderie alleate verdi e azzurre? La risposta nella telecronaca di Notapolitica.it.

Corse Clandestine/ Doppio Grand Prix del Lazio

Su Notapolitica.it, la telecronaca di due Grand Prix del Lazio dall'Ippodromo del NordEst e dall'Ippodromo di Frizzy. Tra qualche ora: GP della Puglia dall'Ippodromo di San Walter Giuliano; GP della Campania dall'Ippodromo di Frizzy; GP del Veneto dall'Ippodromo del NordEst (con dati interessanti sul distacco tra le scuderie alleate verdi e azzurre).

mercoledì 24 marzo 2010

Corse Clandestine/ Anteprima

Nelle prossime ore, su Notapolitica.it, le telecronache del Grand Prix della Puglia (Ippodromo San Walter Giuliano) e del Grand Prix del Lazio (Ippodromo del NordEst).

Corse Clandestine/ Grand Prix del Lazio

Dall'Ippodromo di Frizzy, la telecronaca dell'ultimo Grand Prix del Lazio (con i tempi delle singole scuderie). Tutti i dettagli su Notapolitica.it.

Corse Clandestine/ Grand Prix del Piemonte

Dall'Ippodromo del NordEst, la (sorprendente) telecronaca del Grand Prix del Piemonte. Su Notapolitica.it. Tra qualche ora, dall'Ippodromo di Frizzy, un altro GP del Lazio.

Corse Clandestine/ Grand Prix della Puglia

Su Notapolitica.it, dall'Ippodromo di Spinòl, la telecronaca dell'ultimo (tiratissimo) Grand Prix della Puglia.

martedì 23 marzo 2010

lunedì 22 marzo 2010

Corse Clandestine/ Grand Prix del Piemonte

Grande attesa sugli spalti dell'Ippodromo di Spinòl per questa gara d'avvicinamento al Grand Prix del Piemonte che si svolgerà nel fine settimana. La telecronaca integrale su Notapolitica.it.

Corse Clandestine/Grand Prix del Lombardo-Veneto

La telecronaca dei GP di Lombardia e Veneto dall'Ippodromo di Spinòl su Notapolitica.it. Nelle prossime ore: Lazio, Piemonte, Puglia e Liguria.

venerdì 19 marzo 2010

Corse Clandestine/ Grand Prix della Calabria

Vincitore scontato, ma risultati cronometrici clamorosi nell'ultimo Grand Prix della Calabria che si è corso all'Ippodromo di Frizzy. La telecronaca integrale su Notapolitica.it. Domani mattina (in realtà prima, per i nottambuli, andrà in onda l'attesissimo GP del Lazio.

Corse Clandestine/ Anteprima

Tra qualche ora, su Notapolitica.it, dovrebbero essere online le telecronache dei Grand Prix di Lazio e Calabria dall'Ippodromo di Frizzy.

Doppio record

Per la prima volta dall'inizio del suo mandato, il job approval di Barack H. Obama entra in zona negativa (con i “disapprove” che superano gli “approve”) sia per Gallup (46%-48%) che per la media di RealClearPolitics (47.3%-47.8%). Noi, comunque, continuiamo a fidarci soprattutto di Rasmussen Reports, che registra un job approval di -10 (45%-55%) e un presidential approval index di -21 (23%-44%). E non è un caso che queste splendide prestazioni arrivino proprio nel momento topico di discussione sulla riforma sanitaria. Come spiega Scott Rasmussen: «Each time the President leads a big push for his health care plan, his job approval ratings suffer».

giovedì 18 marzo 2010

Corse Clandestine/ Voci dal GP della Puglia

Stavolta non si tratta di una vera telecronaca. Ma dall'Ippodromo del NordEst arrivano voci su un possibile arrivo al photofinish nel Grand Prix della Puglia. Tutti i dettagli, su Notapolitica.it.

mercoledì 17 marzo 2010

martedì 16 marzo 2010

Maledetta riforma

Larry Silverbud, su Il Foglio di oggi

THEODORE ROOSEVELT (1912)
Tutto inizia con un alce. Un alce maschio, per la precisione. O un “bull moose”, come gli americani chiamano il gigantesco cervide che ogni anno, in Siberia, Scandinavia e Alaska, uccide più uomini dei grizzlies. È un “bull moose”, infatti, il simbolo del Progressive Party creato nel 1912 da Theodore Roosevelt dopo il suo divorzio dal partito repubblicano. Ed è sotto l’insegna dell’alce che Roosevelt presenta una piattaforma programmatica – “A Contract with the People” – in cui, per la prima volta nella storia statunitense, è presente un piano per garantire una copertura sanitaria universale a tutti i cittadini ameriacani.

