lunedì 16 gennaio 2006

Pacs, falce e martello

Con questo post, che speriamo sia il primo di una lunga serie, la nostra amica (e collega) Babs inaugura la sua collaborazione con The Right Nation. Benvenuta! (a.man.)

Sabato pomeriggio, anche noi siamo andati alla manifestazione per i Pacs a piazza Farnese. Un po’ perché eravamo in zona, un po’ perché eravamo stati anche al gay pride (e - orrore orrore! - ci eravamo pure divertiti), un po’ perché l’istinto del cronista prevale persino su quello dello shopaholic, insomma, dimentichi dell’orgia dionisiaca del primo giorno di saldi romani, abbiamo seguito anche noi la piccola folla che si incanalava verso piazza Farnese. E mal ce ne incolse, perché ancor prima di arrivare, nell’ultimo tratto di via dei Baullari, hanno cercato subito di venderci (o di regalarci, non abbiamo indagato) in sequenza: Liberazione, il Manifesto, un’altra fanzine dall’aspetto tetro e – udite udite – una copia di una simpatica testata dal titolo Falce e Martello. Davvero non c’è male come presentazione.

Già con un certo senso di disagio, ci siamo inoltrati nella piazza non ancora del tutto gremita e ci siamo guardati un po’ intorno, sempre ben attenti a schivare i distributori di perfidi volantini falcemartellati. Sul grande palco cantava una ragazza non propriamente intonata, seguita ben presto e per fortuna dall’intervento di Alessandro Cecchi Paone (che, ammettiamolo, ora è molto più simpatico). Nella folla molti gay, qualche piccola neo celebrità, qualche drag queen, giovani, meno giovani, bambini, rasta e così via. Sopra la folla, accanto alle bandiere arcobaleno, finalmente restituite ai legittimi proprietari, e a quelle nuove e immacolate della Rosa nel pugno, un tripudio di bandiere rosse con la falce e martello. Una stretta alla bocca dello stomaco. Abbiamo sterzato bruscamente verso il banchetto dell’Arcigay e Arcilesbica, ma abbiamo appena messo le mani sul testo della proposta di legge di Grillini (“No, grazie, il preservativo no. Sa, sto cercando di fare un figlio”), che ci cadono gli occhi su un adesivo con la falce e martello e uno slogan per i diritti omosessuali. L’adesivo è attaccato ad una giacca, la giacca è indosso a un uomo. Anche tutto intorno, è pieno di questi adesivi.

Che facciamo ora, ci mettiamo a spiegare che a Cuba e in Corea del Nord, dove vigono regimi comunisti, non è che gli omosessuali se la passino così bene? Cerchiamo di dirgli che la falce e martello hanno significato morte, umiliazione e miseria per milioni e milioni di persone? Proviamo a dirgli che sventolando bandiere rosse tramutano una lotta per i loro diritti in una contrapposizione ideologica e politica? No, forse è meglio di no, questa manifestazione non è la nostra, meglio andare via.


Uscendo dalla piazza viene verso di noi una specie di uomo sandwich comunista, brandendo volantini. Ma non dobbiamo dirgli di no, stavolta basta uno sguardo.

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