Roosevelt, diventato nel 1901 (a 42 anni) il più giovane presidente degli Stati Uniti, dopo l’assassinio di William McKinley (di cui era il vice), viene rieletto con un ampio margine nel 1904, ma nel 1908 decide di non correre per un terzo mandato, lasciando via libera a William H. Taft e partendo per un lunghissimo safari in Africa (oltre 10mila animali uccisi, tra cui sei rinoceronti bianchi) per conto del National Museum. Neppure il brivido della caccia grossa, però, è sufficiente per guarire Teddy dal virus della politica. Taft, secondo lui, ha impresso al GOP una piega troppo smaccatamente pro-business. Mentre il partito – e l’America – hanno un disperato bisogno di recuperare la propria anima populista. Roosevelt sfida Taft alle primarie repubblicane, ma la sua campagna elettorale parte troppo in ritardo, quando il presidente può già contare sull’appoggio dell’establishment del partito. Così, quando alla Convention di Chicago Teddy si rende conto di non avere abbastanza delegati per poter sconfiggere Taft, si decide a compiere il grande salto: diventa il candidato del Progressive Party e punta forte sul sogno della “sanità per tutti”, che fino a quel momento aveva fatto capolino soltanto in qualche pamphlet socialista di inizio secolo.

Purtroppo per Roosevelt, alle primarie i democratici scelgono il loro progressista migliore, Woodrow Wilson. E il ticket del Bull Moose Party, pur conquistando più voti elettorali di quasiasi altro terzo partito nella storia americana (prima e dopo), non va oltre il 27% del voto popolare. Meglio del GOP (fermo al 23%), ma molto peggio dei democratici, che schizzano al 42%, ringraziano sentitamente e portano Wilson alla Casa Bianca. Per qualche decennio, di riforma sanitaria non si sentirà più parlare.

FRANKLIN DELANO ROOSEVELT (1935)
Sarà un lontano cugino di Theodore Roosevelt, Franklin Delano, a riportare il tema della sanità “pubblica” sul tavolo della politica statunitense. Dopo l’orgia interventista dei primi “100 giorni” del suo primo mandato, FDR deve aspettare le elezioni di mid-term del 1934 – in cui i democratici conquistano solide maggioranze sia alla Camera che al Senato – per dare corpo a una struttura legislativa compiuta del New Deal. Tra queste misure ci sono la creazione della Work Progress Administration (Wpa), un’agenzia nazionale che darà lavoro (“scava la buca, riempi la buca”) a quasi due milioni di americani, il Wagner Act con cui ai lavoratori viene concesso il diritto federale di organizzarsi in sindacati, scioperare e firmare contratti collettivi e, soprattutto, il Social Security Act con cui viene creata quella rete di sicurezza sociale (e di “dipendenti” dal welfare) che consentirà ai democratici di governare per decenni.

La “quarta gamba” della seconda ondata New Deal, in teoria, dovrebbe essere un piano nazionale di assicurazione sanitaria finanziato con denaro pubblico. Roosevelt sceglie anche i due “architetti” più adatti per dare vita al suo progetto: Edgar Sydenstricker, capo del dipartimento di statistica del Public Health Service (Phs) e Isidore S. Falk, che lavora al Committe on Economic Security creato qualche mese prima dal presidente. Se, però, il New Deal del 1933 è stato approvato praticamente senza opposizione, quello del 1935 incontra la durissima resistenza della classe imprenditoriale, di quello che è rimasto del partito repubblicano, di un manipolo di combattivi conservatori democratici (Al Smith su tutti) e di alcune organizzazioni come la American Liberty League. Sul piano sanitario, poi, Roosevelt incontra un’opposizione addirittura feroce, quella della American Medical Association (Ama). L’associazione dei medici americani, sotto la guida di Morris Fishbein, parla del progetto come di «un passo risoluto verso il comunismo o il totalitarismo». Una definizione che scuote l’opinione pubblica e molti membri del Congresso. È proprio il capo del Committe on Economic Security, Frances Perkins, a suggerire a Roosevelt un passo indietro, per paura che l’opposizione crescente al piano sanitario possa compromettere tutto il Social Security Act. La riforma, ancora una volta, è rinviata a data da destinarsi.

HARRY TRUMAN (1945)
Dopo la morte di Franklin Delano Roosevelt, avvenuta pochi mesi dopo la rielezione del 1944, arriva alla Casa Bianca un altro tenace sostenitore di un piano di sanità pubblica: Harry Truman. Ma dopo il tentativo fallito da FDR e la fine della seconda guerra mondiale l’argomento è ormai diventato uno spartiacque ideologico. Per i conservatori, la resistenza contro l’introduzione della “socialized medicine” è un elemento centrale nella montante battaglia contro il comunismo internazionale. Per i progressisti, è addirittura impensabile che gli Stati Uniti non siano ancora dotati di un sistema sanitario pubblico come quasi tutti i paesi europei.

Il piano di Truman del 1945 è più “estremo” di quello di Roosevelt, perché prevede un singolo sistema universale, pubblico e valido per tutti, non soltanto per le classi più bisognose. Il Congresso reagisce piuttosto freddamente. Il leader repubblicano del Senato, Robert Taft (il figlio dell’ex presidente William H.), non usa giri di parole: «Lo considero un progetto socialista. Anzi, credo che sia la misura più socialista mai sbarcata al Congresso degli Stati Uniti». Per Taft, e per i repubblicani in genere, questa «assicurazione sanitaria obbligatoria» esce direttamente dalle pieghe della costituzione sovietica. E anche l’Ama, la American Hospital Association, la American Bar Association e gran parte della stampa nazionale disapprovano con forza il piano di Truman, che stenta a decollare sia alla Camera che al Senato.

Alle elezioni di mid-term del 1946, poi, il GOP riesce a riconquistare il controllo del Congresso. E frena il progetto fino alle presidenziali del 1948. Dopo la (risicata) vittoria di Truman, però, sembra proprio che l’Armageddon sia sul punto di compiersi. L’associazione dei medici americani e i repubblicani si preparano al peggio, continuando denunciare la potenziale deriva comunista degli Stati Uniti. In un volantino distribuito dall’Ama, viene citata una frase di Lenin che definisce la “socialized medicine” come l’architrave di uno stato socialista. Stavolta la sorte aiuta gli oppositori di Truman: pochi mesi dopo la re-introduzione del bill al Congresso, infatti, scoppia la Guerra di Corea. Per qualche anno gli americani, di comunismo (vero o presunto), non avranno nessuna intenzione di sentir parlare. E non sarà certo Truman a stuzzicarli sull’argomento.

LYNDON JOHNSON (1965)
Pur senza riuscire a portare a termine la riforma sanitaria, Truman riesce comunque a riportare l’argomento al centro del dibattito politico nazionale e a renderlo parte permanente delle piattaforme elettorali democratiche. Il momento giusto per raccogliere questa eredità arriva dopo l’elezione “a valanga” di Lyndon Johnson nel 1964. Sull’onda delle elezioni presidenziali, i repubblicani al Congresso sono ridotti ai minimi termini (e in piena ricostruzione ideologica dopo la rivoluzione conservatrice goldwateriana) e i democratici possono contare su oltre 150 seggi di vantaggio alla Camera (295 a 140) e su una maggioranza di 68 a 32 al Senato. Perfino in una situazione tanto favorevole, Johnson si rende conto che deve agire in fretta, se vuole inserire la sanità nel suo progetto di Great Society.

Il presidente, a differenza dei suoi predecessori, rinuncia fin dall’inizio a pretese “universali” per concentrarsi sulle fasce sociali più bisognose: gli anziani e i poveri. Cambiando in questo modo i termini del dibattito, malgrado la forte resistenza repubblicana e dell’American Medical Association Johnson riesce ad evitare gli scogli parlamentari più insidiosi, dimostrandosi molto abile nel negoziare un compromesso efficace. Il presidente concede qualcosa ai dottori (soprattutto rimborsi statali per le loro prestazioni), agli ospedali (rimborsi e copertura dei costi) e ai repubblicani (il passaggio da un piano universale ad uno volontario, anche se finanziato dal governo). I frutti di questa mediazione sono il Medicare, che garantisce la copertura assicurativa sanitaria ai cittadini di età superiore ai 65 anni, e il Medicaid, che controlla i piani sanitari amministrati dai singoli stati. I due provvedimenti vengono approvati come emendamenti al Social Security Act e diventano legge durante una cerimonia ufficiale alla Casa Bianca, il 30 luglio del 1965, quando il Johnson firma i provvedimenti consegnando la prima tessera Medicare all’ex presidente Truman, che ha da poco compiuto 81 anni. Dopo trent’anni di sconfitte, i democratici possono finalmente celebrare una vittoria. Ma il loro sogno è ancora molto lontano dall’essere realizzato.

BILL CLINTON (1993)
Nel 1992, dopo molti decenni di stallo (compreso un tentativo fallito di Ted Kennedy durante la presidenza di Jimmy Carter), Bill Clinton riporta la riforma sanitaria sotto i riflettori della politica nazionale. E ne fa uno dei suoi cavalli di battaglia per la campagna elettorale che lo porta alla Casa Bianca (grazie, soprattutto, a Ross Perot e alle divisioni interne al movimento conservatore). Il piano di Clinton è ambizioso: garantire una copertura sanitaria universale a tutti gli americani. Nel gennaio del 1993, subito dopo l’Inauguration Day, Slick Willie crea una task-force per affrontare il problema e ha la brillante idea di affidarla alla moglie Hilllary. La mossa, unita alla fissazione per la segretezza della First Lady, porta l’amministrazione in tribunale, con l’accusa di aver violato i requisiti minimi di trasparenza governativa stabiliti dal Federal Advisory Committee Act (Faca). I guidici salvano il “dinamico duo” per un pelo, ma l’avventura sembra nascere fin dall’inizio sotto un cattivo presagio.

Il “discorso alla nazione” del presidente, di fronte alle sessioni congiunte di Camera e Senato, nel 22 settembre 1993, non sposta di molto l’opposizione al progetto, che continua a crescere nel paese e al Congresso. La task force di Hillary partorisce un mostro di oltre mille pagine (vi ricorda qualcosa?) che cerca goffamente di conciliare il dna statalista del progetto con il tentativo di mantenere in vita una qualche forma di competizione nel sistema. Tra gli oppositori più attivi, oltre all’industria assicurativa e alle associazioni dei medici, c’è il Project for Republican Future di William Kristol, che inonda di fax i rappresentanti repubblicani al Congresso con “political memos” che diventano presto leggendari. La Health Insurance Association spende quasi 20 milioni di dollari per una serie di spot televisivi dove una coppia di mezza età (Harry e Louise) compie mille peripezie per affontare la complessità burocratica di quello che la stampa ha ormai ribattezzato “Hillarycare”. E anche i mass media di orientamento liberal - Washington Post e New York Times, ma anche CBS News e CNN - iniziano a chiedersi se la soluzione proposta dall’amministrazione Clinton sia effettivamente praticabile.

Le cose non vanno meglio al Congresso. Per senatore democratico Daniel Patrick Moynihan, «chiunque pensi che il piano di Clinton possa funzionare nel mondo reale, evidentemente non vive nel mondo reale». E molti democratici, invece di serrare i ranghi dietro la proposta originale della Casa Bianca, iniziano a proporre piani alternativi. Nell’agosto del 1994, il leader democratico del Senato, George J. Mitchell, elabora un compromesso che esclude dal piano le piccole imprese, cercando di vincere l’ostruzionismo repubblicano e le perplessità dei democratici più conservatori. Ma il tentativo va a vuoto. E qualche settimana più tardi Mitchell si arrende, dichiarando che la riforma sanitaria avrebbe dovuto aspettare il prossimo Congresso.

Le elezioni di mid-term del novembre 1994 diventano un referendum sul “big government” e il GOP ha buon gioco nel denunciare l’Hillarycare come l’esempio più vistoso dello statalismo liberal che pervade l’amministrazione Clinton. Il risultato di questo referendum è nettissimo. Spinti dal Contract with America di Newt Gingrich, i repubblicani stravincono e conquistano il controllo di Camera e Senato per la prima volta dal 1954. Per sopravvivere politicamente, Clinton è costretto ad una svolta “centrista” che gli garantisce la rielezione nel 1996. Ma di riforma sanitaria, dalle parti di Pennsylvania Avenue, non si sentirà più parlare. Almeno fino a Barack H. Obama.

Corse Clandestine/Grand Prix della Lombardia

Tre cavalli in gara, un favorito d'obbligo (che però ha rischiato di non presentarsi alla partenza per una serie di inghippi burocratici). La diretta del Gran Prix di Lombardia, dall'Ippodromo del NordEst, su Notapolitica.it.

lunedì 15 marzo 2010

Corse Clandestine/Grand Prix del Veneto

La prima corsa clandestina regionale si corre in Veneto, nel piccolo ma fidato Ippodromo del NordEst. Tre purosangue si sfidano davanti a 1300 spettatori. Su Notapolitica.it.

sabato 13 marzo 2010

Corse Clandestine/Grand Prix de La Lagune

Ricominciano da oggi su Notapolitica.it le corse clandestine che ci vedranno impegnati a seguire 13 Grand Prix Regionali e diversi Grand Prix Cittadini. Iniziamo offrendovi in esclusiva una corsa cittadina davvero prestigiosa, il Grand Prix de la Lagune, che vede impegnati cavalli di assoluto livello. Ready? Set. Go!

Corse Clandestine 2010





venerdì 12 marzo 2010

Regionali 2010 - Ultimo Sondaggio SpinCon

Lombardia, Veneto e Calabria assegnate al centrodestra; Toscana, Umbria, Emilia Romagna, Marche e Basilicata ormai nella colonnina del centrosinistra, Puglia con Vendola in vantaggio, Campania con Caldoro davanti e guerra all'ultimo voto in Piemonte, Liguria e Lazio: è questo lo scenario disegnato dall'ultimo sondaggio SpinCon pubblicato oggi dal quotidiano online Notapolitica.it. Il miracolo per Renata Polverini sarebbe quindi ancora possibile considerato che, nonostante il caos liste di questi giorni, il vantaggio di Emma Bonino non riesce ad andare oltre il 2.4%, un margine assolutamente recuperabile nelle prossime due settimane di campagna elettorale. Anche senza la lista targata Pdl, infatti, il centrodestra risulta assolutamente competitivo e la discesa in campo in prima persona di Berlusconi potrebbe spostare gli equilibri. In ogni caso, sarà sfida al photofinish. Così come è battaglia all'arma bianca in Piemonte dove, nonostante l'appoggio anche dell'Udc, Mercede s Bresso non riesce ad allungare sul leghista Cota. I due sono divisi da meno di mezzo punto percentuale con il candidato del centrodestra che da fine gennaio ad oggi è riuscito a guadagnare ben 3 punti percentuali e pare oggi in corsia di sorpasso. In Liguria, altra regione in bilico, il candidato del centrosinistra sembra essere in leggerissimo vantaggio. Anche qui un ruolo decisivo potrebbe giocarlo il "traino" nazionale, ma Biasotti parte con un gap difficile da colmare. La Puglia sembra invece ormai persa per il candidato Pdl Palese, distanziato di 6 punti da Vendola e che si vede portar via una fetta consistente di consenso da Adriana Poli Bortone. La candidata centrista è accreditata di un lusinghiero 9.7%. Troppo poco per vincere le elezioni in solitaria ma sufficiente a far perdere il blocco moderato a vantaggio del candidato di Sinistra-Ecologia e Libertà.

Da domani, su Notapolitica.it, allacciatevi le cinture: tornano le Corse Clandestine.

martedì 9 marzo 2010

Democrazia

Mentre il sistema politico italiano offre al mondo lo spettacolo penoso della propria decadenza – a colpi di carte bollate, ricorsi e controricorsi, minacce di piazza e strilli bipolari al golpe antidemocratico – c’è un pezzo di mondo che muore. Un pezzo di mondo derubato (davvero) della democrazia e delle libertà fondamentali che dovrebbero essere garantite a ogni essere umano. Ma siamo troppo affascinati dalle querelle su firme, timbri e panini per accorgerci della sua esistenza. E così, mentre l’Onu dei “grandi” e dei dittatori accarezza l’idea di concedere all’Iran di Ahmadinejad un seggio al Consiglio per i diritti umani (dopo averne dato la presidenza alla Libia di Gheddafi), nell’indifferenza generale si è consumato il Summit di Ginevra che ha visto sfilare dissidenti da tutto il mondo, con le loro terribili testimonianze. Studenti, attivisti per i diritti umani e semplici cittadini sono arrivati dalla Cina, dal Tibet, dal Sudan, dalla Corea del Nord, da Cuba, dal Venezuela, dalla Birmania, dall’Indonesia per raccontare le loro storie, la loro disperata ricerca di libertà.

Ma la nostra grassa democrazia, con la pancia piena e le tasche unte, è troppo impegnata a piroettare su se stessa per smettere, fosse anche per un giorno, di interrogarsi sulla trigonometria dei timbri e sull’ermeneutica delle firme. Per uscire, una volta tanto, dal provincialismo auto-referenziale che l’ha ormai colpita a morte. In gioco ci sono questioni serie, come un manipolo di posti di sottogoverno locale e qualche assessorato alla sanità, mica sciocchezze come il diritto ad esistere. E mentre i cittadini iracheni sfidano le bombe dei terroristi per intingere le loro dita nell’inchiostro indelebile della democrazia, la classe politica italiana non riesce neppure a raccogliere qualche migliaio di firme senza cadere nella tentazione della scorciatoia furbetta, del lei-non-sa-chi-potrei-essere-io.

Intanto lunedì a Ginevra ha parlato Yang Jianli, il dissidente che molti ritengono essere “l’uomo col sacchetto” che frenò per qualche minuto – a Piazza Tiananmen – l’avanzata dei carri armati cinesi. Un’icona vivente. Quasi come Alfredo Milioni e il suo panino immaginario.

mercoledì 3 marzo 2010

Dagli amici mi guardi Iddio...

(DIRE) Roma, 3 mar. - "Colpisce che questi errori si siano verificati in Lombardia e nel Lazio, in due regioni strategiche. Dare la colpa ai radicali o ai magistrati non ha senso. E' il Pdl che deve riflettere su se stesso, sulla sua organizzazione che evidentemente a livello periferico dimostra delle lacune spaventose". Cosi', ai microfoni di Cnrmedia, Alessandro Campi, direttore di "Farefuturo", la fondazione di Gianfranco Fini commenta le vicende delle elezioni regionali. "Bisogna prendere atto di questi problemi, denunciati piu' volte in questi mesi - sottolinea- il rapporto tra centro e perfiferia nel Pdl non funziona. Il Pdl - continua - deve prendere quello che e' successo come una lezione salutare. Regolamenti e norme di legge non possono essere considerati orpelli. Da sempre - continua Campi - i radicali utilizzano dei cavilli burocratici per la loro battaglia poltica, e' una loro vecchia regola, persone che sono in politica da decenni dovrebbero saperlo. Le regole in democrazia sono sostanza. Si deve avere il coraggio di ammettere gli errori che sono stati commessi. Bisognava pensarci prima".

SE FOSSE SUCCESSO A CENTROSINISTRA SAREMMO GIA' IN PIAZZA (ANSA) - ROMA, 3 MAR - 'Se fosse successo a noi del centrosinistra saremmo gia' in piazza. Se i giudici escludono Formigoni in Lombardia e il Pdl a Roma, vanno oltre il loro ambito e compiono un atto che somiglia a un golpe'. Mario Adinolfi sul suo blog contesta cosi' le esclusioni di candidati e liste di centrodestra dalle prossime regionali: 'Voglio che il centrosinistra vinca le elezioni, senza scorciatoie e soprattutto senza appoggiarsi alla magistratura, perche' se passa questo precedente le conseguenze possono essere pericolosissime per la democrazia. Se fosse successo ai nostri saremmo gia' in piazza' ribadisce aggiungendo che 'la democrazia si difende sempre e la possibilita' degli elettori di centrodestra di votare il centrodestra va salvaguardata anche da noi di centrosinistra'.(ANSA).

martedì 2 marzo 2010

Al Gore Lied, People Died

Una bambina di sette mesi è sopravvissuta per tre giorni con una pallottola nel petto, accanto ai cadaveri dei genitori e del fratello. Gli argentini Francisco Lotero, 56 anni, e Miriam Coletti, 23 anni, hanno sparato ai loro figli prima di uccidere se stessi, dopo aver stretto quello che sembra un "patto suicida per paura del global warming". Il loro figlio Francisco, di due anni, è morto all'istante dopo essere stato colpito alla schiena. Ma la bambina è sopravvissuta perché la pallottola sparata dalla pistola del padre non ha colpito nessun organo vitale. (Daily Mail)

Pensate ai titoli dei giornali se il "patto suicida" (e omicida) fosse stato stretto sull'eccessiva pressione fiscale invece che sulla "paura del global warming".